L’imperialismo USA in America Latina

L’imperialismo statunitense in America Latina ha una storia lunga. Dopo che la Spagna perse le proprie colonie in tutto il continente, fu la Gran Bretagna ad attuare una penetrazione economica nel subcontinente latinoamericano, che avvenne soprattutto attraverso i capitali provenienti da Londra. L’intromissione statunitense negli affari dei Paesi vicini è invece successiva a questa fase. Percorriamo dunque la storia delle ingerenze statunitensi nella politica e nell’economia dei Paesi latinoamericani.

Dottrina Monroe
. La dottrina Monroe, formulata nel 1823, è il primo tentativo statunitense di garantirsi un controllo sul subcontinente latinoamericano. La politica estera USA seguirà, per tutto il secolo successivo la famosa formula “l’America agli americani”, creata per contrastare qualsiasi tipo di neocolonizzazione europea e per garantire il controllo statunitense su tutto il continente dal punto di vista politico ed economico.

Panamericanismo. Il panamericanismo è un tentativo di unione continentale delle Americhe. Nel 1889, con la prima conferenza panamericana, gli USA propongono una unione doganale, ma gli altri Paesi rifiutano, preferendo la collaborazione con la Gran Bretagna. Dopo aver conquistato gran parte dei territori settentrionali del Messico (California, Texas, Nevada, New Mexico, Arizona, Colorado) gli USA intervengono militarmente a Cuba e a Puerto Rico, strappando gli ultimi baluardi dell’impero spagnolo. A Cuba viene concessa una indipendenza, ma attraverso la clausola Platt presente nella nuova costituzione cubana gli USA continueranno a controllare l’isola, mentre si pongono le basi per la nascita di Guantanamo.

Corollario Roosevelt. Il corollario Roosevelt è un emendamento alla dottrina Monroe. Con il termine “big stick” si vuole dare una idea di unificazione continentale, mentre gli USA assumono un ruolo di polizia internazionale. In questo contesto gli USA favoriscono l’indipendenza di Panama dalla Colombia, puntando al controllo del canale, durato fino al 2000.

Il buon vicinato. Con la prima guerra mondiale e la successiva crisi del 1929 la Gran Bretagna perde definitivamente il suo ruolo di potenza mondiale. La politica del “buon vicinato” è inaugurata da Franklin Delano Roosevelt con la conferenza panamericana di Montevideo nel 1933, in cui gli USA accettano il principio del non intervento. Sentendosi minacciati da entrambe le sponde (dal Giappone sul Pacifico e dalla Germania sull’Atlantico) gli Stati Uniti vogliono mantenere un continente compatto. Nel 1943 Argentina e Cile, ultimi tra i Paesi sudamericani, chiuderanno le relazioni diplomatiche con i Paesi dell’Asse.

Guerra fredda. Durante la guerra fredda la priorità è quella di tenere i Paesi latinoamericani lontani dall’orbita sovietica e si torna ad una politica di imposizione. Viene fondata l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani). Gli USA tentano di ingraziarsi l’America Latina attraverso numerosi aiuti economici, ottenendo la repressione di movimenti filosovietici interni ai vari Paesi.

Alleanza per il progresso. L’alleanza per il progresso caratterizza la breve fase successiva, segnata dalla presidenza di John Fitzgerald Kennedy. Dopo la rivoluzione cubana, gli USA tentano di aiutare economicamente i Paesi latinoamericani per diminuire gli squilibri sociali, prevenendo eventuali tentativi di imitare l’esempio cubano.

Sicurezza nazionale. Dopo Kennedy si ha la dottrina della sicurezza nazionale, caratterizzata da pesanti repressioni. Gli interessi economici degli USA sono mascherati da una finta carica morale di voler portare la civiltà. Vengono avallate riforme operaie per prevenire le rivoluzioni. Gli Stati Uniti arrivano ad avallare cose terribili, come il colpo di stato di Pinochet in Cile ai danni di Allende, presidente democraticamente eletto.

Oggi. Oggi l’America Latina sembra volersi liberare di questo controllo statunitense che l’ha tenuta sotto scacco per troppo tempo. Il sentimento anti-yankee è molto forte in tutta l’America Latina, se si fa eccezione per la Colombia fascista di Uribe (che ha concesso due basi nel proprio territorio agli USA) e vede come protagonisti non più solo il baluardo cubano, ma anche Paesi dal peso economico non indifferente, tra cui spicca il Venezuela di Chávez. Per questo alcuni Paesi si sono resi promotori dell’ALBA (Alianza Bolivariana para los pueblos de nuestra America), un accordo economico in contrasto con gli interessi degli USA, cui hanno aderito, oltre a Cuba ed al Venezuela, anche la Bolivia del presidente indio Evo Morales, l’Ecuador di Correa, Nicaragua, Honduras e Dominica, mentre recentemente hanno aderito anche gli stati arcipelagici di Saint Vincent & Grenadine ed Antigua & Barbuda. Il termine “Bolivariana” sta ad indicare il legame con Simón Bolívar, il primo ad ipotizzare una unificazione dell’America Latina in uno Stato federale. Anche altri Paesi, come il Brasile di Lula ed il Paraguay di Lugo sembrano non voler più sottostare alle scelte nordamericane, facendo sentire il proprio peso politico al livello planetario. 

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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