Bulgaria, la crisi politica ed un nuovo governo di compromesso

Le elezioni bulgare di maggio hanno visto la più bassa affluenza nella storia del Paese: solo il 51,3% degli aventi diritto si è recato alle urne. Un dato in linea con le forti proteste che hanno avuto luogo nella capitale Sofia e nel resto del Paese negli ultimi mesi, e che hanno portato alla caduta del governo di Boyko Borisov, sostituito provvisoriamente dall’indipendente Marin Raykov.

A farne le spese è stato innanzi tutto il GERB (Grazhdani za evropeysko razvitie na Balgariya – Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria), il partito conservatore di centro-destra guidato da Boyko Borisov. La prima forza politica del Paese ha scontato una perdita di 20 seggi e 9 punti percentuali, raccogliendo il 30,5% dei consensi e 97 rappresentanti sui 240 seggi del Parlamento.

In forte crescita, invece, i socialisiti del BSP (Bulgarska sotsialisticheska partiya – Partito Socialista della Bulgaria). La formazione di Sergei Stanišev ha quasi raddoppiato i propri seggi, passando da 44 ad 84, ed ottenendo il 26,6% dei voti, contro il 17% delle scorse elezioni.

Raccoglie l’11% dei consensi il partito DPS (Dvizhenie za prava i svobodi – Movimento per i Diritti e la Libertà), mentre calano i consensi di Ataka (Attacco), la forza politica nazionalista di estrema destra, molto legata alla chiesa ortodossa.

Nessuno dei partiti ha quindi raggiunto i 121 seggi necessari per governare, e per occupare il posto di Primo Ministro è stato chiamato Plamen Orešarski, 53enne già Ministro dell’Economia tra il 2005 ed il 2009, nominato dal Presidente della Repubblica Rosen Plevneliev. Il GERB ha protestato ufficialmente contro il verdetto elettorale, mentre varie proteste di piazza hanno avuto luogo da parte di ogni tipo di opposizione. Molti nuovi partiti si erano formati prima delle elezioni, come segno di protesta popolare, ma riscosso avuto scarso successo, tenendo conto anche del fatto che in Bulgaria esiste una soglia di sbarramento fissata al 4%, quota superata solo dalle prime quattro forze politiche.

La situazione della Bulgaria, sebbene sia meno conosciuta di quella greca, è in realtà fra le più gravi in Europa. Le proteste sono iniziate nel febbraio 2013, a causa della forte inflazione (soprattutto per quanto riguarda il prezzo dell’elettricità) e per l’espansione della povertà in tutto il Paese. Numerosi scontri si sono registrati tra i manifestanti e la polizia, con bilanci gravi per quanto riguarda i feriti. Questi avvenimenti hanno contribuito alla caduta del governo. La situazione ha anche portato all’interruzione della fornitura elettrica da parte della compagnia ceca ČEZ.

Le elezioni non si sono svolte senza problemi, e sono stati registrati diversi casi di brogli, frodi e corruzione, una situazione particolarmente grave per un Paese dell’Unione Europea. Alcuni di questi scandali, nei quali era coinvolto il GERB, sono venuti fuori il giorno prima delle elezioni, in pieno silenzio elettorale. Il leader Boyko Borisov ne ha approfittato affermando che le opposizioni avrebbero fatto campagna elettorale nella giornata pre-elettorale, il che dovrebbe – secondo lui – portare all’invalidazione del voto ed a  nuove elezioni.

Nonostante la formazione del nuovo governo, quella bulgara resta una situazione altamente instabile, che difficilmente vedrà la fine proteste a breve tempo. Gli equilibri politici restano fragili così come quelli sociali, in un Paese che stenta ancora a raggiungere gli standard economici dell’epoca comunista.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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