Viaggiare in Corea del Nord: alcuni luoghi comuni da sfatare

Dopo le informazioni utili per viaggiare in Corea del Nord, in questo secondo articolo proveremo a sfatare alcuni dei luoghi comuni che si sentono generalmente ripetere su questo Paese.

Sono davvero tanti i miti ed i luoghi comuni che circondano la Corea del Nord, riguardanti da una parte gli stranieri che vi si recano e dall’altra i nordcoreani stessi. Per chi fosse intenzionato a viaggiare nel Paese, sarà fondamentale liberarsene il prima possibile, anche perché la maggioranza di questi non riflettono assolutamente la verità, o magari ne forniscono versioni caricaturali o esagerate.

Uno dei primi miti dei quali si può verificare la falsità è quello della presunta impossibilità, per gli stranieri, di interloquire con i cittadini locali. La cosa è totalmente falsa, infatti, sia in treno che in aereo (i due modi possibili per entrare in Corea del Nord dalla Cina) vi troverete già in contatto diretto con tanti nordcoreani, che non si tireranno indietro di fronte ad un possibile colloquio, ammesso che conoscano l’inglese o la vostra lingua madre. Lo stesso accade poi all’interno del Paese, dove lo straniero, oltre che con le guide turistiche e lo staff dell’aeroporto, avrà modo di interagire con negozianti o anche comuni cittadini a seconda delle occasioni. Vi potrà capitare di partecipare ad iniziative pubbliche o ad eventi sportivi, di andare al supermercato, di prendere i mezzi pubblici o addirittura di entrare in una casa nordcoreana. Naturalmente, si potranno presentare delle difficoltà a causa delle barriere linguistica e culturale, ma avrete sempre la vostra guida ad aiutarvi in caso di necessità. Il modo migliore per mescolarsi con i nordcoreani è quello di partecipare ad eventi particolari come i festeggiamenti del Primo Maggio, i famosi Giochi di Massa – lo spettacolo più partecipato al mondo secondo il Guinness dei Primati – o la maratona di Pyongyang. In generale, comunque, i nordcoreani sono molto cordiali con gli stranieri e felici di sapere che vi sono persone interessate a visitare il loro Paese, del quale sono molto orgogliosi. Allo stesso tempo, sono persone molto riservate e rispettose, quindi cercano sempre di mantenere una certa compostezza nelle relazioni, sia con gli stranieri che con i propri connazionali.

Vi sono poi numerose false credenze riguardanti quello che si potrebbe portare o meno in Corea del Nord: i controlli, va detto, ci sono e possono sembrare più severi rispetto a quelli della maggioranza degli altri aeroporti internazionali, ma in realtà non sono così terribili come potrebbe sembrare. Molti oggetti possono essere tranquillamente introdotti nel Paese dopo una breve verifica da parte dello staff dell’aeroporto. E, anche nel caso in cui dovesse esservi confiscato qualcosa, non c’è nulla da temere: non incorrerete in nessuna sanzione, e l’oggetto in questione vi verrà restituito prima della vostra partenza da Pyongyang.

Andando più nel dettaglio, è importante sottolineare che possono essere portati in Corea del Nord quasi tutti gli apparecchi elettronici, anche se questi non funzioneranno. Possono essere introdotti telefoni cellulari, computer, tablet, lettori mp3, lettori ebook, registratori vocali, videocamere, macchine fotografiche, etc… ma naturalmente non sarà possibile connettersi a internet o utilizzare il proprio telefono (salvo acquistare una sim card locale), visto che in Corea del Nord vengono utilizzate reti e frequenze diverse rispetto al resto del mondo. I telefoni, in particolare, verranno “schedati” al vostro ingresso nel Paese: si tratta semplicemente di una procedura formale, che prevede la registrazione del modello di telefono e del nome del proprietario. Tra gli oggetti che non possono essere introdotti vi sono invece le radio, che ad ogni modo non funzionerebbero.

Nonostante tutto, è necessario fare alcune precisazioni:

  • in Corea del Nord è vietata qualsiasi forma di pornografia, quindi è bene ripulire eventualmente l’hard disk del proprio computer o la memoria del proprio telefono;
  • è vietata l’introduzione di pubblicazioni straniere riguardanti la Corea del Nord, incluse le guide turistiche, o di pubblicazioni in lingua coreana provenienti dall’esterno (sia in versione cartacea che digitale);
  • è vietata l’introduzione di testi religiosi e di propaganda religiosa (sia in versione cartacea che digitale);
  • è severamente vietata l’introduzione di immagini, musiche, parodie, articoli riguardanti la leadership politica del Paese.

Prima di entrare nel Paese, dunque, è bene controllare i propri dispositivi elettronici ed eliminare ogni traccia dei materiali vietati citati in precedenza. Per il resto, non incorrerete in nessun problema, nel caso in cui le autorità decidano di dare un’occhiata al vostro bagaglio o di sfogliare i vostri libri.

Altre precisazioni importanti riguardano la possibilità di scattare foto o girare video: al contrario di quello che si crede, è assolutamente possibile produrre foto e video, ed in una settimana di permanenza si può arrivare a scattare diverse centinaia di foto. L’importante è non scattare foto di militari o di siti in costruzione, visto che in Corea del Nord i soldati lavorano anche nell’edilizia. Per il resto, saranno le guide a dirvi quando astenervi dal fotografare qualcosa, in particolare in occasione dei posti di blocco o di alcuni musei nei quali sono vietate le foto. Infine, va ricordato che i nordcoreani non sono abituati all’abuso di foto e selfie che invece vediamo tutti i giorni nei Paesi occidentali: per un nordcoreano, l’essere fotografato è un evento importante, per questo è necessario chiedere il permesso prima di scattare una foto in primo piano ad una persona locale. Si possono naturalmente scattare foto di passanti, ma se volete fotografare una persona in particolare è bene non farlo a sorpresa, in quanto questa ci terrà ad essere avvisata ed a mostrarsi in una posa elegante e dignitosa. Per quanto riguarda le fotografie dei leader, infine, è importante fotografare sempre l’intero corpo delle statue, senza tagliarne nessuna parte, non fotografare le statue da dietro e prendere sempre all’interno della foto entrambi i leader quando Kim Il-Sung e Kim Jong-Il sono rappresentati insieme.

Vanno sfatati, poi, i miti riguardanti gli abiti: i nordcoreani ci tengono particolarmente ad apparire sempre in ordine e vestiti in maniera sobriamente presentabile, ma è possibile indossare praticamente qualsiasi capo: jeans, magliette, pantaloncini, etc… Solamente in alcuni luoghi di particolare importanza per la cultura nordcoreana, come le statue dei leader o il mausoleo degli stessi, vi sarà richiesto in anticipo di vestire in maniera più formale del solito, come forma di rispetto nei loro confronti. L’unica limitazione riguarda gli abiti raffiguranti alcune bandiere di Paesi ritenuti ostili (Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone) o di magliette che rechino slogan politici o scritte oscene.

Infine, alcune voci di corridioio affermano che in Corea del Nord sarebbe vietato introdurre e consumare alcool: nulla di più falso, infatti è possibile introdurre qualsiasi forma di alcool, che è anzi molto apprezzato dalle persone locali. La bevanda alcolica più consumata nel Paese è la birra, che viene prodotta localmente in diverse qualità e che sicuramente merita di essere provata dai visitatori. Come in qualsiasi parte del mondo, il bere insieme è un ottimo modo per rompere il ghiaccio e conoscersi meglio, ed il sedersi attorno ad un tavolo con un po’ di birra può permettervi di creare ottimi rapporti con le vostre guide o magari di conoscere altre persone del posto.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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