Viaggiare in Corea del Nord: capire un Paese ed un popolo

Terzo appuntamento riguardante la Corea del Nord: viaggiare in questo luogo significa anche e soprattutto essere disponibili a comprendere un Paese ed un popolo che possono apparire come molto diversi rispetto a qualunque altro contesto geografico e culturale.

Affrontare un viaggio in Corea del Nord presuppone una grande apertura mentale nei confronti tutto ciò che si avrà di fronte ai propri occhi. Per avere una visione il più possibile oggettiva di questo Paese, è necessario innanzi tutto cancellare dalla mente tutti i pregiudizi che possono essere stati accumulati in anni di sottoposizione alla feroce propaganda mediatica operata dai mezzi di comunicazione di massa occidentali, e rinunciare a guardare il Paese ed il suo popolo attraverso il filtro della propria cultura di appartenenza. Questa operazione, in realtà, andrebbe fatta nei confronti di qualsiasi Paese del mondo, ma diventa ancora più importante nel caso della Corea del Nord. Solamente in questo modo, sarà possibile comprendere a fondo le ragioni dei nordcoreani, trasformando quelle che possono essere generalmente presentate come assurdità in fatti piuttosto logici alla luce del contesto storico, politico e culturale nordcoreano.

Uno dei punti che più contrasta con la narrazione dominante che ci viene rifilata quotidianamente dai mass media riguarda il rapporto del popolo nordcoreano con i propri leader: il Presidente Kim Il-Sung, il Generale Kim Jong-Il ed il Maresciallo Kim Jong-Un. Quella che generalmente ci viene presentata come una feroce ed oppressiva dittatura, si rivelerà in realtà essere un governo basato su un fortissimo consenso popolare, un grande orgoglio nazionale e la voglia di affermare la propria identità rispetto al resto del mondo. Chiunque avrà la fortuna di assistere ad una manifestazione pubblica con la partecipazione in persona del leader supremo avrà modo di constatare che i nordcoreani provano un profondo affetto nei confronti del Maresciallo Kim Jong-Un, che si esprime attraverso sinceri sentimenti di commozione ed entusiasmo. Questo discorso vale ancora di più per il Presidente Kim Il-Sung, il padre fondatore del Paese, venerato quasi alla stregua di una divinità. Il modo più semplice per far comprendere agli stranieri la devozione dei nordcoreani nei confronti dei propri leader, infatti, è quello di paragonarla ad una religione: naturalmente Kim Il-Sung non viene considerato un dio, ma questo raffronto serve soprattutto a far comprendere il sentimento provato dai nordcoreani per i leader, ed allo stesso tempo induce gli stranieri a rispettare maggiormente le convinzioni della popolazione locale, parimenti a quello che generalmente viene fatto nei confronti di una religione diversa dalla propria.

Con queste premesse, molti potrebbero opinare che la devozione dei nordcoreani per i leader nazionali è stata costruita artificialmente nel tempo attraverso un “lavaggio del cervello”. In realtà, le ragioni sono molto più profonde, ed affondano le proprie radici nella storia del Paese. Questo non significa che non esista la propaganda politica, ma non siamo certo noi nella posizione di poterla condannare, vista la costante propaganda a favore del mondo capitalistico occidentale che ci viene propinata continuamente attraverso il bombardamento dei mass media. Detto questo, è fondamentale comprendere che il Presidente Kim Il-Sung è colui che ha guidato la lotta del popolo coreano contro la colonizzazione giapponese fino alla fine della seconda guerra mondiale, nonché il fondatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea e colui il quale ha difeso il Paese nel corso della guerra contro gli Stati Uniti ed il governo filostatunitense della Corea del Sud. In pratica, i nordcoreani, che conoscono alla perfezione la storia del proprio Paese, sanno che, senza il Presidente Kim-Il Sung ed i suoi successori, e senza il ruolo fondamentale svolto dal Partito del Lavoro di Corea (조선로동당, Chosŏn Rodongdang) la Corea del Nord oggi neppure esisterebbe sulla cartina geografica mondiale.

Sempre sulla stessa linea, è altrettanto importante capire che, sebbene la guerra si sia ufficialmente conclusa nel 1953, la Corea del Nord è un Paese costantemente sotto assedio, che sente la propria esistenza minacciata dalla massiccia presenza statunitense sul territorio e nelle acque territoriali della Corea del Sud. Considerando che la pace con le controparti non è mai stata firmata, si comprende bene lo stato di militarizzazione permanente nel quale si trova la Corea del Nord e la volontà di dotarsi dell’arma nucleare non già per ragioni offensive, ma piuttosto per utilizzarla come deterrente di fronte ad un potenziale attacco straniero. Questa situazione contribuisce a rafforzare il sentimento di appartenenza nazionale nei nordcoreani ed il loro appoggio nei confronti delle politiche del governo di Pyongyang. Come si vede, dunque, quelle che generalmente ci vengono presentante come scelte irrazionali hanno in realtà il loro motivo di esistere se si analizza il contesto nordcoreano dall’interno.

Il grande sentimento di appartenenza ed orgoglio nazionale, tuttavia, non deve far pensare che i nordcoreani siano di per sé chiusi nei confronti delle culture straniere. Le persone locali, al contrario, sono ben felici di accogliere i visitatori interessati a conoscere la loro terra, ed allo stesso tempo amano conoscere le lingue e le culture degli altri Paesi, sempre nel mutuo rispetto. L’importante è non presentarsi con una visione “occidentalocentrica”, ovvero con la volontà di contaminare la cultura locale con quella globalizzata, o peggio ancora con al presunzione di “aprire la mente” ai nordcoreani, atteggiamento che in realtà non fa altro che dimostrare la propria chiusura mentale nei confronti delle differenze.

Tutto questo, ci porta all’ultimo punto di fondamentale importanza che vogliamo affrontare, ovvero il rapporto tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Al contrario di quelli che molti pensano, non esiste nessun odio tra le due metà della penisola coreana, e soprattutto non esiste nessun sentimento negativo da parte dei nordcoreani nei confronti dei sudcoreani, se non quello verso i governi che, asserviti agli interessi degli Stati Uniti, hanno preso parte alla guerra ed avallato lo status quo della divisione nazionale. I nordcoreani, al contrario, designano la divisione della penisola in due come “tragedia nazionale”, e vedono la riunificazione come la massima ambizione politica del proprio Paese, posizione che è sempre stata portata avanti anche dal governo di Pyongyang e dai tre leader. Va infatti chiarito che la Corea del Nord è sempre stata favorevole ad una riunificazione, soluzione che ha più volte proposto in sede internazionale, ma che non ha portato a risultati a causa soprattutto dell’opposizione degli Stati Uniti e dell’alternarsi, a Seoul, di governi ostili e governi più aperti al confronto, come quello attuale di Moon Jae-In.

Se avrete modo di visitare la Corea del Nord, farete sicuramente tappa presso il Monumento alla Carta dei Tre Punti per la Riunificazione Nazionale (조국통일3대헌장기념탑, Choguk T’ongil Samtae Hŏnjang Kinyŏmt’ap), più comunemente noto come Arco della Riunificazione, simbolo della volontà di riunificazione nazionale da parte dei nordcoreani. Alto trenta metri e situato sulla strada che connette la capitale Pyongyang a Kaesong, il monumento rappresenta due donne vestite con abiti tradizionali (le due Coree) le cui mani si uniscono a reggere una cartina della penisola coreana unificata. Alla base, da entrambi i lati, troviamo delle raffigurazioni bronzee del popolo nordcoreano e sudcoreano, che sostengono gli sforzi per l’unificazione. La volontà di riunificazione è espressa anche attraverso il motto “uno Stato federale, due sistemi”, che esprime la volontà di non prevaricazione di un sistema sull’altro, ma di unificare politicamente le due parti della penisola lasciando a ciascuna di essere le proprie caratteristiche in materia di politica interna e di politica economica.

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