Viaggiare in Corea del Nord: il rapporto con la Corea del Sud

Come abbiamo avuto modo di sottolineare nel nostro articolo precedente sull’argomento, quello della riunificazione nazionale resta l’obiettivo politico a lungo termine più importante per la Corea del Nord.

Divise dal punto di vista politico, la Repubblica Popolare Democratica di Corea e la Repubblica di Corea, al secolo Corea del Nord e Corea del Sud, vengono presentate dai mass media come due entità nemiche il cui unico obiettivo è l’annientamento del rivale. Nulla di più falso, soprattutto dal punto di vista della metà settentrionale della penisola, che, sin dalla fine del conflitto del 1950-53, non ha fatto altro che proporre soluzioni per raggiungere l’unità nazionale e porre fine alla tragedia della divisione.

Per i governi nordcoreani, l’obiettivo della riunificazione nazionale è sempre stato in cima alla lista delle priorità. Al contrario, a rallentare il processo, sono state soprattutto le pressioni degli Stati Uniti sulla Corea del Sud e l’alternarsi, a Seoul, di governi dall’orientamento politico contrastante. A cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, il riavvicinamento tra le due Coree aveva fatto dei passi importanti grazie alla “Sunshine Policy” dei presidenti sudcoreani, che aveva portato al primo storico incontro tra il leader Kim Jong-Il ed il presidente Kim Dae-Jung. Fu proprio in questo periodo che Kim Jong-Il ordinò la costruzione dell’Arco della Riunificazione, inaugurato nel 2001. Lanciata da Kim Dae-Jung e poi proseguita da Roh Moo-Hyun, questa politica subì una brusca interruzione con l’elezione alla presidenza sudcoreana di Lee Myung-Bak, nel 2008. I rapporti tra le due metà della penisola nordcoreana sono tornati a migliorare solamente nel 2017, quando è salito alla presidenza l’attuale capo di Stato, Moon Jae-In, segnando il ritorno al potere del Partito Democratico Minju (더불어민주당, 불어민주당, Deobureo Minjudang, abbreviato 더민주, Deominju).

Tornando indietro nel tempo, era stato il Presidente Kim Il-Sung il primo a proporre un piano di riunificazione tra le due Coree, proponendo quelli che vengono chiamati i “Tre Punti della Riunificazione Nazionale“, presentati nel 1972 ad un incontro con una delegazione sudcoreana:

  • la riunificazione nazionale deve essere raggiunta indipendentemente, senza l’intervento e l’interferenza di potenze esterne;
  • la grande unità nazionale deve essere promossa al di là delle differenze di idee, ideali e sistemi;
  • la riunificazione nazionale deve essere raggiunta pacificamente, senza l’utilizzo di armi.

Nel 1980, il Presidente Kim Il-Sung proseguì su questa strada, proponendo il piano per la fondazione della Repubblica Federale Democratica di Koryo. Questo prevedeva la creazione di uno Stato federale con un unico governo centrale, incentrato sulla tolleranza reciproca delle idee e dei sistemi dell’altra parte, grazie ad un’Assemblea federale composta per metà da delegati della Corea del Nord e per metà da delegati della Corea del Sud. Proprio da questa proposta, nasce il motto: “Uno Stato federale, due sistemi”.

Infine, nel 1993, solamente un anno prima della sua morte, il Presidente Kim Il-Sung lanciò il Piano dei Dieci Punti per la Riunificazione Nazionale. Il piano prevede ancora la formula “uno Stato, due sistemi”, con la formazione di una singola entità statale federale, amministrata separatamente da due governi situati a Seoul e Pyongyang, con l’obiettivo primario di raggiungere la pace nella penisola.

Al contrario, politiche divisive sono state a lungo portate avanti dal governo di Seoul, naturalmente con la regia neppure tanto nascosta degli Stati Uniti. Tra il 1977 ed il 1979, in particolare, fu costruito un muro di cemento nella parte sudcoreana della zona demilitarizzata (DMZ), che ancora oggi separa fisicamente le due Coree. Il muro, che secondo Seoul non esisterebbe neppure, può essere osservato visitando la zona demilitarizzata dalla parte nordcoreana. Il muro, di un’altezza di circa cinque metri, non può essere osservato dall’altro lato, in quanto ha una pendenza obliqua e vi è stata piantata una vegetazione che ne nasconde la vera natura. Secondo alcuni reportage, il muro non coprirebbe l’intero confine da costa a costa, ma stiamo comunque parlando di una barriera visibile e concreta che suddivide le due Coree, costruita non da Pyongyang ma da Seoul. Il governo sudcoreano afferma che si tratterebbe di “barriere anticarro costruite lungo alcune sezioni del confine“.

Questo breve excursus dimostra come la volontà di riunificazione nazionale non sia solamente mera retorica o propaganda, ma rappresenti un obiettivo primario per la leadership politica nordcoreana, perseguito attivamente dal Presidente Kim Il-Sung e dai suoi successori. Sarebbe infatti nell’interesse della Corea del Nord raggiungere una fase di pace e stabilità nella regione, fatto che permetterebbe al Paese di instaurare relazioni migliori con il resto del mondo ed avere a disposizione maggiori risorse per il proprio sviluppo. E, soprattutto, sarebbe nell’interesse dell’intero popolo coreano, che ancora oggi si trova diviso da una barriera voluta da altri.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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