La Corea del Nord secondo Johann Gottlieb Fichte

La Repubblica Popolare di Corea, meglio conosciuta come Corea del Nord, può essere considerata come la realizzazione materiale dell’ideale di “Stato commerciale chiuso” formulato dal filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte?

Abbiamo già affrontato in un articolo precedente un aspetto riguardante l’opera politica più importante di Johann Gottlieb Fichte, Lo Stato commerciale chiuso (Der geschlossene Handelstaat). In quell’occasione, ci eravamo occupati della teoria della moneta e della sua relazione con l’Euro (clicca qui per leggere l’articolo), mentre questa volta vogliamo tentare un’altra comparazione con i nostri tempi, affiancando lo stato ideale teorizzato dal pensatore di Rammenau ad un Paese realmente esistente, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, nota ai più come Corea del Nord.

Nella società mondialista e globalizzata del nostro tempo, l’impostazione politica di un Paese come la Corea del Nord può sembrare ai più anacronistico e contrario al corso della storia – anche a causa della forte ignoranza esistente sull’argomento, come non ci stancheremo mai di ripetere. Può sembrare ardito, dunque, paragonare la Corea del Nord ad uno Stato ideale, per quanto anche lo Stato commerciale chiuso fichtiano possa apparire in verità molto lontano dalla realtà che ci circonda e dai modelli ideali propinati dal pensiero globalizzante in voga oggi. Con questo, naturalmente, non vogliamo ergere la Corea del Nord a modello assoluto, né vogliamo negare alcune criticità esistenti, tuttavia ci sembra interessante proporre, ancora una volta, un modo di vedere le cose in dissenso con ciò che va per la maggiore.

Per affrontare l’argomento, innanzi tutto, è necessario sapere di cosa stiamo parlando. Lo Stato commerciale chiuso teorizzato da Fichte ha infatti alcune caratteristiche ben precise, che tenteremo di riassumere di seguito. Innanzi tutto, lo Stato fichtiano ha una funzione integrativa ed unificante tra i suoi membri, si basa su un’impostazione socialistica ma rigetta il cosmopolitismo. Il socialismo dello Stato commerciale chiuso si esplica attraverso la garanzia del lavoro per tutti i cittadini, l’eliminazione della povertà come grande priorità in materia economica, ed il mantenimento di un’uguaglianza sostanziale non solo in campo giuridico, ma anche economico, secondo il principio per il quale “ognuno dovrebbe e deve avere il necessario di cui vivere“. Lo Stato svolge un ruolo primordiale in campo economico, mettendo al bando ogni teoria liberista di laissez-faire e mani invisibili, avendo il compito di mantenere un equilibrio razionale tra i vari settori economici, garantendo la manodopera necessaria tanto all’agricoltura quanto all’industria ed al commercio, in una sorta di economia pianificata.

Queste prime caratteristiche sono certamente riscontrabili nello Stato nordcoreano, che controlla pienamente l’economia nazionale, unico modo per permettere l’eliminazione della povertà estrema nonostante la spada di Damocle delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. L’unità nazionale, poi, svolge un ruolo molto importante in Corea del Nord, che permette un grande affiatamento tra i cittadini, raccolti attorno alla figura del leader, senza tuttavia scivolare nel nazionalismo. La Corea del Nord, perciò, può dirsi internazionalista senza essere cosmopolita, mantiene ottimi rapporti con i Paesi che non pretendono di cambiarne le politiche interne e rispetta le differenze tra culture a patto che l’interlocutore sia pronto a rispettare e capire quella nordcoreana. Il “chiuso” dell’opera fichtiana, infatti, vuol dire innanzi tutto “raggruppato”, “unito”, “vicino”, accezione che viene spiegata perfettamente dal poliedrico significato del termine tedesco geschlossen utilizzato nel titolo originale dell’opera analizzata, che vuol dire “chiuso”, ma anche “unito” e “organico”, dunque senza divisioni in classi sociali ed attriti interni. Per Fichte, del resto, è una contraddizione che gli Stati si siano chiusi giuridicamente – avendo sistemi legislativi e giudiziari indipendenti gli uni dagli altri e validi solamente al proprio interno – ma non commercialmente.

Secondo Fichte, l’obiettivo dello Stato è quello di rendersi autosufficiente dal punto di vista economico e commerciale, fino a diventare “commercialmente chiuso”, ovvero non più dipendente dal commercio estero, eliminando quindi le conflittualità con gli altri Stati, generate proprio dalla concorrenza tra di essi sui mercati internazionali. L’autosufficienza dello Stato, del resto, è un concetto presente nella filosofia occidentale sin dalla Grecia classica, e può essere ritrovato tanto in Platone quanto in Aristotele. Per raggiungere tale fine, dunque, lo Stato fichtiano deve essere in grado di produrre tutto ciò di cui ha bisogno, distogliendo i cittadini dai beni che non possono essere prodotti in patria. In caso di materie prime o beni necessari che non possono essere ottenuti se non attraverso le importazioni, lo Stato deve avere il monopolio sul commercio con Paesi terzi, vietando ai singoli cittadini il commercio estero. Il commercio con i Paesi terzi, infatti, non fa altro che creare ragioni di conflitto e di concorrenza, portando a forti diseguaglianze nella ricchezza degli Stati, fino ad arrivare ai rapporti di colonizzazione e sfruttamento da parte dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri. Per Fichte, il sistema liberista è sinonimo di instabilità, conflitto, diseguaglianza, povertà, in netto contrasto con le teorie di Adam Smith.

Anche queste caratteristiche dello Stato, fanno parte della filosofia sulla quale si fonda l’odierna Corea del Nord. Secondo l’ideologia ufficiale, il Juche formulato dal presidente Kim Il-Sung, lo Stato nordcoreano non si fonda solamente sul patriottismo ed il socialismo, ma anche sull’autosufficienza o autarchia dello stesso, nonché sulla difesa della propria sovranità nazionale. Proprio per questo, la Corea del Nord fonda la propria economia sulla produzione interna, tanto agricola quanto industriale, e limita al massimo le importazioni dai suoi pochi partner commerciali (Cina e Russia, principalmente), limitandosi ad acquistare beni e risorse altrimenti inaccessibili, naturalmente il tutto sotto il controllo del governo e delle imprese statali. Questa impostazione, che dall’estero è stata da sempre percepita come una forma di isolazionismo, è invece motivo di grande orgoglio per i nordcoreani, ed ha portato non pochi benefici, come l’aumento della produzione agricola e lo sviluppo del settore industriale, fino ad arrivare alla produzione di mezzi di trasporto o smartphone interamente progettati e assemblati in Corea del Nord. L’obiettivo della Corea del Nord è quello di sancire la propria autosufficienza ed indipendenza dalle potenze straniere, senza però rinnegare i buoni rapporti con Paesi terzi.

Il partito e il popolo di un paese sono gli artefici della rivoluzione in quel dato paese, e portare avanti con successo la rivoluzione nel proprio paese è la missione principale del partito e del popolo del paese in questione. La rivoluzione mondiale, di conseguenza, sarà vittoriosa quando sarà vittoriosa in ogni paese e quando, su queste basi, vi saranno supporto e cooperazione reciproci“. (Kim Jong-Il, Sull’Idea di Juche, 1982)

Infine, secondo Fichte un tale equilibrio all’interno degli Stati e fra gli Stati è raggiungibile solamente se ogni Paese si appropria dei propri “confini naturali”, divenendo padrone delle terre che appartengono al suo popolo. Sebbene utilizzato impropriamente da alcuni regimi – vedi lo “spazio vitale” o Lebensraum teorizzato dai nazisti -, questo concetto vuole in realtà supportare l’indipendenza di tutti i popoli e la riconquista delle terre che appartengono a ciascuna nazione, proprio quello che i nordcoreani hanno fatto combattendo l’invasore giapponese. Questo punto, poi, si sposa perfettamente con la primordiale importanza che viene data dai nordcoreani alla riunificazione nazionale con il sud, portandoli a definire “tragedia nazionale” la divisione del popolo coreano lungo la linea convenzionale del 38° parallelo. Senza mire espansionistiche o imperialiste, lo Stato fichtiano così come quello nordcoreano è giustificato a ricorrere ai mezzi bellici solamente per difendere il proprio territorio, il proprio popolo e le proprie risore naturali.

Speriamo, in questa breve trattazione, di aver allo stesso tempo chiarificato gli aspetti fondamentali tanto della teoria dello Stato commerciale chiuso di Fichte quanto dell’ideologia Juche sulla quale si fonda l’attuale Corea del Nord, mettendone in luce gli aspetti comuni. Tanti, infatti, sono ancora i punti misconosciuti e mal interpretati di entrambe le filosofie, spesso viste come sinonimo di chiusura ed attaccamento al passato, mentre invece tanto Fichte quanto il Juche si pongono come obiettivo finale il raggiungimento di una società armonica tanto all’interno dei singoli Stati quanto tra gli Stati stessi che compongono la comunità internazionale: il fine ultimo è quello dell’istituzione dello “Stato razionale”, nel quale i rapporti interpersonali ed internazionali sono dettati unicamente dal mutuo rispetto e dalla cooperazione su di un piano di parità.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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