Ucraina: corsa a quattro per il posto di primo ministro

Quasi un mese dopo le elezioni legislative, e nonostante l’esistenza di una maggioranza netta, l’Ucraina non ha ancora nominato il suo nuovo primo ministro. Sono quattro i candidati principali.

Era il 21 luglio, quando i cittadini ucraini sono stati chiamati alle urne per eleggere i nuovi deputati del parlamento unicamerale del Paese, la Verkhovna Rada (Верхо́вна Ра́да, letteralmente Consiglio Supremo). Il verdetto delle urne, allora, aveva consegnato una maggioranza netta a Servo del Popolo (in ucraino: Слуга народу), il partito dell’attuale presidente Volodymyr Zelens’kyj, insediatosi il 20 maggio. Nonostante l’esistenza di una maggioranza assoluta, non sono ancora state sciolte le riserve riguardanti il nome del nuovo primo ministro.

Al momento, dunque, il posto è ufficialmente occupato ancora da Volodymyr Groysman (in foto), in carica dall’aprile del 2016. Il quarantunenne premier resta dunque l’ultimo residuo della presidenza di Petro Oleksijovyč Porošenko, e, nel frattempo, ha visto la durata della sua carica allungarsi al punto tale da diventare il secondo capo del governo più longevo nella storia dell’Ucraina post-sovietica: tre anni e quasi quattro mesi contro il record di Mykola Azarov, che ha ricoperto l’incarico per tre anni, dieci mesi e diciassette giorni tra il 2010 ed il 2014.

La lunga attesa ci fa capire come all’interno della maggioranza esista una grande lotta interna per designare il nome del successore di Grosyman. Scartati alcuni nomi che erano circolati nelle settimane precedenti, come quelli del ministro uscente delle Finanze, Oleksandr Danyliuk, e dell’ex ministro dell’Economia, Aivaras Abromavicius, troppo legati ai governi precedenti, la short list presentata da uno dei leader della maggioranza, David Arahamia, è stata ridotta ad appena quattro nomi.

Fino a qualche giorno fa, il candidato più credibile sembrava essere Aleksey Gončaruk, avvocato trentacinquenne, uomo dalla scarsa esperienza politica ma entrato nelle grazie del presidente Zelens’kyj in quanto homo novus ben spendibile da un partito che ha basato tutta la sua campagna elettorale sulla spinta per il rinnovamento. Tuttavia, l’aspirante premier ha rilasciato interviste poco rassicuranti circa le sue intenzioni per quanto riguarda il futuro dell’Ucraina, preconizzando un programma particolarmente votato alle ricette neoliberiste. Il punto forte dell’aspirante premier sono infatti le privatizzazioni, che andrebbero a completare l’opera di smantellamento del settore pubblico iniziato in tutta l’Europa orientale dopo la fine dell’Unione Sovietica, con esiti disastrosi per tutta la popolazione. L’ondata di privatizzazioni andrebbe a colpire settori fondamentali come le terre coltivabili, le quattro banche pubbliche, le ferrovie, la sanità, le poste ed altri servizi, tutti rimasti sotto il controllo dello Stato anche dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Se dovesse essere scelto Gončaruk, dunque, andrebbero ad aprirsi le porte ad una vera e propria svendita del Paese, che diventerebbe un mercato a basso costo per le multinazionali straniere, soprattutto statunitensi ed europee. Anche gli altri candidati, però, non sembrano promettere molto bene dal punto di vista delle classi sociali più povere: i nomi fatti da Arahamia sono quelli di Vladimir Raškovan, che dal febbraio 2017 occupa il ruolo di rappresentante ucraino presso il Fondo Monetario Internazionale (FMI) dopo essere stato un pezzo grosso della Banca Centrale Ucraina ed il fautore della contestata riforma del sistema bancario nazionale; Andrey Kobolev, presidente di Naftogaz, compagnia petrolifera nazionale; infine Yuriy Vitrenko, anche lui manager di primo livello proveniente da Naftogaz.

Il nome del nuovo primo ministro dovrebbe finalmente essere svelato in autunno. Quello che si prospetta è un governo particolarmente attento agli interessi degli Stati Uniti, a sostegno della sfida di Washington contro la Russia. “L’Ucraina è diventata un ostaggio dell’Occidente, guidato dagli Stati Uniti. Nelle loro aspirazioni egoistiche ed antirusse, questi hanni bisogno della posizione geopolitica, delle risorse naturali ed umane e del potenziale creativo del nostro popolo“, ha dichiarato a tal proposito Petro Symonenko, segretario generale del Partito Comunista d’Ucraina (Комуністична партія УкраїниKomunistychna Partiya Ukrayiny, KPU).

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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