La lotta di classe secondo Donald Trump

Vi proponiamo la traduzione di un’interessante analisi effettuata da Joe Sims, del Partito Comunista degli Stati Uniti d’America (Communist Party USA – CPUSA), sulla guerra di Donald Trump contro la classe lavoratrice.

La classe lavoratrice statunitense ha ricevuto un’attenzione speciale dai primi giorni della campagna di Trump – sin dalla sua elezione è stata scelta per un’aggressione particolare.

Il motto “America First” è stato descritto come il dare la precedenza alla classe operaia americana; “Make America Great Again” ​​significava risvegliare la grandezza della classe operaia americana.

Ma l’agenda di Trump così commercializzata aveva una doppia faccia neppure così sottile: “America First” significava mettere al primo posto i lavoratori bianchi “dimenticati”: la grandezza americana significava un ritorno al futuro verso un passato suburbano simile a Wonder Bread ed ispirato ad Happy Days, dove i neri restavano al proprio posto, i messicani (sempre una parte visibile e vibrante del tessuto americano) si vedevano raramente e gli asiatici non esistevano.

Chiaramente l’attacco di Trump era principalmente rivolto ai lavoratori di colore: immigrati, afroamericani, musulmani. Ma è fondamentale sottolineare che questa offensiva è rivolta alla classe lavoratrice nel suo insieme. Non sono solo i migranti centroamericani che fuggono dalla povertà e dalla violenza ad essere demonizzati e contrapposti ai lavoratori cittadini statunitensi; i lavoratori del settore privato sono contrapposti agli impiegati statali; le persone che hanno un lavoro sono descritte come aventi interessi diversi rispetto ai disoccupati, i lavoratori rurali sono raffigurati con una cultura molto diversa da quella delle città – persino i lavoratori delle industrie di base vengono messi gli uni contro gli altri.

L’attacco è stato su più fronti: politico, psicologico e ideologico. È stato legale ed extra-legale. Trump ha usato minacce, intimidazioni, razzismo, sciovinismo nazionale e sessismo in un tentativo senza esclusione di colpi per mantenere la sua base e utilizzare le macchine del potere statale per “vincere giocando male” ma vincere a tutti i costi.

Sebbene la conquista del potere politico sia senza dubbio un obiettivo, per le forze che si radunano attorno all’amministrazione Trump vincere è una cosa che va al di là della vittoria elettorale. Il vero obiettivo qui è la completa sottomissione della classe lavoratrice nella sua interezza per creare le migliori condizioni per ridurre i costi del lavoro e massimizzare i profitti. E per raggiungere questo obiettivo devono spezzare la schiena dei sindacati, che rappresentano l’ostacolo principale e più consistente: è la lotta di classe allo stato grezzo.

Il presidente anti-operaio

Nonostante i tentativi di presentarsi come un “miliardario proletario”, Trump è il presidente più anti-operaio della storia recente.

La sua amministrazione non ha perso tempo nell’attuare misure anti-operaie. All’inizio si opposero all’aumento del salario minimo federale, sostenendo l’abrogazione da parte del GOP [1] del decreto esecutivo di Obama sulla retribuzione equa e sul posto di lavoro sicuro, che proteggeva i lavoratori dal furto salariale [2].

Trump ha anche ritardato l’implementazione della regola fiduciaria che impone ai “consulenti” di investimenti di Wall Street di agire nel migliore interesse dei loro clienti della classe operaia, costando ai lavoratori decine di milioni di dollari. Con grande piacere del GOP e di Wall Street, la regola è stata in seguito annullata dalla Corte d’Appello del Quinto Circuito [3].

Puntando i riflettori sui lavoratori federali, Trump ha rapidamente cancellato il promesso aumento salariale del 2%. L’amministrazione ha quindi avviato una serie di azioni anti-lavoro: in cima alla lista c’era un regolamento dell’era Obama che governava gli straordinari. I lavoratori ora avrebber dovuto guadagnare oltre 35.000 $ all’anno invece dei 23.000 $ di prima che iniziasse il requisito della retribuzione degli straordinari.

Trump stava appena iniziando. Secondo il Washington Post ha continuato mettendo in opera normative che inducono grandi appaltatori a violare il diritto del lavoro e rimuovendo una regola che obbligava le aziende a tenere registri annuali degli infortuni sul lavoro.

Attacco ai diritti delle donne e della comunità LGBT

Anche le leggi per favorire le donne della classe operaia sono state messe da parte. Trump ha annullato il Fair Pay e Safe Workplaces Executive Order del 2014, che il presidente Barack Obama aveva messo in atto per garantire che le aziende con contratti federali rispettassero 14 leggi sul lavoro e sui diritti civili.

La norma riguardava due questioni riguardanti le lavoratrici: trasparenza della busta paga e clausole arbitrali forzate per molestie sessuali, aggressioni sessuali o rivendicazioni di discriminazione.

La regola per la trasparenza dello stipendio ha affrontato il problema per cui, tra i 50 peggiori violatori del furto salariale esaminati dall’Ufficio contabile del governo tra il 2005 e il 2009, il 60 percento aveva ottenuto contratti federali anche dopo essere stato penalizzato dal Department of Labor’s Wage and Hour Division [4]. La norma vietava la concessione di contratti federali alle società coinvolte nel furto salariale.

Un’altra proposta attuale di modifica delle regole rimuoverà le misure antidiscriminazione dell’Obamacare volte a proteggere l’assistenza alle persone transgender. Le modifiche proposte eliminerebbero le protezioni dalla discriminazione sulla base dell’identità di genere e degli stereotipi sessuali.

Se la norma entrerà in vigore, i fornitori di assistenza sanitaria potrebbero rifiutare di coprire i costi di assistenza sanitaria legati alla transizione per i pazienti transgender.

Una modifica della regola dell’obiezione di coscienza, finalizzata a giugno, ha un impatto sia sui pazienti transgender che vogliono fare ricorso all’aborto. Esenta coloro che hanno obiezioni morali dalla pena per aver rifiutato cure mediche che violino la loro religione.

Deregulation

L’obiettivo di Trump con queste misure? Creare una “buona atmosfera aziendale”, ovvero un clima favorevole ai profitti aziendali. I mezzi per raggiungerlo? Deregolamentazione, eliminazione delle norme che regolano le relazioni del capitale con il lavoro e la società in generale, compresi l’ambiente, la salute e la sicurezza, la contrattazione collettiva, i diritti riproduttivi, il furto dei salari, gli straordinari, il lavoro minorile, il diritto di voto, ecc…

Attuando l’agenda della Camera di Commercio e di Wall Street, Trump ha richiesto un “due per uno”, ovvero due regolamenti da eliminare per ognuno che resterà in vigore, misure che incidono sui diritti dei lavoratori in ogni modo immaginabile.

La deregolamentazione delle norme in materia di salute e sicurezza, ad esempio, ha portato all’abbandono delle linee guida sul disboscamento che proteggono i lavoratori da sostanze chimiche pericolose. Al fine di far risparmiare all’industria circa 11 milioni all’anno, l’amministrazione Trump ha annullato l’obbligo di formazione per i lavoratori del settore edile e dei cantieri navali per evitare l’esposizione al berillio, un noto cancerogeno.

Un’altra serie di allentamenti delle regole mirava al risarcimento dei lavoratori. Le società non sarebbero più tenute a tenere registri pluriennali delle lesioni sul posto di lavoro. Aggiungendo la beffa al danno, in un caso dinanzi alla Corte suprema, l’amministrazione Trump ha tentato di convincere i giudici a porre fine alle azioni collettive in materia di infortuni sul lavoro!

Il principale veicolo per implementare l’agenda anti-operaia di Trump è stato il Dipartimento del Lavoro. Sotto Trump il DOL si è trasformato nel suo opposto. È diventato il principale promotore delle grandi imprese e lo ha fatto con una vendetta. Più volte sono state prese misure per indebolire il lavoro organizzato. Il DOL ha: proposto di abrogare una norma secondo la quale i datori di lavoro riportano quanto hanno speso in campagne anti-sindacali; ribaltato una norma a sostegno dei diritti dei lavoratori nell’organizzazione libera da interferenze del datore di lavoro; posto fine ad una legge sul diritto dei sindacati di contrattare in termini di occupazione; suggerito alle aziende di porre fine agli accordi per tenere elezioni sindacali.

Con enormi conseguenze per quanto riguarda l’organizzazione degli operai del fast food – molti dei quali sono afroamericani e latini – presso McDonald’s e altri stabilimenti simili, il DOL ha ribaltato una legge che rendeva “il datore di lavoro responsabile della contrattazione con i lavoratori se hanno il controllo diretto o indiretto sull’occupazione di questi lavoratori”. Lo hanno fatto restringendo lo standard dei co-datori di lavoro “al punto in cui molti lavoratori troverebbero quasi impossibile portare tutte le aziende con il potere di influenzare i loro salari e le condizioni di lavoro sul tavolo della contrattazione”.

Tali fast food avevano aggirato la regola trasformando ogni singola azienda in un franchising presumibilmente indipendente dalla società madre.

Le azioni anti-sindacali della DOL non sono finite qui. Hanno emesso ordini esecutivi che limitano la quantità di tempo nel quale i lavoratori possono svolgere attività sindacali e hanno richiesto alle agenzie federali di stipulare contratti sindacali in meno di un anno. Hanno anche annullato la regola del “persuasore” dell’era Obama, che imponeva ai datori di lavoro di rivelare i loro rapporti con studi legali che svolgevano azioni antisindacali.

Anche le leggi che impediscono il lavoro minorile sono minacciate di essere abrogate. Nuove regole consentirebbero agli adolescenti di essere impiegati come operatori di sollevatori a motore di pazienti negli ospedali e nelle case di cura.

Con ogni aspettativa, il nuovo capo della DOL di Trump peggiorerà le cose. Il figlio del defunto giudice antisindacale Antonin Scalia è un noto difensore degli interessi aziendali. Scalia ha assunto WalMart come cliente nell’opporsi alla spesa sanitaria per i dipendenti. La Camera di commercio degli Stati Uniti lo ha assunto per opporsi alla legge fiduciaria.

È probabile che Scalia approvi l’ennesima nuova legge che il DOL ha trasmesso alla Casa Bianca. Richiederebbe ampie relazioni finanziarie da parte dei sindacati statali dei lavoratori pubblici, costringendo i sindacati nella burocrazia mentre si stanno preparando per le imminenti battaglie su temi legislativi.

Attacco agli immigrati legali

L’annunciato cambiamento di Trump nella Public Charge Rule (riguardante chiunque riceva benefici pubblici) [5] negherebbe le carte verdi agli immigrati legali della classe operaia. La regola favorisce gli immigrati ricchi provenienti da Paesi ricchi rispetto ai lavoratori che vengono qui senza risorse preesistenti. Circa 365.000 lavoratori immigrati sarebbero direttamente colpiti, ma le ripercussioni potrebbero estendersi a milioni.

Pertanto, in quasi tutte le aree – che si tratti di immigrazione, protezione delle lavoratrici, diritti LGBTQ, contrattazione collettiva, salute e sicurezza o ambiente – Trump ha sistematicamente minato e rimosso i benefici e le protezioni conquistati dalla classe lavoratrice del nostro Paese nel corso di decenni. La politica di Trump sta implementando la lista dei desideri di ciascuna multinazionale lasciandolo loro il controllo, in particolare nel settore energetico e con l’indietreggiamento sulle tematiche ambientali, così come sugli standard di salute e sicurezza.

Più in generale, Trump mira a spezzare l’unità tra la classe lavoratrice multirazziale e i suoi alleati democratici.

Di conseguenza, i salari, gli standard di salute e di vita per tutti i lavoratori vengono abbassati, in particolare per i lavoratori di colore e le donne. Tutti i lavoratori e i poveri, in effetti tutti gli uomini di buona fede che vivono negli Stati Uniti, hanno un grande interesse nella lotta contro questo programma della classe anti-opeaia rimuovendo Trump e i suoi sostenitori del GOP dall’incarico. È il principale imperativo politico dei nostri tempi.

NOTE

[1] GOP, ovvero Great Old Party, è il soprannome del Partito Repubblicano.

[2] Con l’espressione wage theft (furto salariale) si intende ogni forma di negazione del salario del lavoratore da parte del datore di lavoro. Ciò include gli straordinari non retribuiti adeguatamente, la violazione delle leggi sul salario minimo, la contrattualizzazione dei lavoratori con mansioni diverse da quelle effettuate, deduzioni illegali della paga, ecc…

[3] Il Quinto Circuito è una corte d’appello federale con sede a New Orleans, che analizza le istante provenienti dagli Stati di Louisiana, Texas e Mississippi.

[4] La WHD è l’organismo federale responsabile dell’applicazione delle leggi sul lavoro negli Stati Uniti, entrato in funzione nel 1938.

[5] La Public Charge Rule stabilisce la possibilità di negare l’ingresso negli Stati Uniti a chiunque potrebbe con grande probabilità diventare principalmente dipendente dall’assistenza pubblica, dunque chiunque si presuma non sia in grado di garantire il proprio sostentamento.

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