Tunisia: vince l’astensionismo. Al ballottaggio Saïed e Karoui

La maggioranza degli elettori ha boicottato le elezioni presidenziali in Tunisia. Il 29 settembre previsto il ballottaggio tra Kaïs Saïed e Nabil Karoui.

Alla fine la Tunisia avrà un nuovo presidente, ma il vero vincitore di questa tornata elettorale nel Paese nordafricano resterà il fronte dell’astensionismo. Il 51% degli elettori, infatti, ha deciso di non recarsi alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, tenutosi lo scorso 15 settembre: degli oltre sette milioni di aventi diritto, la maggioranza non ha partecipato al voto, ed a questi andrebbero aggiunte le oltre 90.000 schede risultate bianche o nulle.

Questi dati bastano da soli a far capire la scarsa fiducia riposta nelle istituzioni democratiche nazionali da parte dei tunisini. Come se non bastasse, coloro che sono andati a votare hanno preferito candidati percepiti come “nuovi” rispetto agli esponenti del potere politico tradizionale. Tra i ventisei nomi che si sono proposti per la presidenza, al primo posto troviamo infatti un candidato indipendente, il sessantunenne Kaïs Saïed, professore di diritto costituzionale, che si è presentato con un programma social-conservatore e con la lotta alla corruzione come grido di battaglia. Le sue posizioni conservatrici soprattutto sui diritti delle donne hanno attirato verso di lui i voti degli islamisti, portandolo al 18.40% delle preferenze.

“Robocop”, come viene soprannominato Saïed per via del suo tono monocorde nel parlare, dovrà affrontare nel ballottaggio del 29 settembre Nabil Karoui, cinquantaseienne uomo d’affari, che invece viene indicato come il “Berlusconi di Tunisia”. Karoui ha fondato nel mese di giugno il suo partito, Al Cuore della Tunisia (Au cœur de la TunisieQalb Tounes), assumendo posizioni di centro-sinistra. Karoui, al contrario del suo avversario, viene percepito come un candidato di rottura nel senso dell’implementazione dei diritti civili e sociali, ed ha ottenuto il 15.58% dei consensi.

L’emergere di queste due figure politicamente nuove ha lasciato invece molti delusi. Tra questi spicca sicuramente Abdelfattah Mourou, candidato del Movimento della Rinascita, noto anche come Ennahda (Ḥarakat al-Nahḍa), formazione islamista moderata e liberista, affiliata ai Fratelli Musulmani. Ennahda veniva da molti considerata come la forza politica che avrebbe guidato la Tunisia dopo la fine del regime di Zine El-Abidine Ben Ali nel 2011, ma da allora ha accumulato principalmente delusioni, rilanciandosi solamente nel 2018 con l’elezione di Souad Abderrahim, prima donna sindaco della capitale Tunisi. Alle presidenziali, invece, Mourou si è dovuto accontentare solamente del terzo posto, con il 12.9% delle preferenze.

Negativo il riscontro anche per il primo ministro in carica, Youssef Chahed, ex braccio destro del defunto presidente Beji Caid Essebsi. In carica dal 2016, Chahed ha lasciato il partito di Essebsi, Appello della Tunisia (in arabo: Ḥaraka Nidāʾ Tūnus, ossia “Movimento dell’appello della Tunisia”, in francese Appel de la Tunisie), per fondare una propria forza politica, Tahya Tounes (“Viva la Tunisia”). Il risultato delle presidenziali, però, lo ha visto terminare solamente quinto con appena il 7.4% dei consensi, preceduto anche dall’indipendente Abdelkarim Zbidi (10.7%), già ministro della Difesa Nazionale e considerato da molti come il vero erede di Essebsi.

Con i rappresentanti del potere tradizionale fuori dai giochi, il ballottaggio vedrà dunque la sfida tra Kaïs Saïed e Nabil Karoui, sostenuti rispettivamente dagli ambienti conservatori e progressisti del Paese. Karoui, in particolare, gode dell’appoggio dei mezzi di comunicazione, mentre Saïed si appoggia sul radicamento della religione musulmana tra la popolazione. Sicuramente, nelle prossime settimane la Tunisia vivrà momenti decisivi per il proprio futuro politico: al secondo turno delle presidenziali, previsto per il 29 settembre, faranno seguito le elezioni legislative del 6 ottobre.

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