Regno Unito: per una Brexit da sinistra

Anche dopo la revoca della chiusura del parlamento, Boris Johnson continua a sostenere di essere in grado di mantenere la promessa di uscire dall’Unione Europea entro il 31 ottobre. Ma oramai sembra pura fantascienza.

Manca oramai poco più di un mese alla data fissata dal premier britannico Boris Johnson per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: il 31 ottobre continua ad avvicinarsi, ma della Brexit, per ora, neppure l’ombra. Il leader conservatore, al contrario, ha dovuto incassare una sconfitta quando la prorogation (chiusura) del parlamento è stata dichiarata illegittima (nessuna corte, tuttavia, ha mai proferito parola sulla mancata attuazione del referendum sulla Brexit dopo oltre tre anni dal suo svolgimento: come mai?). Dall’altra parte dello spettro politico, invece, il laburista Jeremy Corbyn continua a svolgere il ruolo di leader dell’opposizione, ma da parte sua mancano parole convincenti sull’esito del processo di uscita dall’UE.

Insomma, Corbyn ha al momento il coltello dalla parte del manico, in quanto non si trova nell’onerosa situazione di guidare un governo che oramai non dispone neppure di una maggioranza parlamentare. Tuttavia, dobbiamo dire che nessuno dei due leader politici sembra sicuro sul da farsi in materia di Brexit: Johnson continua a promettere senza fare nulla, mentre Corbyn rischia di restare in eterno in mezzo al guado pur di non sbilanciarsi.

Molto più sensata, a nostro giudizio, sembra la posizione del Communist Party of Britain, che si dichiara favorevole ad un’uscita dall’Unione Europea da sinistra, dunque sotto la guida dei laburisti, al fine di evitare un’eventuale Brexit in salsa neoliberista targata Tories. La posizione dei comunisti è quella di andare a nuove elezioni per sostenere un governo laburista con un programma politico progressista e che preveda l’abbandono dell’UE, onorando il referendum del 2016. In quest’ottica, il partito ammonisce i laburisti a non schierarsi in favore del Remain, posizione che potrebbe costare loro una pesante sconfitta elettorale.

Di seguito la traduzione di alcuni estratti tratti dal sito ufficiale del Communist Party of Britain.

Il comitato esecutivo del Partito Comunista ha ribadito il sostegno del partito all’elezione di un governo laburista di sinistra sulla base di un manifesto progressista alla prima occasione. Ma ha messo in guardia sul fatto che una posizione pro Remain potrebbe costare caro ai laburisti alla prossima elezione generale, distogliendo l’attenzione dalle politiche di sinistra dei Labour in materia di investimenti economici, proprietà pubblica, alloggio, istruzione, sindacati e diritti dei lavoratori e molto altro. “Molte di queste politiche sarebbero bloccate, diluite o indebolite dalle norme del mercato unico dell’UE e dell’Unione doganale se la Brexit venisse sabotata e non vi fosse alcuna uscita dall’UE”, ha aggiunto Andy Bain [1].

A seguito della riunione, l’esecutivo del CP ha rilasciato una dichiarazione dettagliata sulla sua politica riguardo la Brexit e le elezioni generali.

Il Partito Comunista ha anche accolto con favore le recenti proteste in tutto il mondo per intervenire contro il riscaldamento globale. In particolare, l’esecutivo ha elogiato l’entusiasmo e l’impegno degli studenti delle scuole e di altri giovani che stanno mettendo in luce il legame tra cambiamento climatico e capitalismo. I comunisti britannici hanno esortato gli attivisti a mettere in evidenza il contributo del comparto militare alle emissioni di gas a effetto serra e hanno sottolineato che le politiche “verdi” hanno il potenziale per creare molti più posti di lavoro di quelli che finirebbero fuori servizio.


[1] Andy Bain ricopre il ruolo di responsabile sindacale all’interno del Communist Party of Britain.


Dichiarazione del Comitato Esecutivo del Partito Comunista sulla Brexit e sulle prossime elezioni generali

  1. Il Partito Comunista ribadisce il suo impegno a lavorare per l’elezione di un governo laburista di sinistra con un programma di sinistra e progressista in occasione delle prossime elezioni generali. Ancora una volta, chiederemo a tutti i socialisti, progressisti, sindacalisti, Verdi, nazionalisti scozzesi e gallesi di votare per un tale governo guidato da un socialista che abbia una lunga e comprovata esperienza di difesa degli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie e di opposizione al militarismo e alle guerre imperialiste.
  2. Al fine di dimostrare il suo impegno per l’unità in questa prospettiva, il Partito Comunista non presenterà una propria candidatura alle prossime elezioni generali, a condizione che il Labour mantenga la sua leadership di sinistra e concorra alle elezioni con un programma di sinistra e progressista.
  3. Ciononostante, il Partito Comunista continuerà a opporsi all’adesione della Gran Bretagna all’Unione europea, riconoscendo che i trattati, le regole, le direttive e le politiche dell’UE sono concepiti per proteggere gli interessi delle grandi imprese e i loro mercati capitalistici da qualsiasi progresso verso il socialismo in qualsiasi stato membro dell’UE. Come la maggior parte dei partiti comunisti e dei lavoratori in tutta Europa, il Partito Comunista Britannico comprende che l’UE è stata progettata per essere non riformabile, come una costruzione per difendere e promuovere il capitalismo, e sta ora sviluppando una dimensione militare al fine di promuovere gli interessi comuni delle principali potenze imperialiste europee.
  4. Pertanto, il Partito Comunista ribadisce la sua richiesta di uscita della Gran Bretagna dall’UE in conformità con il risultato del referendum del giugno 2016, a condizioni che consentano ai futuri governi di impegnarsi nel commercio e di stipulare accordi commerciali a vantaggio reciproco dei lavoratori e dei popoli della Gran Bretagna e di altri Paesi.
  5. I comunisti britannici condannano come antidemocratici tutti gli sforzi per ritardare o bloccare qualsiasi tipo di Brexit, anche con lo svolgimento di un secondo referendum. I principi democratici richiedono che il risultato del referendum di giugno 2016 sia onorato, il che può significare solo attuarlo. La sovranità popolare richiede che il voto del giugno 2016 prevalga su tutte le macchinazioni orchestrate nel o dal parlamento di Westminster e da parte dei tribunali per ritardare o impedire l’uscita della Gran Bretagna dall’UE. Il rifiuto di attuare il risultato del referendum sulla Brexit – non la temporanea assenza di parlamentari di Westminster – rappresenterà la più grande minaccia ai diritti e ai principi democratici in Gran Bretagna per molti decenni.
  6. Se la Gran Bretagna dovesse finalmente ritirarsi dall’UE rimanendo vincolata al mercato unico o alle regole dell’unione doganale che limitano la libertà dei governi britannico, scozzese e gallese di perseguire politiche nell’interesse della classe lavoratrice e del popolo in generale, il Partito Comunista continuerà la campagna con i suoi alleati per la rimozione di tali restrizioni e l’attuazione di politiche di sinistra a prescindere da tutto questo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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