Emirati Arabi Uniti: raggiunta la parità di genere in parlamento

Le elezioni di sabato 5 ottobre hanno rappresentato un momento storico: per la prima volta, il parlamento degli Emirati Arabi Uniti sarà composto da venti uomini e venti donne.

La storia delle elezioni negli Emirati Arabi Uniti è piuttosto recente: le prime si sono infatti svolte solamente nel 2006, e da allora si tengono ogni cinque anni. Il Consiglio Federale Nazionale (al-Majlis al-Watani al-Ittihadi), ovvero il parlamento unicamerale degli Emirati, è composto da quaranta scranni, con venti deputati eletti direttamente dal popolo ed altrettanti scelti dagli emiri delle sette entità federate che formano il Paese: Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujairah, Ras al-Khaimah, Sharjah, Umm al-Quwain.

Le elezioni non prevedono la partecipazione di partiti politici o di forze organizzate, dunque tutti i candidati si presentano da indipendenti. La tornata elettorale di quest’anno, tenutasi sabato 5 ottobre, ha rappresentato un momento particolarmente importante per quanto riguarda la partecipazione dele donne. Nel 2014, infatti, solamente una donna, Naama al-Sharhan, era stata eletta. Questa volta, sono state ben sette le donne ad ottenere un seggio grazie al voto popolare, naturalmente un record per gli Emirati Arabi Uniti, mentre Naama al-Sharhan non è riuscita a mantenere il proprio seggio.

Al successo nel voto popolare, si aggiunge poi la decisione proclamata dal presidente federale Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan, che nel dicembre 2018 aveva decretato che il parlamento deve essere composto al 50% da donne. Khalifa, che è anche principe di Abu Dhabi, aveva affermato che “poiché le donne compongono la metà della nostra società e contribuiscono allo sviluppo del nostro Paese, dovrebbero essere rappresentate allo stesso modo in parlamento“. Questo significa che ben tredici dei venti deputati cooptati dai sette emiri dovrà appartenere al genere femminile, andando a comporre un emiciclo perfettamente paritario.

Questo passo storico è il primo nel mondo arabo e culmina nel pieno potenziamento delle donne degli Emirati Arabi Uniti“, ha commentato Amal Al Qubaisi, prima donna eletta nella storia del Paese, già nel 2006, e successivamente prima donna del mondo arabo ad ottenere la presidenza del parlamento. “Tale provvedimento avrà un effetto positivo nei livelli di integrazione e si rifletterà nella legislazione in cui le donne possono far sentire le proprie opinioni in relazione alle leggi sociali, economiche e politiche degli Emirati Arabi Uniti“, le ha fatto eco Afra Al Basti, direttrice generale della Dubai Foundation for Women and Children. “Le donne ora ricoprono posizioni diverse dai ministri agli ambasciatori al direttore generale e ai dirigenti. Questo aprirà molte porte, mostrerà al mondo che c’è uguaglianza tra uomini e donne, non ci sono restrizioni né ci sono determinati campi solo per gli uomini“, ha concluso.

Sebbene si tratti di grandi passi in avanti nel raggiungimento della parità di genere in ambito politico, non possiamo comunque tacere sulle numerose criticità che ancora sono presenti nel Paese mediorientale. Le elezioni, infatti, sono ancora molto poco frequentate dai cittadini, con un’affluenza alle urne del 34.81%. Inoltre, gli emiri continuano ad avere un potere spropositato: oltre a scegliere la metà dei membri del parlamento, hanno la possibilità di negare il diritto di voto a qualsiasi cittadino a propria discrezione.

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