Tunisia: Ennahda in calo, ma è il primo partito

Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, la Tunisia è tornata al voto per le legislative di domenica 6 ottobre. E domenica prossima ci sarà il ballottaggio per decidere il capo di Stato.

Sono settimane decisive per il futuro politico della Tunisia: dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, svoltosi il 15 settembre, i cittadini del Paese nordafricano sono tornati alle urne per le legislative del 6 ottobre, mentre domenica 13 ottobre si svolgerà il ballottaggio decisivo per la scelta del capo di Stato.

Da poco pubblicati, i risultati delle elezioni legislative hanno premiato una delle forze storiche della politica tunisina, Ennahda (Ḥarakat al-Nahḍa, letteralmente Movimento della Rinascita). Il partito di Rāshid al-Ghannūshī ha fatto registrare un calo per la seconda tornata elettorale consecutiva, ma ha ottenuto la prima posizione tra le parti in gioco, conquistando 52 dei dei 217 seggi che compongono l’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (Majlis Nuwwāb ash-Sha‘bAssemblée des représentants du peuple), il parlamento unicamerale del Paese.

Buono il riscontro per Al Cuore della Tunisia (Au cœur de la Tunisie – Qalb Tounes), il partito di uno degli aspiranti alla presidenza, Nabil Karoui, magnate delle telecomunicazioni noto come “il Berlusconi di Tunisia”. Fondata nel mese di giugno, questa lista nazionalista di centro-sinistra ha conquistato 38 seggi.

Le legislative hanno invece sancito la quasi definitiva scomparsa del cartello elettorale Appello della Tunisia (in arabo: Ḥaraka Nidāʾ Tūnus, ossia “Movimento dell’appello della Tunisia”, in francese Appel de la Tunisie), che cinque anni fa aveva ottenuto addirittura il primato con 86 seggi. Colpita dalle scissioni e dal giudizio negativo sull’operato del governo, la compagine del defunto presidente Beji Caid Essebsi ha eletto appena tre deputati. Meglio è andata al partito Tahya Tounes (“Viva la Tunisia”), fondato dal primo ministro uscente Youssef Chahed, che è comunque riuscito ad eleggere quattordici membri del parlamento.

Tra i partiti emergenti, da segnalare i ventidue scranni conquistati dalla lista socialdemocratica Corrente Democratica (at-Tayyār ad-Dīmuqrāṭī), che nella precedente legislatura disponeva di soli tre deputati. Tra i nuovi ingressi in parlamento, positivi i riscontri della Coalizione della Dignità (Al Karama) e del Partito Desturiano Libero (al-Ḥizb ad-Dustūrī al-Hor, ovvero “Partito Libero Costituzionale”), che hanno conquistato rispettivamente ventuno e diciassette seggi.

Nel complesso, la frammentazione della società tunisina risulta ben rappresentata dalla presenza di venti partiti diversi nell’emiciclo parlamentare, ai quali vanno aggiunti i dodici deputati eletti da indipendenti. Come se non bastasse, il Paese nordafricano continua a vivere un momento di scarsa fiducia nelle istituzioni rappresentative: dopo il 49% di affluenza alle urne registrato in occasione del primo turno delle presidenziali, questa volta solamente il 41.7% degli aventi diritto ha deciso di recarsi alle urne.

Gli occhi ora sono puntati sugli eventi politici delle prossime settimane: si inizia domenica, con il ballottaggio per le elezioni presidenziali, alle quali faranno seguito i colloqui tra le diverse forze politiche per la formazione del nuovo esecutivo che sostituirà quello guidato da Youssef Chahed. Per quanto riguarda le presidenziali, a sfidarsi saranno il già ricordato Nabil Karoui ed il sessantunenne Kaïs Saïed, professore di diritto costituzionale e candidato come indipendente. Karoui, in particolare, gode dell’appoggio dei mezzi di comunicazione, mentre Saïed si appoggia sul radicamento della religione musulmana tra la popolazione. Per quanto riguarda la formazione del governo, invece, Ennahda dovrebbe essere la forza in grado di comporre una maggioranza. Molti analisti vedono in Zied Ladhari, ex ministro dello sviluppo, il candidato ideale per il ruolo di primo ministro.

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