Bolivia: il Movimento per il Socialismo di Morales resta primo partito

Dopo il successo di Evo Morales alle elezioni presidenziali, sono stati ufficializzati anche i dati delle elezioni legislative in Bolivia. Il Movimiento al Socialismo del presidente resta la prima forza politica del Paese.

La Bolivia continua sulla strada del socialismo del XXI secolo. I cittadini del Paese sudamericano, infatti, hanno rinnovato la propria fiducia nel presidente Evo Morales e nel suo partito, il Movimiento al Socialismo–Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos (MAS-IPSP). Come abbiamo sottolineato in un precedente articolo, infatti, il primo presidente indigeno del Paese ha ottenuto il suo quarto mandato superando il 47% dei consensi in coppia con il suo storico vice, Álvaro García Linera, anche lui in carica dal 2006.

La stampa filostatunitense ed antisocialista ha colto l’occasione per sottolineare che in passato Morales aveva sempre trionfato superando la fatidica soglia della maggioranza assoluta, dimenticando però che il mantenimento del potere porta inevitabilmente ad una piccola erosione del consenso. Certamente, l’ennesima vittoria di Morales appare molto più legittima di molti successi dei partiti borghesi in Europa, dove l’affluenza alle urne stenta a superare il 50%, mentre in Bolivia l’88.32% degli aventi diritto ha preso parte alle operazioni di voto.

Anche per quanto riguarda le elezioni legislative, il Movimiento di Morales ha conservato il primato, pur subendo una leggera flessione rispetto ai risultati di quattro anni fa. Il partito del presidente, in particolare, ha perso la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati, eleggendo 64 membri della camera bassa sui 130 scranni che compongono l’emiciclo, ma ha mantenuto il predominio sul Senato, con diciannove seggi su trentasei.

Comunidad Ciudadana (CC), il partito del principale avversario di Morales, Carlos Mesa, ha ottenuto il secondo posto, eleggendo rispettivamente 54 e 16 rappresentanti nelle due camere del parlamento boliviano. Il Partido Demócrata Cristiano (PDC) di Chi Hyun Chung, pastore presbiteriano di origine sudcoreana, ha eletto nove deputati, ma ha perso entrambi i seggi al Senato, mentre il Movimiento Demócrata Social (MDS) condotto dal liberista Óscar Ortiz Antelo ha piazzato tre deputati ed un senatore.

Nonostante la perdita della maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, dunque, Morales ed il suo partito potranno continuare a governare la Bolivia nei prossimi anni, mantenendo il Paese sulla via tracciata sin dalla prima vittoria del presidente indigeno, nel 2006. Il presidente ha così sconfitto un nemico pericoloso come Mesa, sostenuto non solamente dalla borghesia nazionale ma anche dagli Stati Uniti e dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), nel tentativo di porre fine all’esperimento socialista boliviano e di riprendere lo sfruttamento senza quartiere delle risorse naturali del territorio nazionale.

Il fronte progressista sudamericano, dopo aver mantenuto una dei un Paese caposaldo come la Bolivia, guarda ora a domenica 27 ottobre, data nella quale si voterà sia in Argentina che in Uruguay. Il presidente argentino in carica, il liberista Mauricio Macri, sembra destinato ad una certa sconfitta contro il peronista di sinistra Alberto Fernández, mentre in Uruguay il Frente Amplio propone il nome di Daniel Martínez per succedere a Tabaré Vázquez, impossibilitato a ripresentarsi dal testo costituzionale.

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