Argentina: la sinistra torna al potere, sconfitto Macri

Le elezioni presidenziali del 27 ottobre hanno sancito la sconfitta del neolibersita Mauricio Macri, spodestato da Alberto Fernández, nuovo presidente del Paese con Cristina Fernández de Kirchner come vice.

Il fallimento del modello neolibersita imposto da Mauricio Macri all’Argentina era troppo palese per non essere sanzionato dall’elettorato del Paese sudamericano. Come previsto, infatti, le elezioni presidenziali del 27 ottobre hanno sancito il successo di Alberto Fernández, scelto come nuovo capo di Stato in una tornata elettorale che ha registrato l’80.87% di affluenza alle urne.

Il sessantenne Alberto Fernández, candidato della coalizione della sinistra peronista Frente de Todos, ha ottenuto il 48.10% delle preferenze, sostenuto anche dalla presenza carismatica di Cristina Fernández de Kirchner, presidenta del Paese dal 2007 al 2015. Questo risultato gli ha permesso di conquistare la vittoria senza bisogno di andare al secondo turno, visto che per la Costituzione argentina è sufficiente ottenere il 45% dei voti al primo turno, Fernández aveva già ricoperto incarichi governativi durante la presidenza di Cristina e di suo marito, il compianto Néstor Kirchner, capo di Stato dal 2003 al 2007 e scomparso nel 2010.

La composizione del Frente de Todos risulta alquanto variegata, ma molti partiti hanno deciso di aderirvi per sostenere l’unica candidatura alternativa alla conferma del neoliberista Macri, che nel corso della sua presidenza non ha fatto altro che servire diligentemente gli interessi degli Stati Uniti, a discapito della popolazione argentina e dell’economia nazionale. All’interno della coalizione, la forza preminente resta naturalmente il Partido Justicialista (PJ), ma tra le forze aderenti si registrano anche il Partido Comunista de la Argentina (PC) ed il Partido Comunista Revolucionario (PCR).

Mauricio Macri, dal canto suo, ha recuperato terreno rispetto al disastroso risultato delle elezioni primarie di agosto, ma nonostante tutto si è dovuto accontentare del 40.37% dei consensi. Il presidente in carica, candidato in coppia con Miguel Ángel Pichetto tra le fila della coalizione Juntos por el Cambio ha accusato un ritardo di due milioni di schede rispeto al presidente eletto, al quale dovrà ufficialmente cedere la carica più prestigiosa del Paese il prossimo 10 dicembre.

Il recupero di Macri è avvenuto soprattutto a discapito degli altri candidati minori,, come Roberto Lavagna, che ha perso circa due punti percentuali rispetto alle primarie, fermandosi al 6.16% in rappresentanza della lista Consenso Federal. Seguono Nicolás del Caño (2.16%) del Frente de Izquierda y de los Trabajadores (FIT), Juan José Gómez Centurión (1.71%) del Frente NOS e José Luis Espert (1.47%) della lista Unite por la Libertad y la Dignidad.

Ancora da determinare, infine, i risultati delle elezioni legislative, che porteranno al rinnovamento della composizione delle due camere che compongono il parlamento argentino: la Camera dei Deputati (257 seggi) ed il Senato (72 seggi). Le previsioni, comunque, parlano di un altro successo della coalizione di sinistra, che dovrebbe assicurarsi la maggioranza in entrambi gli emicicli.

Il successo di Alberto Fernández e Cristina Fernández de Kirchner segue di pochi giorni la conferma di Evo Morales alla presidenza della Bolivia. Il cammino delle forze progressiste in America meridionale prosegue la propria fase di ripresa, dopo gli anni bui di governi neoliberisti genuflessi agli interessi di Washington, sempre più avversati dalle popolazioni del continente, come dimostrano i recenti moti di protesta in Cile ed Ecuador.

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