L’Umbria consegnata alle destre

Per la prima volta nella storia repubblicana, la destra conquista la maggioranza in Umbria, oramai ex “cuore rosso d’Italia”.

La vittoria della destra in Umbria rappresenta l’ultima dimostrazione dell’inettitudine della classe dirigente del Partito Democratico e della sedicente sinistra in generale. Le elezioni regionali dello scorso 27 ottobre hanno infatti segnato la vittoria senza precedenti dell’avvocato Donatella Tesei, che ha conquistato il 57.55% delle preferenze grazie al sostegno di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Abbandonata la presidente uscente Catiuscia Marini, il Partito Democratico ha messo in piedi una nuova fallimentare alleanza con il Movimento 5 Stelle: i due partiti, insieme all’inutile appendice che risponde al nome di Liberi e Uguali, hanno presentato la candidatura congiunta di Vincenzo Bianconi, fermo al 37.48%. A pagare sono stati soprattutto i grillini, che si sono dovuti accontentare del 7.41%, battuti anche dal 10.40% dei neofascisti mascherati di Giorgia Meloni. Il PD, grazie al suo radicamento sul territorio, ha potuto salvare parte della baracca, chiudendo al 22.33%, distante tuttavia dal primato della Lega (36.95%).

La storica vittoria della destra dimostra lo scarso sostegno di cui gode l’attuale governo, oltre a rappresentare l’ennesima batosta per un PD che, pur dichiarandosi ancora di centro-sinistra, difende oramai gli interessi della classe dominante ed ha fatto del neoliberismo la propria religione. A causa di queste sciagurate scelte, cominciate nel 1991 con lo scoglimento del Partito Comunista Italiano, il “cuore rosso d’Italia” ha oramai cambiato colore, come non era accaduto mai nella storia repubblicana.

Il rapporto tra l’Umbria e la sinistra nacque infatti sin dalle prime elezioni con suffragio universale, tramutandosi poi nel successo del comunista Pietro Conti l’8 giugno del 1970, in occasione delle prime elezioni regionali, con il 41.82% delle preferenze. Da allora, il PCI aveva sempre conservato la maggioranza con il sostegno del Partito Socialista Italiano. Anche dopo lo scioglimento del PCI, la sinistra ed il centro-sinistra nelle sue varie forme avevano sempre mantenuto il controllo dell’Umbria, al pari di quanto accaduto in Toscana ed Emilia-Romagna. Proprio quest’ultima regione sarà il teatro del prossimo confronto elettorale italiano, con la possibilità non remota che anche Bologna e dintorni passino per la prima volta alla destra.

Nel suo piccolo, a sinistra si registra anche il naufragio del progetto di Potere al Popolo, con il suo 0.32%. Tale risultato sancisce anche l’ennesimo fallimento nelle scelte della dirigenza di Rifondazione Comunista, oramai partito privo di un’identità propria e non riconosciuto come scelta plausibile neppure dall’elettorato di estrema sinistra. Più credibili. quanto meno, appaiono le scelte del Partito Comunista di Marco Rizzo, che, senza accettare compromessi con le forze borghesi e con una linea politica risolutamente rivoluzionaria, raccoglie circa l’1% delle preferenze con il proprio simbolo ed il proprio candidato alla presidenza della regione, Rossano Rubicondi.

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