Mauritius: Pravind Jugnauth vince e resta primo ministro

Succeduto al padre nel 2017, Pravind Jugnauth ha mantenuto il controllo del governo di Mauritius dopo le elezioni, in un Paese dove la destra praticamente non esiste.

Mauritus è un piccolo Stato arcipelagico dell’Oceano Indiano, divenuto indipendente nel 1968 dopo essere passato sotto diverse dominazioni straniere (olandese dal 1638 al 1710, francese dal 1715 al 1810 e britannica fino all’ottenimento dell’indipendenza).

Con poco più di 1.2 milioni di abitanti, il Paese, divenuto una repubblica solamente nel 1992, è andato alle urne lo scorso 7 novembre per rinnovare la composizione dei sessantadue seggi dell’Assemblea Nazionale, che a sua volta avrebbe determinato la conferma (o meno) della fiducia al governo del premier Pravind Jugnauth.

Di origine indiana, come molti abitanti di Mauritius (circa il 68% della popolazione), il premier Jugnauth porta un cognome molto pesante, essendo figlio di una delle figure politiche più importanti nella storia dell’arcipelago. Suo padre, Anerood Jugnauth, ha infatti ricoperto il ruolo di primo ministro in diverse occasioni (1982-1995, 2000-2003, 2014-2017) ed è anche stato Presidente della Repubblica dal 2003 al 2012. All’età di quasi ottantasette anni, nel gennaio del 2017, Anerood Jugnauth ha deciso di ritirarsi dall’incarico di premier, cedendo la leaderhip al figlio, Pravind.

Dopo aver ricoperto il ruolo di vice-primo ministro ed essere stato nominato a capo di diversi ministeri, compreso quello delle Finanze a tre riprese, Pravind Jugnauth si è trovato dunque alla guida del Paese e del partito fondato dal padre nel lontano 1983, il Movimento Socialista Militante (Mouvement Socialiste Militant, MSM), forza di ispirazione socialdemocratica. Dopo la straordinaria vittoria del 2014, il cambio di guardia è stato pagato dal MSM con un calo di consensi, ma il partito di governo ha comunque mantenuto la maggioranza assoluta, eleggendo 38 senatori e consentendo a Pravind Jugnauth di mantenere le redini del governo.

In seconda posizione, con quattordici eletti, troviamo il Partito Laburista (Parti Travailliste, PTR), altra formazione considerata della sinistra socialdemocratica guidata da un ex primo ministro, Navin Ramgoolam, in carica dal 1995 al 2000 e poi nuovamente tra il 2005 ed il 2014. Posto su posizioni più radicali, il Movimento Militante Mauriziano (Mouvement Militant Mauricien, MMM) ha conquistato otto scranni sotto la conduzione di Paul Bérenger (premier dal 2003 al 2005), mentre sono due gli eletti dell’Organizzazione del Popolo di Rodrigues (Organisation du Peuple Rodriguais, OPR), che propone una maggiore autonomia per l’isola di Rodrigues.

Posto che la Costituzione mauriziana prevede la possibilità, per la Commissione di Supervisione Elettorale, di cooptare fino ad ulteriori otto membri del parlamento per permettere la rappresentanza dei gruppi etnici minoritari, la politica dell’arcipelago africano resta decisamente spostata a sinistra, visto che le posizioni più moderate sono quelle dei due partiti che si rifanno alla socialdemocrazia. Inesistenti, invece, le forze di destra, anche moderata.

Da segnalare, infine, il dato riguardante l’affluenza alle urne, aumentata di circa due punti percentuali rispetto al 2014 (76.84%).

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