Israele: niente governo, si torna alle urne

Falliti tutti i tentativi di formare un governo, il presidente israeliano Reuven Rivlin non ha avuto altra scelta se non quella di indire nuove elezioni. Per il momento, Benjamin Netanyahu resta primo ministro ad interim.

Come in occasione del confronto elettorale di aprile, anche questa volta Israele non avrà un governo. Le elezioni del 17 settembre avevano lasciato intravedere questo scenario, ma fino all’ultimo il presidente Reuven Rivlin aveva tentato di fare da mediatore tra i due principali aspiranti alla leadership del governo, il premier in carica Benjamin Netanyahu ed il suo rivale Benny Gantz. Tutti i tentativi effettuati si sono tuttavia rivelati vani, prolungando ulteriormente la crisi politica israeliana e costringendo i cittadini a tornare alle urne per dirimere il bandolo della matassa.

Il primo a ricevere l’incarico da Rivlin era stato proprio Netanyahu, leader del partito di destra Likud (ליכוד, ovvero “consolidamento”). Dopo quattro settimane, la palla era passata a Gantz, esponente del partito  Blu e Bianco (כחול לבן, Kahol Lavan), che ha avuto a disposizione lo stesso lasso di tempo nel tentativo di formare una maggioranza di almeno un seggio. Secondo la Costituzione israeliana, il parlamento ha poi avuto ventuno giorni di tempo, fino all’11 dicembre, per formare un esecutivo con l’appoggio di 61 membri della Knesset sui 120 seggi presenti.

In queste tre settimane, il presidente Rivlin ed il presidente del parlamento, Yuli Edelstein, hanno lanciato ai politici del Paese disperati appelli per evitare una terza tornata elettorale nell’arco di un anno, che avrebbe sancito la definitiva crisi del sistema politico israeliano. La scadenza dell’11 dicembre è invece arrivata senza che nessuno fosse in grado di trovare una soluzione, e dunque Israele dovrà necessariamente tornare alle urne il prossimo 2 marzo. In quest’arco di tempo, Benjamin Netanyahu manterrà l’incarico di primo ministro ad interim, riuscendo, almeno per il momento, a rimandare lo svolgimento dei tre processi che lo vedono imputato con gravi accuse di corruzione.

Per il premier israeliano, ad ogni modo, si annunciano tempi molto difficili. “Bibi” dovrà infatti affrontare una campagna elettorale dalla quale dipenderà il futuro della sua carriera politica, che potrebbe anche terminare in caso di condanna giudiziaria. Come se non bastasse, Netanyahu vede la sua leadership minacciata anche dall’emergere di un’altra figura all’interno del partito, quella di Gideon Sa’ar, pronto ad affrontarlo nella sfida delle primarie.

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