Algeria: astensione di massa alle elezioni presidenziali

Le elezioni presidenziali algerine hanno visto la vittoria di Abdelmadjid Tebboune, ma l’affluenza alle urne è stata inferiore al 40%, segno della prosecuzione della crisi politica nel Paese nordafricano.

Solo gli sprovveduti potevano pensare che le elezioni presidenziali del 12 dicembre avrebbero potuto porre fine alla crisi politica in Algeria. In realtà, la tornata elettorale, organizzata dopo due rinvii ed il ritiro a vita privata dell’anziano e malato presidente Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, non ha fatto altro che confermare la scarsa fiducia di cui godono le istituzioni tra gli elettori algerini.

Come coloro che seguono le vicende politiche africane ben sanno, l’Algeria è stata sconvolta per mesi da proteste che hanno portato alla fine della presidenza di Bouteflika, eliminando la possibilità di una nuova candidatura dell’ultraottantenne, le cui capacità di intendere e di volere sarebbero tutte da verificare. L’establishment politico dell’ormai ex presidente si era però illuso di poter mantenere il controllo del Paese semplicemente impedendo un quinto mandato per l’ottuagenario Bouteflika.

Al contrario, le proteste popolari hanno costretto ad un doppio rinvio delle elezioni presidenziali, che si sono tenute solamente il 12 dicembre nonostante il parere contrario della maggioranza della popolazione. I cinque candidati ammessi, infatti, erano tutti ex ministri o esponenti vicini a Bouteflika: gli algerini hanno ben capito che partecipare alle elezioni avrebbe fornito legittimità ad un cambiamento solamente di facciata, lasciando intatto l’apparato di potere che si è venuto a formare negli ultimi vent’anni.

Proprio per questo motivo, il dato più importante è quello dell’affluenza alle urne, ferma al al 39.88%, la più bassa mai registrata nella storia del Paese. Nel 2014, per fare un paragone, il dato era stato del 50.7%, e già allora era stato considerato come segno di dissenso nei confronti del governo di Bouteflika. Come se non bastasse, quasi il 13% delle schede scrutinate è risultata essere bianca o nulla, riducendo ulteriormente la percentuale di elettori che hanno espresso un’opinione favorevole ad uno dei cinque candidati.

Alla fine, in questa situazione piuttosto farsesca, a spuntarla è stato il settantaquattrenne Abdelmadjid Tebboune, già primo ministro del Paese dal maggio all’agosto 2017 e detentore di diversi ministeri nel corso degli ultimi due decenni, che ha ottenuto il 58.15% dei consensi, ottenendo dunque la vittoria senza bisogno di ricorrere al secondo turno. Tebboune ha nettamente battuto gli altri candidati: Abdelkader Bengrina è infatti giunto secondo con il 17.38%, seguito da Ali Benflis (10.55%), Azzedine Mihoubi (7.26%) e Abdelaziz Belaïd (6.66%). Di fatto, però, Tebboune ha ottenuto meno di cinque milioni di voti su 24.4 milioni di aventi diritto, dato che ridimensiona decisamente il successo di quello che – salvo ulteriori sviluppi – dovrebbe diventare nei prossimi giorni il nuovo presidente algerino.

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