Regno Unito: il Partito Comunista analizza la sconfitta laburista

Il Communist Party of Britain accusa i laburisti di aver propiziato la vittoria di Boris Johnson per non essersi schierati in maniera netta a favore della Brexit.

Il passaggio del Labour verso una posizione di ‘Stop alla Brexit’ non ha trasformato milioni di elettori laburisti in Tories durante la notte della scorsa settimana – ma li ha spinti ad astenersi o votare per ‘Get Brexit Done’“, in questo modo si apre il comunicato di analisi del Partito Comunista Britannico (Communist Party of Britain), che qui riportiamo.

Affrontando una riunione prolungata del comitato politico del Partito Comunista lunedì sera (16 dicembre), il segretaro generale Robert Griffiths ha affermato che altri fattori nella sconfitta delle elezioni generali dwl Labour non dovrebbero essere sovradimensionati per oscurare questo fatto “innegabile e imperativo“.

Sottolineando che i collegi di riferimento di 52 dei 54 seggi persi dal Labour in favore dei Tories avevano votato nel 2016 per lasciare l’UE, ha citato un’analisi del Financial Times che mostra che, in molti collegi elettorali in Gran Bretagna, “più grande era stata la maggioranza per il congedo dall’UE nel referendum, più grande si è rivelato il tasso di astensione e la perdita di seggi laburisti nelle elezioni generali della scorsa settimana“.

Il segretario generale del Partito Comunista ha dichiarato che gli articoli sul tema elettorale del Financial Times avevano anche rivelato la misura in cui i capitalisti monopolistici britannici temevano molte delle politiche del manifesto del Labour, perché “questi non solo minacciavano grandi interessi commerciali, ma erano anche popolari“.

Da qui la determinazione a impedire una vittoria laburista, ha affermato Griffiths, il che significava sostenere Boris Johnson anche se si era allontanato dalla posizione della classe dominante del mantenimento dell’adesione all’UE.

Da qui anche la feroce campagna mediatica contro Jeremy Corbyn, incoraggiata da traditori parlamentari antisocialisti e fanatici pro-UE e il quotidiano Guardian“, ha aggiunto.

Il comitato politico del Partito ha avvertito che “la stessa alleanza di forze ora mira a scacciare del tutto la politica di classe e il socialismo dal Partito Laburista. Vogliono “europeizzare” i laburisti nello stesso fossato riempito da tutti quei partiti socialdemocratici tradizionali le cui politiche pro-UE e pro-mercato hanno causato la perdita di gran parte del loro sostegno elettorale“.

Per quanto riguarda il Primo Ministro Johnson, Griffiths ha considerato che “sarà costretto ad allinearsi con l’UE, proponendo un disegno di legge sulla Brexit e un nuovo accordo commerciale con l’UE che manterrà la Gran Bretagna strettamente allineata con le regole pro-mercato e pro-business del mercato unico dell’UE“.

Si tratterà di una Brexit solo nominale a un costo di circa 33 miliardi di sterline, non della ‘Brexit popolare’ che consentirebbe al governo britannico di sostenere industrie strategiche, riportare pienamente i trasporti e l’energia nella proprietà pubblica, riformare le norme sugli appalti pubblici, tagliare l’IVA , regolamentare il mercato del lavoro e raccogliere fondi per ingenti investimenti in abitazioni e infrastrutture economiche“, ha dichiarato il leader comunista.

Guardando al futuro, i comunisti britannici hanno affermato che l’entità della sconfitta di Labour dovrebbe essere considerata nella sua reale proporzione. Nonostante la perdita dei seggi, la quota percentuale del voto popolare del partito sotto Jeremy Corbyn ha ancora superato quella sotto Neil Kinnock nel 1987, Gordon Brown nel 2010 e Ed Miliband nel 2015.

Più di dieci milioni di persone hanno votato per il più radicale manifesto laburista in oltre tre decenni. Ma la vittoria di Tory significa che a breve verrà lanciata una nuova offensiva contro i diritti sindacali e dei lavoratori – specialmente nei servizi di trasporto e di emergenza – e contro i governi democratici locali. “Solo una campagna di massa militante può far deragliare o modificare queste e altre misure che vedremo nel prossimo Discorso della Regina“, ha esortato Robert Griffiths.

Più fondamentalmente, ha insistito, il movimento operaio deve essere costruito, rafforzato e politicizzato nei luoghi di lavoro e nelle comunità della classe operaia in Inghilterra, Scozia e Galles.

Questa è la base su cui i sindacati, il Partito Laburista, il Morning Star [1] e il Partito Comunista possono rafforzare i loro ruoli vitali nel fornire organizzazione, espressione e direzione all’alleanza popolare, democratica e anti-monopolio che deve svilupparsi nel prossimo periodo“, ha affermato Griffiths.

Il comitato politico del Partito Comunisto ha ribadito il sostegno del partito al progressivo federalismo in Gran Bretagna e alla pacifica riunificazione dell’Irlanda con il consenso popolare.

Ha inoltre accolto con favore la continua crescita dell’adesione al Partito Comunista e ha approvato ulteriori piani per celebrare il centenario del Partito in Gran Bretagna l’anno prossimo.

NOTE

[1] Il Morning Star è un quotidiano britannico di sinistra che si concentra su tematiche politiche, sociali e sindacali.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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