Kosovo: ultimatum del presidente ad Albin Kurti

Tre mesi dopo le elezioni legislative, il Kosovo ancora non ha un governo. Il presidente Hashim Thaçi ha dato il proprio ultimatum ad Albin Kurti per la formazione del nuovo esecutivo.

Il verdetto delle elezioni legislative in Kosovo sembrava promettere la formazione di un governo in tempi abbastanza contenuti: i risultati del 6 ottobre, infatti, avevano premiato le due forze dell’opposizione, penalizzando invece i partiti del precedente governo.

Tutti gli analisti avevano previsto dunque un’alleanza fra Vetëvendosje (“Autodeterminazione”), il partito di Albin Kurti, e  la Lega Democratica del Kosovo (Lidhja Demokratike e Kosovës, LDK), altra forza che in passato era opposto all’esecutivo uscente di Ramush Haradinaj. Tale combinazione avrebbe permesso ad un eventuale esecutivo guidato da Kurti di ottenere una maggioranza appena sufficiente per governare, pari a 61 seggi sui 120 scranni dell’emiciclo kosovaro.

L’unico nodo da sciogliere sembrava essere quello riguardante i rapporti che il nuovo governo avrebbe intrattenuto con la minoranza serba e con il governo di Belgrado, dal quale il Kosovo ha proclamato l’indipendenza unilaterale nel 2008, ottendo un riconoscimento solamente parziale da parte della comunità internazionale. La Lista Serba (in serbo: Српска листа / Srpska lista; in albanese: Lista Serbe), il principale partito della minoranza serba con dieci deputati eletti, aveva più volte accusato Kurti di essere un nazionalista, rifiutandosi di prendere parte alla formazione del nuovo esecutivo (la rappresentanza delle minoranze nel governo è infatti garantita dalla Costituzione kosovara).

Da parte sua, Kurti aveva risposto facendo sapere di essere disponibile a nominare un ministro serbo all’interno della nuova squadra di governo, ma ha anche fatto notare che i voti della Lista Serba non saranno necessari per ottenere la maggioranza all’interno del parlamento: “Vuol dire che la Lista Serba resterà all’opposizione“, ha dichiarato. “Il fatto che uno dei minsitri debba essere serbo, membro della comunità serba, non vuol dire che il partito debba entrare nella coalizione. Rappresenta solo un obbligo costituzionale“. L’aspirante premier kosovaro aveva poi rincarato la dose, accusando la Lista Serba di essere “uno strumento nelle mani di Belgrado“, denunciando brogli nelle aree del Paese dove i serbi sono in maggioranza.

In realtà, in questi tre mesi, Kurti ha faticato a trovare un accordo con la Lega Democratica del Kosovo, procrastinando oltre ogni previsione la formazione del governo. Il tira e molla tra i due potenziali partner di governo è andato talmente tanto per le lunghe da far spazientire il presidente Hashim Thaçi, che proprio in questi giorni ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Kurti, dove chiede al leader di Vetëvendosje di dare una risposta definitiva al Paese.

Come presidente, sono obbligato ad agire senza ulteriori indugi seguendo tutte le misure costituzionali in modo che i cittadini della Repubblica del Kosovo possano avere un governo il più presto possibile“, ha scritto Thaçi in una lettera pubblicata dai media locali. In precedenza, Thaçi e Kurti si erano incontrati il 6 gennaio, ed il presidente aveva dato un’ultimatum di 48 ore al leader del primo partito del Paese, senza però ottenere risultati. Questa volta, Thaçi ha chiesto a Kurti di proporre il nome del primo ministro o di rifiutare il mandato di formare il governo “per affidare il mandato a qualcun altro“.

Come presidente della Repubblica del Kosovo sono obbligato ad agire senza ulteriori indugi, rispettando tutte le misure costituzionali affinché i cittadini del Kosovo possano avere il loro governo il più presto possibile”, si legge ancora nella lettera del presidente. “Considerando i principi democratici, la trasparenza e la correttezza politica, ti ho dato la possibilità e ho chiesto continuamente di proporre un candidato per il primo ministro“, ha scritto Thaçi a Kurti, ricordandogli una sentenza della Corte costituzionale che “non esclude che un partito o una coalizione che vince le elezioni possa rifiutare il mandato di formare un nuovo governo“.

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