Taiwan: Tsai Ing-Wen resta presidente dell’isola

L’11 gennaio si sono tenute a Taiwan le elezioni presidenziali e legislative: Tsai Ing-Wen ha ottenuto un nuovo mandato come capo di Stato, mentre il Partito Progressista Democratico mantiene la maggioranza in parlamento.

Ufficialmente autonominata Repubblica di Cina, Taiwan è oggi riconosciuto come Stato indipendente da appena quindici Paesi, tutti di piccole dimensioni: in Europa, ad esempio, l’unico facente parte di questa lista è la Città del Vaticano. Se, nel corso della guerra fredda, molti Paesi occidentali sostenevano il governo di Taipei contro quello di Pechino, oggi quasi tutto il mondo riconosce la Repubblica Popolare Cinese (la Cina vera e propria) a discapito di Taiwan. Nonostante ciò, Taiwan resta uno Stato indipendente de facto, e lo scorso 11 gennaio ha organizzato le elezioni presidenziali e legislative.

Eletta nel 2016 e divenuta allora la prima donna a conquistare la presidenza di Taiwan, la sessantatreenne Tsai Ing-Wen ha conquistato il suo secondo mandato alla guida dell’isola. La candidata del Partito Progressista Democratico (Mínzhǔ Jìnbù Dǎng) ha ottenuto il 57.13% delle preferenze, battendo Han Kuo-Yu del Kuomintang, lo storico Partito Nazionalista Cinese, (38.61%) e James Soong del Qinmindang (lett. Partito Prima il Popolo), fermo al 4.26%. Tsai Ing-Wen ha fatto segnare anche un nuovo primato, diventando la prima candidata nella storia di Taiwan a superare la soglia degli otto milioni di voti.

Per quanto riguarda le presidenziali, l’affluenza alle urne è stata pari al 74.90%, superando nettamente il 66% di quattro anni fa. Proprio l’elevata partecipazione degli elettori ha permesso alla presidente in carica di ottenere il nuovo record nel numero delle preferenze.

La sfida tra i due principali partiti dell’isola si è ripetuta poi nelle elezioni legislative. Fondato nel 1986, il Partito Progressista Democratico promuove una identità taiwanese distinta da quella cinese, attestandosi su posizioni liberali e progressiste, nonché fortemente critiche nei confronti della Cina e favorevoli ad un aumento delle spese militari. Molto più antico, il Kuomintang ha invece una storia che comincia nel 1912 e che vide il suo apice sotto Chiang Kai-Shek, presidente della Cina dal 1928 al 1949, fino al successo della rivoluzione comunista. Proprio per questa sua storia, il Kuomintang, pur avversando l’attuale governo cinese, non rinnega il legame tra la Cina continentale e Taiwan, e dal 2008 ha promosso politiche di riconciliazione nei confronti di Pechino.

I risultati delle elezioni legislative hanno visto un nuovo successo del Partito Progressista Democratico, che tuttavia ha accusato un leggero calo, fermandosi a sessantuno deputati contro i sessantotto della precedente legislatura. La formazione del presidente Tsai Ing-Wen ha comunque mantenuto la maggioranza assoluta nell’allocazione dei seggi, visto che l’emiciclo taiwanese conta 113 scranni complessivi, favorita dall’articolata legge elettorale locale, che prevede un metodo misto tra first-past-the post e voto su scala nazionale.

Al calo del Partito Progressista Democratico fa da contraltare il leggero incremento del Kuomintang, che elegge trentotto rappresentanti, tre in più rispetto all’ultimo confronto elettorale. In realtà, il divario tra i due partiti principali non è poi così importante, visto che nel vosto su scala nazionale la differenza è stata inferiore alle 100.000 preferenze: a fare la differenza sono stati i singoli collegi elettorali, che hanno premiato il partuito al potere per 46 a 22.

Forte delusione invece, per il Qinmindang, che ha perso tutti i suoi tre seggi. Calo anche per i liberali di sinistra del Partito del Nuovo Potere (Shídài Lìliàng), che passa da cinque a tre seggi, mentre entrano in parlamento due nuovi partiti: si tratta degli indipendentisti del Taiwan Statebuilding Party, che eleggono un singolo deputato, e soprattutto dei liberali di centro del Partito Popolare di Taiwan, nato nell’agosto del 2019, che alla sua prima esperienza elettorale ha conquistato cinque scranni.

La composizione dell’emiciclo di Taipei è completata da cinque parlamentari eletti come indipendenti. Resta fuori dal parlamento, infine, il Partito dei Lavoratori (Láodòng Dǎng), erede del Partito Comunista Taiwanese, che propone l’applicazione anche a Taiwan del socialismo con caratteristiche cinesi e la riunificazione graduale con Pechino, seppur con uno status autonomo per l’isola.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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