I comunisti iraniani contro la guerra

In seguito all’atto terroristico statunitense contro Qasem Soleimani, la tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è salita a tal punto da far temere una nuova guerra in questa martoriata regione del mondo. Contrari tanto all’imperialismo statunitense quanto al regime teocratico iraniano, i comunisti del partito Tūdeh lanciano un appello contro un nuovo conflitto.

Le ultime due settimane sono state di grande intensità per tutto il popolo iraniano. Dal proprio esilio europeo, dove è costretto a causa della repressione operata dal regime khomeinista, il partito iraniano del Tūdeh (Ḥezb-e Tūdeh-ye Īrān) sta attivamente seguendo gli eventi che rischiano seriamente di portare ad una guerra aperta tra Iran e Stati Uniti.

La posizione del partito resta inamovibilmente contraria ad ogni atto di imperialismo statunitense contro l’Iran, l’Iraq ed altri Paesi mediorientali, ma avversa anche la propaganda del regime teocratico khomeinista, che nel corso degli anni ha imprigionato e condannato a morte migliaia di militanti politici comunisti.

Di seguito riportiamo il comunicato pubblicato lo scorso 8 gennaio dal Comitato Centrale del partito iraniano del Tūdeh.

Cari compatrioti!

Il regime teocratico della Velayat-e Faqih in Iran [1] ha fatto un passo pericoloso nell’escalation della crisi creata dopo l’assassinio di Qasem Soleimani e dei suoi compagni, potenzialmente trascinando l’Iran in una guerra devastante, attraverso l’attacco missilistico contro due basi militari statunitensi in Iraq (ad al-Anbar ed Erbil). Va notato che Donald Trump, il presidente razzista di destra degli Stati Uniti, nei giorni precedenti aveva avvertito crudelmente di una reazione militare sproporzionata a qualsiasi azione di ritorsione intrapresa dal regime iraniano nel contesto dell’assassinio di Soleimani, e aveva minacciato che gli Stati Uniti fossero pronti ad attaccare pesantemente 52 obiettivi strategici in Iran, tra cui una serie di siti culturali. La risposta della Repubblica Islamica con i missili balistici e l’annuncio che questi attacchi sono stati lanciati dal territorio dell’Iran danno dimensioni molto pericolose a questa ultima disavventura da parte del regime.

Un attento esame delle dichiarazioni rilasciate dall’IRGC [2], la posizione assunta dal ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e il discorso di oggi del leader supremo Ali Khamenei suggeriscono che il regime ha scommesso che gli Stati Uniti non avrebbero reagito a questi attacchi missilistici, lasciando così aperta al regime – dopo tutte le sue minacce di operare una “dura vendetta” sugli Stati Uniti e di “schiaffeggiarli duramente” – la strada per i successivi negoziati con gli Stati Uniti. Nel suo discorso di oggi (8 gennaio), Khamenei ha dichiarato: “È accaduto un incidente importante. Il problema della ritorsione è qualcos’altro. Ora sono stati schiaffeggiati. Questo è un altro problema. Azioni militari come questa non sono adeguate per tale questione. La presenza dannosa degli Stati Uniti nella regione dovrebbe terminare”.

In un messaggio pubblicato oggi sulla pagina Facebook ufficiale del Primo Ministro iracheno ad interim, Adel Abdul Mahdi, è stato affermato che Tehrān aveva pre-informato Baghdad del suo attacco missilistico. Nel messaggio, che portava la firma del suo portavoce, si affermava che il governo iracheno aveva ricevuto un messaggio verbale ufficiale dalla Repubblica Islamica dell’Iran che avvertiva che la “risposta all’assassinio di Qasem Soleimani” era iniziata o inizierà. Questo messaggio affermava inoltre – citando il regime – che l’attacco alle posizioni delle forze statunitensi in Iraq “sarà limitato”.

Sulla base delle valutazioni degli attacchi missilistici dell’Iran da parte di esperti militari – che sono stati trasmessi dalla CNN, il canale di notizie degli Stati Uniti – è stato dichiarato: “Se l’obiettivo degli attacchi missilistici dell’Iran era quello di colpire le forze americane, questo attacco non sembra razionale, ma se l’obiettivo di questo attacco era attuare gli ordini di Ali Khamenei di punire gli Stati Uniti per l’omicidio di Qasem Soleimani, embra molto ragionevole”. Secondo ILNA [3], citando il sito web della CNN, un funzionario militare degli Stati Uniti ha affermato che le loro forze avevano ricevuto un avvertimento prima degli attacchi missilistici della Repubblica Islamica. Il funzionario americano ha detto che l’esercito aveva ricevuto un avvertimento per innescare l’allarme della minaccia d’assalto e, quindi, le forze presenti alla base sono state in grado di guadagnarei loro rifugi.

Cari compagni iraniani!

In una dichiarazione che il nostro partito ha rilasciato dopo l’assassinio di Qasem Soleimani, è stato affermato che mentre condanniamo l’atto terroristico dell’amministrazione Trump – che indica il suo totale e criminale disprezzo per il diritto internazionale – crediamo che tutti gli sforzi debbano essere fatti per per prevenire l’escalation di una crisi nella regione e l’aumentare delle tensioni verso pericolosi conflitti militari. Abbiamo anche sottolineato che i conflitti di guerra e militari in Medio Oriente andranno a beneficio solo delle forze più reazionarie e anti-popolari nella regione e in tutto il mondo, e sarebbero contrari agli interessi della nostra nazione e dei lavoratori.

L’esperienza storica dimostra che molti dei conflitti distruttivi nel mondo sono iniziati a causa di politiche imprudenti e provocatorie di questo tipo. La più grande minaccia alla nostra patria e alla regione è rappresentata dal fatto che né la leadership della Repubblica Islamica né il presidente degli Stati Uniti, nel fare la loro analisi finale, hanno mai preso in considerazione – né prenderanno mai in considerazione – gli interessi del popolo della regione e della propria nazione.

Il partito iraniano del Tūdeh chiede ancora una volta a tutte le forze progressiste, amanti della libertà e amanti della pace dell’Iran, della regione e di tutto il mondo di compiere ogni sforzo per evitare l’escalation di tensioni e pericolosi conflitti militari nella regione.

I “conflitti militari limitati” non solo non porteranno alla riduzione delle tensioni ma potrebbero indubbiamente gettare le basi per devastanti conflitti militari che sarebbero certamente catastrofici per la nostra patria e la regione. L’esperienza dei due attacchi militari statunitensi contro l’Iraq e la tragedia che la popolazione di quel Paese ha affrontato negli ultimi due decenni è una chiara indicazione di ciò che potrebbe attendere oggi la nostra patria. Sottolineiamo ancora una volta che non dovremmo permettere ai leader reazionari e antipopolari dei regimi al potere in Iran e negli Stati Uniti di trascinare la regione del Medio Oriente nel fuoco e nel sangue con la crisi di un’altra guerra. Sforzarsi di mantenere la pace e prevenire l’inizio di una guerra devastante è di urgente e massima importanza nella situazione attuale, per difendere gli interessi dei lavoratori iraniani e di tutta la nazione.

NOTE

[1] Velāyat-e faqih (“tutela del giurisperito” o più precisamente “autorità cognitiva assoluta del giurisperito”) è una dottrina ideata da Khomeini secondo cui il giurista musulmano, in quanto esperto della legge (shari’a) che è emanata direttamente da Dio, della quale egli è interprete autentico nella sua veste di mujtahid, ha il compito di sovrintendere a ogni azione del Parlamento perché si conformi a quella che il giurista (faqih) stesso ritiene essere la corretta interpretazione della shari’a.

[2] Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

[3] L’Iranian Labour News Agency è un’agenzia stampa iraniana.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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