Elezioni regionali: nessun vero vincitore tra Emilia-Romagna e Calabria

Il voto regionale in Emilia-Romagna e Calabria ha visto vincere rispettivamente il centro-sinistra ed il centro-destra, ma in realtà nessuno sembra avere reali motivazioni per festeggiare.

Il 26 gennaio è stato il giorno delle elezioni regionali in Calabria ed Emilia-Romagna. I risultati sono oramai noti ai più, dunque li riepilogheremo brevemente prima di dire la nostra sull’esito elettorale.

Partiamo dall’Emilia-Romagna, dove il candidato del centro-sinistra, Stefano Bonaccini, ha ottenuto un secondo mandato alla guida della regione. Bonaccini ha ottenuto il 51.42% dei consensi, superando la sfidante del centro-destra, Lucia Borgonzoni (43.63), mentre terzo si è classificato Simone Benini, candidato del Movimento 5 Stelle (4.74%).

Esito opposto, invece, in Calabria, dove il centro-destra ha conquistato la regione. Jole Santelli ha infatti ottenuto il 55.29% dei consensi, battendo nettamente il rivale di centro-sinistra, Filippo Callipo (30.14%), ed il pentastellato Francesco Aiello (7.35%).

L’attenzione dell’opinione pubblica era puntata soprattutto sull’Emilia-Romagna, visto che, dopo la vittoria leghista in Umbria, Matteo Salvini si era posto l’obiettivo di conquistare un’altra regione rossa. Nonostante la campagna elettorale violenta ed oscena, con l’utilizzo di futili espedienti come la celebre “citofonata” e lo sfruttamento senza vergogna del caso di Bibbiano, il centro-destra non è riuscito a scalare la montagna. Il risultato non sarebbe poi neppure negativo considerando il contesto emiliano-romagnolo e la storia politica di questa regione, ma era stato proprio Salvini a fare di queste elezioni un referendum sulla sua persona, ed è dunque lui ad aver perso, non la candidata invisibile Lucia Borgonzoni, che ha delegato al leader nazionale tutta la campagna elettorale.

La Lega, dunque, perde perché non è riuscita nel suo principale obiettivo, ma anche perché non sfonda neppure in Calabria, dove all’interno del centro-destra viene battuta, seppur di pochissimo, dalla moribonda Forza Italia (12.34% per il partito di Silvio Berlusconi contro il 12.25% per quello di Salvini), che oltretutto ha espresso il candidato alla presidenza della regione. La Calabria, del resto, è una regione nella quale vige una continua alternanza tra i due poli, dunque un successo del centro-destra era facilmente pronosticabile dopo gli anni del democratico Mario Oliverio.

Per la Lega, dunque, queste elezioni hanno segnato una battuta d’arresto rispetto all’ascesa continua avvenuta tra elezioni politiche, elezioni europee e recenti elezioni regionali. Dall’altro lato, però, non può gioire neppure il Partito Democratico di Nicola Zingaretti. Nonostante tutto, la vittoria in Emilia-Romagna dovrebbe rientrare nella normalità delle cose, e dunque non può essere certo salutata come un’impresa, mentre una sconfitta sarebbe stata una tragedia per il PD tale da minare alle basi l’attuale governo italiano. In Calabria, invece, il PD si afferma come primo partito (15.19%), ma il candidato Callipo resta distante di ben venticinque punti percentuali.

Il Partito Democratico, insomma, si è salvato in extremis dalla tragedia, vincendo per la prima volta le elezioni regionali negli ultimi nove confronti avvenuti, compresa la pesante sconfitta in Umbria. Con ben pochi meriti, il PD conserva la sua regione rossa soprattutto grazie ad un elettorato che ingenuamente ancora vede in questo partito il lontano erede del Partito Comunista Italiano, magari sperando in una virata a sinistra della leadership politica, ed a tutta quella rete, ben radicata sul territorio, messa in piedi dal PCI. Una mano è venuta anche dal movimento delle Sardine, che abbiamo criticato per la scarsità di idee, ma che, pur nella sua confusione ideologica, in fondo ha realizzato l’unico obiettivo chiaro che si era prefissato, non lasciare l’Emilia-Romagna in mano a Salvini.

L’ultimo capitolo, quello più drammatico, va riservato al Movimento 5 Stelle, che oramai sembra aver esaurito il proprio ciclo, destinato ad un declino inevitabile ed infine alla morte politica. Il M5S crolla sotto tutti i punti di vista in entrambe le regioni: in Emilia-Romagna fa segnare un risultato peggiore rispetto a quello ottenuto subito dopo la fondazione, mentre in Calabria, regione che era stata fondamentale nel successo delle ultime elezioni politiche, non ottiene neppure un seggio sui trenta del consiglio regionale. Deluso dai due governi con partecipazione pentastellata, l’elettorato che dal centro-sinistra si era spostato verso il M5S sta oramai tornando all’ovile del PD.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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