Perù: crollo dei partiti tradizionali, parlamento frammentato

Le elezioni legislative peruviane hanno restituito un parlamento assai frammentato, in seguito al crollo dei partiti “tradizionali”. Intanto, la leader della destra, Keiko Fujimori, è stata nuovamente incarcerata dopo essere stata messa in libertà a novembre.

Non si era mai vista una situazione di questo tipo in Perù: alle elezioni legislative del 26 gennaio, convocate dopo che il presidente Martín Vizcarra aveva sciolto anticipatamente il parlamento, nessun partito ha superato la soglia dell’11%. Il risultato: nessun vincitore ed un emiciclo assai frammentato.

In precedenza, l’unica camera era controllato da Fuerza Popular (FP), il partito di estrema destra capeggiato da Keiko Fujimori (in foto), figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, in carica dal 1990 al 2000 e condannato a venticinque anni di prigione per crimini contro l’umanità, secondo una sentenza del 2009. Dopo aver tentato invano la scalata alla presidenza, venendo sconfitta sia nel 2011 che nel 2016, Keiko ha seguito le orme del padre in un altro senso, quello dei problemi con la giustizia. La leader politica della destra, dopo aver già passato tredici mesi di prigione fino a novembre, è stata infatti condannata a quindici mesi di detenzione preventiva con l’accusa di riciclaggio e di finanziamenti illeciti ricevuti nella campagna elettorale del 2011.

Le vicende giudiziare di Keiko, che rischia una condanna molto più pesante in caso di condanna definitiva, hanno minato la credibilità di Fuerza Popular, che, una volta primo partito del Paese, ha visto i propri consensi crollare al 7.24%, eleggendo appena quindici deputati contro i settantatré della precedente legislatura.

Se Fuerza Popular accusa una perdita importante, anche gli altri partiti “tradizionali” non possono festeggiare. Lo storico partito di centro-sinistra APRA (Alianza Popular Revolucionaria Americana – Partido Aprista Peruano) dell’ex presidente Alan García Pérez (in carica dal 1985 al 1990 e poi dal 2006 al 2011) ha ottenuto il peggior risultato della sua storia, scendendo al 2.72%, e non eleggendo nessun deputato per la prima volta dal 1963, visto che la soglia di sbarramento è fissata al 5%. Nessun deputato neanche per Contigo, il partito di un altro ex capo di Stato, Pedro Pablo Kuczynski (2016-2018), che si attesta addirittura sull’1.07%, il peggior risultato tra tutte le liste candidate. Cala anche la sinistra socialdemocratica del Frente Amplio (El Frente Amplio por Justicia, Vida y Libertad), che elegge solo nove parlamentari contro i venti ottenuti nella consultazione del 2016.

Tale situazione ha premiato le compagini di recente formazione, o più in generale quelle che si sono presentate con un programma “antisistema”. Il partito di centro destra Acción Popular (AP) ha conquistato la rappresentanza più cospicua con il 10.31% dei consensi e venticinque deputati, pari ad un incremento di venti scranni. Entrano per la prima volta in parlamento il Frente Popular Agrícola del Perú (FREPAP), di ispirazione religiosa evangelica, con quindici seggi, gli indigenisti di Unión por el Perú, con tredici eletti, i “populisti” di sinistra di Podemos Perú, con undici, ed i centristi radicali del Partido Morado, con nove.

Tra le formazioni che erano già avevano una rappresentanza parlamentare, invece, mantengono il medesimo numero di deputati il Partido Democrático Somos Perú (PDSP), di centro-destra, che conferma i suoi undici deputati, e soprattutto i conservatori di Alianza para el Progreso, che con i loro ventidue eletti saranno la seconda forza del nuovo parlamento.

Considerata la composizione frammentaria dell’emiciclo di Lima, il presidente Martín Vizcarra dovrà darsi da fare per ottenere il sostegno del maggior numero possibile di parlamentari, anche se molti hanno interpretato positivamente l’ingresso di nuovi partiti, visto che Vizcarra ha lanciato di recente una campagna contro la corruzione che è andata a colpire le formazioni “tradizionali”. Da capire anche se Vicente Zeballos verrà confermato nel ruolo di premier, visto che, in meno di due anni di presidenza, Vizcarra ha già nominato ben quattro primi ministri, carica che comunque ha un potere limitato in una repubblica dal forte accento presidenziale come quella peruviana. Sia Vizcarra che Zeballos, in particolare, sperano che il nuovo parlamento possa dare il via libera alla nuova legge elettorale, che invece era stata osteggiata nella precedente legislatura.

I dati esposti potrebbero subire leggere variazioni, visto che al momento è stato analizzato circa il 90% dei voti, ma non si prevedono modifiche sostanziali.

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