Concetto Marchesi: “Perché sono comunista”

Concetto Marchesi (Catania, 1º febbraio 1878 – Roma, 12 febbraio 1957) è stato un politico, latinista e accademico italiano. In occasione della ricorrenza della sua nascita, vi proponiamo un significativo brano tratto da Perché sono comunista, pubblicato nel 1956.

Il 1° febbraio 1878, nasceva, a Catania, Concetto Marchesi, uno dei maggiori latinisti italiani. Iscritto al Partito Socialista italiano dal 1895, aderì al Partito Comunista d’Italia sin dalla sua fondazione, nel 1921. Collaboratore di Amadeo Bordiga dal 1924, nel 1931 giurò fedeltà al Fascismo su indicazione dello stesso Partito Comunista, che ritenne utile mantenere un punto di riferimento per attività politiche cospirative presso l’Università di Padova, dove Marchesi insegnava latino medievale.

In seguito alla caduta del Fascismo, divenne rettore della stessa Università ed entrò a far parte dell’Assemblea Costituente come membro del Paritto Comunista Italiano. Fu in seguito eletto deputato nelle prime due legislature repubblicane, sempre nelle liste del PCI.

Morì, a Roma, il 12 febbraio 1957, quando ancora in corso la seconda legislatura. Il segretario del PCI, Palmiro Togliatti, tenne un discorso di commemorazione presso la Camera dei Deputati.

In occasione della ricorrenza della sua nascita, vi proponiamo un significativo brano tratto da Perché sono comunista, pubblicato nel 1956 a Milano, per la Federazione milanese del Partito Comunista Italiano, basato su un discorso tenuto al Teatro Nuovo di Milano il 5 febbraio 1956, su invito del gruppo milanese “Amici della rivista Rinascita”. Il brano sarebbe poi stato ripreso in Umanesimo e comunismo (Editori riuniti, 1958).

Per un approfondimento dettagliato sulla figura di Concetto Marchesi si raccomanda la lettura dell’opera Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano, pubblicato lo scorso anno da Luciano Canfora per Laterza.


Le parole soverchiamente benigne di Raffaele De Grada non valgono ad attenuare il mio turbamento nel presentarmi, questa volta, a voi cittadini, amici e compagni di Milano. Parlare di sé è impresa ambiziosa e fastidiosa e mortificante spesso, soprattutto se non ci sia un mutamento di rotta che abbia a un certo punto cambiato o spezzato la direzione della nostra vita. Ma pure per chi ha vissuto lunghi anni il guardare indietro nella propria esistenza è quasi un ripercorrere periodi importanti, capitali della storia umana.

Perché sono diventato comunista?

Altre volte mi è stata fatta questa domanda. È un perché di anni lontani, che mi riporta alle vendemmie e alle falciature della mia campagna catanese. Filari e filari di viti dentro un’ampia cerchia di mandorli e di ulivi e un suono di corno che radunava le vendemmiatrici.

Vigilavano i guardiani con mille occhi: ed esse sparivano curve nel folto dei pampini, da cui rispuntavano colmi canestri ondeggianti su invisibili teste. All’Ave Maria l’ultimo suono di corno: e la giornata finiva con un segno di croce.

Ma i piedi scalzi dovevano correre per chilometri prima di giungere a notte in un tugurio dove era il fumo di un lucignolo e quello di una squallida minestra. Queste cose sapevo e vedevo; e a giugno mi accadeva più volte di scorgere uomini coperti di stracci avviarsi verso la piana desolata con un pezzo di pane nella sacca e una cipolla e la bomboletta di vino inacidito, destinato, secondo il costume, all’uso dei braccianti.

Così negli anni della puerizia cresceva in me un rancore sordo verso l’offesa che sentivo mia, che era fatta a me e gravava su di me come una insensata mostruosità, perché insensate e mostruose mi parevano le ragioni addotte a giustificarla.

Avevo l’animo dell’oppresso senza averne la rassegnazione.

Cosi nell’età in cui si comincia ad essere qualche cosa, sentivo nella causa dei lavoratori la mia stessa causa, mentre la reazione all’ambiente familiare borghese o piccolo borghese favoriva la proletarizzazione del mio spirito, a cui, negli anni dell’adolescenza, si aggiungeva un’elementare consapevolezza dottrinaria. Proudhon prima, — di cui non avvertivo ancora la verbosità prolissa e paradossale e la concezione tra utopistica e liberale borghese — mi percoteva con la sonante apostrofe al Michelet, il quale ripigliando la celebre frase «la proprietà è un furto», avvertiva sarcasticamente: «Se è cosi, sono in Francia 25 milioni di proprietari che non si lasceranno spogliare». E la risposta di Proudhon mi era fitta nella memoria: «Sì, quella frase è mia, quella definizione è mia, essa è il più grande avvenimento del regno di Luigi Filippo, essa è l’unico bene che io abbia sulla terra, e, quanto ai 25 milioni di proprietari, chi vi dà il diritto di supporre che si abbia bisogno del loro consenso?».

Dopo Proudhon, Mazzini, col suo misticismo profetico e il suo visionario solidarismo di classe; e poi, il gran fascio di luce, il Manifesto di Londra del 1848 (il Manifesto del Partito Comunista, di Marx ed Engels, ndr), il messaggio rivelatore che comprendeva il passato, il presente, l’avvenire.

Alla lettura di quelle pagine una solida gioia empiva l’animo mio. Da allora compresi che una guerra era cominciata nel mondo per una infallibile vittoria: compresi che del proletariato in marcia nessuna forza avrebbe arrestato il cammino. E, in verità, amici e compagni, quell’opuscolo di 23 pagine, pubblicato nel febbraio di 108 anni addietro, è l’opera più ricca di germi che il secolo diciannovesimo abbia prodotto. Esso non parla di ciò che è bene e di ciò che è male, ma di ciò che avviene e diviene nella società umana; non parla in nome del diritto naturale o della ragione suprema, ma in nome di una realtà che, piaccia o no, bisogna riconoscere nel fluire stesso delle cose, nella unità e continuità di tutta la storia, la quale finora è stata una storia di classi in urto fra di loro. Quell’opuscolo era l’opera di due uomini di genio che dai moti rivoluzionari dei paesi europei — Inghilterra, Francia, Belgio, Germania — avevano tratto la dottrina, lo spirito, l’attività di un partito che fra poco avrebbe scosso il mondo: l’Internazionale dei lavoratori; e dello strumento di guerra aveva l’esatta formulazione, per enunciati rapidi e lucidi anziché per dimostrazioni.

Diceva ciò che è, non ciò che dovrebbe essere, ciò che accade, non ciò che dovrebbe accadere: ciò che accade necessariamente. E qui sentivo la forza di quelle parole, in questo imperativo della necessità, per cui la storia della borghesia nei suoi vari sviluppi, fino al prodigioso progresso della tecnica, alla conquista dei mercati mondiali e ai conseguenti assetti politici è la storia stessa del proletariato. Senza l’una non ci sarebbe l’altra. Non è da negare l’influsso della dialettica hegeliana sulla gioventù di Marx e di Engels per quanto riguarda l’idea della lotta di classe e il concetto che ogni condizione presente contiene in sé la propria negazione; ma non per questo daremo merito a chi vorrebbe dimostrare la ortodossia hegeliana di Carlo Marx la cui dottrina ha dovuto sovvertire radicalmente l’hegelismo per essere una dottrina rinnovatrice…

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.