Stati Uniti: la posizione dei comunisti in vista delle presidenziali 2020

In questi giorni, tengono banco le discussioni circa i risultati delle primarie democratiche in Iowa, con il sospetto di brogli per avvantaggiare il candidato dell’establishment Pete Buttigieg sul socialista Bernie Sanders. Intanto, il Partito Comunista detta la propria linea in vista delle presidenziali di novembre.

Situato nel Midwest degli Stati Uniti, l’Iowa è uno Stato relativamente poco significativo dal punto di vista demografico, contando poco più di tre milioni di abitanti, ma risulta particolarmente importante in quanto tradizionale prima tappa delle primarie.

Le primarie democratiche di quest’anno sono state caratterizzate da ritardi che hanno messo in evidenza diverse criticità del sistema delle primarie e della tecnologia utilizzata, costringendo al conteggio manuale delle schede. Non sono in pochi, però, ad aver lanciato l’accusa di brogli, con il fine di ridimensionare la vittoria del candidato socialista Bernie Sanders, mal sopportato all’interno dello stesso Democratic Party, non essendo del tutto organico allo stesso.

Al contrario, l’establishment del partito preferirebbe un candidato più moderato e tradizionale come Pete Buttigieg, nome emerso negli ultimi giorni in sostituzione della candidatura “bruciata” di Joe Biden. I risultati (quasi) finali dicono che in realtà Sanders avrebbe preso una manciata di voti in più rispetto a Buttigieg (circa 2.700), verdetto però ribaltato dal sistema elettorale decisamente maggioritario. Alla fine, dunque, Buttigieg si è visto attribuire due delegati in più, 564 contro 562.

Una differenza da nulla, visto che Sanders potrebbe facilmente ribaltare quest’esito già a partire alle prossime elezioni primarie, quelle del New Hampshire, dove l’unico candidato dichiaratamente “socialista” parte come favorito. Il vero avversario del veterano della politica, però, è lo stesso Partito Democratico, che farà di tutto per fermare la sua corsa alle elezioni presidenziali, come dimostrano i mass media che stanno facendo di tutto per indirizzare il voto verso Buttigieg.

La realtà è che il caso di Sanders dimostra una delle tante debolezze del sistema politico statunitense, il cui bipartitismo de facto ha costretto lo stesso Bernie ed altri politici di sinistra a candidarsi tra le fila di un partito che ha posizioni politiche del tutto dissonanti con le proprie. Tuttavia, per poter puntare all’elezione in qualsiasi tipo di elezioni l’unica possibilità è al momento quella di partecipare sotto l’egida di uno dei due partiti principali.

I limiti del bipartitismo statunitense sono stati messi in evidenza anche dal Partito Comunista degli Stati Uniti (Communist Party of the United States of America, abbreviato in CPUSA), attraverso l’analisi affidata a Maicol David Lynch sul sito del partito: “Dare il nostro voto per un democratico liberale o progressista alle elezioni di novembre ci rende meno “comunisti” di qualcuno che resta a casa in attesa che scoppi una rivoluzione violenta domani? No, significa solo che stiamo vivendo nella realtà“, scrive Lynch. E ancora: “Non possiamo aspettarci che i candidati presidenziali del 2020 rappresentino i nostri obiettivi a lungo termine per il socialismo in questo Paese, ma possiamo radunarci con le masse di lavoratori americani per sconfiggere l’estrema destra a novembre e quindi gettare le basi per un futuro più democratico e socialista“.

Al momento, dunque, il sistema politico statunitense permette ben poco margine di manovra ai comunisti: l’unica possibilità concreta è quella di sostenere la candidatura più a sinistra del lotto, dunque quella di Bernie Sanders, la cui elezione rappresenterebbe comunque uno stravolgimento delle posizioni tradizionali dei presidenti degli Stati Uniti in materia di politiche economiche e sociali. Ad alcuni sembrerà uno scendere a compromessi, ma a nostro avviso tale scelta rappresenta l’unica possibile soluzione a breve termine e dimostra la capacità dei comunisti statunitensi di uscire dal dogmatismo per cedere il passo al pragmatismo, in attesa di tempi migliori.

Di seguito la traduzione integrale dell’articolo.


Il Partito Comunista degli USA sin dalla sua fondazione, quasi 101 anni fa, ha mantenuto la leadership della classe operaia e una visione del mondo rivoluzionaria della classe operaia unica rispetto a qualsiasi altro partito politico nel Paese. Detto questo, la nostra strategia e le nostre tattiche a breve termine sono state prese di mira da molti di sinistra che non comprendono la natura della classe operaia americana e le lotte immediate a portata di mano.

Ad esempio, i termini “progressista”, “socialdemocratico”, “socialista” e “comunista” sono difficilmente compresi al di fuori della bolla di sinistra all’interno della quale spesso dimentichiamo di vivere. Le masse di americani che lavorano sono davvero frustrate dal sistema bipartitico, da cui l’elezione di Trump nel 2016, ma non chiedono affatto un violento rovesciamento del governo a favore di un sistema socialista di tipo sovietico. Cerchiamo di essere chiari: gli americani chiedono assistenza sanitaria universale, istruzione universitaria accessibile o gratuita, posti di lavoro, la fine della guerra e dell’imperialismo, ecc. Queste sono riforme che potrebbero essere realizzate sotto un governo progressista, ma è importante ricordare che l’assistenza sanitaria universale e lo “stato sociale” sono stati ostacolati anche dai governi liberali e socialdemocratici in Europa.

Il compagno Denny sottolinea giustamente nella sua risposta a questa domanda che “il liberalismo ostacola la leadership della classe operaia”, ma perché fermarsi qui? E i liberali sono il principale nemico della classe operaia americana in questo momento? No. Anche il conservatorismo e il fascismo rientrano nella categoria delle ideologie politiche anti-lavoratrici, ed è il pericolo fascista dell’amministrazione repubblicana di Trump che sta minacciando il progresso della democrazia e le riforme a favore del lavoro e del popolo.

È anche importante ricordare che il termine “liberale” rappresenta un obiettivo mobile. Simón Bolívar, il padre fondatore liberale della Gran Colombia del XIX secolo (che comprendeva gli odierni Stati di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama), ha preceduto Marx, Engels, Lenin e gli ideali della rivoluzione socialista. Ma la sua eredità continua a ispirare movimenti di sinistra in America Latina, dalla Rivoluzione Bolivariana a guida chavista in Venezuela ai guerriglieri marxisti di sinistra noti come FARC in Colombia.

Inoltre, la maggior parte dei leader sindacali progressisti e gli elettori americani della classe operaia tendono a identificarsi come “liberali”, sebbene possano essere al 100% per Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e le riforme socialiste che sostengono. Le etichette possono essere molto pericolose quando si costruisce un movimento di massa per il socialismo, specialmente negli Stati Uniti dove termini come “socialdemocratico”, “socialista” e “comunista” non sono ancora ampiamente compresi dalla maggior parte degli americani che lavorano duramente.

Quindi qual è il nostro lavoro? Dobbiamo continuare a svolgere un ruolo guida nel più ampio movimento contro Trump e l’estrema destra. Possiamo farlo mentre costruiamo il partito e spingiamo i lavoratori a unirsi attorno alle questioni in cui possono essere organizzati e radicalizzati: unità, istruzione e solidarietà sono la chiave del successo dei movimenti, dopo tutto. Non possiamo perderci in etichette o in singoli candidati liberali o conservatori, poiché la lotta continuerà a lungo dopo che Bernie Sanders e Donald Trump finiranno nella tomba. Dare il nostro voto per un democratico liberale o progressista alle elezioni di novembre ci rende meno “comunisti” di qualcuno che resta a casa in attesa che scoppi una rivoluzione violenta domani? No, significa solo che stiamo vivendo nella realtà. Dopotutto, l’Unione Sovietica si alleò con le potenze capitaliste guidate dal (liberale) Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti e dal (conservatore) Winston Churchill in Gran Bretagna, eppure i sovietici non rinunciarono mai alla loro visione del mondo marxista-leninista nonostante lavorassero con forze non comuniste per sconfiggere il fascismo al fine di ottenere vantaggi immediati per una sopravvivenza a lungo termine del socialismo. Se l’Unione Sovietica ha potuto farlo, perché non possiamo farlo noi? Trump e il Partito Repubblicano non saranno cacciati via in nessun altro modo, se non attraverso le elezioni di novembre. Dobbiamo tenerlo bene a mente!

I movimenti si basano su temi e idee, quindi lasciamo che la lotta in questo “momento socialista” sia la nostra guida per raggiungere una leadership permanente della classe operaia in questo Paese. Non diamo all’establishment democratico così tanto potere nel definire ciò che la lotta rappresenta per le masse di lavoratori americani. Facciamo sì che la lotta sia nostra! Come ha affermato una volta Gus Hall, l’ex segretario generale del CPUSA, “Dobbiamo ricordare che questa è politica borghese, non politica socialista”. Non possiamo aspettarci che i candidati presidenziali del 2020 rappresentino i nostri obiettivi a lungo termine per il socialismo in questo Paese, ma possiamo radunarci con le masse di lavoratori americani per sconfiggere l’estrema destra a novembre e quindi gettare le basi per un futuro più democratico e socialista. Insieme, ce la faremo!

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