L’Azerbaigian resta il regno di Ilham Aliyev

Le elezioni legislative del 9 febbraio hanno confermato il dominio del partito del presidente Ilham Aliyev. La partecipazione delle opposizioni alla competizione elettorale è stata fortemente limitata.

Ex repubblica sovietica, l’Azerbaigian è governato da una dinastia praticamente dalla fine dell’URSS. Ottenuta l’indipendenza nel 1991, questo Paese ha infatti attraversato un periodo di lotte intestine nella prima parte della sua storia da nuovo stato. In una serie di rivolte e golpe, in pochi mesi vi furono diversi avvicendamenti nel ruolo di capo di stato: Ayaz Mutallibov venne deposto da Yagub Mammadov nel marzo del 1992, salvo poi tornare al potere per quattro giorni nel mese di maggio. Alla fine, fu Isa Gambar a traghettare il Paese verso le elezioni di giugno, dove emerse la figura di Abulfaz Elchibey, destinato però ad una breve durata politica.

Asfissiato dalla difficoltà di costruire un nuovo stato, dalle proteste popolari e dal conflitto con l’altra neonata repubblica caucasica, l’Armenia, per il controllo del Nagorno Karabakh e del Naxichevan, territori contesi tra i due Paesi, Elchibey finì per cedere il potere ad Heydar Aliyev, uomo che vantava già una importante carriera politica ai tempi sovietici. Fondatore del Partito del Nuovo Azerbaigian (Yeni Azərbaycan Partiyası, YAP), Aliyev assunse ufficialmente la carica di capo di stato 3 ottobre 1993, mantenendola poi per dieci anni, fino all’ottobre del 2003, due mesi prima della sua morte.

Nel corso del suo decennio presidenziale, Aliyev si è impegnato in una vasta campagna per diffondere il culto della sua personalità. Dal punto di vista politico, ha subito fatto capire di voler optare per un riavvicinamento con l’Occidente, firmando già nel 1994 un partenariato per la pace con la NATO ed un accordo di cooperazione con l’Unione Europea nel 1999. Ma, come sappiamo, la maniera più efficace per diventare un amico dell’Occidente sono gli accordi economici: grazie alla posizione geografica del suo Paese, Aliyev è divenuto un grande protagonista della geopolitica del petrolio, facendo diventare l’Azerbaigian una tappa imprescindibile nel trasporto dell’oro nero dalla regione del Mar Caspio al Mar Mediterraneo.

Nel 1998, ad Ankara, Aliyev fu uno dei promotori del progetto dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, noto come BTC, che sarebbe poi stato inaugurato nel 2006 ed intitolato proprio all’ormai defunto ecx presidente dell’Azerbaigian. Sempre nel 2006 fu inaugurato il gemello del BTC, l’oleodotto Baku–Tbilisi–Erzurum (BTE). In questo modo, l’Azerbaigian, come del resto la Georgia, si è legato in modo più che mai stretto al mondo occidentale, che, come noto, è sempre pronto a chiudere un occhio (o anche tutti e due) quando ad essere dispotici sono i propri partner.

Dieci anni di culto della personalità hanno spianato la strada all’ascesa politica di llham Aliyev, figlio di Heydar. Il deterioramento delle condizioni di salute del capo di Stato in carica hanno probabilmente anticipato il passaggio di consegne: alle elezioni del 2003, è appunto il quarantunenne Ilham a presentarsi come leader del partito fondato dal padre, il Partito del Nuovo Azerbaigian, divenuto oramai una vera istituzione nel Paese.

Eletto in quell’occasione con oltre il 75% delle preferenze, il rampollo degli Aliyev ha ulteriormente inasprito la repressione nei confronti delle forze d’opposizione, oltre a limitare la libertà di stampa. Nel 2014, si è anche rischiato un nuovo confronto armato diretto con l’Armenia per il controllo del Nagorno Karabakh. Allo stesso tempo, però, Aliyev ha saputo seguire le orme del padre in fatto di politica estera, modernizzando la capitale Baku e puntando sul turismo e sull’organizzazione di grandi eventi sportivi (Gran Premio di Formula 1, Giochi Europei 2015, denominati da Amnesty Internazional come i “Giochi della repressione”, Tour dell’Azerbaigian di ciclismo) ed artistici (Eurovision Song Contest del 2012), utilizzati come vetrina per il suo Paese.

Nel corso dei suoi primi tre mandati presidenziali, Ilham Aliyev ha stretto ulteriori accordi con l’Unione Europea, progettando la costruzione di un nuovo gasdotto che porti il gas del Mar Caspio in Europa occidentale, diminuendo così la dipendenza dei Paesi UE dal gas russo (di questa rete dovrebbe far parte anche il contestato TAP, Trans-Adriatic Pipeline, progettato per trasportare il gas di provenienza azera dalla Grecia alla Puglia). Inoltre, ha stretto importanti relazioni con gli Stati Uniti, ottenendo il sostegno tanto delle amministrazioni repubblicane di George W. Bush e Donald Trump, quanto quella del democratico Barack Obama. Allo stesso tempo, Aliyev ha fatto attenzione a non inimicarsi la Russia, incontrando più volte Vladimir Putin.

Nel 2018, infine, Ilham Aliyev è stato incoronato vincitore delle elezioni presidenziali per la quarta volta consecutiva con l’86.03% delle preferenze, ottenendo questa volta un mandato settennale, dopo le modifiche alla Costituzione volute dallo stesso capo di Stato ed entrate in vigore nel 2016. Sua moglie, Mehriban Aliyeva, occupa invece il ruolo di vicepresidente dal febbraio del 2017, confermando la direzione familiare del Paese.

È in questo contesto che vanno lette le elezioni legislative anticipate dello scorso 9 febbraio, organizzate in seguito alle inattese dimissioni del primo ministro Novruz Mammadov, immediatamente sostituito da un altro fedelissimo di Aliyev, Ali Asadov. I risultati ufficiali hanno confermato il primato del Partito del Nuovo Azerbaigian, che ha mantenuto la maggioranza assoluta all’interno del parlamento unicamerale del Paese, incrementando la propria rappresentanza di tre unità, raggiungendo dunque i 72 deputati su 125 scranni disponibili.

In parlamento siederanno poi ben 43 deputati indipendenti, molti dei quali comunque legati ad Aliyev, mentre il secondo partito con più rappresentanti sarà il Partito Civico di Solidarietà (Vətəndaş Həmrəyliyi Partiyası, VHP), forza conservatrice fondata dal poeta Sabir Rustamkhanli, che ha ottenuto appena tre seggi. Entrano poi in parlamento una serie di sette piccoli partiti, ognuno con uno scranno conquistato.

Le opposizioni hanno denunciato l’impossibilità di svolgere una campagna elettorale in condizioni di par condicio, a causa delle limitazioni e delle censure operate dal governo. Gli osservatori internazionali hanno ravvisato numerose violazioni nel processo elettorale, come elettori che hanno votato più di una volta, intimidazioni nei confronti degli stessi osservatori, e inserimento di schede fraudolente nelle urne.

Sebbene l’Azerbaigian sia formalmente una repubblica presidenziale ed il ramo legislativo non abbia molto potere nella progettazione delle politiche, le elezioni parlamentari venivano considerate come una cartina di tornasole per verificare le reali intenzioni del governo circa eventuali riforme per la futura direzione politica del Paese.

I risultati preliminari hanno mostrato che il parlamento azero è formato – come in precedenza – per volontà della famiglia dominante, non del popolo. Sebbene il governo abbia assegnato alcuni a pochi giovani e specialisti di istruzione occidentale, questo parlamento non sarà significativamente diverso dai precedenti”, ha commentato Gubad Ibadoglu, analista politico azero e professore presso la Rutgers University negli Stati Uniti .

La scarsa affidabilità del processo elettorale in Azerbaigian trova conferma anche nel dato riguardante l’affluenza alle urne, che si è fermata al 47.81% degli elettori, con un calo di quasi otto punti percentuali rispetto alla tornata del 2015.

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