15 febbraio 1898: l’incidente della USS Maine, Cuba e la guerra ispano-americana

Il 15 febbraio 1898 avvenne l’incidente della nave corazzata USS Maine nel porto de L’Avana. L’avvenimento fu utilizzato come pretesto per l’inizio della guerra ispano-americana, che portò alla fine dell’impero spagnolo, mentre gli Stati Uniti ottennero il controllo degli ultimi possedimenti della corona iberica.

Il 25 gennaio 1898, una nave corazzata della Marina degli Stati Uniti, la USS Maine, si presentò a largo del porto de L’Avana. L’imbarcazione chiese il permesso di entrare nel porto esponendo la bandiera bianco-rossa. Lentamente la nave si spostò lungo il canale di accesso alla baia dove eseguì la manovra di ancoraggio ed attraccò alla boa n. 4, di fronte al molo di Machina, attorno alle ore 11:00.

Questa breve ma importante manovra, rappresentò l’ingresso di un vero cavallo di Troia a stelle e strisce nel porto della città più importante dell’isola di Cuba, allora ancora sotto il controllo dei colonizzatori spagnoli.

Il permesso per l’attracco della nave da guerra era stato ottenuto grazie alla pressione esercitata dal governo degli Stati Uniti sulle autorità spagnole che controllavano l’isola, come rivelato dal capitano della nave Charles D. Sigbee, all’epoca comandante della USS Maine, nelle sue memorie riguardanti l’episodio che avrebbe provocato lo scoppio della guerra ispano-americana, la fine dell’impero spagnolo, e l’inizio del controllo statunitense sull’isola di Cuba, ma anche sulle isole di Puerto Rico, Guam e delle Filippine, ultimi territori d’oltremare ancora sotto il controllo della corona iberica.

Il comandante della USS Maine ha anche riportato i messaggi in codice che circolavano tra Washington, il Console Generale degli Stati Uniti a L’Avana e lo stesso comandante Sigbee. Secondo il Console Fitzhugh Lee, gli Stati Uniti “avevano un ulteriore proposito nella spedizione della nave”, oltre a quello ufficialmente dichiarato, ovvero di una visita amichevole nella colonia spagnola in sostegno dei cittadini statunitensi residenti. Bisogna infatti ricordare che in quel momento Cuba era in preda alle sommosse della popolazione locale, in lotta per l’indipendenza da Madrid. Le autorità spagnole, del resto, avevano inizialmente rifiutato l’attracco, obiettando che la presenza della nave statunitense a L’Avana avrebbe causato ulteriori agitazioni e destabilizzazioni.

Nel frattempo, infatti, l’esercito di liberazione cubano continuava e logorare l’esercito iberico e ad infliggergli pesanti sconfitte: secondo molti, la guerra era prossima alla fine, e sarebbe terminata con un’importante vittoria dei cubani, oramai prossimi a scacciare le autorità coloniali dall’isola. Lo stesso governo statunitense, affermava in fonti dell’epoca che “il morale delle truppe spagnole è pessimo, la sua preparazione peggiore, sono mal dirette ed incapaci di resistere a lungo agli insorti”. Questi eventi erano stati utilizzati come pretesto per inviare la USS Maine a Cuba, ovvero con il fine di garantire la vita e la proprietà dei cittadini statunitensi residenti nel Paese, su richiesta del Console Lee.

Tuttavia, la tensione aumentò anche tra la Spagna e gli Stati Uniti a causa di un incidente diplomatico occorso il 9 febbraio 1898, con la pubblicazione sul New York Journal di una lettera del rappresentante diplomatico spagnolo a Washington, Enrique Dupuy, a José Canalejas, direttore del giornale El Heraldo de Madrid, che conteneva “espressioni denigratorie” nei confronti del presidente degli Stati Uniti, William McKinley. In questa lettera, McKinley era attaccato per le sue politiche e veniva considerato come un presidente dalla personalità debole.

Il 15 febbraio, solamente sei giorni dopo l’incidente diplomatico, verso le 21:40, si udì una violenta esplosione a L’Avana: la prua della corazzata USS Maine si innalzò, puntando verso l’alto, e poi ricadde su sé stessa, a pezzi. La nave affondò portando con sé 254 membri dell’equipaggio e sei ufficiali. In seguito sarebbero morti ulteriori sei membri dell’equipaggio che erano rimasti gravemente feriti.

Immediatamente, gli statunitensi incolparono le autorità spagnole del disastro. Dissero che la nave era esplosa a causa di una mina sottomarina collocata dagli spagnoli. In realtà, per Washington si trattava unicamente di un pretesto che avrebbe giustificato la dichiarazione di guerra alla Spagna, come infatti avvenne. Gli spagnoli, resosi conto di quello che stava per accadere, risposero accusando gli Stati Uniti di aver volontariamente causato l’esplosione della propria nave, al fine di provocare uno scontro bellico tra i due Paesi e di avere una giustificazione per la dichiarazione di guerra.

In questo modo, il governo degli Stati Uniti intervenne nella guerra di liberazione che i cubani stavano per vincere contro le truppe spagnole, e che durava da anni. Sfruttando il sentimento antispagnolo dei cubani, gli statunitensi si presentarono come alleati pronti ad aiutarli nella lotta di liberazione. Al contrario di quelle che erano le promesse statunitensi, l’indipendenza che Cuba ottenne dopo la guerra ispano-americana fu solamente nominale, e l’isola divenne di fatto un territorio sotto il controllo di Washington fino alla vittoria della rivoluzione di Fidel Castro, nel 1959.

Le autorità competenti statunitensi, dunque, perorarono la tesi secondo la quale l’esplosione era stata generata dall’esterno, a causa di un missile o di una mina sottomarina, accusandone la Spagna. La Commissione statunitense, tuttavia, dimenticò di sottolineare che, proprio in quel periodo, ben tredici altre navi navi statunitensi simili alla USS Maine avevano subito incendi associati alla combustione spontanea del carbone nei depositi.

Oggi, per la maggioranza degli esperti, compresi quelli statunitensi, l’esplosione della USS Maine fu un incidente. L’indagine ufficiale condotta nel 1898, invece, ignorò tutti gli indizi che dimostravano un’origine interna dell’esplosione, il tutto per motivi politici e per nascondere la negligenza degli ufficiali della USS Maine.

La teoria della colpevolezza spagnola si impose anche grazie all’aiuto della stampa. Il quotidiano World of New York, di proprietà del magnate Joseph Pulitzer, ad esempio, dichiarò che gli ufficiali iberici avrebbero brindato dopo l’esplosione. Mentre un articolo del New York Journal, di proprietà di W. Hearst, intitolatoava: “La distruzione della corazzata USS Maine fu opera del nemico“, affermando che “i funzionari della Marina pensano che il Maine sia stato distrutto da una mina spagnola“. Sebbene il rapporto reso pubblico dal presidente William McKinley affermasse che gli investigatori “non erano stati in grado di scoprire chi fosse stato responsabile” dell’esplosione, gli spagnoli furono comunque accusati dalla stampa e dal governo, convincendo l’opinione pubblica della responsabilità degli iberici.

I resti della USS Maine furono restaurati nel 1911 e accuratamente esaminati, ma, sorprendentemente, il rapporto di indagine fu così impreciso che non portò a nessuna conclusione di rilievo. La nave fu poi rimorchiata, fatta esplodere e affondata al largo, come a voler nascondere delle prove compromettenti.

L’8 marzo 1925, le autorità statunitensi, che di fatto controllavano Cuba attraverso la presenza dell’esercito, fecero erigere un monumento ai caduti della USS Maine, sul quale erano rappresentati l’aquila simbolo degli Stati Uniti, i busti dei presidenti William McKinley e Theodor Roosevelt, suo successore, nonché quello del maggiore Leonard Wood, governatore militare di Cuba e governatore generale delle Filippine. In seguito alla rivoluzione castrista, il monumento fu rimosso e sostituito da una targa commemorativa per le vittime.

Solamente nel 1974, l’ammiraglio Hyman Rickover, capo della divisione nucleare della marina statunitense, e un team di esperti, tra i quali il fisico del centro di progettazione navale Robert Price, conclusero che l’esplosione non stata causata da una mina situata all’esterno dello scafo, ma da un incidente che aveva avuto origine all’interno dell’imbarcazione. Gli studi condotti nel 1982 da Lewis Gould hanno aggiunto ulteriori dettagli, rivelando l’inadeguatezza del sistema di ventilazione all’interno della USS Maine, che causò la combustione del carbone e la conseguente esplosione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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