Unione Europea: considerazioni sull’accordo commerciale con il Vietnam

La recente approvazione di un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Vietnam ha suscitato reazioni contrastate. Proviamo a capire quali sono gli aspetti positivi e le criticità del EVFTA (European Union – Vietnam Free Trade Agreement).

Mercoledì scorso, il parlamento europeo ha votato a favore di un accordo di libero scambio con il Vietnam che eliminerà quasi tutte le tariffe nei prossimi dieci anni. L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Vietnam (in inglese European Union – Vietnam Free Trade Agreement, da cui l’acronimo EVFTA) è stato votato da 401 parlamentari europei, a fronte di 192 voti contrari e 40 astensioni. Per l’Unione Europea si tratta del secondo accordo di questo tipo stipulato con un Paese del sud-est asiatico, dopo quello con Singapore.

L’accordo, figlio di un periodo di negoziazione di otto anni, eliminerà praticamente tutti i dazi doganali tra le due parti nei prossimi dieci anni, compresi i principali prodotti di esportazione dell’Europa verso il Vietnam: macchinari, automobili e prodotti chimici. Per la precisione, il Vietnam si impegna a ridurre i dazi del 99% entro dieci anni, mentre l’Unione Europea dovrà fare lo stesso nell’arco di sette anni.

L’EVFTA, tuttavia, non entrerà in vigore immediatamente: l’Assemblea nazionale del Vietnam dovrà votare il patto commerciale a maggio, che diventerà realtà solamente un mese dopo che entrambe le parti avranno completato tutte le procedure legislative necessarie.

Il voto del parlamento europeo è stato salutato favorevolmente da Đỗ Thắng Hải, viceministro dell’industria e del commercio del governo di Hanoi, secondo il quale il patto con l’Unione Europea rappresenta un passo importante per il settore commerciale del Vietnam. Contrari, invece, sono soprattutto coloro che si appellano alla solita bandiera dei diritti umani, che non vengono rispettati da nessun Paese al mondo, ma che servono sempre per denigrare Paesi terzi, mentre l’UE fa affari quotidiani, compresa la vendita di armi, con Paesi come Arabia Saudita e Israele. In quest’ambito, abbiamo letto anche diversi paragoni poco sensati tra il Vietnam ed altri Paesi, quali la Cambogia, che nonostante la vicinanza geografica poco hanno a che fare con le dinamiche economiche della Repubblica Socialista del Vietnam.

Come sottolineato dalle autorità vietnamite, invece, i vincoli più stringenti richiesti dall’Unione Europee spingeranno il Paese asiatico a soddisfare gli elevati standard dell’UE per trarre vantaggio dall’accordo, così come il governo vietnamita si è impegnato a modificare alcune leggi che regolano il mercato del lavoro.

Coloro che hanno criticato l’accordo con il Vietnam, ignorano le riforme che il governo di Hanoi sta mettendo in piedi circa diversi servizi, quali le poste, le banche, il sistema degli appalti pubblici. Inoltre, il governo vietnamita avrà il compito di proteggere numerosi prodotti alimentari di provenienza europea – soprattutto italiana, francese e greca – quali formaggi e vini, che al momento vengono spesso proposti sotto forma di imitazioni.

Insieme all’EVFTA, il parlamento europeo ha approvato anche l’Accordo sulla protezione degli investimenti (IPA), che include norme aggiornate sulla protezione degli investimenti applicabili attraverso il nuovo sistema giudiziario per gli investimenti, e preserva il diritto di entrambe le parti di legiferare nell’interesse dei propri cittadini.

Il ministro vietnamita per la pianificazione e gli investimenti, Nguyễn Chí Dũng, ha affermato che questi accordi rappresentano “un passo avanti nell’orientamento del Vietnam per passare dalla quantità alla qualità degli investimenti diretti esteri. Ci aiuterà a procurare investimenti più avanzati, ad alta tecnologia e sostenibili, in particolare progetti ad alto valore aggiunto”. Il ministro ha anche affermato che il nuovo accordo aumenterà il prodotto interno lordo (PIL) del 3,25% entro il 2023, quindi del 5,3% fino al 2028. Secondo lo stesso Nguyễn Chí Dũng, i ricavi delle esportazioni verso l’UE aumenteranno del 20% entro il 2020.

Lee Chang-Hee, direttore dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro in Vietnam, ha a sua volta epsresso un parere favorevole all’accordo bilaterale, affermando che i requisti in materia di lavoro e ambiente previsti dall’EVFTA aiuteranno il Vietnam nel suo sviluppo economico preservando il benessere delle generazioni future.

L’accordo con l’Unione Europea assume oggi un’importanza ancora maggiore per il Vietnam, visto che i rapporti con uno dei suoi principali partner commerciali, la Cina, stanno subendo un rapido rallentamento a causa del coronavirus.

Fatte queste considerazioni, dunque, dobbiamo affermare che le perplessità di molti sull’accordo con il Vietnam sono in gran parte infondate. Ben diverso, invece, è il caso dell’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti (Transatlantic Trade and Investment Partnership, noto come TTIP), per due ragioni sostanziali: in primo luogo, in quel rapporto sarebbero gli Stati Uniti ad avere il coltello dalla parte del manico ed a trarne maggior vantaggio, essendo una potenza economica di portata superiore; in seconda battuta, l’accordo con Washington prevede un abbassamento degli standard europei sugli alimenti e sull’ambiente, portando dunque ad un’allineamento del nostro continente con le regole statunitensi, non il contrario. Di fatto, si tratta di uno strumento imperialista imposto dalla Casa Bianca sull’Europa.

Nel caso dell’EVFTA, come abbiamo segnalato in precedenza, l’accordo prevede standard di alta qualità che il Vietnam dovrà rispettare. Il governo ha per questo promesso miglioramenti per l’ambiente imprenditoriale e istituzionale, oltre che nella legislazione in difesa dell’ambiente e dei lavoratori, come sottolineato in precedenza. Anche la qualità dei prodotti esportati verso l’Europa dovrà rispettare diversi standard. Non dobbiamo poi dimenticare che, pur potendo vantare uno dei tassi di crescita maggiori del mondo, il Vietnam è ancora un Paese in via di sviluppo che presenta deteminate criticità, nonostante gli sforzi del governo del Partito Comunista.

Le criticità, al limite, potrebbero riguardare i beni che il Vietnam importerà dall’Europa, che potrebbero alterare gli equilibri dell’economia e del mercato locali: mentre l’EVFTA andrebbe chiaramente a beneficio di alcuni settori dell’economia vietnamita, come quello tessile, delle calzature e agricolo, altri settori come quelli dei prodotti chimici, dei veicoli e degli alimenti trasformati dovrebbero affrontare una forte pressione competitiva dalle importazioni dell’UE.

Il ministro dell’industria e del commercio Trần Tuấn Anh ha a tal proposito affermato che “anche i settori che trarranno il massimo beneficio dall’EVFTA dovranno ancora affrontare sfide, poiché gli ostacoli tecnici dell’UE alle importazioni sono molto elevati”. “Mentre l’EVFTA conferisce normative relativamente flessibili sui prodotti agricoli – ha continuato il ministro – la maggior parte delle esportazioni è ancora limitata dal fatto che molte merci come frutta e frutti di mare mancano ancora di uniformità in tutte le spedizioni. L’UE ha inoltre molti regolamenti non solo relativi alla qualità dei prodotti, ma anche al processo di produzione. Ad esempio, non accetterà frutti di mare pescati illegalmente o legname prelevato da foreste naturali senza permesso”.

Tuttavia, Trần Tuấn Anh ha sottolineato come l’impatto generale dell’accordo per il Vietnam non potrà che essere positivo, esercitando una certa pressione sulle aziende locali per innalzare i propri standard: “Se entrerà presto in vigore, l’EVFTA avrà un impatto positivo sul Vietnam in tutti gli aspetti come la politica, la sicurezza nazionale, la politica estera, le riforme istituzionali e lo sviluppo economico, e in definitiva migliorerà la competitività del Vietnam”.

In conclusione, riteniamo errato il respingimento aprioristico dell’accordo con il Vietnam da parte di chi sventola la bandiera dei diritti umani e poi fa poco per le centinaia di lavoratori che perdono la vita tutti gli anni in Italia, oppure per combattere le relazioni commerciali che l’Italia intrattiene con Paesi come Arabia Saudita e Israele. Certo, si potrebbe fare una critica generale degli accordi di libero scambio, ma questo andrebbe fatto nell’ambito di una critica ben più ampia e senza dubbio condivisibile che andrebbe a minare le fondamenta stesse dell’Unione Europea. Ma, visto che l’attuale UE è nata per promuovere il libero scambio, preferiamo la stipulazione di un accordo con un Paese socialista ed in via di sviluppo che potrà trarne indubbi benefici, piuttosto che quello con gli Stati Uniti, che invece serve solamente alla realizzazione del piano egemonico imperialista di Washington.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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