Coronavirus, tra fake news e teorie del complotto

Il nuovo coronavirus (COVID-19 o SARS-CoV-2) non ha solamente suscitato reazioni isteriche e razziste, ma ha anche portato alla diffusione di numerose fake news e teorie del complotto circa ciò che starebbe accadendo in Cina o sull’operato del governo di Pechino.

Sin dall’emergere della nuova forma di coronavirus nella città cinese di Wuhan, i mass media e l’opinione pubblica hanno dimostrato di non affrontare la questione in maniera razionale. Nella migliore delle ipotesi, abbiamo assistito ad una serie di reazioni dettate dalle emozioni, nella peggiore, invece, si è trattato di una vera e propria campagna mediatica orchestrata contro la Cina ed il suo governo.

Nelle ultime settimane, sono andate a diffondersi anche diverse teorie del complotto riguardanti la fonte del nuovo coronavirus, che hanno riscosso non poco successo in quel pubblico che si ferma ad un’informazione superficiale e che non dispone delle conoscenze per discernere il vero dal falso. Addirittura, un articolo pubblicato da scienziati indiani ha affermato, senza nessuna prova, che il genoma del nuovo coronavirus sarebbe stato alterato inserendo nuovi tratti simili a quelli del genoma dell’HIV, il virus che causa l’AIDS (articolo ora ritirato). Il 24 gennaio, per fare un altro esempio, il Washington Times ha pubblicato un articolo nel quale si affermava che il virus avrebbe fatto parte del programma cinese di armi biologiche basato presso il Wuhan Institute of Virology, un istituto dove gli scienziati cinesi studiano alcuni dei virus più pericolosi del mondo, come quello dell’ebola. Tuttavia, anche diversi mass media di portata internazionale hanno dovuto questa volta smentire tali teorie del complotto, volte unicamente ad attaccare la Cina per ragioni squisitamente politiche.

Il Financial Times ha riportato a tal proposito le parole di Trevor Bedford, un ricercatore del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, che ha categoricamente negato le storie persistenti secondo cui l’epidemia sarebbe stata causata da un virus geneticamente modificato dall’uomo: “Non abbiamo potuto trovare nessuna prova di ingegneria genetica”, ha dichiarato Bedford. “Al contrario, le mutazioni del virus sono completamente coerenti con l’evoluzione naturale”. Circa la fantasiosa teoria del gruppo di lavoro indiano, Bedford ha affermato che i geni che il nuovo coronavirus condivide con l’HIV sono sequenze estremamente brevi e naturalmente condivise da altri organismi.

Di recente, anche la rivista medica britannica Lancet ha pubblicato una lettera a firma di un gruppo di ventisette esperti del settore sanitario provenienti da tutto il mondo, che hanno condannato le teorie del complotto sull’epidemia di coronavirus COVID-19. “Firmiamo questa dichiarazione in solidarietà con tutti gli scienziati e i professionisti della sanità in Cina che continuano a salvare vite e proteggere la salute globale durante la sfida dell’epidemia di COVID-19“, si legge nella lettera. Il verdetto che vi si legge non dà adito ad alcun dubbio circa l’origine naturale del virus: “Scienziati di diversi Paesi hanno pubblicato e analizzato i genomi dell’agente causale, la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-COV-2), e concludono in modo schiacciante che questo coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica, così come molti altri agenti patogeni emergenti“.

I firmatari della lettera, tra i quali figurano il britannico Jeremy Farrar e lo statunitense James Hughes, affermano poi che scienziati cinesi e professionisti della salute “hanno lavorato diligentemente ed efficacemente per identificare rapidamente l’agente patogeno dietro l’epidemia, mettere in atto misure significative per ridurne l’impatto e condividere i loro risultati in modo trasparente con la comunità sanitaria globale“. “La condivisione rapida, aperta e trasparente dei dati sull’epidemia è minacciata da voci di corriodio e disinformazione sulle sue origini”, aggiungono in conclusione.

Di fronte ad un nuovo virus sconosciuto, è anche comprensibile che la maggioranza delle persone risponda con uno stato di ansia, aspettandosi di ricevere informazioni accurate da parte dei mass media. Tuttavia, questi ultimi hanno contribuito a creare una forma di ostilità nei confronti della Cina, del suo popolo e del suo governo, fino ad avallare le più astruse teorie del complotto, pur di riempire le pagine dei giornali ed i palinsesti. La diffusione di false informazioni non aiuta certamente le persone a rispondere efficacemente all’eventuale emergenza: per questo riteniamo fondamentale combattere la diffusione della disinformazione e dare credito solamente alle informazioni fornite da esperti affidabili provenienti dal settore medico.

Le voci e le teorie del complotto hanno distolto l’attenzione del pubblico dalla prevenzione dell’epidemia, creando un nemico immaginario per le persone e facendo dimenticare loro che il virus contro cui gli scienziati e le autorità cinesi stanno combattendo è nemico di tutta l’umanità, e soprattutto che non ha una nazionalità né un’appartenenza territoriale, come l’epiteto di “virus cinese”, utilizzato da molti mass media nostrani, lascerebbe intendere. Le persone dovrebbero quindi stare attente alle pratiche di alcuni media occidentali volte ad esarcerbare la paura e la diffidenza nei confronti della Cina e delle comunità cinesi che vivono nell’emisfero occidentale del pianeta, emarginando ogni forma di discriminazione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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