21 febbraio 1965: l’omicidio di Malcolm X ancora avvolto nel mistero

Il 21 febbraio 1965, veniva ucciso a New York il leader della lotta degli afroamericani Malcolm X. Più di mezzo secolo dopo l’accaduto, non è ancora stata fatta completamente luce sull’omicidio di questa figura carismatica e scomoda per molti.

Nato ad Omaha, in Nebraska, il giovane Malcolm Little vive in una famiglia che si sposta continuamente all’interno degli Stati Uniti. Suo padre morì quando Malcolm aveva 6 anni, ufficialmente in un incidente stradale, ma più probabilmente ucciso da alcuni membri dell’organizzazione razzista Ku Klux Klan. L’infanzia travagliata e la morte del padre lo portarono ad avvicinarsi sin da giovane ai movimenti per i diritti della comunità afroamericana, diventando un importante attivista. Alla fine degli anni ’50, sarebbe stato considerato tra le figure più influenti associate al movimento per i diritti civili e del black power.

Il 12 gennaio 1946, all’età di 20 anni, Malcolm era stato arrestato e condannato a dieci anni con l’accusa di violazione di domicilio, possesso illegale di armi da fuoco e furto. Proprio durante la sua permanenza presso la prigione statale di Charleston, Malcolm si converte all’Islam. Nel 1948, infatti, gli giunse una lettera dal fratello Reginald, che gli chiedeva di unirsi all’organizzazione militante denominata Nation of Islam (NOI), un gruppo “nazionalista nero”.

Rilasciato nel 1952, Malcolm decise di seguire l’invito del fratello, unendosi alla NOI, e divenendone presto un elemento di spicco grazie al rapporto instauratosi con il leader dell’organizzazione, Elijah Muhammad. In quest’occasione, Malcolm rinunciò definitivamente al suo cognome paterno, considerato come un retaggio dell’epoca schiavista. Le posizioni di Malcolm sulla libertà dei neri furono viste come controverse all’epoca, e, già nel 1950, quando si trovava presso il carcere di Norfolk, la polizia aveva aperto un nuovo fascicolo su di lui, riguardante una lettera inviata da Malcolm al presidente Harry Truman, nella quale si schierava contro la guerra in Corea e si dichiarava comunista.

Nel 1953, a causa del suo attivismo all’interno della NOI, Malcolm divenne un bersaglio privilegiato dello spionaggio della CIA. La sua figura era oramai seconda solamente a quella di Elijah Muhammad all’interno della NOI, ed in questo periodo Malcolm strinse una forte amicizia con il pugile Cassius Clay, che in seguito alla sua adesione al movimento sarebbe diventato Muhammad Ali.

La rottura tra Malcolm e la NOI maturò nel 1963, quando emersero alcuni elementi controversi circa la figura di Elijah Muhammad. Malcolm aveva infatti scoperto che il leader aveva numerose relazioni amorose con le donne dell’organizzazione, avendo avuto persino figli fuori dal matrimonio, tutti infrangimenti dei precetti dell’Islam e della stessa NOI. Inoltre, in seguito all’assassinio di John F. Kennedy, Malcolm fu messo a tacere dalla NOI dopo alcune sue dichiarazioni controverse, nelle quali affermava che la violenza che i Kennedy non erano riusciti a fermare gli si era “ritorta contro“, aggiungendo che questo genere di cose non lo intristiva ma lo rendeva felice.

L’8 marzo 1964, Malcolm X rese ufficiale la sua fuoriuscita dalla NOI, e il 12 marzo annunciò la creazione di un nuovo movimento chiamato Muslim Mosque, Inc., che segnava l’abbandono del presupposto religioso come elemento di coesione per il popolo nero, elemento che invece era alla base delle posizioni della NOI. In seguito ad un viaggio di pellegrinaggio in Arabia Saudita, nel mese di maggio, Malcolm mutò il suo nome in El-Hajj Malik El-Shabazz.

Dopo essere uscito incolume da un primo attentato il 14 febbraio 1965, Malcolm fu assassinato il 21 febbraio, durante un discorso pubblico che stava tenendo a Manhattan davanti a circa quattrocento persone, all’età di 39 anni. Quando Malcolm salì sul palco per iniziare il suo discorso, una lite sembrò avere inizio tra il pubblico. Mentre Malcolm e le sue guardie del corpo cercavano di riportare la calma, un individuo corse sul palco, si avvicinò all’attivista e gli sparò, seguito da altri due individui. Malcolm venne colpito in totale ventuno volte, senza alcuna possibilità di scampo. Le indagini portarono ad individuare i colpevoli in tre membri della NOI: Talmadge Hayer, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson. In seguito emersero anche i nomi dei mandanti, sempre appartenenti alla NOI.

Nonostante le incriminazioni ufficiali, sono molti a considerare la possibilità che dietro la sua morte ci siano ben altri elementi. Nella sua dettagliata biografia di Malcolm X, lo studioso specialista della storia afroamericana Manning Marable, scomparso poco dopo la pubblicazione del libro, afferma che “una convergenza di interessi tra le forze dell’ordine, le istituzioni di sicurezza nazionale e la Nation of Islam (NOI) ha senza dubbio reso più facile l’omicidio di Malcolm X” . Secondo la sua ricostruzione, diversi membri di alto grado della NOI, come il segretario nazionale John Ali, erano informatori della polizia e dell’FBI.

Garrett Felber, professore di storia afroamericana all’Università del Mississippi, concorda sul fatto che vale la pena indagare sul ruolo potenziale del governo nell’assassinio: “La narrazione secondo cui l’assassinio era una trappola interna alla banda ed una forma di violenza razzista nero-contro-nero è stata utilizzata più volte, e lo Stato ne esce così indenne“.

Anche sui nomi dei tre colpevoli ufficiali vi sono molti dubbi. Tra questi, solamente Talmadge Hayer (oggi chiamato Mujahid Abdul Halim) ha ammesso la propria colpevolezza, e lo stesso Hayer ha dichiarato di ritenere innocenti gli altri due accusati, come riportato dal New York Times sin dal marzo 1966 e poi ribadito più volte dall’imputato. La questione è inoltre stata risollevata in seguito alla pubblicazione di un documentario sulla morte di Malcolm X, disponibile su Netflix, a cura dello storico Abdur-Rahman Muhammad, già collaboratore di Marable. Secondo Muhammad, “la NOI avrebbe fatto per l’FBI quello che l’FBI non poteva fare”.

Secondo la ricostruzione di Muhammad, l’assasino materiale di Malcolm X sarebbe William Bradley, successivamente noto con il nome di Al-Mustafa Shabazz e morto nel 2018: “Il probabile assassino di Malcolm X, colui che ha sparato la pallottola fatale, viveva in bella vista a Newark, e molte persone sapevano del suo coinvolgimento, eppure non è mai stato indagato, processato o interrogato”.

All’interno del documentario, si trova una scena nella quale Muhammad prova ad intervistare Shabazz poco prima della sua morte, recandosi presso la comunità islamica di Newark. In quest’occasione, l’attivista Zayid Muhammad afferma: “Lascialo in pace, lascialo in pace, lascialo in pace, perché probabilmente è protetto dallo Stato. Se ha fatto quello che hanno fatto ed è qui fuori in quel modo, lo stanno proteggendo… Non voglio che tu finisca in galera per qualche stronzata”.

Il parere di numerosi storici e la recente pubblicazione del documentario di Abdur-Rahman Muhammad hanno ricevuto una tale eco mediatica tanto da spingere il procuratore distrettuale di Manhattan, Cy Vance, ad annunciare la sua volontà di riesaminare il caso, cominciando da una revisione preliminare della questione.


Mi chiamano “un insegnante, un fomentatore di violenza”. Direi con certezza: “Questa è una bugia. Non sono per violenza fine a se stessa, sono per la giustizia”. Sento che se i bianchi fossero attaccati dai negri – se le forze della legge si dimostrassero incapaci, inadeguate o riluttanti a proteggere quei bianchi da quei negri – allora quei bianchi dovrebbero proteggersi e difendersi da quei negri, usando le armi se necessario. E sento che quando la legge non riesce a proteggere i negri dagli attacchi dei bianchi, quei negri dovrebbero usare le armi se necessario per difendersi. “Malcolm X sostiene i negri armati!” Cosa c’è di sbagliato? Ti dirò io cosa c’è che non va. Ero un uomo di colore che parlava di difesa fisica contro l’uomo bianco. Solo l’uomo bianco può linciare, bruciare, bombardare e malmenare i negri – non c’è problema: “Abbi pazienza” … “I costumi sono radicati” … “Le cose andranno meglio”.


BIBLIOGRAFIA

BREITMAN, George (1965), Malcolm X Speaks: Selected Speeches and Statements.
CARSON, Clayborne (1995), Malcolm X: The FBI File.
FELBER, Garrett (2018), The missing Malcolm X.
GIAMMANCO, Roberto (1994), Malcolm X: rifiuto, sfida, messaggio.
HALEY, Alex (1965), The Autobiography of Malcolm X.
MARABLE Manning (2011), Malcolm X: A Life of Reinvention.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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