Camerun: Paul Biya mantiene il controllo, tredici seggi da riassegnare

Il partito dell’ottantasettenne presidente Paul Biya mantiene il controllo del parlamento del Camerun, mentre alcune circoscrizioni dovranno riorganizzare le elezioni in seguito all’autoproclamata indipendenza della Repubblica di Ambazonia, nelle aree occidentali del Paese.

Classe 1933, Paul Biya ha ricoperto il ruolo di primo ministro del Camerun dal 1975 al 1982, prima di diventare il presidente del Paese il 6 novembre dello stesso anno, in seguito alle dimissioni del capo di stato, Ahmadou Ahidjo. Nel 1984, si presenta come unico candidato alle elezioni presidenziali, ottenendo, secondo i dati ufficiali del governo, il 100% dei consensi con il 97.7% di affluenza alle urne. Da allora, Biya non ha più mollato la massima carica del Paese africano, nonostante dal 1992 si siano svolte elezioni multipartitiche, anche se negli ultimi anni sono sorti molti dubbi circa il suo potere effettivo.

In alcune apparizioni pubbliche, l’ultraottuagenario Biya è apparso poco presente, quasi incapace di intendere e di volere, al punto che secondo molti non sarebbe più lui l’effettivo detentore del potere, ma un gruppo composto da coloro che ricoprono le cariche più importanti all’interno del governo e del partito del presidente, il Movimento Democratico del Popolo Camerunense (Rassemblement démocratique du peuple camerounais – RDPC), forza nazionalista e liberista fondata nel 1960, all’epoca dell’indipendenza, da Ahmadou Ahidjo, con la denominazione di Unione Nazionale Camerunense (Union nationale camerounaise – UNC). Nel 1985, Biya modificò il nome del partito, all’epoca egemone, da UNC a RDPC, mantenendone la struttura di macchina del potere che opera ancora oggi.

Nonostante i dubbi sulle sue condizioni di salute mentale e le oramai scarse apparizioni in pubblico, Biya è stato confermato per un ottavo mandato presidenziale consecutivo alle elezioni del 2018, con il 71.08% delle preferenze. Sempre nel 2018, si sarebbero dovute svolgere anche le elezioni legislative, che però sono state rinviate fino allo scorso 9 febbraio.

I risultati annunciati il 28 febbraio dalla Corte Costituzionale hanno visto una partecipazione del 43.79% degli aventi diritto e la netta vittoria del RDPC di Biya, che ha ottenuto 139 seggi su 180. Tra gli altri partiti, l’Unione Nazionale per la Democrazia e per il Progresso (Union Nationale pour la Démocratie et le Progrès, UNDP) si è classificata seconda con sette eletti, seguita dal Fronte Social-Democratico (Front Social-Démocrate – FSD), con cinque, stessa cifra ottenuta dal Partito Camerunense per la Riconciliazione Nazionale (Parti camerounais pour la réconciliation nationale – PCRN). Entrano in parlamento anche altri quattro partiti, tutti con una rappresentanza ridotta tra i due ed i quattro deputati. Da notare che il Movimento per la Rinascita del Camerun (Mouvement pour la renaissance du Cameroun, MRC) di Maurice Kamto, giunto secondo alle presidenziali dello scorso anno, aveva deciso di boicottare le elezioni.

La Corte Costituzionale ha inoltre ravvisato delle pesanti irregolarità nella regione occidentale del Paese, ed ha deciso di annullare il risultato delle elezioni in dieci circoscrizioni elettorali del nord-ovest ed in una del sud-ovest. In totale, tredici seggi resteranno dunque vacanti, in attesa che vengano organizzate delle nuove elezioni in queste aree del Paese, il cui risultato comunque non cambierà la situazione di dominio del RDPC su tutte le altre forze politiche.

Proprio le aree occidentali del Camerun sono al centro di un duro conflitto con il potere del governo centrale. Queste regioni sono infatti abitate da popolazioni prevalentemente anglofone, mentre il resto del Paese è francofono. Le minoranze anglofone hanno da tempo accusato Biya di atti di repressione nei loro confronti. Nel 2018, c’era stato anche un tentativo di ristabilire uno stato del Camerun del Sud, considerato come erede di un’entità fondata da i britannici nel periodo tra le due guerre mondiali.

Giungendo agli eventi più recenti, le aree nord-occidentali e sud-occidentali del Paese sono oggi al centro di un nuovo tentativo separatista rispetto al governo di Yaoundé. I separatisti hanno infatti autoproclamato già dal 1° ottobre 2017 la nascita di un nuovo stato indipendente, la Repubblica di Ambazonia, guidata dal presidente Sisiku Julius Ayuk Tabe, con lingua ufficiale inglese e capitale Buea. I separatisti hanno organizzato una tornata elettorale per il nuovo stato, minacciando rappresaglie nei confronti di coloro che avrebbero preso parte alle elezioni organizzate dal governo del Camerun. I gravi incidenti e scontri, con numerosi morti e feriti, ed il blocco dei seggi da parte dei separatisti hanno costretto la Corte Costituzionale a sancire la necessità di ripetere le elezioni.

Dalla dichiarazione di indipendenza dell’Ambazonia, si calcola che gli scontri tra i separatisti e le forze dell’esercito regolare del Camerun abbiano causato circa tremila morti e costretto circa 700.000 ad abbandonare le proprie case.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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