Israele: Netanyahu tra problemi politici e giudiziari

Pur avendo vinto le nuove elezioni legislative, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non sembra in grado di formare una maggioranza, ed inoltre deve guardarsi dai procedimenti giudiziari avviati contro di lui per corruzione e da una legge che potrebbe estrometterlo dal governo.

Le elezioni legislative del 2 marzo hanno regalato una parziale vittoria al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, anche se le ultime novità ne hanno leggermente ridimensionato l’impatto. Ad un conteggio più, preciso, infatti, il partito Shas, che sostiene il governo di “Bibi”, ha perso un seggio a favore di Blu e Bianco (Kahol Lavan), il partito del centro liberale guidato da Benny Gantz, considerato come il grande antagonista del premier in carica.

Un cambiamento minimo dal punto di vista aritmetico, ma che invece può risultare fondamentale in una situazione nella quale la composizione della futura maggioranza potrebbe decidersi per un seggio in più o in meno. L’attuale composizione della Knesset, il parlamento israeliano, vede dunque 58 seggi su 120 per la coalizione guidata da Netanyahu e dal suo partito, il Likud (“consolidamento”), con il sostegno del già citato Shas, del partito degli ebrei haredim aschenaziti, Giudaismo Unito nella Torah (Yahadut HaTora HaMeuhedet), e della nuova formazione di destra Yamina, un cartello composto da tre partiti conservatori con tedenza estremiste.

A sostegno di Gantz, invece, oltre ai 33 rappresentanti di Blue e Bianco, si schiereranno senza dubbio le formazioni della coalizione di centro sinistra guidata dal Partito Laburista Israeliano (Miflèghet Ha-‘Avoda Ha-Yisraelit), e formata anche dai partiti Gesher (“ponte”) e Meretz (“vigore”), che in totale dispongono di sette deputati, portando il totale a quota quaranta.

L’altra lista che dovrebbe schierarsi con Gantz è Yisra’el Beiteinu, letteralmente “Israele, casa nostra”, ovvero la lista dei sionisti revisionisti e degli israeliani di origine russa, guidata da Avigdor Lieberman. Dopo aver occupato numerosi ruoli ministeriali sotto Netanyahu, Lieberman ha rassegnato le proprie dimissioni nel novembre 2018, causando la crisi di governo e diventando uno dei principali oppositori alla politica di Netanyahu. I sette deputati del suo partito dovrebbero dunque votare in favore di Gantz, portando lo sfidante a quota 47 seggi.

Resta invece al momento esclusa dalle coalizioni di governo la Lista Comune (HaReshima HaMeshutefet in ebraico, al-Qa’imah al-Mushtarakah in arabo), composta dai partiti che rappresentano gli interessi degli arabi-israeliani, compresi i comunisti di Hadash (haHazit haDemokratit leSHalom veleShivyon, ovvero il Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza). Con i suoi quindici seggi, la Lista Comune sarà il terzo gruppo più rappresentanto nella Knesset, ma al momento i tempi non sembrano essere ancora maturi per il suo ingresso in una squadra di governo.

Tuttavia, i grattacapi per Benjamin Netanyahu non si limitano solamente all’ambito politico. Il premier israeliano deve infatti vedersela anche con il potere giudiziario, che recentemente lo ha accusato di corruzione, anche se Bibi è riuscito a sfuggire ai procedimenti nei suoi confronti grazie alla carica che ricopre. I partiti anti-Netanyahu, compreso quello di Liberman, hanno però annunciato di voler proporre una legge secondo la quale nessun cittadino israeliano può diventare premier se è incriminato e sotto processo, fatto che estrometterebbe Netanyahu dalla guida del governo. Certamente questa legge incontrerebbe i pareri favorevoli anche della Lista Comune, e dunque potrebbe ricevere 62 voti favorevoli su 120 deputati.

La proposta del partito Blu e Bianco, tuttavia, prevede che la legge entri in vigore solamente dalla prossima legislatura. Ciò potrebbe permettere la nascita di un governo di unità nazionale sotto la guida alternata di Netanyahu e Gantz per questa legislatura, ma, in caso di mancato accordo tra le parti e di nuove elezioni, porterebbe alla probabile fine della carriera politica di Bibi nel giro di pochi mesi. Anche perché, con questa proposta di legge, un accordo tra i due rivali della politica israeliana sembra allontanarsi. Netanyahu ha già dichiarato che Gantz “vuole calpestare le decisioni del popolo, vuole cancellare il risultato delle elezioni”, sebbene entrambi i leader abbiano detto di essere disposti a tutto pur di evitare una quarta tornata elettorale consecutiva.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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