Guyana: dubbi sulla vittoria del presidente David Granger

Dopo il voto di sfiducia, il presidente David A. Granger è stato costretto a ricorrere alle elezioni anticipate. I primi risultati dovrebbero permettergli di restare in carica, ma l’opposizione e gli osservatori internazionali ne hanno contestato la validità.

Eletto nel 2015 alla presidenza della Guyana, il settantaquattrenne David Arthur Granger, ha potuto contare in questi anni su una maggioranza molto ridotta, che vedeva i partiti in suo favore controllare 33 seggi parlamentari contro i 32 dell’opposizione. Questa situazione di grande equilibrio ha favorito la caduta del governo sul voto di fiducia del 21 dicembre 2018, quando un deputato della maggioranza, Charrandas Persaud, ha deciso di votare contro Granger. Secondo la Costituzione del Paese sudamericano, le elezioni si sarebbero dovute tenere entro il 25 settembre 2019, ma tra rinvii e proteste alla fine queste hanno potuto avere luogo solamente lo scorso 2 marzo. Alcune polemiche hanno riguardato proprio Charrandas Persaud, che essendo anche cittadino canadese non sarebbe stato candidabile per un seggio parlamentare secondo la legge della Guyana.

La sfida annunciata ha visto nuovamente sfidarsi le due principali coalizioni del Paese. Da un lato, il cartello formato da APNU (A Partnership for National Unity) e AFC (Alliance for Change), che comprende anche il PNC (People’s National Congress–Reform) del presidente in carica Granger, con posizioni prevalentemente socialdemocratiche; dall’altro, gli ex marxisti del PPP/C (People’s Progressive Party/Civic), guidati da Irfaan Ali, ed oggi a loro volta approdati a posizioni socialdemocratiche.

Il 5 marzo, nove dei dieci distretti elettorali della Guyana hanno pubblicato i primi risultati delle elezioni, che vedevano in testa l’opposizione rispetto alla coalizione in favore di Granger. Restavano da verificare solamente i risultati del quarto distretto, Demerara-Mahaica. Secondo questi risultati, il partito di Ali avrebbe avuto un vantaggio di oltre 51.000 schede, un divario praticamente incolmabile con i voti di un solo distretto, considerando che in tutta la Guyana gli elettori sono appena 661.000, e si sono recati alle urne circa 480.000 cittadini, con un’affluenza del 72.58%. Tuttavia, proprio la regione Demerara-Mahaica è la più popolosa del Paese, comprendendo anche la capitale Georgetown.

Il distretto elettorale della regione Demerara-Mahaica è andato incontro a numerose problematiche nel conteggio delle schede, al punto che lo spoglio è stato interrotto. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il conteggio dei voti tenuto dal personale dei seggi non corrispondeva a quello calcolato dagli osservatori neutrali e dai rappresentanti dei partiti dell’opposizione presenti in loco, lasciando intendere neanche troppo velatamente la possibilità di brogli elettorali.

Il conteggio delle schede è ripreso nella giornata successiva dopo l’intervento della polizia, che ha interrogato il personale dei seggi: l’impiegato per l’immissione dei dati si è giustificato affermando di essere stanco, e di aver immesso dunque numeri errati. Sul posto era presente anche Lennox Shuman, candidato alla presidenza di un partito minore, il Liberty and Justice Party, ed è stato convocato persino Keith Lowenfield, massima carica dell’autorità responsabile dello svolgimento delle elezioni nel Paese. Lowenfield, dopo l’incontro con i rappresentanti dei partiti, ha deciso che tutti i documenti dovevano essere stampati e presentati ai rappresentanti per eliminare ulteriori preoccupazioni riguardo ai dati alterati.

Irfaan Ali, in qualità di principale avversario di Granger, ha affermato di aver sguinzagliato i suoi fedelissimi per effettuare riconteggi in tutti i seggi della regione, compresa la capitale, Georgetown. Il partito ha anche denunciato la situazione per via legale, ed ha richiesto il rinvio della pubblicazione dei risultati elettorali fino al completamento della verifica degli stessi. Durante i problemi verificatisi presso il quarto distretto elettorale, non era invece presente il rappresentante della coalizione in favore di Granger, che curiosamente si chiama James Bond.

Nonostante questa situazione molto delicata, i dati della Guyana Elections Commission (GECOM) sono trapelati attraverso i mass media, che hanno pubblicato il conteggio dei voti nel distretto elettorale numero quattro. Secondo tali fonti, la coalizione di Granger avrebbe ottenuto circa 59.000 preferenze in più rispetto al partito di Ali, permettendo al presidente in carica di scavalcare il rivale e di vincere con un vantaggio di oltre 7.000 preferenze, pari alla differenza di un seggio.

In pratica, se i risultati dovrebbero essere confermati, gli equilibri resterebbero esattamente quelli della precedente legislatura, con Granger alla presidenza sostenuto da una maggioranza di 33 seggi, mentre l’opposizione disporrebbe di 32 deputati.

Tali risultati sono naturalmente stati avversati dall’opposizione, ma hanno ricevuto un parere negativo anche da parte degli osservatori internazionali. I rappresentanti diplomatici degli Stati Uniti (Sarah-Ann Lynch), del Regno Unito (Greg Quinn), del Canada (Lilian Chaterjee) e dell’Unione Europea (Fernando Ponz Canto) hanno pubblicato un comunicato congiunto nel quale mettono in dubbio la credibilità dei risultati pubblicati per quanto riguarda la regione Demerara-Mahaica.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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