Xi Jinping dichiara la vittoria della Cina sul coronavirus

Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia, il presidente cinese Xi Jinping si è recato a Wuhan, la città epicentro dell’emergenza, dove ha dichiarato la sostanziale vittoria del Paese sul coronavirus.

Solo una trentina di nuovi casi nelle ultime ventiquattrore: il presidente cinese Xi Jinping ha tutte le ragioni di dirsi soddisfatto per i risultati raggiunti dal suo Paese nell’arginare l’epidemia del nuovo coronavirus. Oramai anche nella città di Wuhan e nella provincia dello Hubei la situazione è quasi del tutto sotto controllo, al punto che lo stesso capo di stato si è recato nell’epicentro dell’emergenza per annunciare il trionfo della Cina sul virus, in compagnia di Wang Huning, un importante membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Nel corso della sua visita, il presidente ha visitato l’ospedale Huoshenshan, utilizzato per il trattamento di pazienti affetti da COVID-19 gravemente malati, intrattenendosi con pazienti, medici, residenti e lavoratori della comunità, agenti di polizia, personale militare, funzionari e volontari che hanno combattuto il nuovo coronavirus, ringraziando tutti per gli sforzi profusi.

Nonostante la situazione sia oramai sotto controllo e si registri una tendenza positiva con una continua diminuzione dei casi, Xi Jinping ha sottolineato la necessità di mantenere duri canoni di prevenzione e controllo fino alla fine completa dell’emergenza: “Tutte le misure di prevenzione e controllo adottate dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese contro il virus sono volte a prevenire l’infezione di più persone e salvare la vita di più pazienti”, ha dichiarato. Secondo il presidente, dallo scoppio dell’epidemia il partito ed il governo hanno adottato le misure di prevenzione e controllo più complete, rigorose e approfondite per frenare risolutamente la diffusione del virus a Wuhan e nella provincia dello Hubei.

Il primo successo è stato raggiunto nello stabilizzare la situazione e invertire la tendenza“, ha ancora affermato nel corso di una conferenza stampa tenuta in diretta da Wuhan, dichiarando di fatto la vittoria della Cina sul virus. Xi ha poi affermato che le cure mediche dovrebbero avere la massima priorità per migliorare il tasso di guarigione e ridurre la mortalità nella massima misura secondo il principio del trattamento scientifico e mirato.

Nell’incontro con i rappresentanti dei medici in ospedale, Xi ha ribadito che la diffusione del virus è stata sostanzialmente frenata nella provincia dello Hubei e a Wuhan, e ha attribuito il risultato agli sforzi di tutto il Partito, dell’intero Paese e dell’intera società, ma soprattutto dei medici, ai quali si è rivolto con l’epiteto di “eroi”.

Xi ha sottolineato l’importanza delle comunità nella prevenzione e nel controllo dell’epidemia, richiedendo alle organizzazioni di base di base e ai membri del partito di svolgere i loro ruoli chiave nel contenere la diffusione del virus nelle comunità. Ha inoltre enfatizzato il fatto di fare affidamento sul popolo per vincere la guerra popolare contro l’epidemia.

I successi raggiunti fino ad ora, tuttavia, non indicano la fine completa dell’epidemia: il presidente ha chiesto un ulteriore sforzo di pazienza e di comprensione agli abitanti di Wuhan, costretti da settimane alla quarantena e ad un isolamento quasi completo. L’epidemia, ad ogni modo, non influenzerà i fondamenti del solido sviluppo economico a lungo termine della provincia dello Hubei, ha detto Xi, sollecitando l’attuazione di politiche e misure per sostenere le imprese, stabilizzare l’occupazione e creare più posti di lavoro.

Anche la stampa internazionale ha lodato la Cina per le misure prese ed i risultati raggiunti in tempo record. In un editoriale della rivista The Economist del mese di febbraio, si legge che senza le misure di contenimento prese dal governo di Pechino, la Cina avrebbe “registrato molti milioni di casi e decine di migliaia di morti“. Le valutazioni delle infezioni evitate e le vite salvate riportate nell’editoriale sono supportate da una stima di modelli medici dell’Università di Hong Kong pubblicata su The Lancet, una importante rivista medica inglese, che a gennaio stimava in due milioni i possibili casi di coronavirus in Cina entro marzo con un numero di vittime superiori alle 40.000 senza un contenimento adeguato. Al momento, invece, il Paese conta poco più di ottantamila casi verificati e circa tremila decessi.

Tali risultati mettono a tacere i critici che avevano invece etichettato le misure prese dal governo cinese come draconiane, inefficaci e contrarie ai diritti umani. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che l’approccio cinese ha contribuito a rallentare la diffusione del virus nel Paese e nel resto del mondo. Bruce Aylward, vicedirettore generale dell’OMS, ha affermato che l’approccio coraggioso della Cina “ha cambiato il corso di un’epidemia in rapida ascesa e mortale“.

La Cina ha inoltre svolto il ruolo di cavia, fornendo un esempio agli altri Paesi che ora si trovano a dover affrontare l’epidemia. Nonostante questo, Paesi che si autoproclamano avanzati, in particolare gli Stati Uniti, hanno dimostrato di essere decisamente impreparati ad affrontare l’epidemia. Un epidemiologo statunitense dell’Università di Harvard, Marc Lipsitch, ha recentemente dichiarato in un’intervista rilasciata alla rivista New Yorker che i metodi cinesi sono migliori di quelli impiegati negli Stati Uniti per il contenimento del virus.

Mentre Xi Jinping può complimentarsi con il popolo cinese per gli sforzi profusi nell’affrontare l’epidemia, proprio in questi giorni assistiamo al solito inutile show di Donald Trump, che, in complicità con l’inefficacia di un sistema sanitario quasi completamente in mano alla logica del profitto privato, rischia di condannare gli Stati Uniti a conseguenza ben più gravi di quelle vissute dalla Cina.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

There are 2 comments

  1. Lo scontro tra USA e Cina ai tempi del coronavirus | World Politics Blog

    […] Alle prime avvisaglie dell’epidemia da nuovo coronavirus in quel di Wuhan, alcuni importanti esponenti di rilievo del governo statunitense erano addirittura pronti ad esultare, affermando apertamente che l’emergenza avrebbe fiaccato l’economia del rivale asiatico e favorito quella a stelle e strisce. Oggi, mentre la Cina ha quasi del tutto arginato l’emergenza, come sottolinea la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo la quale il 70% dei malati cinesi sono oramai guariti, sono l’Europa ed il Nord America a dover affrontare una situazione che potrebbe rivelarsi ancora peggiore, a causa dei sistemi sanitari in gran parte o del tutto privatizzati, fiaccati dalle politiche di austerità, nonché di sistemi politici che nascondono la propria efficienza dietro la scusa di una presunta “democrazia”. A dimostrazione dei progressi effettuati dalla Cina, soprattutto nella provincia dello Hubei, quella di Wuhan, i sedici ospedali temporanei eretti per l’emergenza sono tutti stati dismessi entro martedì scorso ed il presidente Xi Jinping ha potuto dichiarare la vittoria del Paese sull’epidemia (leggi qui). […]

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