Imperialismo e socialismo di fronte al coronavirus

Superata la fase più acuta dell’epidemia, la Cina si sta rendendo disponibile ad andare in soccorso degli altri Paesi colpiti, compresa l’Italia. Gli Stati Uniti, invece, dimostrano di perseguire una politica egemonica unicamente rivolta alla difesa dei propri interessi. E persino i leghisti scoprono i vantaggi del comunismo…

Neanche la propaganda anticinese più spinta può nascondere la realtà: con i suoi sedici nuovi casi registrati nelle ultime ventiquattrore, la Cina si è oramai messa alle spalle la fase più acuta dell’epidemia da nuovo coronavirus. Le misure prese dal governo di Pechino hanno mostrato i loro risultati al mondo, ed ora gli altri Paesi vedono nel gigante asiatico un esempio da seguire per affrontare la pandemia.

Con azioni concrete, il governo ed il popolo cinesi hanno dimostrato la forza e lo spirito della Cina, nonché l’amore del popolo cinese per la propria famiglia e nazione, che consente loro di rimanere uniti nel bene e nel male”, ha scritto He Yin sulle pagine del Quotidiano del Popolo (Rénmín Rìbào). “Wuhan è una città eroica e le persone di Hubei e Wuhan sono persone eroiche che non sono mai state schiacciate da alcuna difficoltà e pericolo nella storia. Il personale medico della città ha lavorato giorno e notte e ha rischiato la vita per completare le proprie missioni ed essere all’altezza della fiducia delle persone, e anche i membri del Partito non hanno temuto sacrifici e si sono assunti responsabilità, tenendo sempre presenti gli interessi generali della nazione e desiderosi di contribuire”, ha proseguito nell’articolo pubblicato quest’oggi.

Gli sforzi delle autorità cinesi, come abbiamo avuto modo di ripetere in precedenti articoli, sono stati elogiati da tutte le autorità internazionali, comprese l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo la quale “di fronte a un virus precedentemente sconosciuto, la Cina ha lanciato forse lo sforzo di contenimento della malattia più ambizioso, agile e aggressivo della storia”. Allo stesso tempo, l’OMS si è vista costretta a dichiarare lo stato di pandemia, visto che oggi il virus coinvolge ben 157 Paesi, con quasi 170.000 contagiati ed oltre 6.500 morti, secondo le ultime statistiche ufficiali.

Nella sua battaglia contro il coronavirus, la Cina ha permesso agli altri Paesi di prepararsi in modo più adeguato, e soprattutto ora il Paese asiatico sta offrendo tutta la propria esperienza e le risorse materiali a disposizione per andare in soccorso dei luoghi più colpiti, Italia compresa. Le misure prese dalle autorità cinesi sono ora considerate come un punto di riferimento da molti governi del pianeta, che stanno ricalcando le misure utilizzate da Pechino nei mesi passati: test gratuiti e più efficienti, separazione tra casi lievi e gravi, consultazioni mediche online, designazione di ospedali specifici e costruzione di nuovi ospedali, mobilitazione dell’intera comunità per arginare la propagazione dell’epidemia.

Tra i governi che di recente hanno chiesto aiuto direttamente alla Cina c’è, ad esempio, quello della Serbia. “Chiederemo ulteriori consigli alla Cina. Sono i più competenti per insegnarci e informarci sulla loro esperienza nell’affrontare la malattia”, ha dichiarato nella giornata di ieri il presidente serbo Aleksandar Vučić. Come noto, medici e materiali cinesi sono stati inviati in molti altri luoghi del mondo, compresa l’Italia, ma anche Iran, Iraq, Giappone e Corea del Sud.

In una situazione di emergenza come quella nella quale ci troviamo oggi, i Paesi socialisti si dimostrano ancora una volta all’avanguardia nella solidarietà internazionale, persino nei confronti di governi ed esponenti politici generalmente ostili. L’Ambasciata di Cuba in Italia ha infatti pubblicato una nota in cui afferma di aver ricevuto una lettera da Giulio Gallera, assessore per la salute e il benessere della Regione Lombardia, governata dal leghista Attilio Fontana, nella quale l’assessore “formalizza la richiesta di avere personale cubano specializzato nella gestione delle malattie trasmissibili” per affrontare l’emergenza. Lo stesso Gallera ha pubblicamente ammesso: “Recluteremo personale sanitario anche dall’estero, chiedendo solo che siano iscritti all’albo nel Paese di provenienza. Avremo personale dal Venezuela, dalla Cina, da Cuba”. Un riconoscimento importante per le capacità dei tre Paesi socialisti in ambito medico, proprio da parte di chi li ha sempre osteggiati. Il tutto mentre a L’Avana continuano ad arrivare richieste da tutto il mondo per il farmaco interferone alfa 2b, considerato come tra i più efficaci nel combattere il nuovo coronavirus, e secondo alcuni vero segreto della bassa mortalità registrata in Corea del Sud.

Del tutto diverso, invece, l’atteggiamento degli Stati Uniti, che, di fronte alla solidarietà cinese, non hanno saputo far altro che rispondere con l’invio di migliaia di soldati in Europa. Washington, che da tempo aveva progettato queste “esercitazioni militari congiunte” con numerosi Stati europei, dimostra di continuare a perseguire unicamente i propri scopi imperialistici attraverso il dispiegamento di forze armate, indirettamente rivolte ad intimidire Russia e Cina nell’ambito di una sorta di seconda guerra fredda. Come se non fossero già sufficienti i quasi 64.000 uomini che gli Stati Uniti mantengono stabilmente sul continente europeo, di cui oltre 34.000 in Germania ed oltre 12.000 in Italia.

La criticità della pandemia da nuovo coronavirus sta chiaramente mostrando al mondo le discrepanze tra il modello di comunità internazionale proposto dalla Cina e quello che invece gli Stati Uniti hanno imposto nell’ultimo trentennio, ma che ora sembra destinato a sgretolarsi. Dalla caduta dell’Unione Sovietica, infatti, è emerso un sistema mondiale guidato da un’unica potenza egemone, quella a stelle e strisce, basato sulla violenza e sull’imposizione con la forza della volontà statunitense ai Paesi non allineati. La Cina propone oggi un’alternativa, quella di una comunità di Stati indipendenti e sovrani, pronti a collaborare tra loro per il benessere generale reciproco. Ed il coronavirus potrebbe offrire un importante salvagente per quei Paesi europei, come l’Italia, che dovrebbero al più presto liberarsi dal surrettizio regime coloniale al quale sono sottoposti dalla fine della seconda guerra mondiale, celato neanche troppo velatamente sotto la sigla della NATO.

Oramai, gli Stati Uniti non sono più in grado di imporre la propria narrazione unica al mondo, al punto che la Cina ha sfidato Washington emettendo, proprio in questi giorni, un rapporto sulle violazioni dei diritti umani che si verificano nel Paese nordamericano. “Gli Stati Uniti”, si legge in un editoriale del Quotidiano del Popolo, “pubblicano ogni anno relazioni annuali sul rispetto dei diritti umani in altri Paesi, mettendo insieme allusioni e sentito dire, usando come metro di valutazione i propri interessi fondamentali per perseguire l’egemonia globale”. In pratica, tali rapporti, presi per buoni da gran parte della stampa internazionale, tendono regolarmente a denigrare la situazione dei Paesi contrari alla politica imperialista statunitense, al fine di giustificare sanzioni economiche o aggressioni militari di fronte all’opinione pubblica occidentale. “Tutto ciò non fa altro che esporre l’ipocrisia degli Stati Uniti. che si autodefiniscono difensori mondiali dei diritti umani, e la reale intenzione del Paese di cercare l’egemonia sotto il travestimento dei diritti umani”, si legge nell’articolo.

Come spiega il rapporto pubblicato dalle autorità cinesi, gli Stati Uniti sono il Paese del mondo con la più massiccia dose di violenza derivante da armi da fuoco, mentre la presunta “democrazia” è ad unico vantaggio dei ricchi, fatto sovente dimostrato dai risultati delle elezioni, quasi sempre vinte dai candidati che dispongono delle maggiori cifre in danaro. Ancora, negli Stati Uniti vige l’assenza di una garanzia di base dei diritti sociali ed economici, le minoranze etniche che soffrono gravi discriminazioni, le donne sono vittime di violenza.

Con l’unico fine di mantenere la propria egemonia sul resto mondo, gli Stati Uniti calpestano continuamente i diritti degli altri Paesi, così come l’ordine del diritto internazionale ed i principi della Carta delle Nazioni Unite. Nessun Paese al mondo può vantare maggiori violazioni degli accordi internazionali, sempre effettuate impunemente, mentre gli stessi Stati Uniti si arrogano il diritto di infliggere sanzioni ai Paesi che considerano ostili.

Un atteggiamento che, sotto l’amministrazione di Donald Trump, è diventato ancora più violento ed evidente, dimostrando però come l’emergere della nuova potenza economica e politica cinese stia mettendo a repentaglio l’ordine mondiale disegnato dall’aspirante monarchia universale statunitense, generando timori nelle stanze del potere di Washington.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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