Repubblica dell’Artsakh: Arayik Harutyunyan eletto alla presidenza

La Repubblica dell’Artsakh, o Nagorno-Karabakh, è uno stato autoproclamatosi indipendente dal 1992, ma non riconosciuto dalla comunità internazionale. Il 31 marzo ed il 14 aprile si sono svolte le elezioni legislative e presidenziali.

La Repubblica dell’Artsakh, nota anche come Repubblica del Nagorno-Karabakh, è uno stato de facto autoproclamatosi indipendente il 6 gennaio 1992. Il territorio è al centro del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian, essendo abitanto in maggioranza da armeni, sebbene il suo territorio facesse parte dell’Azerbaigian ai tempi dell’Unione Sovietica. Per questa ragione, l’Armenia sostiene l’indipdendenza della Repubblica dell’Artsakh, con il fine a lungo termine di una riunificazione tra i due territori, mentre l’Azerbaigian rifiuta questa soluzione ed afferma la propria sovranità su tutto il territorio interessato.

La disputa sul Nagorno-Karabakh ha portato anche ad un conflitto armato tra il 1991 ed il 1994, terminato con un cessate il fuoco che ha determinato la situazione attuale. Questo stato non è riconosciuto da nessun Paese membro dell’ONU, ed in molti considerano la repubblica come non realmente indipendente, visto che in realtà funziona come se fosse una regione dell’Armenia. Il governo di Erevan, infatti, garantisce ai cittadini di quest’area il passaporto armeno, necessario per i viaggi internazionali, e molte altre prerogative dei cittadini armeni. Inoltre la Repubblica dell’Artsakh è strettamente dipendente dall’Armenia per quanto riguarda l’economia e la difesa.

Dal referendum del 2017, la Repubblica dell’Artsakh è divenuta una repubblica presidenziale. Le elezioni presidenziali di quest’anno, dunque, sono state le prime ad essersi svolte secondo la nuova costituzione. Con il presidente in carica Bako Sahakyan impossibilitato a presentarsi per un terzo mandato consecutivo, a sfida delle presidenziali ha visto un ballottaggio tra Arayik Harutyunyan e Masis Mayilyan.

Già primo ministro dal 2007 al 2017, Harutyunyan ha ottenuto il 49.17% dei consensi già al primo turno, mancando di poco la vittoria definitiva. Sostenuto dalla coalizione Patria Libera – Alleanza Civica Unita (Azat Hayrenik – KMD Dashink), Harutyunyan non ha lasciato scampo al suo rivale, conquistando addirittura l’88.01% dei consensi al secondo turno, seppur con un’affluenza alle urne molto bassa (45.01% contro il 72.47% del primo). Mayilyan, attuale ministro degli affari esteri, si è invece presentato da indipendente, ottenendo un buon 26.39% al primo turno, per poi arretrare all’11.99% in occasione del ballottaggio del 14 aprile. Lo stesso Mayilyan, del resto, aveva invitato i suoi sostenitori a non recarsi alle urne per via dell’emergenza coronavirus.

Per quanto riguarda le elezioni legislative, volte a rinnovare i trentatré seggi dell’Assemblea Nazionale di Stepanakert, la lista capeggiata dal neopresidente Harutyunyan ha chiuso al primo posto con il 40.80% dei consensi. La coalizione Patria Libera – Alleanza Civica Unita conquista così 16 seggi, uno in più della precedente legislatura, ma manca di una sola unità l’ottenimento della maggioranza assoluta degli scranni.

In seconda posizione troviamo Patria Unita (Miasnakan Hayrenik), il partito fondato nel 2019 dall’ex ministro della difesa Samvel Babayan, che ha eletto nove deputati con il 24.04% delle preferenze. Entrano in parlamento altri tre partiti: i liberali di Giustizia (Ardarutsyun) ed i nazionalisti di sinistra della Federazione Rivoluzionaria Armena (Hay Heghapokhakan Dachnaktsoutioun), con tre seggi a testa, ed infine i conservatori del Partito Democratico dell’Artsakh (Artsakhi Demokratakan Kusaktsutyun, AZhK) con due. Per questi ultimi due partiti, però, si tratta di un netto arretramento, visto che entrambi perdono quattro seggi rispetto alle elezioni del 2015.

Come prevedibile, la maggioranza degli stati del mondo ha affermato di non riconoscere la validità delle elezioni svoltesi nella Repubblica dell’Artsakh. Solo il presidente armeno, Armen Sarkissian, ha inviato una nota di congratulazioni ufficiali al neoletto Harutyunyan. Tuttavia, ha destato scalpore la decisione di quattro deputati statunitensi (Frank Pallone, Adam Schiff, Gus Bilirakis e Jackie Speier) di inviare una lettera ad Harutyunyan: “Continueremo a sostenere il legittimo esercizio di autodeterminazione che contribuisce alla stabilità e allo sviluppo regionali. Sappiate che continueremo anche a esplorare modi per rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e l’Artsakh, compreso il riconoscimento formale della sua indipendenza“, vi si legge.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

There is one comment

  1. I 10 stati non ancora riconosciuti dalla comunità internazionale | World Politics Blog

    […] Restando nella regione caucasica, troviamo la Repubblica dell’Artsakh, nota anche come Repubblica del Nagorno-Karabakh, autoproclamatosi indipendente il 6 gennaio 1992. Il territorio è al centro del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian, essendo abitanto in maggioranza da armeni, sebbene facesse parte dell’Azerbaigian ai tempi dell’Unione Sovietica. La disputa sul Nagorno-Karabakh ha portato anche ad un conflitto armato tra il 1991 ed il 1994. L’Artsakh non è riconosciuto come stato indipendente da nessun membro dell’ONU, ed in molti considerano la repubblica come non realmente indipendente, visto che in realtà funziona come se fosse una regione dell’Armenia, dalla quale dipende economicamente e militarmente. Alcune parti del territorio, pur essendo rivendicate dall’Artsakh, restano ad oggi sotto la sovranità di Baku. Anche questo stato tiene regolari elezioni, e solo qualche settimana fa Arayik Harutyunyan se ne è aggiudicato la presidenza. […]

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