Brasile: l’ora della fine per Jair Bolsonaro?

Tra crisi sanitaria e crisi politica, la presidenza di Jair Bolsonaro in Brasile potrebbe avere vita breve. Le dimissioni del ministro Sérgio Moro potrebbero rappresentare un colpo fatale.

Il Brasile è uno dei Paesi che negli ultimi giorni sta registrando il maggior incremento di positività al nuovo coronavirus. Il gigante sudamericano ha infatti totalizzato quasi 60.000 casi, con oltre 4.000 morti accertate, sebbene i numeri siano probabilmente molto maggiori. Gli scienziati dell’Università di San Paolo, dell’Università di Brasilia e di altre istituzioni scientifiche brasiliane affermano infatti che il numero reale di persone infettate dal virus nel Paese è probabilmente compreso tra 587.000 e 1,1 milioni.

Alla crisi sanitaria, ulteriormente aggravata dalla scellerata gestione dell’emergenza da parte di Jair Bolsonaro, si unisce anche quella politica, che potrebbe porre anticipatamente fine al mandato del presidente di estrema destra.

Proprio l’emergenza coronavirus, infatti, ha portato ad una spaccatura all’interno della squadra di governo. Mentre il presidente Bolsonaro continua a negare la gravità della situazione ed a farsi vedere in manifestazioni pubbliche senza mascherina e senza il rispetto della distanza di sicurezza, l’oramai ex ministro della sanità Luiz Henrique Mandetta, esponente non dell’Aliança pelo Brasil di Bolsonaro, ma di un partito più moderato, i Democratas, aveva spinto per l’approvazione di misure volte a proteggere la popolazione dalla pandemia. Il continuo tira e molla tra Bolsonaro e Mandetta, con il presidente che ha minacciato il suo ministro di licenziamento, si è concluso le dimissioni forzate del medico cinquantacinquenne, sostituito da Nelson Teich.

Bolsonaro è stato criticato da numerosi scienziati per le sue dichiarazioni pubbliche, in particolare quando ha accostato il nuovo coronavirus ad una banale influenza oppure quando ha affermato che il virus può essere sconfitto con la clorochina, ipotesi che fino ad ora non ha trovato nessuna conferma dagli esperimenti effettuati. Mandetta aveva provato più volte a far ravvedere il presidente, promuovendo misure di contenimento dell’epidemia, ma Bolsonaro ha dimostrato di essere più interessato all’andamento economico che alla vita dei suoi concittadini.

Ma il colpo più duro alla presidenza di Bolsonaro è arrivato in seguito alle dimissioni di Sérgio Moro, ministro della giustizia e della sicurezza pubblica, fortemente voluto dal presidente nel suo governo, e “premiato” con l’incarico in seguito al procedimento giudiziario ai danni di Luiz Inácio Lula, che ha impedito all’ex presidente di sinistra di ripresentarsi alle elezioni. Le dimissioni di Moro sono state ufficialmente provocate dalla rimozione del capo della polizia federale, Maurício Valeixo, da parte del presidente, ma va sottolineato come lo stesso Moro si fosse precedentemente schierato dalla parte di Mandetta, non nascondendo le sue perplessità circa la gestione della crisi sanitaria da parte di Bolsonaro.

La situazione attuale ha portato anche ad un crollo della popolarità di Bolsonaro tra i brasiliani. Se, nel gennaio 2019, subito dopo l’inizio del suo mandato, il presidente godeva del 49% dei consensi, ai quali andava aggiunto un 26% di neutrali, i sondaggi più recenti affermano che solamente il 28% dei cittadini ha un’opinione positiva dell’operato di Bolsonaro, mentre il 42% ne ha un’opinione negativa.

La notizia delle dimissioni del ministro Moro ha suscitato l’immediata reazione di Cristiano Zanin Martins, l’avvocato di Lula in occasione del processo condotto da Moro contro l’ex presidente, noto come operazione Lava Jato. Già nel 2016, Zanin aveva denunciato presso le Nazioni Unite che Moro stava utilizzando il processo contro Lula al fine di costruirsi una carriera politica, cosa puntualmente confermata dalla nomina dell’ex giudice all’interno del governo. Secondo l’avvocato, anche le dimissioni da ministro della giustizia sarebbero figlie del mero calcolo: Moro avrebbe infatti sfruttato l’occasione per uscire dal governo ed allontanarsi da Bolsonaro al fine di preparare le elezioni del 2022, dove potrebbe presentarsi come candidato alla presidenza.

Moro ha accusato Bolsonaro di aver interferito in maniera impropria in questioni riguardanti la polizia federale del Paese sudamericano, materia che invece dipende direttamente dal ministero di cui egli era il titolare. Il ministro dimissionario ha addirittura chiesto l’impeachment per Bolsonaro, ipotesi che ha ricevuto l’appoggio di diversi esponenti politici. Tra coloro che sostengono l’impeachment per Bolsonaro troviamo esponenti trasversali rispetto allo spettro politico, da ex sostenitori di Bolsonaro fino ad oppositori storici, come Flávio Dino, governatore dello stato nord-orientale di Maranhão, ed esponente del Partido Comunista do Brasil (PcdoB). Fernando Henrique Cardoso, presidente socialdemocratico del Brasile dal 1995 al 2003, ha invece chiesto a Bolsonaro di dimettersi.

A questo punto, la vita politica di Bolsonaro potrebbe interrompersi bruscamente nei prossimi mesi. Se confermate, le accuse di Moro potrebbero effettivamente portare ad un procedimento giudiziario contro il presidente in carica, con basi giuridiche molto più solide rispetto a quanto non sia accaduto al momento dell’impeachment contro Dilma Rousseff, nell’agosto del 2016.

Il pericolo, invece, è che Bolsonaro decida di rendere il suo governo ancora più repressivo nei confronti dell’opposizione, trovando altri sotterfugi per mantenere il potere ed eliminare politicamente i suoi potenziali rivali per le elezioni del 2022.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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