La Cina respinge le accuse di furto di informazioni sul vaccino

La ricerca cinese per il vaccino contro il nuovo coronavirus si trova in stato avanzato ed ha iniziato le sperimentazioni prima di ogni altri Paese, smentendo le accuse di furto di informazioni provenienti dagli Stati Uniti.

La propaganda anticinese proveniente dagli Stati Uniti continua ad inventare accuse nei confronti di Pechino per mascherare le proprie incapacità nel rispondere adeguatamente alla pandemia da nuovo coronavirus. Secondo l’ultima versione, hacker e spie cinesi e di altri Paesi starebbero cercando di rubare informazioni sulle ricerche statunitensi per lo sviluppo di vaccini e farmaci anticoronavirus.

Zhao Lijian, ministro degli esteri della Repubblica Popolare Cinese, ha risposto che la Cina sta sviluppando prodotti differenti rispetto alle ricerche degli Stati Uniti, e che in realtà lo sviluppo dei vaccini e dei farmaci cinesi si trova già in uno stato avanzato. Le autorità cinesi, del resto, avevano già annunciato le sperimentazioni sul vaccino alla fine di marzo, prima di qualsiasi altro Paese. Zhao ha ribadito che la Cina salvaguarda fermamente la sicurezza informatica e si oppone sempre e reprime qualsiasi forma di attacchi informatici.

Ad oggi, tre vaccini inattivati e uno ricombinante sono stati sottoposti a studi clinici e tre di loro sono entrati nella seconda fase di studi clinici, incluso un vaccino inattivato sviluppato da Sinovac Biotech, una società con sede a Pechino. Yin Weidong, presidente di Sinovac, ha dichiarato ai media che la società avvierà la produzione pilota del vaccino inattivato nel mese di luglio. Ad ogni modo, visto che la ricerca cinese si sta concentrando sui vaccini inattivati, mentre quella statunitense sta studiando soprattutto vaccini basati sul DNA e sull’RNA, anche un eventuale furto di informazioni si sarebbe rivelato di scarso interesse per i ricercatori del paese asiatico.

In definitiva, gli Stati Uniti non hanno mostrato nessuna prova concreta, cosa che avrebbero sicuramente fatto se ne avessero avute. Si tratta della stessa tattica che Washington sta utilizzando sin dall’inizio dell’epidemia, ovvero quella di formulare accuse nei confronti della Cina senza mostrare alcuna prova a sostegno delle proprie affermazioni. Lo stesso era accaduto quando importanti esponenti dell’amministrazione statunitense, compreso il segretario di stato, Mike Pompeo, avevano affermato che il virus sarebbe fuoriuscito dal laboratorio di Wuhan. Dopo aver accusato la Cina di nascondere le informazioni, ora Washington accusa Pechino di rubarle.

Tali accuse infondate vanno infatti ad aggiungersi a quelle formulate nelle settimane passate da importanti esponenti del governo statunitense, compreso il presidente Donald Trump. Le accuse rivolte nei confronti della Cina, compresa la minaccia di una richiesta di risarcimento nei confronti di Pechino, vengono evidentemente utilizzate per scaricare le proprie colpe sul Paese rivale, che nel frattempo ha sconfitto l’epidemia con successo, mentre gli Stati Uniti hanno registrato quasi lo stesso numero di casi dell’intero continente europeo ed il doppio dei casi di tutta l’Asia. In pratica, fa parte integrante della campagna elettorale di Trump in vista delle prossime presidenziali.

Mascherando le proprie affermazioni attraverso la solita scusa dei diritti umani, l’amministrazione statunitense si è resa protagonista di numerosi strafalcioni sin dall’inizio della pandermia, accusando la Cina ed altri Paesi in maniera indiscriminata, mentre proprio in Nordamerica stanno avendo luogo le conseguenze più drammatiche dell’epidemia. Gregg Gonsalves, un epidemiologo dell’Università di Yale, ha affermato che negli Stati Uniti sta avendo luogo un vero e proprio genocidio, considerando che la maggioranza delle vittime dell’epidemie provenie dalle comunità di afroamericani e latinos.

Gli autoproclamatisi difensore dei diritti umani, nel frattempo, hanno congelato i finanziamenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che svolge un ruolo fondamentale soprattutto nei Paesi più poveri del pianeta, ed continuando ad imporre sanzioni contro l’Iran, Cuba, il Venezuela ed altri Paesi, ostacolandone gli sforzi antiepidemici. Ma, se la Cina o uno degli altri Paesi rivali dovesse riuscire a sviluppare un vaccino o una cura per primo, siamo sicuri che gli Stati Uniti non esiterebbero a ricorrere alla forza del dollaro per tentare di accaparrarsi questo bene prezioso.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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