Israele: ufficiale la nascita del nuovo governo Netanyahu basato sul compromesso

Nella giornata di domenica 17 maggio la Knesset ha votato la fiducia al nuovo governo israeliano, guidato ancora una volta da Benjamin Netanyahu, almeno per i prossimi diciotto mesi, prima che la palla passi a Benny Gantz.

Il 17 maggio ha ufficialmente avuto il via il nuovo governo israeliano, guidato dal vecchio primo ministro, Benjamin Netanyahu. Per “Bibi” si tratta del quinto mandato in carriera, il quarto consecutivo, numeri che gli stanno consentendo di rafforzare sempre più il suo primato di premier più longevo della storia di Israele, davanti a David Ben-Gurion.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare in precedenza, il nuovo governo è figlio dell’accordo stipulato tra Netanyahu ed il suo ormai ex acerrimo rivale, Benny Gantz, che dovrebbe ereditare la carica di capo del governo tra diciotto mesi. L’accordo ha comunque permesso di risolvere la grave crisi politica del Paese, che ha visto lo svolgimento di tre tornate elettorali consecutive ed un’attesa di 508 giorni per determinare la formazione del nuovo esecutivo. Il terzo artefice del compromesso, il leader laburista Amir Peretz, ha invece ottenuto l’incarico di ministro dell’economia.

Gantz, ex capo delle forze armate, ricoprirà nel frattempo l’incarico di ministro della difesa e quello di vice primo ministro, un ruolo inventato ad hoc per l’occasione. Tra un anno e mezzo, i due leader politici si scambieranno le posizioni, ammesso che Netanyahu riesca a superare indenne il processo per corruzione nel quale è imputato, e che dovrebbe avere inizio nei prossimi giorni. Al momento, le norme israeliane permettono al premier di restare in carica anche se sotto processo, ma le cose potrebbero cambiare in caso di provata colpevolezza.

Inutile dire che l’accordo raggiunto tra Gantz e Netanyahu ha suscitato non poche polemiche, soprattutto tra i sostenitori del primo, tanto da portare allo spaccamento del partito Blu e Bianco (Kahol Lavan). Gantz, infatti, aveva più volte affermato che il premier in carica si sarebbe dovuto fare da parte per via delle gravi accuse che pendono su di lui, e fino allo scorso marzo aveva ripetuto ai suoi elettori che non avrebbe mai accettato di entrare in un governo con “Bibi”.

La scusa per il vergognoso accordo è arrivata dall’emergenza coronavirus, utilizzata per giustificare la situazione attuale, come ha sottolineato Yair Lapid. Lapid, ex ministro delle finanze di Netanyahu (2013-2014), aveva poi abbandonato il partito Likud (“Consolidamento”) per appoggiare Gantz, ma ora, dopo il tradimento di quest’ultimo, ha ereditato il ruolo di leader dell’opposizione al nuovo esecutivo. Lapid ha anche sottolineato che il nuovo governo è “il governo più grande e dispendioso della storia israeliana”, con una cifra recod di 36 ministri e sedici viceministri, necessari di distribuire gli incarichi fra tutti coloro che ne hanno reso possibile la formazione (il massimo fino ad ora raggiunto era stato di 30 ministri).

La nascita del nuovo governo è stata approvata dalla Knesset, il parlamento unicamerale israeliano, con 73 voti favorevoli su 120 seggi. A votare la fiducia sono stati 35 deputati del Likud, il partito di Netanyahu, e 16 (su 30) parlamentari eletti nelle fila di Blu e Bianco, l’ormai ex partito di Gantz. A questi vanno aggiunti nove voti del partito ultraortodosso Shas, sette del partito aschenazita Giudaismo Unito nella Torah (Yahadut HaTora HaMeuhede), tre (su sette) del Partito Laburista Israeliano (Mifleget HaAvoda HaYisrelit) e della lista associata Gesher, due della fazione Derekh Eretz ed uno di Yisrael Beiteinu.

L’istituzione del nuovo governo rappresenterà un pericolo soprattutto per i palestinesi, visto che i due ex rivali della politica israeliana sono concordi sul piano di annessione della valle del Giordano allo stato ebraico. Questo territorio attualmente appartiene alla Cisgiordania palestinese, e ne rappresenta circa il 30%, ma è stato progressivamente colonizzato dagli israeliani attraverso gli insediamenti illegali che violano gli accordi internazionali. Il 1° luglio, dovrebbero avere inizio le operazioni per l’annessione della valle del Giordano, considerata da Israele come una conquista territoriale ottenuta in seguito al conflitto del 1967, noto come guerra dei sei giorni.

FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO ISRAELIANO

  1. Primo Ministro: Benjamin Netanyahu (Likud)
  2. Vice Primo Ministro e Ministro della difesa: Benny Gantz (Blu e Bianco)
  3. Ministro degli affari esteri: Gabi Ashkenazi (Blu e Bianco)
  4. Ministro della giustizia: Avi Nissenkorn (Blu e Bianco)
  5. Ministro presso il Ministero della Difesa responsabile degli affari civili: Michael Biton (Blu e Bianco)
  6. Ministro della cultura e dello sport: Chili Tropper (Blu e Bianco)
  7. Ministro degli affari strategici: Ori Farkash (Blu e Bianco)
  8. Ministro dell’uguaglianza: Merav Cohen (Blu e Bianco)
  9. Ministro del turismo: Assaf Zamir (Blu e Bianco)
  10. Ministro della scienza e della tecnologia: Yizhar Shai (Blu e Bianco)
  11. Ministro degli affari della diaspora: Omer Yankelevich (Blu e Bianco)
  12. Ministro dell’immigrazione e dell’assorbimento: Pnina Tamano-Shata (Blu e Bianco)
  13. Ministro dell’agricoltura: Alon Shuster (Blu e Bianco)
  14. Ministro dell’economia: Amir Peretz (Partito Laburista)
  15. Ministro del welfare: Itzik Shmuli (Partito Laburista)
  16. Ministro delle comunicazioni: Yoaz Hendel (Likud)
  17. Ministro delle finanze: Israel Katz (Likud)
  18. Ministro della sanità: Yuli Edelstein (Likud)
  19. Ministro dei trasporti: Miri Regev (Likud)
  20. Ministro della pubblica sicurezza: Amir Ohana (Likud)
  21. Ministro dell’energia: Yuval Steinitz (Likud)
  22. Ministro dell’istruzione superiore e delle risorse idriche: Ze’ev Elkin (Likud)
  23. Ministro dell’istruzione: Yoav Gallant (Likud)
  24. Ministro della cooperazione regionale: Gilad Erdan (Likud, che sarà sostituito da Ofir Akunis quando Erdan verrà confermato ambasciatore presso le Nazioni Unite)
  25. Ministro dei servizi segreti: Eli Cohen (Likud)
  26. Ministro degli insediamenti: Tzipi Hotovely (Likud)
  27. Ministro responsabile dei collegamenti tra il governo e la Knesset: David Amsalem (Likud)
  28. Ministro della protezione ambientale: Gila Gamliel (Likud)
  29. Ministro presso l’ufficio del primo ministro: Tzachi Hanegbi (Likud)
  30. Ministro degli affari di Gerusalemme: Rafi Peretz (Yisrael Beiteinu)
  31. Ministro del rafforzamento e dell’avanzamento della comunità: Orly Levy-Abekasis (Gesher)
  32. Ministro degli interni e ministro dello sviluppo del Negev e del Galil: Aryeh Deri (Shas)
  33. Ministro degli affari religiosi: Yaakov Avitan (Shas)
  34. Ministro degli alloggi: Yaakov Litzman (Giudaismo Unito nella Torah)
  35. Ministro delle minoranze: non ancora nominato (Blu e Bianco)
  36. Ancora da annunciare

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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