La tormentata politica del Kosovo

Quasi due mesi dopo la caduta del governo di Albin Kurti, la crisi politica kosovara non ha ancora trovato una soluzione, nel bel mezzo della pandemia da nuovo coronavirus.

Dalle elezioni del 6 ottobre 2019, il Kosovo non è più riuscito a ritrovare la stabilità politica. Solamente ad inizio febbraio, quattro mesi dopo le votazioni, la repubblica autoproclamata era riuscita a formare un esecutivo guidato da Albin Kurti, leader di Vetëvendosje! (ossia Autodeterminazione! in lingua albanese, noto con l’abbreviazione VV o LVV), grazie all’accordo raggiunto con Isa Mustafa, alla guida della Lega Democratica del Kosovo (Lidhja Demokratike e Kosovës, LDK).

Le due formazioni con più consensi nel Paese avevano affermato di voler imprimere un cambiamento di direzione alla politica kosovara rispetto al precedente governo guidato dal dimissionario Ramush Haradinaj, rappresentante dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo (Aleanca për Ardhmërinë e Kosovës, AAK). L’esecutivo ha però avuto vita breve: il 25 marzo, il governo Kurti ha visto la propria fine a causa di un voto di sfiducia proposto proprio dal partito alleato, LDK. La mozione ha ricevuto 82 voti favorevoli, 34 contrari ed una astensione.

La presidente del parlamento, Vjosa Osmani, ha dichiarato la propria contrarietà, nonoste l’appartenenza a LDK: “Non sono d’accordo con la mozione di sfiducia, a maggior ragione in questo momento“, ha dichiarato, facendo riferimento alla pandemia da nuovo coronavirus, che ha colpito almeno 63 persone nell’ex regione autonoma della Serbia. Concorde anche la vicepresidente, Arberie Nagavci, che invece provien dal partito di Kurti.

La mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro è stata proposta dopo che Kurti ha deciso di liquidare il ministro degli interni Agim Veliu, in quota LDK. L’ex ministro ha accusato Osmani di tradimento, ma l’opinione pubblica kosovara sembra dare ragione alla presidente del parlamento. La popolazione ha organizzato proteste sui balconi sbattendo utensili da cucina, impossibilitata a scendere in piazza a causa della pandemia. Molte persone hanno espresso il proprio dissenso sui social network, denunciando l’irresponsabilità di questa decisione in questo momento particolare.

A livello internazionale, solamente l’ambasciatore statunitense Philip Kosnett ha appoggiato la mossa di LDK, mentre sono arrivati commenti negativi da parte della tedesca Viola Cramon, che rappresenta l’Unione Europea a Priština, e da molti esponenti del continente.

Anche in seguito al voto di sfiducia, Albin Kurti resterà comunque alla guida dell’esecutivo fino al raggiungimento di una nuova maggioranza. Quasi due mesi dopo il voto di sfiducia, le negoziazioni tra le forze politiche sono solamente all’inizio, e potrebbero rivelarsi molto lunghe, come nel caso dei quattro mesi che ci sono volute per la nomina di Kurti dopo le elezioni. Al momento, gli uomini di LDK mantengono le proprie cariche all’interno del governo, ad eccezione di Avdullah Hoti, sollevato dal ruolo di vicepremier subito dopo il voto di sfiducia.

Nel frattempo, Isa Mustafa ha avvicinato l’ex premier Ramush Haradinaj al fine di sondare il campo per la nascita di una maggioranza guidata da LDK ed AAK. Il 22 aprile, i due leader hanno raggiunto l’accordo per la formazione di un governo, ma i loro partiti non dispongono del numero sufficiente di seggi. Il presidente Hashim Thaçi, che non ha mai nascosto la propria avversione per Kurti, vede con favore l’accordo tra LDK ed AAK, ed ha affermato che affiderà l’incarico per la formazione del nuovo governo a chiunque riesca a formare una maggioranza.

A questo fine, Mustafa vorrebbe coinvolgere anche altri partiti, tra i quali Iniziativa Social Democratica (NISMA Social Demokrate), formazione di centro-sinistra guidata da Fatmir Limaj, e la Nuova Alleanza del Kosovo (Aleanca Kosova e Re, AKR), dell’ex ministro degli esteri Behgjet Pacolli, insieme a diversi rappresentanti delle minoranze etniche. Un colpo importante potrebbe essere rappresentato da un accordo con la Lista Serba (Srpska Lista), che dispone di dieci scranni e potrebbe risultare decisiva per il raggiungimento della maggioranza.

Albin Kurti, dal canto suo, spera che le contrattazioni cadano nel vuoto per andare a nuove elezioni, convinto di poter rafforzare il primato ottenuto nella tornata di ottobre. Mustafa, invece, ha affermato di avere pronta una maggioranza parlamentare per un governo guidato proprio dall’ex vice di Kurti, Avdullah Hoti. Il 23 aprile, il presidente Thaçi ha affidato il mandato per la formazione di una maggioranza a LDK, ma quasi un mese dopo quell’evento nulla è cambiato. Quello che è certo è che del prossimo governo non farà parte il Partito Democratico del Kosovo (Partia Demokratike e Kosovës, PDK), il terzo partito più rappresentato in parlamento, che si è chiamato fuori.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

There is one comment

  1. Kosovo: Avdullah Hoti prende le redini del governo | World Politics Blog

    […] Gli ultimi otto mesi della politica kosovara sono state a dir poco movimentati: dopo le elezioni del 6 ottobre 2019, ci sono voluti quattro mesi per la formazione di un governo; a febbraio, finalmente, ha visto la luce l’esecutivo guidato da Albin Kurti, che però ha avuto vita breve, in seguito alla sfiducia del 25 marzo. In questo contesto, il nuovo accordo di coalizione per la guida della repubblica autoproclamata non sembra in grado di garantire una maggiore stabilità alla guida politica del Kosovo. […]

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