Il coronavirus sta scomparendo? Falso

La narrazione circa il coronavirus, dall’inizio dell’emergenza fino ad oggi, è stata carratterizzata dal solito eurocentrismo, che ora porta molti ad affermare che la pandemia starebbe scomparendo, mentre nel mondo si registra il record di contagi.

Sin dal suo inizio, la narrazione dei mass media europei sul coronavirus è stata caratterizzata dal classico atavico eurocentrismo. Tale concezione, che va ben al di là dei mezzi d’informazione, è stata anche una delle cause del ritardo nella reazione da parte dei Paesi di quel continente. A gennaio, infatti, si era ancora soliti etichettare il virus come “virus cinese”, considerando il tutto come una problematica che interessava la Cina e tuttalpiù qualche altro Paese asiatico limitrofo.

La narrazione si è però rapidamente modificata quando i casi di positività hanno cominciato a moltiplicarsi in tutta Europa. Solamente allora, il nuovo coronavirus si è trasformato in una questione di primaria importanza, e tanto i governi quanto l’opinione pubblica d’Europa hanno cominciato a modificare il proprio punto di vista. I mass media, dal canto loro, hanno offerto una maggiore copertura, trasformando spesso le notizie in fonte d’allarmismo.

Insomma, come al solito, ciò che accade in Paesi per noi remoti non ha mai la stessa importanza di quello che succede in Europa: un morto occidentale vale molto più di centinaia di morti provenienti da altre parti del mondo. Si tratta di una narrazione alla quale siamo fin troppo abituati, che si ripete non solamente in occasione delle epidemie, ma anche di guerre, catastrofi naturali o qualsiasi altro tipo di tragedia.

Adesso, la stessa identica concezione sta portando mass media ed esponenti politici a proclamare la fine prossima dell’epidemia, ad affermare che il virus sarebbe in procinto di scomparire autonomamente. Tutte affermazioni che possono avere valore unicamente per chi ha l’Europa come unico orizzonte della propria mente. I numeri, invece, ci dicono che la pandemia si trova ancora in pieno svolgimento, semplicemente ha spostato il proprio epicentro.

Partita in Asia, la pandemia da nuovo coronavirus si è inizialmente spostata in Europa, passando successivamente in America del Nord, ed infine in America del Sud, dove attualmente si registrano i numeri più elevati sia per le positività che per i morti. Ciò, naturalmente, non significa che la situazione sia diventata meno grave, e fino a quando il virus non sarà davvero stato sconfitto nessuno sarà del tutto al sicuro.

Le statistiche ufficiali, al contrario, ci dicono che la situazione per quanto riguarda il numero di casi positivi nel mondo non sta affatto migliorando. Il 4 giugno, infatti, è stato registrato il maggior numero di test positivi dall’inizio dell’epidemia, con 129.990. Se si esclude il 24 aprile, quando per la prima volta sono stati registrati oltre 100.000 casi, tutte le altre giornate nelle quali è stata superata questa barriera si sono verificate dal 20 maggio in poi.

Certamente, è anche possibile che l’incremento del numero di casi positivi sia dovuto al maggior numero di Paesi che hanno cominciato ad effettuare tamponi a tappeto sulla popolazione. Ma è innegabile che la situazione sia decisamente in peggiorata in alcune parti del mondo, in particolare in America meridionale. In quel continente, infatti, sono stati registrati oltre 44.000 casi positivi nella sola giornata di ieri, circa il 34% del totale planetario. A sua volta, il Brasile ha fatto registrare quasi 32.000 tamponi positivi, il 72% di tutto il Sudamerica.

Il numero di decessi, invece, ha effettivamente fatto registrare un calo rispetto alla fase più acuta della pandemia, ma proprio negli ultimi giorni le cifre hanno ricominciato lentamente a crescere. Il 4 giugno sono stati registrati 5.499 morti in tutto il mondo, il dato più elevato dal 12 maggio. Anche in questo caso, vi sono tre Paesi che da soli collezionano quasi i due terzi dei decessi complessivi: Brasile, Messico e Stati Uniti, nell’ordine. Il calo relativo dei morti rispetto ai contagiati, al limite, potrebbe indicare un abbassamento del tasso di letalità del virus, o, come detto in precedenza, semplicemente derivare dal fatto che ora i casi positivi vengono individuati con più efficacia.

Dunque, i dati complessivi ci dicono che la pandemia, per il momento, non accenna a scomparire, ma si è solamente spostata geograficamente. Ciò significa che presto l’epicentro dell’epidemia potrebbe trasferirsi nuovamente, con la possibilità di andare a colpire aree nelle quali è già passata. Dire che il virus sta scomparendo, dunque, rappresenta un duplice errore di eurocentrismo e di scarsa lungimiranza, oltre ad essere un’affermazione facilmente smentibile attraverso i numeri.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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