Colombia: chieste le dimissioni della vicepresidente Ramírez

Emergono in maniera sempre più chiara elementi che collegano la vicepresidente colombiana, Marta Lucía Ramírez, e la sua famiglia al narcotraffico. Diversi senatori hanno chiesto le dimissioni della numero due del Paese sudamericano.

Già nel mese di aprile avevamo parlato della vicepresidente della Colombia, Marta Lucía Ramírez, e dei suoi sempre più evidenti legami con il mondo del narcotraffico. Un’indagine dell’organizzazione InSight Crime, incaricata di condurre analisi sulla criminalità organizzata in America Latina e nei Caraibi, aveva infatti rivelato i legami della vicepresidente Ramírez e del suo attuale marito, l’uomo d’affari Álvaro Rincón, con il narcotrafficante Guillermo León Acevedo Giraldo, noto in ambiente criminale con gli pseudonimi di “Sebastián Colmenares” o “Memo Fantasma”.

In questi giorni, sono emersi nuovi elementi che non depongono certamente in favore della numero due del governo colombiano. Ramírez avrebbe infatti pagato una cauzione di 150.000 dollari per permettere la liberazione di suo fratello, Bernardo Ramírez, dopo che questi era stato arrestato negli Stati Uniti proprio per traffico di droga. La notizia è stata rivelata dai giornalisti Gonzalo Guillén e Julián Martínez sui portali Cuarto de Hora e La Nueva Prensa. Gustavo Petro, leader dell’opposizione e sfidante dell’attuale presidente Iván Duque alle ultime elezioni, insieme a numerosi altri senatori, ha chiesto per questa ragione le immediate dimissioni della vicepresidente.

Per la precisione, i fatti rivelati dai due giornalisti colombiani lo scorso 11 giugno risalirebbero al 1997, quando Bernardo Ramírez venne condannato a quattro anni e nove mesi di carcere per traffico di eroina in Florida. Bernando fu infatti arrestato a Miami, accusato da altri due narcotrafficanti colombiani, Alejandra Osorio Vargas e Miguel José Aguilera Asencio. Questi vennero fermati dopo essere atterrati nella città statunitense con un carico di eroina proveniente dall’isola di Aruba, nascosto all’interno dei loro stomaci sotto forma di capsule. Osorio e Aguilera dichiararono alla polizia che l’eroina era destinata a Bernardo Ramírez.

Una storia passata, si dirà, ma che conferma il radicamento dei legami della famiglia Ramírez con il narcotraffico, soprattutto dopo che, come abbiamo anticipato, sono emersi i dettagli sugli affari intercorsi tra Álvaro Rincón ed il narcotrafficante Acevedo Giraldo.

La signora vicepresidente della Colombia dovrebbe dimettersi. Come secondo candidato più votato per la Presidenza della Repubblica e come leader dell’opposizione a capo di quelli che erano gli otto milioni di cittadini che volevano cambiare il paese, chiedo le dimissioni della vicepresidente Marta Lucía Ramírez, per non aver reso pubblico il fatto che avesse pagato la cauzione nel 1997, non avendo reso noto alla società che aveva, forse con buone intenzioni, partecipato al rilascio di un trafficante di droga di una delle peggiori droghe del mondo, come lo era suo fratello“, ha dichiarato Gustavo Petro.

Un altro senatore di opposizione, Iván Cepeda Castro, esponente del Polo Democrático Alternativo (o PDA), ha appoggiato le dichiarazioni di Petro, pubblicando sui propri social network quella che sembra essere la ricevuta del pagamento della cauzione.

Tutto ciò emerge proprio poco dopo il contestato arrivo di circa ottocento militari statunitensi in territorio colombiano, ufficialmente con la finalità di combattere il narcotraffico. Il Paese sudamericano è infatti il leader mondiale della produzione di stupefacenti, in particolare di cocaina: si calcola che nel solo 2019 la Colombia avrebbe prodotto 951 tonnellate di cocaina.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in altre occasioni, l’aumento della presenza militare degli Stati Uniti non ha rappresentato in passato una garanzia della diminuzione della produzione di droga. Negli ultimi anni, la capacità produttiva da parte della Colombia è sempre aumentata, raggiungendo, come detto, le 951 tonnellate di cocaina lo scorso anno, rispetto alle 879 del 2018.

Per queste ragioni, l’opposizione al governo di destra del presidente Duque si è fortemente opposta alla presenza militare statunitense nel Paese, denunciando tale operazione come una fase di preparazione ad un possibile conflitto imperialista nei confronti della vicina Repubblica Bolivariana del Venezuela, con il fine di destituire il presidente legittimo di quel Paese, Nicolás Maduro.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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