L’Ideario di Ernesto “Che” Guevara (prima parte)

In occasione dell’anniversario della nascita del rivoluzionario argentino Ernesto “Che” Guevara (14 giugno 1928), vi proponiamo i bravi più significativi del suo Ideario, nel quale è riassunto il suo pensiero su numerose tematiche, suddiviso in tre parti. La prima parte affronta le seguenti tematiche: avanguardia, il rivoluzionario, il quadro, il militante, l’uomo nuovo, la pace, socialismo, marxismo, partito, gioventù, rivoluzione, popolo e governo, dittatura del proletariato.

Avanguardia
Le avanguardie hanno lo sguardo volto al futuro e alla loro ricompensa, ma questa non si intravede come qualcosa di individuale; il premio è la nuova società in cui gli uomini avranno caratteristiche diverse: la società dell’uomo comunista. L’operaio d’avanguardia deve essere condottiero di masse tramite l’esempio, tramite il proprio convincimento nei confronti del lavoro. E il lavoro deve essere un compito fondamentale del nostro popolo nel corso degli anni. L’operaio d’avanguardia ha oggi una missione fondamentale da compiere: quella di trascinare con il suo esempio, quella di convertirsi in un eroe venerato del lavoro, quella di creare un poco la leggenda del combattente del lavoro, la stessa che si crea quando si tratta del combattente in armi. Un lavoratore d’avanguardia, un membro del Partito dirigente della Rivoluzione sente tutti questi lavori che si chiamano sacrificio con un interesse nuovo, come una parte del suo dovere, ma non del suo dovere imposto, bensì del suo dovere interno e lo fa con interesse. Chiunque abbia un merito qualsiasi che si sia guadagnato col suo sforzo deve dimostrare di essere stato giustamente meritevole di questo riconoscimento per tutto l’anno e per tutto il processo rivoluzionario. Non deve addormentarsi sugli allori. Noi non ci stanchiamo di ripetere che nel caso degli operai d’avanguardia la modestia eccessiva non era una qualità ma un difetto; che l’operaio d’avanguardia deve dar mostra del suo esempio, renderlo vivo e palpabile, comunicarlo, divulgarlo, contagiare del suo entusiasmo tutti gli altri compagni. Se in qualcosa e per qualcosa lottiamo per essere l’avanguardia di questo o di quello è per avere l’onore di dire che siamo in posizione avanzata nel compito di dare al nostro popolo tutto quello che merita, per le sue straordinarie azioni, per il suo straordinario valore, per il suo esempio luminoso per tutti i popoli d’America e del mondo.

Il rivoluzionario
La prima cosa che deve fare un rivoluzionario che scrive la storia è tenersi aderente alla verità come un dito in un guanto. La Rivoluzione si fa attraverso l’uomo, ma l’uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario. La cosa più importante è la nazione, è l’intero popolo di Cuba e bisogna esser sempre pronti a sacrificare qualsiasi beneficio individuale in favore del beneficio collettivo. Il rivoluzionario deve essere un lavoratore infaticabile e, oltre che infaticabile, organizzato; e, se invece di imparare con i colpi della lotta, come abbiamo imparato noi, portate già alla lotta rivoluzionaria quella previa esperienza organizzativa, tanto meglio per i paesi dove vi toccherà lottare per la Rivoluzione. Molto ci rimane da fare, per imprimere nella coscienza dei nostri dirigenti quanto più possibile questa necessità vitale […], per imprimere nella coscienza di ciascuno la certezza assoluta che non c’è sforzo che si faccia verso il popolo e che non si traduca, dopo fatti concreti, in concreti vantaggi per la Rivoluzione, che è la sola cosa che noi rivoluzionari cerchiamo: ingrandire la nostra Rivoluzione, dare quanto più possibile al nostro popolo. Non finisce lì né voi avrete saldato il vostro debito con la società nel momento in cui sarete accolti e vi sarete convertiti in operai qualificati; avrete pagato semplicemente la parte proporzionale del debito che c’era da pagare quell’anno, ma poi continuerete ad avere degli obblighi, obblighi che nessuno vi richiederà, che nessuno vi ricorderà tutti i giorni, ma che voi dovrete sentire tutti i giorni per essere davvero dei rivoluzionari. A volte noi rivoluzionari siamo soli, perfino i nostri figli ci guardano come si guarda un estraneo. Ci vedono meno del soldato di posta che chiamano zio. I dirigenti della Rivoluzione hanno figli che ai loro primi balbettii non imparano a chiamare il padre; mogli che devono essere parte del sacrificio generale della loro vita per portare la Rivoluzione alla sua destinazione; la cerchia degli amici corrisponde rigidamente alla cerchia dei compagni della Rivoluzione. Non esiste vita al di fuori di essa. L’uomo che va avanti spinge gli altri a raggiungerlo, attira gli altri verso il suo livello molto più di colui che da dietro spinge solo con la parola. Il miglior indottrinamento rivoluzionario che possa esistere è mostrare, per via d’esempio, il cammino del compimento del dovere. Noi siamo il presente che sta costruendo l’avvenire per i nostri figli e sempre dobbiamo guardare in avanti, verso l’avvenire e distruggere anche il più piccolo rimasuglio del passato. Dobbiamo stare con le armi in pugno, intransigentemente, lottando contro tutto ciò che è cattivo, tutto ciò che è marcio, contro tutto ciò che è pigro, tutto ciò che si trascina, tutto ciò che significa il passato. Dentro le masse rivoluzionarie la vigilanza della loro morale deve essere più rigida, se è il caso, della vigilanza contro il non rivoluzionario o l’indifferente. La condotta rivoluzionaria è specchio della fede rivoluzionaria e quando qualcuno che si proclama rivoluzionario non si comporta come tale non può essere altro che spregevole. Non si può permettere, pena la possibilità che la Rivoluzione si incammini per la pericolosa via dell’opportunismo, che un rivoluzionario, di qualunque categoria e per qualunque criterio, venga assolto da colpe gravi contro il decoro o la morale, per il fatto stesso di essere rivoluzionario. I rivoluzionari non possono prevedere tutte le varianti tattiche che possono presentarsi nel corso della lotta per il loro programma liberatore. La reale capacità di un rivoluzionario si misura dal saper trovare tattiche rivoluzionarie adeguate ad ogni mutamento di situazione, dal tener presente tutte le tattiche e sfruttarle al massimo. Il rivoluzionario, motore ideologico della rivoluzione all’interno del suo partito, si consuma in quell’attività interrotta che non ha altra fine che la morte, a meno che la costruzione non si consegua su scala mondiale. L’atteggiamento comunista di fronte alla vita è mostrare con l’esempio il cammino da seguire, è guidare le masse con il proprio esempio, quali che siano le difficoltà del cammino da superare. E chi può mostrare l’esempio del suo lavoro ripetuto giorno dopo giorno, senza aspettare dalla società altro che il riconoscimento dei suoi meriti di lavoratore, di costruttore di quella nuova società, ha diritto ad esigere nell’ora del sacrificio. E la costruzione della nostra società non potrà farsi in alcun modo se non sulla base del sacrificio. All’interno del paese i dirigenti devono svolgere il loro ruolo d’avanguardia; e, va detto con tutta sincerità, in una rivoluzione vera, a cui si dà tutto, da cui non ci si aspetta alcuna retribuzione materiale, il compito del rivoluzionario d’avanguardia è al tempo stesso magnifico e angoscioso. Noi rivoluzionari dobbiamo dare in ogni momento della nostra vita tutto quanto è possibile a beneficio del lavoro fecondo, a beneficio della Rivoluzione che avanza, a beneficio del popolo, che è tutto uno, che è al nostro fianco, che sta lottando con noi verso l’avvenire. Questo tipo di lotta ci offre l’occasione di diventare rivoluzionari, il gradino più alto della specie umana, ma ci permette anche di laurearci uomini; coloro che non possono raggiungere nessuno di questi due stadi debbono dirlo e abbandonare la lotta.

Il quadro
Chi aspira ad essere dirigente deve poter affrontare, o meglio, potersi esporre al verdetto delle masse e credere che è stato eletto dirigente o si propone come dirigente perché è il migliore fra i buoni, per il suo lavoro, il suo spirito di sacrificio, il suo costante atteggiamento d’avanguardia in tutte le lotte che il proletariato deve condurre giornalmente per la costruzione del socialismo. In un regime che inizia la costruzione del socialismo non si può supporre un quadro che non abbia uno sviluppo politico, ma per sviluppo politico non deve considerarsi soltanto l’apprendistato della teoria marxista; si deve anche esigere la responsabilità dell’individuo per i suoi atti, la disciplina che coarti qualsiasi debolezza transitoria e che non sia combattuta con un’alta dose d’iniziativa, la preoccupazione costante per tutti i problemi della Rivoluzione. Intimamente legato al concetto di “quadro” è quello della capacità di sacrificio, di dimostrare con il proprio esempio le verità e le consegne della Rivoluzione. Il quadro, come dirigente politico, deve guadagnarsi il rispetto dei lavoratori con la sua azione. E imprescindibile che conti sulla considerazione e l’affetto dei compagni che deve guidare lungo le strade dell’avanguardia. Che cos’è un quadro? Un quadro è un individuo che ha raggiunto lo sviluppo politico sufficiente per potere interpretare le grandi direttive emanate dal potere centrale, farle sue e trasmetterle come orientamento alla massa, accogliendo inoltre le manifestazioni che questa faccia dei suoi desideri e delle sue più intime motivazioni. È un individuo dalla disciplina ideologica e amministrativa, che conosce e pratica il centralismo democratico e sa valutare le contraddizioni esistenti nel metodo per trarre il massimo profitto dalle sue molteplici sfaccettature; che sa praticare nella produzione il principio della discussione collettiva e discussione e responsabilità uniche, la cui fedeltà è provata e il cui coraggio fisico e morale si è sviluppato di concerto con il suo sviluppo ideologico, al punto che è sempre pronto ad affrontare qualunque dibattito e a rispondere perfino con la vita del buon cammino della Rivoluzione. E, inoltre, un individuo con capacità di analisi propria, il che gli consente di prendere le decisioni necessarie e praticare l’iniziativa creatrice in modo che non venga a cozzare con la disciplina. Lo sviluppo di un quadro si ottiene nelle azioni giornaliere, ma deve inoltre assumersi il compito d’un modo sistematico in scuole speciali, dove professori competenti, esempi al contempo della scolaresca, favoriscano la più rapida ascesa ideologica.

Il militante
Come potremmo definire i compiti più importanti di un membro del Partito…? Ve ne sono due fondamentali, due che tornano a ripetersi costantemente e che sono la base su cui poggia tutto lo sviluppo della società: la produzione, lo sviluppo dei beni per il popolo e l’approfondimento della coscienza. Il membro del Partito nuovo deve essere un uomo che sente intimamente in tutto il suo essere le nuove verità e le sente con naturalezza, che quello che è sacrificio per la gente in genere sia per lui semplicemente l’azione quotidiana, ciò che bisogna fare e ciò che è naturale fare. Il rivoluzionario vero, il membro del Partito dirigente della Rivoluzione dovrà lavorare ogni ora, ogni minuto della sua vita, in questi annidi lotta tanto dura che ci aspettano, con un interesse sempre rinnovato e sempre crescente e sempre fresco. Tutti i membri dei nuclei devono eccellere per il loro lavoro, per il loro amore per lo studio, per la loro coscienza del dovere, per il loro quotidiano e costante superamento e devono predicare – sopra ogni cosa – con l’esempio del sacrificio e del lavoro sugli altri compagni. Noi, militanti di un partito nuovo, in una nuova regione liberata del mondo e in nuove situazioni, dobbiamo tenere sempre alta la stessa bandiera di dignità umana che levò il nostro Martí, guida di molte generazioni, presente oggi con la sua freschezza di sempre nella realtà di Cuba: “Ogni vero uomo deve sentire sulla guancia il colpo inferto a qualsiasi guancia d’uomo“.

L’uomo nuovo
Le cose più banali e più noiose si trasformano, sotto l’egida dell’interesse, dello sforzo interiore dell’individuo, dell’approfondimento della sua coscienza, in cose importanti e sostanziali, in qualcosa che non può smettere di fare senza sentirsi male: in ciò che si chiama sacrificio. E il non fare il sacrificio si converte per un rivoluzionario nel vero sacrificio. In questo periodo di costruzione del socialismo possiamo vedere l’uomo che sta nascendo. La sua immagine non è ancora finita; non potrà esserlo mai poiché il processo cammina parallelamente allo sviluppo di forme economiche nuove. L’importante è che gli uomini vadano acquistando ogni giorno più coscienza della necessità del loro incorporarsi nella società e, al tempo stesso, della loro importanza come motori della stessa. L’individuo del nostro paese sa che l’epoca gloriosa che gli tocca vivere è di sacrificio; conosce il sacrificio. I primi lo conobbero nella Sierra Maestra e in qualsiasi parte si sia combattuto; dopo lo abbiamo conosciuto in tutta Cuba. L’uomo nel socialismo, malgrado la sua apparente standardizzazione, è più completo; malgrado la mancanza del meccanismo perfetto per ciò, la sua possibilità di esprimersi e farsi sentire nell’apparato sociale è infinitamente maggiore. Le grandi moltitudini si vanno sviluppando, le nuove idee vanno raggiungendo un adeguato impeto in seno alla società, le possibilità materiali di sviluppo integrale di assolutamente tutti i suoi membri rendono molto più fruttifera l’opera. Il presente è di lotta; il futuro è nostro. Dobbiamo lavorare per il nostro perfezionamento interno quasi come un’ossessione, come una pulsione costante; ogni giorno analizzare onestamente ciò che abbiamo fatto, correggere i nostri errori e tornare a incominciare il giorno appresso. Tutti e ciascuno di noi paga puntualmente la sua quota di sacrificio, cosciente di riceverne il premio nella soddisfazione del dovere compiuto, cosciente di avanzare con tutti verso l’uomo nuovo che si intravede all’orizzonte.

La pace
La pace degli uomini che la desiderino con tutte le loro forze, che sono disposti a giovarsene al massimo per la felicità del loro popolo, ma che sanno che non possono mettersi in ginocchio per conquistarla, che sanno che la pace si conquista a colpi di audacia, di coraggio, di incrollabile pertinacia, e che così si difende, e che la pace non è una condizione statica ma qualcosa di dinamico al mondo, e che quanto più forte, unito e belligerante sia un popolo, più facilmente potrà mantenere la pace cui aspira.

Socialismo
Noi socialisti siamo più liberi perché siamo più integri; siamo più integri perché siamo più liberi. Non è solo lavoro la costruzione del socialismo, non è solo coscienza la costruzione del socialismo: è lavoro e coscienza, sviluppo della produzione, sviluppo dei beni materiali mediante il lavoro e sviluppo della coscienza. La costruzione del socialismo è basata sul lavoro delle masse, sulla capacità delle masse, perché si possa organizzare e dirigere meglio l’industria, l’agricoltura, tutta l’economia del paese; sulla capacità delle masse di superare di giorno in giorno le loro nozioni. sempre abbiamo definito il socialismo come la creazione dei beni materiali per l’uomo e lo sviluppo della coscienza; e in questo compito della creazione dei beni materiali è imprescindibile la cifra della produttività del lavoro. La tecnica è la base perché l’industria possa svilupparsi e l’industria, che fa la produzione, è la base del socialismo. Il socialismo è un fenomeno economico e anche un fenomeno di coscienza, ma deve realizzarsi sulla base della produzione. Senza una produzione importante non c’è socialismo. Perché il socialismo, adesso in questa fase di costruzione del socialismo e comunismo, non si è fatto semplicemente per avere le nostre fabbriche brillanti, si sta facendo per l’uomo integrale; l’uomo deve trasformarsi congiuntamente alla produzione che avanza e non svolgeremmo un compito idoneo se fossimo solo produttori di articoli, di materia prima e non fossimo insieme produttori di uomini. Il primo punto del piano inclinato, se pure è possibile chiamarlo piano inclinato, che porta al socialismo è la Riforma Agraria. Chi entra nella Riforma Agraria con un senso di recupero nazionale, con un senso onesto, un senso di giustizia sociale, va indefettibilmente […], in condizioni, naturalmente, stiamo parlando in condizioni di America coloniale, va indefettibilmente verso un’economia socialista… Vale a dire, noi ci troviamo in un’epoca in cui la giustizia non è bandita, non possiamo assolutamente bandirla, non possiamo dare a ciascuno secondo il suo bisogno. Stiamo costruendo il socialismo, dobbiamo dare alla gente secondo il proprio lavoro… Il socialismo non è una società di beneficenza, non è un regime utopico basato sulla bontà dell’uomo come uomo. Il socialismo è un regime al quale si arriva storicamente e che ha come base la socializzazione dei beni fondamentali di produzione e l’equa distribuzione delle ricchezze della società, entro un ambito in cui vi sia produzione di tipo sociale. Il socialismo è un sistema sociale che si basa sull’equa distribuzione delle ricchezze della società, ma a condizione che tale società abbia ricchezze da spartire, che vi siano macchine per lavorare e che quelle macchine abbiano materie prime per produrre quanto è necessario per il consumo della nostra popolazione. E nella misura in cui aumentiamo quei prodotti per distribuirli fra tutta la popolazione andiamo avanzando nella costruzione del socialismo. Possiamo dire che la definizione del socialismo è molto semplice: si definisce dalla produttività che è data dalla meccanizzazione, dal giusto uso delle macchine al servizio della società e da un crescente aumento della produttività e della coscienza che sta nel mettere tutto quello che si possiede al servizio della società: produttività, vale a dire, maggior produzione, maggiore coscienza: questo è socialismo. Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di tenere sempre alta la nostra bandiera e il diritto di costruire il socialismo secondo il volere del nostro popolo! Non può esistere socialismo se nelle coscienze non si opera un mutamento che provochi un nuovo atteggiamento fraterno nei confronti dell’umanità, tanto di carattere individuale, la società in cui si costruisce o è costruito il socialismo, come di carattere mondiale in relazione a tutti i popoli che stiano subendo l’oppressione imperialista. Le verità del socialismo, più le crude verità dell’imperialismo, sono andate forgiando il nostro popolo, mostrandogli il cammino che dopo abbiamo intrapreso coscientemente. Non vi è altra definizione del socialismo, valida per noi, che l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Fintanto che ciò non avvenga, si sta nel periodo di costruzione della società socialista e, se invece di verificarsi un tale fenomeno, il compito della soppressione dello sfruttamento ristagna o addirittura si fanno dei passi indietro, non è giusto nemmeno parlare della costruzione del socialismo. Il socialismo si basa sulla fabbrica, il socialismo poggia su di una società sviluppata tecnicamente; non può esistere in condizioni feudali, in condizioni pastorali; si sviluppa sulla tecnica. E noi dobbiamo procedere lungo queste due vie dell’aumento della produzione e dell’approfondimento della coscienza. E vogliate perdonarmi se insisto una volta di più su queste cose, ma il fatto è che bisogna fissarsele bene nella mente per poter giungere ad acquisire la nuova categoria di paese socialista in cui si cancelli ormai totalmente lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, in cui tutti i mezzi di produzione siano in potere dello Stato e dove si dia inizio al gran balzo, l’ultimo e definitivo balzo avvistato finora dall’umanità, che è quello della società comunista, società senza classi. già dobbiamo pensare – anche se è come un futuro lontano – al comunismo, che è la società perfetta, che è l’aspirazione basilare dei primi uomini che seppero vedere più in là del tempo presente e predire il destino dell’umanità. Nella società socialista o nella costruzione del socialismo il lavoratore lavora perché questo è il suo dovere sociale, perché deve compiere il suo dovere sociale. Questo dovere sociale consiste nel fare uno sforzo medio, conformemente alla sua qualifica e pertanto ricevere un salario individualizzato, conformemente a quella qualifica, in questa fase di costruzione, in questo periodo di transizione e, allo stesso tempo, tutti i benefici che la società gli concede.

Marxismo
Le leggi del marxismo sono presenti negli accadimenti della Rivoluzione cubana, indipendentemente dal fatto che i suoi capi professino o conoscano a fondo, da un punto di vista teorico, quelle leggi. Il marxista deve essere il migliore, il più integro, il più completo degli esseri umani, ma, sempre e soprattutto, un essere umano; un militante di un partito che vive e vibra a contatto con le masse; un orientatore che plasma in direttive concrete i desideri talora oscuri della massa; un lavoratore infaticabile che tutto consegna al suo popolo; un lavoratore che si sacrifica dedicando le sue ore di riposo, la sua tranquillità personale, la sua famiglia o la sua vita alla Rivoluzione, ma che non è mai insensibile al calore del contatto umano. La nostra posizione quando ci chiedono se siamo marxisti o no è la stessa che assumerebbe un fisico al quale si chiedesse se fosse newtoniano” o un biologo al quale venisse chiesto se fosse “pasteuriano”. Vi sono verità così evidenti, così legate alla conoscenza dei popoli che è del tutto inutile discuterle. Si deve essere “marxisti” con la stessa naturalezza con cui si è “newtoniani” in fisica o “pasteuriano” in biologia…

Partito
Chi apre la via è il gruppo d’avanguardia, i migliori fra i buoni, il Partito. Il nostro nuovo Partito sarà un Partito eletto dalle masse, un Partito estratto dal meglio della classe operaia. E i compagni che siano stati eletti come operai esemplari devono unire al loro spirito di lavoro tutta una serie di condizioni che ne facciano esempio di comunisti, esempio di costruttori della nuova società. Essere partito d’avanguardia significa stare alla testa della classe operaia nella lotta per la presa del potere, saperla guidare alla sua conquista e perfino condurla per le scorciatoie. Questa è la missione dei nostri partiti rivoluzionari e l’analisi deve essere profonda ed esaustiva perché non vi siano errori. L’enorme forza che deve esigere il Partito dirigente, se conseguente con tutta una linea di cambiamenti nella struttura, nell’organizzazione, nello schema generale di concezione del Partito, questo si mette fermamente alla testa dello Stato proletario e ne guida gli atti, con il suo esempio, con il suo sacrificio, con la profondità del suo pensiero e l’audacia dei suoi atti, in ogni momento della nostra Rivoluzione. Il Partito è un’organizzazione d’avanguardia. I migliori lavoratori vengono proposti dai loro compagni per farne parte. Questo è minoritario ma di grande autorità per la qualità dei suoi quadri. Nostra aspirazione è che il Partito sia di massa, ma solo quando le masse abbiano raggiunto il livello di sviluppo d’avanguardia, vale a dire, quando siano educate per il comunismo. Il Partito è l’esempio vivo; i suoi quadri devono dare lezioni di laboriosità e sacrificio, devono, con la loro azione, portare le masse al raggiungimento del fine del compito rivoluzionario, la qual cosa comporta anni di dura lotta contro le difficoltà della costruzione, i nemici di classe, i guasti del passato, l’imperialismo. Il Partito del futuro sarà intimamente unito alle masse e da queste assorbirà le grandi idee che poi prenderanno forma in direttive concrete; un partito che applicherà rigorosamente la sua disciplina, d’accordo con il centralismo democratico e dove, allo stesso tempo, esistano, in permanenza, la discussione, la critica e l’autocritica aperte, per migliorare di continuo il lavoro.

Gioventù
L’argilla fondamentale della nostra opera è la gioventù: in essa poggiamo la nostra speranza e la prepariamo a prendere dalle nostre mani la bandiera. La consegna del momento per tutta la nostra gioventù è di non arrestarsi un attimo nell’impegno culturale, andare sempre avanti, imparare sempre qualcosa di nuovo ed essere sempre disposta a dare questo nuovo che si è appreso a beneficio di tutti. Questo è uno dei compiti della gioventù, dare impulso, dirigere con l’esempio della produzione dell’uomo di domani e in quella produzione e nella direzione è compresa la produzione propria, perché nessuno è perfetto né molto meno di ciò, e tutti devono andar migliorando le proprie qualità mediante il lavoro, i rapporti umani, lo studio profondo, le discussioni critiche: tutto questo è ciò che va trasformando la gente. Il dovere di un giovane rivoluzionario in questa fase di costruzione del socialismo è quello di superarsi tutti i giorni; non far passare un solo giorno senza superare un poco le sue nozioni, senza che nella coscienza di ciascuno si aggiunga qualcosa, senza giungere alla fine della giornata con la soddisfazione di registrare i progressi che giorno dopo giorno si vanno facendo. Quelli che si trovano ancora nel periodo dell’adolescenza o che sono usciti da pochissimi anni dall’adolescenza, devono pensare che adesso bisogna maturare, perché per essere operai d’avanguardia, per essere degli attivisti, per essere dei rivoluzionari, quale che sia l’età che si abbia, si deve essere maturi. Non confondere quello che la gioventù di tutto il mondo, e soprattutto la gioventù cubana per le caratteristiche del suo popolo, ha di allegro, di fresco, di spontaneo, con la superficialità. Sono due cose assolutamente distinte. Si può e si deve essere spontanei e allegri, ma si deve allo stesso tempo essere profondi. Qui allora si pone uno dei problemi più difficili da risolvere, quando lo si imposta come discussione teorica. Perché è semplicemente così che deve essere la gioventù comunista. L’Unione dei Giovani Comunisti deve definirsi con una sola parola: avanguardia; voi, compagni, dovete essere l’avanguardia di tutti i movimenti, i primi ad essere pronti per i sacrifici che la Rivoluzione richieda, quale che sia la natura di questi sacrifici; i primi nel lavoro, i primi nello studio, i primi nella difesa del paese. L’essere un giovane comunista, l’appartenere all’Unione dei Giovani Comunisti non è una grazia che qualcuno vi fa, né una grazia che voi fate allo Stato o alla Rivoluzione; l’appartenere all’Unione dei Giovani Comunisti deve essere il più alto onore di un giovane della società nuova, deve essere l’onore per il quale lottare in ogni istante della vostra esistenza e inoltre l’onore di mantenersi e mantenere alto il nome individuale dentro il gran nome dell’Unione dei Giovani Comunisti, deve essere ugualmente un impegno costante. Credo che la prima cosa che deve caratterizzare un Giovane Comunista sia l’onore che sente nell’essere un Giovane Comunista, quell’onore che lo porta a mostrare davanti a tutti la sua condizione di Giovane Comunista, che non riversa nella clandestinità, che non riduce a formule ma esprime in ogni momento, che gli esce dallo spirito, che ha interesse a dimostrare perché è il suo marchio d’orgoglio; insieme a ciò, un gran senso del dovere, un senso del dovere verso la nostra società che stiamo costruendo, verso i nostri simili come esseri umani e verso tutti gli uomini del mondo, questo deve caratterizzare il Giovane Comunista. Il Giovane Comunista deve imporsi di essere il primo in ogni cosa, lottare per essere il primo, infastidirsi quando in qualcosa si occupa un’altra posizione, e lottare per migliorare, per essere il primo, certo che non tutti possono essere i primi, ma fra i primi sì, nel gruppo d’avanguardia, ecco, essere un esempio vivo, essere lo specchio dove si specchiano i compagni che non appartengano alle gioventù comuniste. Il Giovane Comunista non può essere limitato dalle frontiere d’un territorio, il giovane comunista deve praticare l’internazionalismo e sentirlo come cosa propria e ricordarsi, ricordarci noi Giovani Comunisti e aspiranti comunisti qui a Cuba, che siamo un esempio reale e palpabile per tutta la nostra America e, più ancora che per la nostra America, per tutti gli altri paesi del mondo che ugualmente combattono in altri continenti per la loro libertà.

Rivoluzione
La Rivoluzione non è, come pretendono alcuni, standardizzatrice della volontà collettiva, dell’iniziativa collettiva, ma esattamente tutto il contrario, è liberatrice della capacità individuale dell’uomo. Chi in quei momenti si fermi a pensare ai primi giorni, diciamo, al 31 gennaio del 1959, vedrà che la distanza percorsa, in termini di avanzamento di coscienza, è veramente straordinaria, è qualcosa che in altri paesi si può misurare in decine di anni. E tuttavia, questo non può lasciarci soddisfatti. Questa è una Rivoluzione singolare che qualcuno ha creduto non sia conforme a una delle premesse di quanto di più ortodosso vi è nel movimento rivoluzionario, così enunciato da Lenin: “Senza teoria rivoluzionaria non esiste movimento rivoluzionario“. Le rivoluzioni popolari sono sempre generose, ma debbono compiere un dovere che è superiore a quello di qualsiasi generosità, ed è il dovere di reggere e progredire ed opporsi ai colpi della reazione; quando la reazione prepara le sue forze per attaccare e demolire la nuova società in formazione, bisogna rispondere con tutte le forze e colpire con tutte le forze. Di fronte a tutti i pericoli, di fronte a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, tutti i frazionisti, tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, una volta di più, la capacità del popolo di costruire la propria storia. La volontà di fare è un dono dell’uomo. E anteriore al fatto stesso. Esiste nella coscienza prima di realizzarsi. Cioè, il concetto di rivoluzione socialista è anteriore al concetto di Stato socialista. Questa è una generazione di sacrificio; questa generazione nostra non godrà neanche lontanamente dei beni che avranno le generazioni seguenti. E dobbiamo essere lucidi, coscienti di ciò, coscienti del nostro ruolo, perché abbiamo avuto l’immensa gloria di essere l’avanguardia della Rivoluzione in America. La cosa difficile da capire per chi non vive l’esperienza della Rivoluzione è questa stretta unità dialettica esistente fra l’individuo e la massa, dove l’uno e l’altra si interrelazionano e dove a sua volta la massa, in quanto insieme di individui, si interrelaziona con i dirigenti. La Rivoluzione pulisce gli uomini, li migliora come l’agricoltore esperto corregge i difetti della pianta e ne accresce le buone qualità. E questa generazione, che ha reso possibile l’apparente miracolo della nascita della Rivoluzione socialista a pochi passi dall’imperialismo nordamericano, deve pagare la gloria del suo sacrificio. E deve sacrificarsi giorno dopo giorno per costruire col suo sforzo il domani. Quando le condizioni pacifiche di lotta si esauriscono, quando i poteri ancora una volta tradiscono il popolo, non soltanto si può inalberare la bandiera della rivoluzione, ma si deve inalberare la bandiera della rivoluzione. La Rivoluzione oggi esige che si apprenda, esige che si comprenda bene che molto più importante di una buona retribuzione è l’orgoglio di servire il prossimo; che molto più definitiva, molto più duratura di tutto l’oro che si può accumulare è la gratitudine di un popolo. La costruzione di un paese è il prodotto del lavoro di tutte le ore del giorno e della passione che si mette in quella costruzione; per questo bisogna sentire quello che si sta facendo. Non si può costruire in un lavoro di laboratorio, freddo, analitico; si costruisce con la forza del popolo, unendosi al popolo. Rivoluzione che non si approfondisca costantemente è rivoluzione che arretra. Non dobbiamo avvicinarci al popolo per dire: “Siamo qui. Veniamo a farti la carità della nostra presenza, a insegnarti con la nostra scienza, a dimostrarti i tuoi errori, la tua incultura, la tua mancanza di nozioni elementari“. Dobbiamo andare con ansia di ricerca e con umiltà di spirito a imparare da quella gran fonte di sapienza che è il popolo.

Popolo e governo
Pensando ad alta voce, compagni, direi che noi siamo viziati dal contatto con il popolo e che non possiamo smettere di averlo; ci sentiamo male quando ci troviamo in un posto qualsiasi in cui non possiamo dialogare con lui e non possiamo dargli la nostra piccola esperienza e ricevere l’enorme esperienza e l’enorme dose di sapienza che il popolo ci elargisce tutti i giorni. E noi abbiamo nella classe operaia la nostra grande forza, il nostro grande sostegno. Parlo della classe operaia, mi riferisco, dico, ai proletari, agli operai e ai contadini. In essi è il nostro sostegno. Mai pretendere di educare un popolo perché, per mezzo dell’educazione soltanto e con un governo dispotico che lo sovrasta, impari a conquistare quelli che sono i suoi diritti. Insegnategli, prima di tutto, a conquistare i suoi diritti e quel popolo, quando sarà rappresentato nel governo, apprenderà tutto quello che gli verrà insegnato e molto di più, sarà il maestro di tutti senza alcuna fatica. L’esempio, il buon esempio, così come il cattivo esempio, è assai contagioso e noi dobbiamo contagiare con i buoni esempi; lavorare sulla coscienza della gente, colpire la coscienza della gente, dimostrare ciò di cui siamo capaci, dimostrare di che cosa è capace una Rivoluzione quando è al potere, quando è sicura del suo obiettivo finale, quando ha fede nella giustizia dei suoi fini e nella linea che ha seguito; e quando è pronta, come era pronto l’intero nostro popolo prima di cedere di un passo in quello che era nostro legittimo diritto.

Dittatura del proletariato
La massa deve essere costantemente attenta a quello che accade nel suo centro di lavoro e rapportarlo alla vita totale della Nazione. Perché bisogna che vi sia pressione delle masse in una serie di cose, perché le masse devono avere interesse a sapere che cos’è un piano economico, che cos’è l’industrializzazione, che cosa deve fare ogni fabbrica, che cos’è il loro dovere, come può aumentare o diminuire quel dovere, quello che sono gli interessi della classe operaia all’interno della fabbrica. In questa nuova fase che stiamo vivendo, nella fase di costruzione del socialismo, in cui si cancellano tutte le discriminazioni e rimane solo come unica e determinante dittatura la dittatura della classe operaia come classe organizzata sopra tutte le altre classi che sono state sconfitte; e la preparazione in un lungo cammino che sarà denso di molte lotte, di molte pene ancora, della società perfetta che sarà la società senza classi, la società dove saranno scomparse tutte le differenze, in questo momento non si può ammettere altro tipo di dittatura che non sia la dittatura del proletariato come classe.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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