Brasile: i mille guai di Jair Bolsonaro

Disastrosa gestione della pandemia da nuovo coronavirus, dimissioni in serie dei ministri, problemi legali e familiari, dati macroeconomici negativi mai visti prima: questi i principali problemi del presidente brasiliano Jair Bolsonaro.

La pandemia da nuovo coronavirus continua ad imperversare in Brasile, dove, secondo le proiezioni statistiche, i casi positivi dovrebbero superare la cifra del milione nella giornata del 19 giugno, mentre i morti dovrebbero diventare circa cinquantamila entro la fine della settimana. Tale situazione, come noto, ha portato anche alle dimissioni in rapida successione di due ministri della sanità, Luiz Henrique Mandetta e Nelson Teich.

Lo stesso Ministero della Salute, ora assegnato ad interim a Eduardo Pazuello, ha riconosciuto che, nelle ultime tre settimane, il Brasile è stato il paese al mondo che ha registrato la maggior parte dei casi di malattia, mentre in numeri assoluti il gigante sudamericano si trova in seconda posizione, preceduto solamente dagli Stati Uniti.

A pagare le conseguenze della pessima gestione dell’epidemia da parte del governo di estrema destra sono soprattutto le classi sociali meno agiate ed i membri delle comunità indigene, dove I tassi di contagio sono superiori rispetto alla media nazionale. Il 18 giugno è stata pubblicata la notizia della morte del leader indigeno Paulinho Paiakan, sessantaseienne che era stato contagiato dal Covid-19. A Paiakan era stata diagnosticata un’infezione respiratoria l’8 giugno, ed il leader della tribù Kayapó è rimasto per diversi giorni in un ospedale dello stato amazzonico di Pará, nel nord del Brasile, prima della sua morte.

Al di là dei due titolari della sanità, Bolsonaro sta continuando a ricevere lettere di dimissioni da parte dei suoi ministri, a dimostrazione del fatto che oramai anche i suoi sostenitori più accaniti sono stati costretti a riconoscere il disastro del governo in carica, come accaduto con Sérgio Moro, oppure sono alle prese con i propri guai personali. L’ultimo a lasciare il proprio incarico è stato il ministro dell’istruzione, Abraham Weintraub, considerato come uno dei fedelissimi del presidente di destra.

Weintraub è stato coinvolto negli ultimi mesi in varie controversie, come quando è stato pubblicato un video di una riunione dell’esecutivo nel quale l’ormai ex ministro pronunciava gravi offese nei confronti dei giudici della Corte Suprema Federale. Lo stesso Weintraub è anche stato accusato di razzismo dopo la pubblicazione di un post anticinese sui social network, e soprattutto in seguito alla cancellazione di una legge che garantiva determinate quote di insegnanti provenienti da etnie non caucasiche.

Proseguono anche i problemi che coinvolgono il figlio del presidente, il senatore federale Flávio Bolsonaro. Nelle ultime ore è infatti stato arrestato, con l’accusa di corruzione, Fabricio Queiroz, ex ufficiale militare e già assistente di Flávio Bolsonaro. Queiroz è stato indagato per essere parte del piano che obbligava i dipendenti dell’assemblea legislativa dello stato Rio de Janeiro, in cui Flávio Bolsonaro era deputato, a consegnare parte del loro salario. Nel 2018, proprio Flávio Bolsonaro era stato indagato con un’accusa simile, accusato dei crimini di appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale.

Infine, il Brasile si prepara a vivere una catastrofe economica che andrà a sommarsi a quella sanitaria. Secondo quanto detto più volte da Bolsonaro in nome del neoliberismo più cieco e sfrenato, ignorare la pandemia avrebbe quanto meno contribuito a salvare l’economia del Paese, facendo contenta la grande borghesia nazionale e le multinazionali straniere. La realtà, però, sembra smentire il presidente federale anche sotto questo punto di vista.

Le autorità della Banca Centrale del Brasile hanno infatti annunciato questo giovedì che l’indice dell’attività economica del paese ha presentato lo scorso aprile una contrazione del 15 percento rispetto allo stesso mese nel 2019 e del 9,7 percento rispetto al mese precedente. Tale declino economico non può che essere legato alll’impatto del Covid-19 nel più grande Paese sudamericano. Le cifre registrate lo scorso aprile sono le peggiori di sempre da quando le misurazioni di questo indice sono iniziate, nel 2003.

Il prodotto interno lordo (PIL) del Brasile è diminuito dell’1,5% nei primi tre mesi di quest’anno dopo quattro trimestri consecutivi di crescita. Secondo la stessa Banca Centrale, ciò che è accaduto negli ultimi mesi risponde alla necessità di uno “stimolo monetario straordinariamente elevato” nel contesto economico critico causato dalla pandemia. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), ha stimato che il PIL nazionale brasiliano potrebbe diminuire fino al 9,1 per cento quest’anno se si verificasse un secondo focolaio di Covid-19, mentre, in se la pandemia dovesse essere controllata, la cifra scenderebbe al 7,4 per cento.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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