La disputa sul Nilo tra Egitto ed Etiopia

La disputa tra Egitto ed Etiopia sulla costruzione della Grande Diga della Rinascita riporta alla luce una rivalità esistende da secoli, e che portò anche ad un conflitto armato tra il 1874 ed il 1876.

Il controllo delle acque del Nilo rappresenta un obiettivo fondamentale per i Paesi attraversati dal corso d’acqua più lungo del mondo. La costruzione della Grande Diga della Rinascita da parte dell’Etiopia ha riportato alla luce questa disputa mai sopita con l’Egitto, che dai tempi degli antichi egizi deve tutta la sua prosperità al fiume. La costruzione e l’attivazione della diga etiope, situata lungo il corso del Nilo Azzurro, priverebbero Il Cairo del controllo delle acque del fiume, che il Paese nordafricano aveva rafforzato con la costruzione della Diga di Assuan, nel 1970, spostando i rapporti di forze in favore di Addis Abeba.

Il Nilo – è bene ricordarlo – segue due corsi principali: il Nilo Bianco, la cui origine più lontana si trova in Ruanda, e il Nilo Azzurro, che ha origine in Etiopia e lungo il corso del quale si trova la diga oggetto del contendere. I due corsi si uniscono nei pressi della capitale sudanese, Khartoum, e attraversano il deserto egiziano fino a sfociare nel Mar Mediterraneo.

Il ministro degli affari esteri egiziano Sameh Shoukry ha recentemente chiamato in ballo le Nazioni Unite, chiedendo all’organizzazione internazionale di intervenire sulla questione. L’Egitto, insieme al Sudan, altro Paese attraversato dal Nilo, accusa il governo etiope di aver iniziato il riempimento del bacino artificiale della Grande Diga senza aver prima raggiunto un accordo con le altre parti coinvolte, situate a valle lungo il corso del fiume. In pratica, il Sudan e l’Egitto temono che la diga etiope riduca fortemente la portata del Nilo sul proprio territorio, privando entrambi i Paesi di vitali risorse idriche, dalle quali dipendono le vite di 99 milioni di egiziani e di 42 milioni di sudanesi.

Siamo pronti a riprendere immediatamente i colloqui se Addis Abeba dichiara che adempirà ai suoi obblighi internazionali in termini di astenersi dall’intraprendere azioni unilaterali, come il riempimento del bacino“, ha detto Shoukry. L’Egitto, da questo punto di vista, non ha tutti i torti, visto che il diritto internazionale prevede che, nel caso di un fiume che attraversi più stati, questi devono gestire congiuntamente il corso d’acqua, proprio per prevenire che i Paesi a monte possano privare quelli a valle delle risorse idriche. Il governo de Il Cairo, in particolare, chiede di concordare delle linee guida per il riempimento del bacino, soprattutto nei periodi di siccità, al fine di garantire a tutti i Paesi coinvolti il fabbisogno d’acqua necessario.

L’Etiopia, dal canto suo, risponde bollando come esagerate le preoccupazioni egiziane e sudanesi, e rivendicando il proprio diritto allo sfruttamento del fiume. Il governo di Addis Abeba ha investito molto nel progetto della Grande Diga della Rinascita, considerato come un motore dello sviluppo, e grazie a questa infrastruttura spera di produrre energia elettrica non solo per il fabbisogno interno, ma anche per l’esportazione. L’arrivo della stagione delle piogge è considerato dall’Etiopia come il momento ideale per completare il riempimento del bacino, che dovrebbe essere ultimato a luglio.

Non sono pochi gli analisti che temono una excalation delle tensioni tra i due Paesi africani, fino alla possibilità di sfociare in un conflitto armato. Di recente, sia in Egitto che in Etiopia si sono registrati movimenti che vanno nel senso della preparazione ad un eventuale confronto diretto. Il portavoce presidenziale egiziano, Bassam Rady, ha dichiarato in una dichiarazione che il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha rivisto sabato mattina le unità di combattimento dell’aeronautica militare del paese. L’esercito “è in grado di difendere la sicurezza nazionale dell’Egitto all’interno e oltre i confini della nazione“, ha detto.

L’esercito egiziano è forte ed è uno degli eserciti più potenti della regione. Ma è un esercito ragionevole, un esercito che protegge e non minaccia, un esercito che difende e non aggredisceore. Queste sono la nostra strategia, le nostre convinzioni e la nostra posizione”, ha dichiarato lo stesso capo di stato egiziano, in risposta alle affermazioni del ministro degli esteri etiope, Gedu Andargachew, che aveva precedentemente accusato l’Egitto di volere la guerra.

Sebbene per ora si tratti solamente di una eventualità da scongiurare, al-Sisi è cosciente che l’Etiopia non avrebbe possibilità in caso di guerra. L’Egitto dispone infatti dell’esercito più imponente del continente africano, con oltre mille aerei da combattimento, 320 navi da guerra e quattromila carri armati, mentre l’armata etiope non va oltre gli 86 aerei, ed i 400 carri armati. L’Egitto, inoltre, dispone di quasi un milione di uomini, contro i 162.000 del Paese rivale.

Tuttavia, l’unico precedente storico, seppur molto lontano del tempo, fu favorevole all’Etiopia. Stiamo parlando della guerra egiziano-etiopica che si tenne tra il 1874 ed il 1876, quando l’Egitto, allora parte dell’Impero Ottomano, tentò di espandere la propria influenza a sud, proprio al fine di controllare l’intero corso del Nilo Azzurro. Dopo aver conquistato il Darfur nel 1875, gli uomini di Isma’il Pasha attaccarono direttamente l’Impero d’Etiopia, allora sotto il controllo di Giovanni IV d’Etiopia.

Il 16 novembre 1876, gli egiziani, che avevano reclutato molti mercenari provenienti da altri Paesi, vennero pesantemente sconfitti nella battaglia di Gundet, che di fatto segnò la fine del conflitto. Ma la sconfitta più disastrosa era stata quella della battaglia di Gura, tra il 7 ed il 9 marzo dello stesso anno, quando gli egiziani persero tremila uomini nel confronto che si tenne sul territorio dell’odierna Eritrea. Le tensioni tra i due Paesi proseguirono fino al 1884, quando il trattato di Adwa, che, grazie all’intercessione della Gran Bretagna, fu favorevole all’Egitto. Inoltre, il ritiro delle forze egiziane dalle postazioni al confine con l’Etiopia, come l’importante città portuale eritrea di Massaua, vennero sfruttate dall’Italia per dare il via alla propria disastrosa avventura coloniale.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

There is one comment

  1. Le dispute sui fiumi: dal Nilo al Mekong | World Politics Blog

    […] Qualche settimana fa avevamo affrontato la questione della disputa tra Etiopia, Egitto e Sudan sulla gestione delle acque del Nilo Azzurro. Sebbene le tensioni per le risorse idriche non siano nuove tra questi Paesi, la costruzione della Grande Diga della Rinascita da parte dell’Etiopia ha rinvigorito le rivalità preesistenti, soprattutto quelle tra Addis Abeba e Il Cairo. In breve, l’Egitto ed il Sudan temono – non senza ragionevoli motivazioni – che la diga etiope potrebbe privare i due Paesi della quantità di acqua necessaria per soddisfare il proprio fabbisogno nazionale. […]

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