5G e Nord Stream 2: gli Stati Uniti trattano l’Europa come una colonia

Le diatribe riguardanti il 5G ed il Nord Stream 2 stanno mettendo in evidenza, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la considerazione che gli Stati Uniti hanno dell’Europa, concepita come una mera colonia alla quale impartire ordini. Il governo di Washington si è persino permesso di emettere una legge sulla “sicurezza energetica dell’Europa“.

Nella giornata di ieri abbiamo messo in evidenza la disputa geopolitica che gira intorno al 5G, la nuova generazione delle tecnologie mobili, con gli Stati Uniti intenti a dissuadere i Paesi europei dal collaborare con l’azienda cinese Huawei. Fino ad ora, solamente il Regno Unito ha pedissequamente seguito gli ordini impartiti da Washington, ma anche gli altri Paesi del continente sembrano intenzionati quanto meno a porre dei limiti alle operazioni di Huawei sul proprio territorio.

Il fatto stesso che gli Stati Uniti si arroghino il diritto di intromettersi nelle questioni riguardanti altri Paesi, pur non rappresentando affatto una novità, dimostra quale sia la considerazione che Washington ha dell’Europa: una mera colonia da utilizzare a proprio gusto e piacimento come scudo contro Russia e Cina. Non potrebbe essere diversamente, visto che i governi del nostro continente continuano ad accettare supinamente la presenza di migliaia di soldati a stelle e strisce nei propri confini: in tutta Europa sono infatti stanziati oltre 63.000 soldati statunitensi, di cui quasi 35.000 in Germania ed oltre 12.000 in Italia, come se non fossero passati 75 danni dalla fine della seconda guerra mondiale.

Di recente, le tensioni tra Washington e Berlino, riguardanti soprattutto la realizzazione del gasdotto denominato Nord Stream 2, hanno portato gli USA a paventare una smobilitazione di una parte delle truppe presenti sul suolo tedesco. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno anche affermato che quei soldati non verranno ritirati, ma spostati in Polonia, ovvero ancora più ad est, un chiaro segno di ostilità nei confronti della Russia.

Proprio la questione riguardante il Nord Stream 2 rappresenta un’altra testimonianza di come gli Stati Uniti desiderino un’Europa genuflessa alle volontà di Washington, anche a costo di andare espressamente contro i propri interessi. Se il Regno Unito perderà due miliardi di sterline per aver escluso Huawei dalla corsa al 5G, Washington sta chiedendo alla Germania di rinunciare al fondamentale partenariato con la Russia per le forniture di gas naturale, cosa che naturalmente il governo di Berlino non è disposto a fare.

Il Nord Stream 2 è un gasdotto lungo 1.200 km che trasporta il gas naturale direttamente dal porto russo di Ust-Luga a quello tedesco di Greifswald, rafforzando così il partenariato russo-tedesco in campo energetico, già sancito dalla costruzione della prima linea del Nord Stream, nel 2011. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno affermato che applicheranno sanzioni nei confronti della Germania in ossequio al Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA), approvato dal Congresso degli Stati Uniti nel luglio del 2017 e firmato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 2 agosto 2017, che prevede un rafforzamento delle misure coercitive contro l’Iran, la Corea del Nord e la Russia. La legge prevede anche che gli Stati Uniti possano sanzionare quei Paesi e quelle imprese che intrattengano rapporti commerciali con i tre stati nominati.

All’entrata in vigore della legge, il segretario di stato Rex Tillerson ha momentaneamente sospeso le sanzioni riguardanti gli oleodotti ed i gasdotti russi. Tuttavia, il 20 dicembre 2019, l’amministrazione Trump ha approvato una nuova legge, denominata Protecting Europe’s Energy Security Act (PEESA), che dovrebbe entrare in vigore a settembre, e che in quel caso non lascerebbe scampo alla Germania. Come se non bastasse, il segretario di stato Mike Pompeo ha annunciato di recente la revoca della sospensione delle sanzioni voluta da Tillerson con effetto immediato.

Le sanzioni rischiano di penalizzare oltre centoventi imprese di dodici Paesi europei, visto che il gasdotto non riguarda solamente Russia e Germania, ma rappresenta una importante fonte di approvvigionamento per mezza Europa. Il progetto del Nord Stream 2 ha visto gli investimenti milionari di ben cinque imprese europee (le tedesche Uniper e BASF, l’austriaca OMV, la francese Engie e l’anglo-olandese Shell) in collaborazione con la russa Gazprom, tutte minacciate di pesanti sanzioni da parte degli USA.

Tale atteggiamento da parte degli Stati Uniti rappresenta una nuova evidente violazione del diritto internazionale, visto che Washington continua ad intromettersi negli affari interni di Paesi terzi, distribuendo sanzioni a proprio piacimento. Il fatto stesso che il governo degli Stati Uniti emani una legge denominata “Protecting Europe’s Energy Security Act”, ovvero “legge per la protezione della sicurezza energetica dell’Europa”, appare alquanto raccapricciante: “Il fatto che il Congresso degli Stati Uniti faccia da regolatore negli affari europei è assurdo. Immaginate cosa sarebbe successo se avessimo adottato una risoluzione sulla sicurezza energetica degli Stati Uniti nel Bundestag”, ha dichiarato il ministro tedesco Niels Annen.

Persino il ministro degli esteri Heiko Maas, che sul 5G si era detto pronto ad obbedire agli ordini provenienti dall’altra sponda dell’Oceano Atlantico, questa volta ha reagito in maniera veemente: “Il governo degli Stati Uniti sta trascurando il diritto e la sovranità dell’Europa di decidere quali devono essere le fonti della nostra energia. La politica energetica europea viene decisa in Europa e non a Washington”, ha tuonato Maas, evidenziando che le eventuali sanzioni violerebbero il diritto internazionale. In precedenza, anche il commissario europeo Josep Borrell aveva definito tali sanzioni “inaccettabili e contrarie al diritto internazionale”.

La situazione che si sta venendo a creare mette l’Europa di fronte ad un bivio fondamentale: continuare ad essere i vassalli degli Stati Uniti, oppure dare vita ad una politica estera indipendente che tenga conto degli interessi dei Paesi coinvolti. Fino ad ora, né l’Unione Europea come istituzione né i singoli stati membri si sono formalmente opposti alle sanzioni imposte da Washington contro Mosca, ed hanno recentemente esteso le sanzioni congiunte dell’UE contro la Russia. Alcuni Paesi dell’est Europa, in particolare la Polonia e le tre repubbliche baltiche, hanno addirittura appoggiato gli Stati Uniti sulla questione Nord Stream 2. È chiaro che, a questo punto, il mantenimento delle sanzioni contro la Russia da parte dell’UE rappresenterebbe una evidente contraddizione, oltre a privare i Paesi europei di un importante partner economico e commerciale senza alcuna ragione razionale.

La disputa sul Nord Stream 2 potrebbe inoltre creare una frattura senza precedenti tra le due sponde dell’Oceano Atlantico, con la Germania che ha apertamente affermato di essere pronta a rispondere pan per focaccia alle sanzioni statunitensi. Allo stesso tempo, potrebbe prodursi una nuova spaccatura interna all’Unione Europea, tra i Paesi che appoggiano la Germania e quelli filostatunitensi (o meglio, antirussi). In quel caso, l’Europa occidentale dovrebbe essere pronta a seguire la propria strada, anche contro il parere di quei Paesi dell’est che gli Stati Uniti hanno voluto infiltrare all’interno dell’UE per utilizzare strumentalmente i loro sentimenti di atavica ostilità nei confronti di Mosca.

È di fronte agli occhi di tutti l’immancabile opportunità di affrancarsi definitivamente dal dominio statunitense sul continente europeo, figlio degli assetti nati in seguito alla seconda guerra mondiale. Sarebbe bene non lasciarsi sfuggire l’occasione.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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