Russia e Bielorussia fanno fronte comune contro le ingerenze straniere

La visita del primo ministro russo Michail Mišustin a Minsk si inserisce nel quadro del rafforzamento dei legami tra Russia e Bielorussia per rispondere all’offensiva lanciata dalle forze della NATO e dell’Unione Europea.

L’ultimo episodio della serie di ingerenze da parte dei Paesi occidentali nelle questioni politiche interne alla Bielorussia si è verificato ieri, quando James Gilmor, rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ha affermato che “quello che dobbiamo [fare] in questo momento è cercare di persuadere Lukašėnka che non può essere il presidente di un paese in queste circostanze. Pensa che un’elezione fraudolenta seguita da una brutale repressione del popolo sia abbastanza buona”.

Nell’intervista rilasciata alla testata Foreign Policy, Gilmor ha detto di rimanere “profondamente preoccupato” per la prospettiva di un intervento russo in Bielorussia, ma evidentemente lo stesso discorso non vale, a suo modo di vedere, per le ingerenze provenienti da Stati Uniti ed Unione Europea. Lo stesso Gilmor ha definito il presidente Aljaksandr Lukašėnka come un “leader autoritario […] che si aggrappa al potere dopo aver rivendicato la vittoria il mese scorso in un’elezione ampiamente considerata una farsa”, elezione alla quale tuttavia l’OCSE si è rifiutata di inviare osservatori, pur ricevendo l’invito da Minsk.

Sergej Lavrov, ministro degli esteri della Federazione Russa, ha invece rimproverato agli Stati Uniti e all’Unione Europea di percorrere sempre più la strada delle sanzioni negli affari internazionali, che è illegittima dal punto di vista del diritto internazionale. La Bielorussia ha immediatamente risposto alle sanzioni imposte da Paesi stranieri, adottando un elenco asimmetrico di sanzioni nei confronti delle tre repubbliche baltiche, che in precedenza avevano introdotto sanzioni contro trenta funzionari bielorussi, compreso il presidente Lukašėnka, come affermato dal ministro degli esteri Vladimir Makej: “Se altri Paesi dovessero introdurre sanzioni, prenderemo le misure proporzionate corrispondenti e daremo una risposta adeguata”. Le persone colpite dalle sanzioni, ha specificato il ministro, “sono intervenute negli affari interni di stato della Bielorussia e hanno fatto corrispondenti dichiarazioni inaccettabili, comprese quelle politiche, e fatto proposte concrete per fornire sostegno finanziario agli oppositori delle autorità”. “Lo troviamo assolutamente inammissibile”, ha aggiunto il membro del governo bielorusso, “lo interpretiamo come un intervento negli affari interni del nostro stato e su questa base abbiamo preparato questo elenco di sanzioni asimmetriche”.

Negli ultimi giorni, il primo ministro russo Michail Mišustin si è recato in Bielorussia insieme a diversi membri del governo proprio per incontrare il presidente Lukašėnka, a dimostrazione del fatto che la politica estera aggressiva dei Paesi occidentali nei confronti di questo Paese non sta facendo altro che rafforzare il legame tra Mosca e Minsk.

Le sono molto grato per le ultime settimane e forse anche un mese o un mese e mezzo in cui abbiamo condotto intensi negoziati tra i governi”, ha riferito il presidente bielorusso al premier russo, giunto giovedì a Minsk. Secondo l’agenzia stampa bielorussa BeITA, il capo di stato bielorusso ha ringraziato la Russia per il sostegno nel momento in cui la Bielorussia si è trovata faccia a faccia di fronte ad aggressioni esterne. Nelle prossime due settimane, inoltre, è previsto che lo stesso Lukašėnka si rechi in Russia per incontrare il suo omologo Vladimir Putin.

Mišustin, inoltre, ha incontrato anche il primo ministro bielorusso Raman Haloŭčenka, il quale in quest’occasione ha dichiarato che “la Bielorussia ha subito una forte pressione da parte di potenze straniere che hanno cercato e continuano a cercare di rovesciare lo stato e attuare uno scenario di rivoluzione colorata che abbiamo visto nel nostro paese vicino [l’Ucraina, ndr], oltre a creare un cuneo tra due stretti alleati, la Bielorussia e la Russia”. Secondo Haloŭčenka, dopo aver fallito politicamente, “alcune forze stanno cercando di mandare in frantumi l’economia” della Bielorussia. “Ma siamo abituati alle sfide esterne, soprattutto perché sentiamo il sostegno del nostro alleato, la Russia”, ha osservato.

L’attuale situazione in Bielorussia sta portando anche ad una fase di escalation per quanto riguarda le tensioni militari al confine occidentale del Paese, in particolare nelle aree che confinano con la Polonia, accusata dal governo di Minsk di voler approfittare dell’attuale momento di instabilità per strappare alcuni territori della regione di Hrodna alla Bielorussia. Lukašėnka ha affermato di aver dispiegato la metà del proprio esercito lungo il confine occidentale con Polonia e Lituania: “Siamo stati costretti a rispondere, vedendo i passi ostili della NATO vicino ai nostri confini. Ci sono tutte le prove che lo dimostrano, indipendentemente dalle scuse che possono addurre: il dispiegamento degli Stati Uniti e di altre unità dai territori della NATO verso i confini della Bielorussia, in particolare di F-16. Secondo le nostre stime, hanno dispiegato sedici o diciotto aerei”. “Abbiamo effettivamente posto sotto controllo i confini occidentali con Lituania e Polonia. E, come dico spesso, abbiamo effettivamente circondato Hrodna per contrastare queste minacce. Forse, questa manifestazione ha dato il suo risultato”, ha aggiunto. “La Bielorussia è piena di determinazione a salvaguardare la propria sovranità e indipendenza”, ha concluso a riguardo Lukašėnka.

I leader politici di Russia e Bielorussia devono inoltre risolvere altre importanti questioni, come quella del rifinanziamento del debito nazionale bielorusso nei confronti della Russia, attraverso colloqui che verranno diretti dal ministro delle finanze russo, Anton Siluanov. I due Paesi hanno naturalmente stipulato anche importanti accordi militari, proprio per far fronte alle minacce provenienti dalla NATO. Il generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore generale delle Forze armate russe, ha recentemente avuto un colloquio telefonico con il suo omologo bielorusso, Aleksandr Vol’fovič: “I capi di stato maggiore delle forze armate russe e bielorusse hanno discusso lo stato e le prospettive di cooperazione militare bilaterale e anche il ritmo dei preparativi per le esercitazioni congiunte della Fratellanza slava [che include anche la Serbia, ndr]”, si legge nella nota rilasciata dal Ministero della Difesa di Mosca.

Sergej Naryškin, capo dell’intelligence russa, ha a sua volta affermato di “tenere sotto stretto controllo la situazione. Siamo in contatto con i servizi speciali bielorussi. Ci concentriamo su tutto ciò che sta accadendo nella parte occidentale e informiamo i nostri colleghi”, dimostrando l’esistenza di una stratta collaborazione anche tra i servizi segreti dei due Paesi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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