Fidel Castro: il discorso più lungo nella storia dell’ONU (26 settembre 1960)

Il 26 settembre 1960, il leader cubano Fidel Castro intervenne per la prima volta alle Nazioni Unite, pronunciando un discorso di 4 ore e 29 minuti, che ad oggi resta il più lungo discorso mai pronunciato all’ONU.

Signor Presidente,

Signori delegati,

Anche se dicono che solitamente parliamo molto, non preoccupatevi. Faremo il meglio per essere brevi ed esporre ciò che riteniamo doveroso di presentare in questa sede. Parleremo lentamente, per collaborare con gli interpreti.

Alcuni penseranno che siamo dispiaciuti per il trattamento che ha ricevuto la delegazione cubana. Non è così. Noi capiamo benissimo il perché. Quindi non siamo arrabbiati e nessuno deve preoccuparsi pensando che Cuba non apporterà il suo granello di sabbia allo sforzo mirato all’intesa nel mondo.

Ma una cosa è certa, parliamoci chiaro.

Ci sono molte le risorse che si devono spendere per inviare una delegazione alle Nazioni Unite. Noi, i Paesi sottosviluppati, non abbiamo tante risorse da spendere, se non per parlare chiaro in questa seduta dove ci sono rappresentanti di quasi tutti i Paesi del mondo.

Gli oratori che ci hanno preceduto nell’uso della parola hanno fatto conoscere la loro preoccupazione nei confronti dei problemi che interessano all’intero mondo. Anche a noi interessano i suddetti problemi, ma oltre a questo, nel caso di Cuba c’è una circostanza particolare, cioè, in questo momento Cuba deve essere per il mondo motivo di preoccupazione perché non per niente diversi delegati hanno accennato il caso di Cuba tra i problemi che esistono nel mondo. Oltre ai problemi che preoccupano oggi il mondo, Cuba a i propri problemi che impensieriscono il nostro popolo.

Si parla dell’aspirazione di pace, che è l’aspirazione di tutti i popoli e, quindi, l’aspirazione anche del nostro popolo, ma quella pace, alla quale aspira il mondo, quella che il mondo vuole preservare, è la pace che noi, i cubani, non abbiamo da molto tempo fa. I pericoli che altri popoli del mondo possono ritenere più o meno lontani, sono per noi problemi e preoccupazioni che ci stanno molto vicini. E non è stato facile venire ad esporre in questa assemblea i problemi di Cuba. Non è stato facile per noi arrivarci.

Non so se siamo dei privilegiati. Siamo noi, la delegazione cubana, i rappresentanti del tipo di governo peggiore al mondo? Siamo noi, i rappresentanti della delegazione cubana, meritevoli del maltrattamento ricevuto? E perché proprio la nostra delegazione? Cuba ha inviato molte delegazioni alle Nazioni Unite, Cuba è stata rappresentata da diverse persone e, tuttavia, toccarono a noi le misure di eccezione: confinamento all’Isola di Manhattan, indicazioni a tutti gli alberghi perché non ci affittassero camere, ostilità e, con il pretesto della sicurezza, l’isolamento.

Forse nessuno di voi, signori delegati, voi, che siete presenti non di persona, ma in rappresentanza dei vostri Paesi, e che quanto riferiresti in questa sede sarà preoccupazione di quello che rappresentate, al vostro arrivo a questa città di New York è stato sottoposto ai trattamenti personalmente umilianti, fisicamente umilianti, come quelli ricevuti dal Presidente della delegazione cubana.

Non faccio l’agitazione in seno a quest’assemblea. Voglio soltanto dire la verità. Anche per noi è venuta l’ora di parlare. Da molti giorni si parla su di noi sui giornali, e noi zitti. Noi non possiamo difenderci dagli attacchi in questo Paese. È questa la nostra opportunità di dire la verità, e così lo faremo.

Trattamenti personali umilianti, tentativi d’estorsione, sloggi dall’albergo dov’eravamo sistemati, e quando ci siamo sistemati in un altro albergo abbiamo fatto il nostro meglio per evitare delle difficoltà, astenendoci di uscire dal nostro alloggio, di visitare alcun altro posto se non questa sala delle Nazioni Unite, le poche volte che siamo stati presenti, e l’accettazione di un ricevimento all’ambasciata del governo sovietico. Tuttavia, questo non è bastato perché ci lasciassero in pace.

In questo Paese ci sono molti immigranti cubani. Ci sono oltre 100.000 i cubani che negli ultimi 20 si sono spostati a questo Paese, abbandonando il loro Paese, dove avrebbero voluto rimanere ed al quale desiderano ritornare, così come desiderano ritornare coloro che per motivi sociali oppure economici sono costretti di abbandonare la loro patria. La suddetta popolazione cubana si consacrava al lavoro, rispettava le leggi, e, ovviamente, aveva dei sentimenti nei confronti della sua patria, della Rivoluzione. Non aveva mai avuto un solo problema, ma un giorno, cominciò ad arrivare al Paese un altro tipo di visitatore: cominciarono ad arrivare i criminali di guerra, cominciarono ad arrivare individui che avevano assassinato perfino centinaia dei nostri compatrioti. Qui, sono stati incoraggiati subito dalla pubblicità, dalle autorità, e, ovviamente, questa spinta rispecchia il loro atteggiamento ed è motivo di frequenti incidente con la popolazione cubana che da moltissimi anni lavorava onestamente in questo Paese.

Uno di quei incidenti, provocato da coloro che qui si sentono sostenuti dalle campagne sistematiche contro Cuba, e dalla complicità delle autorità, cagionò la morte di una bimba. Questo era un fatto da lamentare, ed era qualcosa che dovevamo lamentare noi tutti. I colpevoli non erano per niente i cubani che risiedevano in questo Paese. I colpevoli non eravamo nemmeno noi, della delegazione cubana e, ciononostante, sicuramente voi tutti avete letto sul giornale che “Gruppi Pro Castro” avevano ucciso una bimba di 10 anni. E con tale ipocrisia caratteristica di quelli che hanno a che fare con le questioni inerenti alle relazioni tra Cuba e questo Paese, un portavoce della Casa Bianca fece immediatamente dichiarazioni all’intero mondo, indicando il fatto, accusando, quasi quasi, di colpevolezza la delegazione cubana. E, ovviamene, Eccellenza, anche il signor delegato degli Stati Uniti in questa assemblea sopraggiunse la farsa, inviando al governo del Venezuela un telegramma di condoglianza ai parenti della vittima, come se fosse costretto di dare una spiegazione dalle Nazioni Unite, su qualcosa che, virtualmente, sarebbe stata colpevole la delegazione cubana.

Però quello non era tutto. Quando siamo stati costretti di lasciare uno degli alberghi di codesta città, e che ci siamo recati alla sede delle Nazioni Unite, finché si sbrigavano altre pratiche, un albergo umile di questa città, un albergo dei neri di Harlem, ci diede alloggio. La risposta arrivò quando eravamo a parlare con il signor Segretario Generale. Ciononostante, un funzionario del Dipartimento di Stato fece il possibile per ostacolare la nostra sistemazione nel suddetto albergo. A questo punto, come per incanto, cominciarono ad apparire alberghi a New York. Ed alberghi che prima si erano rifiutati di dare alloggio alla delegazione cubana, adesso ce l’offrivano gratuitamente. Ma noi, per elementare reciprocità, accettiamo l’albergo di Harlem. Eravamo dell’idea che avevamo il diritto che ci lasciassero in pace. Purtroppo non fu così, non ci lasciarono in pace.

Ormai a Harlem, visto che non poterono ostacolare il nostro soggiorno in quel posto, cominciarono le campagne di diffamazione. Cominciarono a diffondere per il mondo la notizia che la delegazione cubana si era sistemata in un bordello. Per alcuni signori, un albergo umile del quartiere di Harlem, dei neri degli Stati Uniti, è un bordello. E d’altra parte, trattarono di coprire con infamia la delegazione cubana, senza nemmeno rispettare le donne che ne facevano parte o che lavorano con la nostra delegazione.

Se veramente fossimo stati dalla stessa risma degli uomini con i quali ci volevano paragonare, l’imperialismo non avrebbe mai perso la speranza – come l’ha persa da molto tempo – di corromperci per sedurci in qualche modo. Però, siccome hanno perso la speranza da molto tempo fa, e visto che non hanno mai avuto motivo di averla, perlomeno, dopo avere affermato che la delegazione cubana si era sistemata in un bordello, avrebbero dovuto riconoscere che il capitale finanziario imperialista era una sgualdrina che non era riuscita a sedurci. E non era proprio “La sgualdrina timorata” di Jean-Paul Sartre.

Il problema di Cuba. Forse alcuni di voi avete l’informazione giusta ma altri non. Tutto dipenderà dalle fonte di informazioni, tuttavia, per il mondo, il problema di Cuba, nato negli ultimi due anni, è un problema nuovo. Il mondo non aveva avuto molti motivi per conoscere dell’esistenza di Cuba. Per molti era una sorta di appendici degli Stati Uniti. Addirittura per molti cittadini di questo Paese, Cuba era una colonia degli Stati Uniti. Tuttavia sulla cartina non era così; sulla cartina noi abbiamo un colore ben diverso di quello degli Stati Uniti. Ma sulla realtà sì, era così.

E come arrivò il nostro Paese a diventare una colonia degli Stati Uniti? Non fu proprio dagli origini. Gli Stati Uniti e Cuba sono stati colonizzati da uomini diversi. Cuba ha una radice etnica e culturale molto diversa, e quella radice si affermò durante i secoli. Cuba fu l’ultimo Paese dell’America ad affrancarsi dalla dominazione spagnola, dal giogo coloniale spagnolo, e chiedo scusa a sua signoria, il rappresentante del governo spagnolo. Ed essendo l’ultimo, dové lottare anche più duramente.

La Spagna aveva solo una possessione nell’America, e la difese con cocciutaggine ed impegno. Il nostro piccolo popolo, di appena un milione di abitanti all’epoca, dové fare fronte da solo, per ben trent’anni, ad uno degli eserciti più forti dell’Europa. Contro la piccola popolazione nazionale, il governo spagnolo arrivò a mobilitare un numero di forze tanto grande come quelle che complessivamente combatterono durante l’indipendenza dell’America del Sud. Perfino mezzo milione di soldati spagnoli combatterono contro l’eroico ed indomito proposito del nostro popolo di essere libero.

I cubani lottarono da soli per ben trent’anni per la loro indipendenza. Trent’anni che sono anche sedimento dell’amore alla libertà ed all’indipendenza della nostra patria. Tuttavia Cuba era un frutto —da quanto disse John Adams, presidente degli Stati Uniti agli inizi dello scorso secolo—, era come una mela che pende dall’albero spagnolo, che una volta matura deve cadere per forza nelle mani degli Stati Uniti. Ed il potere spagnolo si era logorato nella nostra patria. La Spagna non aveva più uomini né risorse economiche per mantenere la guerra a Cuba; la Spagna era sconfitta. La mela era, in apparenza, matura, ed il governo degli Stati Uniti tese le sue mani.

Nelle sue mani non cadde una mela ma varie: Porto Rico, l’eroico Porto Rico che aveva avviato la sua lotta per l’indipendenza assieme ai cubani; le Isole Filippine, e tante altre colonie. Tuttavia, il dossier per dominare il nostro Paese non poteva essere lo stesso degli altri. Il nostro Paese aveva ingaggiato una tremenda lotta e l’opinione mondiale era a suo favore. Il dossier doveva essere un altro.

I cubani che lottarono per la nostra indipendenza, i cubani che a quel momento davano il loro sangue e la loro vita, credettero di buona fede in quella Risoluzione Congiunta del Congresso degli Stati Uniti, di 20 aprile 1898, che asseriva che Cuba è e deve essere, di diritto, libera ed indipendente.

Il popolo degli Stati Uniti provava simpatia per la lotta cubana. Quella Dichiarazione Congiunta era una legge del Congresso di questa nazione, in virtù della quale si dichiarava la guerra alla Spagna. Però, quell’illusione culminò con una spietata truffa. Dopo due anni di occupazione militare nella nostra patria, sorge l’imprevisto: nel momento in cui il popolo di Cuba, tramite un’Assemblea Costituente, redigeva la Legge Fondamentale della Repubblica, riemerge una legge nel Congresso degli Stati Uniti, una legge proposta dal senatore Platt, di triste memoria per Cuba. Ed in quella legge si disponeva che l’Assemblea Costituente di Cuba doveva apportare un’aggiunta alla suddetta legge, secondo la quale, si concedeva al governo degli Stati Uniti il diritto ad intervenire nelle questioni politiche di Cuba e, inoltre, il diritto ad affittare alcuni spazi sul territorio per sistemarci stazioni navali o carboniere.

Questo vuol dire che tramite una legge emanata dall’autorità legislativa di un Paese straniero, la Costituzione della nostra patria doveva contenere tale disposizione, indicando agli aderenti che se non veniva accettato l’Ammendamento non verrebbero ritirate le forze di occupazione. Dunque, l’organo legislativo di un Paese straniero impose alla nostra patria, con la forza, il diritto ad intervenire e ad affittare basi o stazioni navali.

È utile che i popoli che hanno aderito di recente quest’organizzazione, i popoli che iniziano adesso la loro vita autonoma, conoscano la storia della nostra patria, per le similitudini che potrebbero riscontrare strada facendo. E se non è utile a loro lo sarà ai figli, ai nipoti, anche se pensiamo che non arriveremo tanto lontano.

Così cominciò la nuova colonizzazione della nostra patria, l’acquisto delle nuove terre da coltivare dalle compagnie americane; concessioni delle risorse naturali, miniere; concessioni dei servizi pubblici, per lo sfruttamento dei servizi pubblici; concessioni commerciali, concessioni di ogni tipo, che assieme al diritto costituzionale —costituzionale con la forza— ad intervenire nel nostro Paese, trasformarono la nostra patria di colonia spagnola in colonia americana.

Le colonie non parlano, le colonie non si conoscono nel mondo fintantoché non hanno l’occasione di esprimersi. Per tale motivo la nostra colonia non era conosciuta nel mondo, dunque i problemi attinenti alla nostra colonia non erano conosciuti dal mondo. Sui libri di geografia appariva una bandiera in più, uno stemma in più, sulle cartine geografiche appariva un colore in più, tuttavia non c’era una repubblica indipendente. Nessuno si lascia ingannare perché con l’inganno facciamo solo il ridicolo; nessuno si lascia ingannare, lì non c’era una repubblica indipendente, lì c’era una colonia comandata dall’ambasciatore degli Stati Uniti.

Non ci imbarazza proclamarlo, perché di fronte a tale vergogna c’è l’orgoglio di poter dire che oggi nessuna ambasciata ha il comando del nostro popolo! (APPLAUSI)

Ancora una volta la nazione cubana ha dovuto ingaggiare la lotta per arrivare a quest’indipendenza. E ci è riuscita dopo ben sette anni di tirannia crudele. Tiranneggiata da chi? Tiranneggiata da coloro che nel nostro Paese erano soltanto strumenti di quelli che detenevano il controllo economico della nostra patria.

Come può sostenersi un regime impopolare e nemico degli interessi del popolo se non tramite la forza? Dovremmo spiegare in questa sede ai rappresentati dei nostri popoli fratelli dell’America Latina quello che sono le tirannie militari? Dovremmo spiegare loro come si sono mantenute? Dovremmo spiegare loro la storia delle varie tirannie ormai classiche?Dovremmo spiegare loro su quali forze si appoggiano, e su quali interessi nazionali ed internazionali si fondano?

Il gruppo militare che tiranneggiò il nostro Paese, si appoggiava sui settori più reazionari della nazione e si appoggiava soprattutto sugli interessi economici stranieri che controllavano l’economia della nostra patria. Tutti sanno e capiamo che perfino il governo degli Stati Uniti lo riconosce così, tutti sanno che quello era il tipo di governo prediletto dai monopoli. Perché? Perché tramite la forza si reprime qualsiasi domanda del popolo, tramite la forza si reprimevano gli scioperi per migliori condizioni di vita, tramite la forza si reprimevano i movimenti contadini per possedere la terra, tramite la forza si reprimevano le più care aspirazioni della nazione.

Per tale motivo, i governi di forza erano i governi prescelti dai dirigente degli Stati Uniti. Dunque, i governi di forza rimassero per molto tempo nel potere ed i governi di forza rimangono ancora nel potere nell’America. Ovviamente, tutto dipende dalle circostanze per contare o meno con l’appoggio del governo degli Stati Uniti.

Ad esempio in questo momento dicono che sono contro uno di tali governi di forza: il governo di Trujillo, tuttavia non dicono che sono contro nessun altro governo di forza, cioè, quello del Nicaragua o del Paraguay. Quello del Nicaragua non è più un governo di forza, è una monarchia quasi costituzionale come quella dell’Inghilterra, dove il potere si succede da genitori ai figli e così sarebbe stato anche nella nostra patria. Era il tipo di governo di forza di Fulgencio Batista, il governo che conveniva ai monopoli americani a Cuba, ma ovviamente non era il tipo di governo che conveniva al popolo cubano ed il popolo cubano con un grande spreco di vite e di sacrifici, lo cacciò via dal potere.

Cosa trovò la Rivoluzione quando arrivò al potere a Cuba? Che meraviglie trovò la Rivoluzione quando arrivò al potere a Cuba? Innanzitutto trovò che 600.000 cubani adatti al lavoro non ce l’avevano; lo stesso quantitativo proporzionalmente al numero di disoccupati che c’erano negli Stati Uniti in sede alla crisi che scosse il suddetto Paese, ciò che per poco provoca una catastrofe negli Stati Uniti, era la disoccupazione permanente nella nostra patria. Tre milioni di persone di una popolazione complessiva di poco più di 6 milioni, non aveva elettricità né usufruiva di nessuno dei vantaggi e comfort emanati da essa; 3.500.000 persone, di un totale di oltre 6 milioni, vivevano in capanne, baracche e tuguri, senza le più elementari condizioni di abitabilità. Nelle città gli affitti risucchiavano perfino un terzio delle entrate familiari. Il servizio elettrico e gli affitti erano tra i più costosi al mondo. Trentasette e mezzo per cento della nostra popolazione era illetterata, non sapeva né leggere né scrivere; 70% della nostra popolazione infantile rurale non aveva maestri; 2% della nostra popolazione soffriva la tubercolosi; vale a dire, 100.000 persone di un totale di poco più di 6 milioni. 95% della nostra popolazione rurale infantile era affetta dal parassitismo; dunque la mortalità infantile era molto alta e la speranza di vita molto bassa. D’altra parte, 85% dei piccoli agricoltori pagavano redditi per la possessione delle loro terre, pari addirittura a 30% delle loro entrate lorde, intanto 1,5% del totale dei proprietari controllava 46% della superficie complessiva della nazione. Ovviamente, il rapporto posti letti/paziente negli ospedali era ridicolo, se gli si paragona con quello dei Paesi dove il servizio medico e mediamente badato.

I servizi pubblici, compagnie elettriche, compagnie telefoniche, erano proprietà dei monopoli americani.

Una grande parte della banca, una grande parte del commercio d’importazione, le raffinerie di petrolio, la maggior parte della produzione dello zucchero, le migliore terre di Cuba e le industrie più importanti, erano proprietà delle compagnie americane. Il bilancio di pagamento negli ultimi 10 anni, dal 1950 al 1960, era stato favorevole agli Stati Uniti nei confronti di Cuba in un miliardo di dollari.

Questo senza contare i milioni e centinaia di milioni di dollari sottratti al tesoro pubblico dai governanti corrotti della tirannia, depositati nelle banche statunitensi o europee.

Un miliardo di dollari in10 anni. Il Paese povero e sottosviluppato dei Caraibi, che aveva 600.000 disoccupati contribuendo allo sviluppo economico del Paese più industrializzato del mondo.

Ecco la situazione che abbiamo trovato e quella situazione non deve essere diversa in molti dei Paesi rappresentati in questa assemblea, perché, alla fin fine, ciò che abbiamo detto su Cuba altro non è che una radiografia diagnostica generale applicabile alla stragrande maggioranza dei Paesi rappresentati in questa sede.

Che alternativa aveva il Governo Rivoluzionario? Tradire il popolo? Certamente, per il signor Presidente degli Stati Uniti, ciò che abbiamo fatto per il nostro popolo, è un tradimento al nostro popolo; e non sarebbe stato così, se invece di essere stati fedeli al nostro popolo lo saremmo stati ai grandi monopoli americani che sfruttavano l’economia del nostro Paese. Quantomeno, che si prenda nota delle “meraviglie” che trovò la Rivoluzione al suo arrivo al potere, che sono, nientepopodimeno, le meraviglie dell’imperialismo, che sono, nientepopodimeno, le “meraviglie” del “mondo libero” per i nostri Paesi colonizzati!

Nessuno potrà darci la colpa dei 600.000 disoccupati, del 37,5% della popolazione illetterata, del 2% dei tubercolosi, del 95% dei parassitati. No! Finora nessuno di noi contava nei destini della nostra patria; finora nei destini della nostra patria contavano i governanti che servivano agli interessi dei monopoli. Qualcuno gli disturbò? No! Nessuno gli disturbò. Loro fecero il loro compito ed ecco i frutti dei monopoli.

Qual era la situazione della nazione? Quando il tiranno Batista arrivò al potere c’erano 500 milioni di dollari nella riserva nazionale, bella somma da essere utilizzata nello sviluppo industriale del Paese. Quando la Rivoluzione arriva al potere nelle nostre riserve c’erano solo 70 milioni.

Badare allo sviluppo industriale della nostra patria? No! Mai! Per tali motivo ci stupiamo tanto e non possiamo credere quando sentiamo parlare in questa sede dello straordinario interesse del governo degli Stati Uniti per la sorte dei Paesi dell’America Latina, dei Paesi dell’Africa e dei Paesi dell’Asia. E non possiamo crederci perché noi, dopo 50 anni, ne avevamo i frutti.

Cosa ha fatto il Governo Rivoluzionario? Qual è il delitto commesso dal Governo Rivoluzionario per ricevere il trattamento datoci e avere nemici tanto potenti come quelli che abbiamo?

Ci sono stati dei problemi con il governo degli Stati Uniti dagli inizi? No! Per caso noi, al nostro arrivo al potere, avevamo lo scopo di crearci dei problema internazionali? No! Nessun governo rivoluzionario che arriva al potere vuole avere dei problemi internazionali. Anzi, vuole investire il suo sforzo nel risolvere i propri problemi, ciò che vuole è mettere in atto un programma, così come fanno i governi veramente interessati al progresso del proprio Paese.

La prima cosa ritenuta come un atto d’inimicizia è stato proprio il fatto di spalancare le porte di questo Paese ad una cricca di criminali che avevano lasciato macchiata del sangue la nostra patria; uomini che avevano perfino assassinato centinaia di contadini indifesi, che torturarono i prigionieri per anni, che uccisero a destra ed a manca, i quali sono stati ricevuti a brace aperte. E ciò ci sbalordiva. Perché questo atto d’inimicizia da parte delle autorità degli Stati Uniti verso di Cuba? Perché questo atto di ostilità? In quel momento non l’avevamo affatto capito; ora realizziamo i motivi. Era questa la politica giusta verso Cuba, quella dei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba? No, perché eravamo noi gli offesi, ed eravamo noi gli offesi perché il regime di Batista rimase nel potere con l’aiuto del governo degli Stati Uniti; il governo di Batista rimase nel potere con l’aiuto dei carri armati, gli aerei e le armi fornite dal governo degli Stati Uniti; il regime di Batista rimase nel potere grazie ad un esercito i cui ufficiali erano istruiti da una missione militare del governo degli Stati Uniti; e ci auguriamo che nessun funzionario degli Stati Uniti abbia voglia di negare una verità del genere.

Quando l’Esercito Ribelle arrivò alla città dell’Avana, all’accampamento militare più importante della suddetta città si trovava la missione militare americana. Quello era un esercito che aveva collassato, quello era un esercito vinto ed arreso. Noi avremmo potuto considerare perfettamente come prigionieri di guerra i militari stranieri che aiutavano ed addestravano i nemici del popolo. Tuttavia, non l’abbiamo fatto, abbiamo soltanto chiesto ai membri di quella missione di ritornare al loro Paese, perché, dopotutto, noi non avevamo bisogno delle loro lezioni, e che a quel punto i loro discepoli erano vinti.

Ecco un documento (lo esibisce). Nessuno deve stupirsi del suo aspetto, perché è un documento a pezzo. Si tratta di un antico patto militare secondo il quale la tirannia di Batista aveva ricevuto un generoso aiuto da parte del governo degli Stati Uniti; ed è importante conoscere ciò che dice al suo Articolo 2 questo accordo:

Il governo della Repubblica di Cuba s’impegna a fare un uso adeguato dell’aiuto che riceverà dal governo degli Stati Uniti d’America in conformità al presente accordo, allo scopo di attuare i piani di difesa accettati da ambedue i governi, secondo i quali ambedue i governi prenderanno parte alle missioni importanti per la difesa dell’emisfero occidentale; e, a meno che previamente si ottenga l’approvazione del governo degli Stati Uniti d’America…” — ripeto : “…e, a meno che previamente si ottenga l’approvazione del governo degli Stati Uniti d’America, il suddetto aiuto non verrà adibito ad un fine diverso di quello per il quale fu prestato“.

Il suddetto aiuto fu destinato a combattere i rivoluzionari cubani; successivamente ebbe l’approvazione del governo degli Stati Uniti. Ed anche se alcuni mesi prima di finire la guerre, ebbe luogo il sequestro di armi di quelle inviate a Batista, nell’arco di circa ben sei anni più dell’aiuto militare, una volta dichiarato solennemente questo sequestro di armi, l’Esercito Ribelle ebbe le prove documentarie che ancora una volta erano state fornite le forze de la tirannia con 300 “rockets” per lanciare dagli aerei.

Quando i direttivi dell’emigrazione presentarono tali documenti all’opinione pubblica degli Stati Uniti, il governo degli USA disse che eravamo sbagliati, che non avevano rifornito l’esercito della tirannia, che avevano solo sostituito alcuni “rockets” con altri di diverso calibro che non servivano agli aerei della tirannia e, a proposito, sono stati lanciati su di noi quando eravamo nelle montagne. Un modo sui generis di spiegare le contraddizioni quando sono inspiegabili; secondo la loro spiegazione non era un aiuto, sarebbe piuttosto una sorta di “assistenza tecnica”…

Perché, allora, c’erano tali precedenti, che erano motivi di dispiacere da parte del nostro popolo, giacché tutti sanno, lo sa perfino il più innocente di tutti, che in questi tempi moderni, con la rivoluzione operatasi in materia di apparecchi militari, tali armi della guerra precedente sono assolutamente obsoleti in una guerra moderna? Con 50 carri armati o blindati, e pochi aerei sorpassati, non si difende nessun continente, non si difende nessun emisfero. Essi servono, invece, ad opprimere i popoli disarmati; essi servono invece ad intimidire i popoli. Servono a quello che servono: servono a difendere i monopoli. Per cui, tali patti di difesa emisferica, meglio chiamarli patti di difesa dei monopoli americani.

Il Governo Rivoluzionario comincia a fare i primi passi. La prima cosa che fa è abbassare del 50% gli affitti che pagavano le famiglie, misura più giusta perché come abbiamo già detto, c’erano famiglie che pagavano perfino la terza parte delle loro entrate. Ed il popolo era stato vittima di una grande speculazione con l’alloggio, e le terre urbane erano state oggetto di speculazioni pazzesche a costa dell’economia del popolo. Però, quando il Governo Rivoluzionario abbassa gli affitti del 50%, ci sono stati alcuni dispiaciuti, sì, i pochi padroni degli appartamenti, tuttavia il popolo si lanciò sulle strade pieno di gioia, come sarebbe successo in qualsiasi altro Paese, proprio qui a New York, se si abbassasse l’affitto del 50% a tutte le famiglie. Eppure questo non è stato un problema con i monopoli. Alcune compagnie americane avevano grande costruzioni ma erano relativamente in poche.

Poi fu votata un’altra legge. Una legge invalidando le concessioni rilasciate dal governo tirannico di Fulgencio Batista a favore della Compagnia telefonica che era un monopolio americano. Avvalendosi della vulnerabilità del popolo avevano ottenuto concessioni vantaggiose. Il Governo Rivoluzionario annulla tali concessioni e ristabilisce i prezzi precedenti dei servizi. Comincia così il primo conflitto con i monopoli americani.

La terza misura fu quella di ribassare le tariffe elettriche, che erano le più alte del mondo. Nasce il secondo conflitto con i monopoli americani. Ormai cominciavamo a sembrare dei comunisti; oramai cominciavano a imbrattarci di rosso, perché semplicemente eravamo incontro agli interessi dei monopoli americani.

Tuttavia fu votata la terza legge, legge indispensabile, legge inevitabile, inevitabile per la nostra patria, e inevitabile, prima o poi, per tutti i popoli del mondo… perlomeno per tutti i popoli del mondo che non l’hanno ancora fatto: la Legge di Riforma Agraria. Ovviamene, in teoria, tutti sono d’accordo con la riforma agraria. Nessuno osa negarlo, nessuno che non sia un ignorante, osa negare che la riforma agraria è, nei Paesi sottosviluppati del mondo, una condizione essenziale per lo sviluppo economico. A Cuba perfino i latifondisti erano d’accordo con la riforma agraria, solo che con una riforma agraria al loro modo, come la riforma agraria che difendono molti teorici: una riforma agraria al loro modo, e soprattutto, che né a suo modo né in nessun modo si metta in atto fintantoché possa evitarsi! È qualcosa riconosciuta dagli organismi delle Nazioni Unite, è qualcosa sulla quale nessuno parla. Nel nostro Paese era indispensabile: più di 200.000 famiglie di contadini abitavano nelle nostre campagne, senza terra per seminare gli alimenti essenziali.

Senza riforma agraria, il nostro Paese non avrebbe potuto dare il primo passo verso lo sviluppo. E, infatti, abbiamo dato quel passo: abbiamo attuato una riforma agraria. Era radicale? Era una riforma agraria radicale. Era molto radicale? Non era una riforma agraria molto radicale. Abbiamo fatto una riforma agraria consona ai bisogni del nostro sviluppo, consona alle nostre possibilità di sviluppo agricolo. Cioè, una riforma agraria in grado di risolvere il problema dei contadini senza terra, in grado di risolvere il problema dell’approvvigionamento dei generi alimentari indispensabili, in grado di risolvere la terribile disoccupazione in campagna, che mettesse fine a quella miseria spaventosa che avevamo trovato nelle campagne del nostro Paese.

Ebbene: ora nasce la prima vera difficoltà. Anche nella vicina Repubblica del Guatemala accadde lo stesso. Quando fu attuata la riforma agraria nel Guatemala, nacquero i problemi nel Guatemala. E lo dico in tutta onestà ai compagni delegati dell’America Latina e dell’Africa e dell’Asia: nel momento di fare una riforma agraria giusta, dovete prepararvi ad affrontare situazioni simili alle nostre, soprattutto se i migliori e maggiori poderi appartengono a monopoli americani, come successe a Cuba. (APPLAUSI PROLUNGATI)

È possibile che poi ci accusino di dare cattivi consigli in quest’assemblea, e sicuramente non è questo il nostro proposito… sicuramente non è il nostro proposito turbare i sonni a nessuno. Semplicemente esponiamo i fatti, anche se i fatti bastano da soli a togliere il sonno a chicchessia.

Subito si pone la questione del pagamento. Cominciarono a piovere note dal Dipartimento di Stato americano. Non ci chiedevano mai sui nostri problemi; mai, neanche per commiserazione o per la parte di responsabilità che ne avevano ci chiedevano quanti morivano di fame nel nostro Paese, quanti di tubercolose, quante persone senza rapporto di lavoro. No. Sentimento di solidarietà verso i nostri bisogni? Nessuno. Tutti gli incontri con i rappresentanti del governo degli Stati Uniti riguardavano le Compagnie di telefoni, la Compagnia elettrica, ed il problema delle terre delle compagnie.

Come si farebbe il pagamento? Ovviamente, la prima domanda era con cosa si pagherebbe, non come ma con cosa. Pensate che un Paese povero, sottosviluppato, con 600.000 disoccupati, con un tasso tanto alto di illetterati, malati, le cui riserve sono state esaurite, che ha contribuito all’economia di un Paese potente, con un miliardo in 10 anni, possa avere qualcosa per pagare le terre interessate dalla riforma agraria, o quantomeno pagarle secondo le condizione che volevano loro?

Cosa ci dice il Dipartimento di Stato americano, come aspirazione dei loro interessi colpiti? Tre cose: pagamento immediato…, “pagamento immediato, efficiente e giusto”. Voi capite quella lingua? “Pagamento immediato, efficiente e giusto”. Quello vuol dire: “Pagare già, in dollari e per il valore che chiederemo per i nostri poderi”. (APPLAUSI)

Non eravamo ancora comunisti 150 per 100 (RISATE), eravamo un po’ più pitturati da rosso. Noi non confiscavamo le terre; noi, semplicemente, proponevamo di pagarle nell’arco di 20 anni, e nell’unico modo possibile per noi: mediante titoli, a scadenza di 20 anni; con un 4,5% di interessi e ammortiti ogni anno.

Come mai avremmo potuto pagare le terre in dollari, e come mai avremmo potuto pagarle immediatamente, e come mai avremmo pagato secondo il valore chiesto da loro? Era assurdo. Tutti capiscono che, in tali circostanze, dovevamo decidere tra fare o meno la riforma agraria. Se non la facevamo, perdurerebbe indefinitamente la spaventosa situazione economica del nostro Paese. Se la facevamo, rischiavamo di avere l’inimicizia del governo del potente vicino del Nord.

Abbiamo fatto la riforma agraria. Ovviamente, un rappresentante dell’Olanda o di un altro Paese dell’Europa, sarebbe stupito nel conoscere i limiti che abbiamo stabilito per i nostri poderi. Loro sarebbero stupiti dall’estensione. Il limite massimo stabilito dalla nostra legge agraria era di circa 400 ettari. Nell’Europa 400 ettari è un vero latifondo; a Cuba, dove c’erano compagnie monopolistiche americane che avevano circa 200.000 ettari — duecentomila ettari!, se per caso qualcuno pensa che non ha sentito bene —, a Cuba, una riforma agraria in grado di ridurre il limite massimo a 400 ettari era per i suddetti monopoli una legge inammissibile.

Ma nel nostro Paese non solo le terre erano proprietà dei monopoli americani. Anche le miniere erano proprietà dei suddetti monopoli. Cuba produce, ad esempio, molto nichel; tutto il nichel era sfruttato dagli interessi americani. E durante la tirannia di Batista, una compagnia americana, la Moa Bay, aveva ottenuto concessioni tanto vantaggiose che solo in ben cinque anni — sentite bene —, solo in ben cinque anni aveva ammortato un investimento di 120 milioni di dollari; 120 milioni di dollari d’investimento, ammortito in ben cinque anni.

Chi aveva fatto una tale concessione alla Moa Bay, per via dell’ambasciatore del governo degli Stati Uniti? Semplicemente il governo tirannico di Fulgencio Batista, il governo impostato per difendere gli interessi dei monopoli. E questo è un fatto assolutamente vero. Esonerate dal pagamento di qualsiasi imposta, cosa ci avrebbero lasciato quelle imprese a noi, i cubani? I buchi delle miniere, la terra impoverita, senza il più piccolo contributo allo sviluppo economico del nostro Paese.

Ed il Governo Rivoluzionario vota una legge in materia delle miniere, costringendo i summenzionati monopoli a pagare un’imposta del 25% sulle esportazioni dei minerali. L’atteggiamento del Governo Rivoluzionario era stato assai osato. Era andato incontro agli interessi del “trust” elettrico internazionale, era andato incontro agli interessi del “trust” telefonico internazionale, era andato incontro agli interessi dei “trusts” minerari internazionali, era andato incontro agli interessi della United Fruit Company, ed era andato incontro, virtualmente, agli interessi più potenti degli Stati Uniti, che come ben sapete, sono legati strettamente tra loro. E quello era più di quanto poteva ammettere il governo degli Stati Uniti, o meglio ancora, i rappresentanti dei monopoli degli Stati Uniti. Così cominciò una nuova tappa di vessazione verso la nostra Rivoluzione. Esaminando obiettivamente i fatti, pensando onestamente o non conforme ai criteri dell’UPI o l’AP, ma volendo pensare con la propria testa, e traendo conclusioni da solo e vedendo le cose senza pregiudizio, con sincerità e con onestà, le cose fatte dal Governo Rivoluzionario, meritavano che fosse decretata la distruzione della Rivoluzione Cubana? No. Tuttavia, gli interessi colpiti dalla Rivoluzione Cubana non si preoccupavano per il caso di Cuba, non avrebbero fallito con le misure del Governo Rivoluzionario cubano, questo non era il problema. Il problema era che i suddetti interessi erano i padroni della ricchezza delle risorse naturali della maggior parte dei popoli del mondo. E l’atteggiamento della Rivoluzione Cubana doveva essere punito. Azioni punitive di ogni tipo, fino alla distruzione di quei insolenti, dovevano fare seguito all’audacia del Governo Rivoluzionario.

Sul nostro onore giuriamo che finora non abbiamo ancora avuto occasione di scambiare una lettera con l’egregio primo ministro dell’Unione Sovietica, Nikita Chruščëv. Cioè, nel momento in cui secondo la stampa americana e le agenzie internazionali che informano il mondo, Cuba era un governo rosso, un pericolo rosso a 90 miglia dagli Stati Uniti, un governo dominato dai comunista, neppure il Governo Rivoluzionario aveva avuto occasione di stabilire rapporti diplomatici o commerciali con l’Unione Sovietica.

Tuttavia l’isteria è capace di qualsiasi cosa. L’isteria è capace di fare le affermazioni più inverosimili e più assurde. Ovviamente, nessuno deve credere che andremo ora ad intonare un “mea culpa”. Nessun “mea culpa”. Noi non dobbiamo chiedere perdono a nessuno. Quanto abbiamo fatto, l’abbiamo fatto con molta consapevolezza, e soprattutto molto convinti dei nostri diritti a farlo (APPLAUSI PROLUNGATI).

Cominciarono le minacce contro la nostra quota dello zucchero, cominciò la filosofia, la filosofia dozzinale dell’imperialismo, a ostentare la sua nobiltà egoista ed usuraia, a ostentare la sua bontà verso Cuba, che ci pagavano un prezzo privilegiato per lo zucchero e che era come una sussidio allo zucchero cubano, che non era uno zucchero tanto dolce per i cubani, visto che i cubani né eravamo i padroni delle migliori piantagioni di canna da zucchero, né eravamo i padroni dei zuccherifici più importanti, e che, inoltre, tale affermazione, nascondeva la vera storia dello zucchero cubano, i sacrifici imposti a Cuba, le volte che Cuba aveva subito aggressioni economiche. Prima non era una questione di quote, ma una questione dei diritti doganali; in virtù di una delle leggi o patti tra lo “squalo” e la “sardina”, gli Stati Uniti, tramite un accordo che chiamarono di “reciprocità”, ottenne delle concessioni per i loro prodotti perché potessero essere largamente competitivi, e cacciare via dal mercato cubano i prodotti dei loro “amici” gli inglesi o i francesi, come capita molte volte fra “amici”. Ed a cambio di ciò, fecero alcune concessioni sui diritti doganali per il nostro zucchero, che d’altra parte potevano modificare unilateralmente, a volontà del Congresso o del governo degli Stati Uniti. Ed è così che è successo.

Quando lo ritenevano opportuno per i propri interessi, facevano salire le tariffe, ed il nostro zucchero non poteva entrare, o entrava in condizioni svantaggiose sul mercato americano. Quando si avvicinava una tappa di guerra abbassavano le tariffe. Ovviamente come Cuba era la fonte di approvvigionamento dello zucchero più vicina, occorreva garantire tale fonte di rifornimento. Le tariffe erano ridotte, la produzione era incoraggiata e negli anni di guerra, quando il prezzo dello zucchero era stratosferico nel mondo, noi vendevamo il nostro zucchero buon mercato agli Stati Uniti, anche se eravamo la sola fonte di approvvigionamento.

Finita la guerra cominciavano i colassi della nostra economia. Gli errori commessi nella distribuzione di tale materia prima, gli pagavamo noi. Prezzi che salirono straordinariamente alla fine della prima guerra mondiale; una grande spinta alla produzione, calo brusco dei prezzi che provoca il fallimento dei zuccherifici cubani, e sapete che fine hanno fatto? Essi sono andati a finire tra le mani delle banche americane, perché quando i nazionali cubani andavano in fallimento, le banche americane a Cuba si arricchivano.

E fu così fino agli anni 30, in cui il governo degli Stati Uniti, cercando di trovare una formula che conciliasse i propri interessi di fornitura con quelli dei suoi produttori interni, statuisce un regime di quote che ipoteticamente sarebbe fondato sulla partecipazione storica sul mercato delle varie fonte di fornitura e che nel nostro Paese era di circa 50% dell’approvvigionamento del mercato americano. Tuttavia, una volta statuite le quote, la nostra partecipazione fu ridotta del 28% ed i vantaggi concessi da quella legge, i pochi vantaggi concessi da quella legge, furono cancellati gradualmente con le nuove leggi, ed ovviamente, la colonia dipendeva dalla metropoli; l’economia della colonia era stata organizzata dalla metropoli. La colonia doveva essere sottomessa alla metropoli e se la colonia adottava misure per affrancarsi, la metropoli adottava misure per schiacciarla. Consci dalla dipendenza della nostra economia al suo mercato, il governo degli Stati Uniti intraprende una serie di avvertenze attinenti al fatto che ci verrebbe tolta la nostra quota dello zucchero, al tempo che i controrivoluzionari compivano altre attività negli Stati Uniti.

Un pomeriggio un aereo proveniente dai mari del nord sorvola i nostri zuccherifici e lancia una bomba. Quello era un fatto strano, un fatto insolito, ma ovviamente, noi sapevamo da dove proveniva tale aereo.

Un altro pomeriggio un nuovo aereo sorvola le nostre piantagioni di canna da zucchero e lancia delle piccole bombe incendiarie. E quello che aveva cominciato sporadicamente continuava ormai sistematicamente.

Un pomeriggio, quando, certamente, erano in visita a Cuba numerosi agenti di turismo di questo Paese, in uno sforzo del Governo Rivoluzionario per promuovere il turismo come una delle entrate nazionale, un aereo americano, di quelli utilizzati nella scorsa guerra, sorvola la nostra capitale lanciando volantini e qualche granate da mano. Naturalmente, alcuni mezzi di difesa antiaerea entrarono in azione. Il risultato fu oltre 40 vittime, tra le granate lanciate dall’aereo ed il fuoco antiaereo, perché alcuni dei proiettili —come sapete— esplodono all’entrare in contatto con un oggetto resistente. Risultato: oltre 40 vittime. Bimbe con le viscere strappate, anziani ed anziane. Era per noi la prima volta? No. Bimbe e bimbi, anziani ed anziane, uomini e donne, spesse volte sono stati distrutti i nostri Paesini di Cuba da bombe americane, fornite al tiranno.

Una volta, 80 operai morirono a causa dell’esplosione misteriosa, assai misteriosa, di una nave carica di armi belghe arrivata al nostro Paese, malgrado gli sforzi svolti dal governo degli Stati Uniti per evitare che il governo del Belgio ci vendesse le summenzionate armi. Dozzine di vittime nella guerra, 80 famiglie orfane a causa dell’esplosione. Quaranta vittime a causa di un aereo che sorvola tranquillamente sul nostro territorio. Ah!, le autorità del governo degli Stati Uniti negavano che tali aerei fossero partiti dagli Stati Uniti, ma l’aereo era pacatamente fermo su un capannone e quanto una nostra rivista pubblica la fotografia dell’aereo, allora le autorità degli Stati Uniti sequestrano l’aereo e dopo, dissero che quello non aveva alcuna importanza, che le vittime non erano conseguenza delle bombe ma del fuoco antiaereo e, gli autori di tali misfatti, gli autori di quel crimine, passeggiando placidamente per gli Stati Uniti, dove nemmeno sono stati disturbati nel proseguimento di tali atti di aggressione.

Sua Signoria, a sua signoria il rappresentante degli Stati Uniti, colgo l’occasione per dirle che ci sono molte madri nelle campagne di Cuba e molte madri a Cuba, aspettando ancore i vostri telegrammi di condoglianza per i figli assassinati dalle bombe degli Stati Uniti (APPLAUSI).

C’era un andirivieni di aerei. Non c’erano prove. Dunque, non si sa cosa si capisce per prove. C’era quell’aereo fotografato e catturato, però dicevano che l’aereo non aveva lanciato delle bombe. Non si sa da dove trassero tanta informazione le autorità degli Stati Uniti. Gli aerei pirati continuavano a sorvolare il nostro territorio lanciando bombe incendiarie. Milioni e milioni di pesi perduti a causa dell’incendio delle piantagioni di canna da zucchero, molte persone del popolo, sì!, del popolo umile, che vedevano distrutta una ricchezza che ora apparteneva a loro, subirono ustioni e lesioni nella lotta contro quel persistente e testardo bombardamento intrapreso dagli aerei pirati.

Ma un giorno, nel lanciare una bomba su uno dei nostri zuccherifici, esplode la bomba, esplode l’aereo, ed il Governo Rivoluzionario ebbe l’occasione di raccogliere i frammenti del pilota, che era certamente un pilota americano, i cui documenti furono occupati, un aereo americano e tutte le prove sul posto di partenza. Quel aereo aveva passato tra due basi degli Stati Uniti. Orami non si poteva più negare che gli aerei partivano dagli Stati Uniti. Ah! allora sì, di fronte alla prova irrefutabile, il governo degli Stati Uniti diede una spiegazione al governo di Cuba! Il suo atteggiamento non fu simile a quello del caso dell’U-2; quando si dimostrò che gli aerei partivano dagli Stati Uniti, il governo degli Stati Uniti non proclamò il suo diritto di incendiare le nostre piantagioni di canna da zucchero, quella volta disse che si scusava e che lo lamentava molto. Meglio così, dopotutto! perché quando ebbe luogo l’incidente dell’U-2, il governo degli Stati Uniti non presentò le sue scuse. Proclamò il suo diritto di sorvolare il territorio sovietico! Sono sfortunati i sovietici! (APPLAUSI.)

Tuttavia noi non abbiamo molte difese antiaeree e gli aerei continuarono a sorvolare fino alla culminazione della raccolta della canna da zucchero. Siccome non c’era più canna da zucchero cessarono i bombardamenti. Noi eravamo il solo Paese al mondo ad essere vittima della persecuzione, anche ricordo bene che in occasione della visita del presidente Sukarno a Cuba, ci disse che non eravamo i soli, che anche loro avevano avuto dei problema con aerei americani che sorvolavano il loro territorio. Non so se sono stato indiscreto, penso di no (RISATE ED APPLAUSI).

Il vero è che almeno in questo pacifico emisfero noi eravamo un Paese che senza essere in guerra con nessuno, dovevamo sopportare la continua vessazione degli aerei pirati. Ed i suddetti aerei potevano entrare ed uscire impunemente dal territorio degli Stati Uniti? Allora: invitiamo i delegati a riflettere un po’ ed invitiamo anche il popolo degli Stati Uniti – se per caso il popolo degli Stati Uniti ha occasione d’informarsi su quello di cui stiamo parlando- a riflettere sul fatto che, secondo le affermazioni del governo degli Stati Uniti, il territorio degli Stati Uniti e perfettamente sorvegliato e protetto contro qualsiasi incursione aerea, che le misure di difesa del territorio degli Stati Uniti sono infallibili. Che le misure di difese del mondo che loro chiamano “libero” —perché almeno per noi non era così fino al 1 gennaio 1959—, sono infallibili, che quel territorio è perfettamente difeso. Se le cose stanno così, come mai aerei non supersonici ma piccoli aerei, di una velocità di poco più di 150 miglia, possono entrare ed uscire quietamente dal territorio nazionale americano, passare all’andata e ritorno per due basi, senza che il governo degli Stati Uniti se ne accorga? Questo significa una delle due cose: sia che il governo degli Stati Uniti inganna il popolo degli Stati Uniti e che il governo degli Stati Uniti è indifeso di fronte alle incursioni aeree, sia che il governo degli Stati Unito è complice di tali incursioni aeree (APPLAUSI).

Una volta finite le incursioni aeree arrivarono l’aggressione economiche. Qual era uno degli argomenti di cui si servivano i nemici della riforma agraria? Dicevano che la riforma agraria porterebbe il caos nella produzione agricola, che la produzione sarebbe calata di molto, che il governo degli Stati Uniti era impensierito sul fatto che Cuba non potesse onorare i propri impegni di fornitura del mercato americano. Primo argomento, ed è utile che al meno le nuove delegazioni presenti in questa sede si abituino ad alcuni argomenti, perché forse un giorno dovranno rispondere ad argomenti simili: Che la riforma agraria era la rovina del Paese. Non è stato così. Se la riforma agraria fosse stato la rovina del Paese, se la produzione agricola fosse calata, allora il governo americano non avesse avuto bisogno di portare avanti la sua aggressione economica.

Credevano francamente ciò che dicevano quando affermavano che la riforma agraria avrebbe provocato il calo della produzione? Forse sì! Ovviamente, ognuno crederà secondo il modo in cui avrà preparato la sua mente per credere. È possibile che pensassero che senza le onnipotenti compagnie monopolistiche, i cubani sarebbero incapaci di produrre lo zucchero. È possibile! Forse speravano che avremmo rovinato il Paese. E, ovviamente, se la Rivoluzione avesse rovinato il Paese, gli Stati Uniti non avrebbero avuto bisogno di attaccarci, ci avrebbero lasciati da solo, sarebbe rimasto il governo degli Stati Uniti come un governo molto nobile e molto buono, e noi come dei signori che rovinavamo la nazione e come un grande esempio che non si possono fare rivoluzioni, perché le rivoluzioni rovinano i Paesi. No è stato così! C’è una prova che tutte le rivoluzioni non rovinano i Paesi, e la prova è stata data dal governo degli Stati Uniti. Ha provato molte altre cose, ha provato che le rivoluzioni non rovinano i Paesi e che invece i governi imperialisti si sono capaci di trattare di rovinare i Paesi!

Cuba no si era rovinata, dovevano rovinarla. Cuba aveva bisogno di nuovi mercati per i suoi prodotti, e possiamo chiedervi questo: chi non vuole che il suo Paese venda gli articoli che produce, chi non vuole che le sue esportazioni ingrandiscano? Noi volevamo che le nostre esportazioni aumentassero. Ecco ciò che vogliono tutti i Paesi, questa deve essere una legge universale.

Unicamente l’interesse egoista può essere contrario all’interesse universale dello scambio commerciale, che è una delle più vecchie aspirazioni e bisogni dell’umanità.

Ed abbiamo voluto vendere i nostri prodotti, e siamo andati a trovare nuovi mercati, ed abbiamo concluso un accordo commerciale con l’Unione Sovietica per la vendita di un milione di tonnellate contro l’acquisto di articoli e prodotti sovietici. Ovviamente! nessuno dirà che questo è incorretto. Alcuni non lo fanno perché questo va contro alcuni interessi. Noi, infatti, non dovevamo chiedere il permesso al Dipartimento di Stato per concludere un accordo commerciale con l’Unione Sovietica, perché noi eravamo, siamo e saremo un Paese veramente libero.

Quando le giacenze dello zucchero cominciavano a diminuire, a vantaggio della nostra economia, abbiamo ricevuto, allora, una granfiata: su richiesta dell’esecutivo degli Stati Uniti, il Congresso vota una legge secondo la quale il presidente oppure il potere esecutivo avrebbe dei poteri per ridurre nei limiti che ritenesse pertinente le importazioni dello zucchero da Cuba. Si brandiva l’arma economica contro la nostra Rivoluzione. La giustificazione di un tale atteggiamento era ormai preparata dai pubblicisti; la campagna era cominciata molto prima perché come ben sapete, monopolio e pubblicità sono due cose assolutamente identificate. Si brandisce l’arma economica, si reduce di un colpo la nostra quota dello zucchero in circa un milione di tonnellate —zucchero che era prodotto con destinazione al mercato americano—, per privare il nostro Paese delle proprie risorse per il suo sviluppo, per ridurre il nostro Paese all’impotenza, per ottenere risultati del tipo politico. Tale misura era espressamente proscritta dal Diritto Internazionale Regionale. L’aggressione economica, come sanno tutti i delegati dell’America Latina, è espressamente condannata dal Diritto Internazionale Regionale. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti contravviene tale diritto, brandisce l’arma economica, ci strappa dalla nostra quota dello zucchero circa un milione di tonnellate, è tutto. Loro potevano farlo.

Che difesa rimaneva a Cuba di fronte a tale realtà? Ricorrere alle Nazioni Unite, ricorrere alle Nazioni Unite per denunciare le aggressioni politiche e le aggressioni economiche, per denunciare le incursioni aeree da parte degli aerei pirati e per denunciare l’aggressione economica, oltre all’interferenza continua del governo degli Stati Uniti nella politica del nostro Paese, delle campagne sovversive che realizza contro il Governo Rivoluzionario di Cuba.

Ricorriamo alle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite sono competenti per conoscere tali questioni; le Nazioni Unite sono, tra le organizzazioni internazionali, la massima autorità; le Nazioni Unite hanno autorità, addirittura, al di sopra dell’OSA. Ed inoltre, volevamo che il problema fosse della conoscenza delle Nazioni Unite, perché conosciamo la situazione in cui si trova l’economia dei popoli dell’America Latina, la situazione di dipendenza dagli Stati Uniti dei popoli dell’America latina. Le Nazioni Unite conoscono la questione, chiedono un’indagine all’OSA; l’OSA si riunisce. Molto bene. Cosa si doveva aspettare? Che l’OSA proteggesse il Paese attaccato; che l’OSA condannasse le aggressioni politiche a Cuba; e, soprattutto, che l’OSA condannasse le aggressioni economiche contro il nostro Paese. Ecco ciò che era da aspettarsi. Noi, alla fin fine, eravamo solo un popolo piccolo della comunità latinoamericana; noi, alla fin fine, eravamo un altro popolo attaccato; né il primo né l’ultimo, perché il Messico era stato già attaccato più di una volta, ed attaccato militarmente. In una guerra gli strapparono una grande parte del suo territorio, e quella volta i figli eroici del Messico decisero di lanciarsi dal Castello di Chapultepec, avvolti nella bandiera messicana, prima di arrendersi, ecco i bambini eroi del Messico! (APPLAUSI.)

E non fu l’unica aggressione, non fu l’unica volta che forze della fanteria americana misero piede sul territorio messicano. Nicaragua fu vittima dell’intervento, e per ben sette anni resisté eroicamente Augusto César Sandino. Cuba fu vittima dell’intervento più di una volta, così come Haiti, e Santo Domingo. Il Guatemala fu vittima dell’intervento. Chi può, in tutta onestà, negare l’immissione della United Fruit Company e del Dipartimento di Stato americano nella sconfitta del governo legittimo del Guatemala? So che alcuni intenderanno come un dovere ufficiale il fatto di essere discreti su tale questione, e che saranno perfino capaci di negarlo, però nel più profondo di loro sanno che, semplicemente, diciamo la verità.

Cuba non era il primo Paese a subire aggressioni; Cuba non era il primo Paese in pericolo di subire aggressioni. In questo emisfero tutti sanno che il governo degli Stati Uniti ha sempre imposto la propria legge: la legge del più forte; quella legge del più forte secondo la quale ha distrutto la nazionalità portoricana mantenendo la sua dominazione su quella isola sorella! quella legge secondo la quale si ha impadronito e mantenuto il Canale del Panama.

Non era niente di nuovo. La nostra patria meritava di avere una miglior difesa, la nostra patria non fu difesa. Perché? Ed a questo punto dobbiamo indagare fino in fondo e non limitarci alle forme. Se ci atteniamo alla lettera morta, siamo garantiti; se ci atteniamo alla realtà, non siamo garantiti per niente, perché la realtà s’impone sul diritto stabilito dei codici internazionali, e quella realtà è che un Paese piccolo, attaccato dal potente governo, non ha avuto difesa, non ha potuto essere difeso.

Ma cosa succede con il Costa Rica? Oh, miracolo di produzione ingegnosa ciò che successe nel Costa Rica! Nel Costa Rica non si condanna né gli Stati Uniti né il governo degli Stati Uniti… E non voglio che ci sia alcuna confusione nei confronti del nostro sentimento verso il popolo degli Stati Uniti. Non è stato condannato il governo degli Stati Uniti a causa delle 60 incursioni perpetrate dagli aerei pirati, non è stato condannato a causa dell’aggressione economica e tante altre aggressioni. No. Hanno condannato l’Unione Sovietica. Che cosa straordinaria! Noi non avevamo mai ricevuto un’aggressione dall’Unione Sovietica; nessun aereo sovietico aveva sorvolato il nostro territorio, e, tuttavia, nel Costa Rica condannano l’Unione Sovietica per intromissione. L’Unione Sovietica si era limitata a dire che, nel caso di un’aggressione militare al nostro Paese, l’artiglieria sovietica – parlando metaforicamente- avrebbe appoggiato il Paese attaccato.

Da quando l’appoggio ad un Paese piccolo, condizionato al caso di un’aggressione da parte di un Paese potente, è un’intromissione? Perché in diritto esistono le condizioni impossibili: se un Paese si ritiene incapace di perpetrare un certo delitto, allora basta dire: “Non esiste alcuna possibilità che l’Unione Sovietica appoggi Cuba perché da parte nostra non esiste la possibilità d’attacco al piccolo Paese”. Ma non è questo il principio stabilito. Il principio stabilito è condannare l’Unione Sovietica.

Sui bombardamenti a Cuba? Niente (APPLAUSI). Sulle aggressioni a Cuba? Niente.

Ovviamente, c’è una cosa che dobbiamo ricordare, e che senz’altro dovrebbe essere per noi tutti motivo di preoccupazione. Noi tutti, senza alcuna eccezione, siamo stati attori e partecipi di un minuto trascendentale della storia dell’umanità. A volte, in apparenza, non c’è censura, cioè, non ce ne accorgiamo né della critica né della condanna dei nostri fatti, soprattutto, quando dimentichiamo che così come abbiamo avuto il privilegio di essere attori di quel minuto trascendentale della storia, un giorno saremmo giudicati dalla storia per i nostri atti. E di fronte alla vulnerabilità della nostra patria nella riunione del Costa Rica… Dunque, sorridiamo, perché sarà la storia a giudicare un giorno questo episodio.

E lo dico senza amarezza: è difficile condannare gli uomini. Molte volte gli uomini sono giocatoli delle circostanze, e noi che conosciamo bene la storia del nostro Paese e che siamo i testimoni eccezionali di quello che vive oggi il nostro Paese, capiamo quanto terribile è la subordinazione dell’economia e della vita in genere della nazione al potere economico straniero. Basta ricordare solo come il nostro Paese rimase vulnerabile, ed anche un’altra cosa: l’interesse nell’evitare che si presenti la questione alle NU, forse perché si pensa che sarà più facile ottenere una maggioranza meccanica all’OSA. E dopotutto, non è molto spiegabile tale timore perché tante volte abbiamo visto alle Nazioni Unite la fusione meccanica delle maggioranze.

E con rispetto parlando, devo dire che i popoli, il nostro popolo, sì, il nostro popolo, quel popolo che è nella nostra patria, ma che è un popolo che ha imparato molto, e che è un popolo, lo diciamo con orgoglio, che è all’altezza del ruolo che le è proprio, e della lotta eroica che sta ingaggiando…, il nostro popolo che ha imparato in questa scuola degli ultimi fatti internazionali, sa che in definitiva, quando gli è stato negato il suo diritto, quando su di lui cadono le forze aggressive, gli rimane il ricorso supremo ed il ricorso eroico di resistere, quando il diritto non sarà più garantito né all’OSA né alle NU. (APPLAUSI PROLUNGATI)

Dunque noi, i Paesi piccoli, non siamo certi che il nostro diritto verrà preservato; dunque noi, i Paesi piccoli, se vogliamo essere affrancati, sappiamo che lo faremo al nostro conto e rischio, e perché veramente i popoli, i popoli uniti, quando difendono un diritto giusto, possono avere fiducia nelle loro energie, perché non si tratta, ovviamente, di un gruppo di uomini – come ci hanno voluto descrivere- governando un Paese. Si tratta di un popolo governando un Paese; si tratta di un intero popolo decisamente unito e con una grande consapevolezza rivoluzionaria, difendendo i propri diritti. E ciò devono conoscerlo i nemici della Rivoluzione e di Cuba, perché altrimenti commetteranno un grave errore.

Ecco le circostanze in cui avviene il processo rivoluzionario cubano; come abbiamo trovato il Paese, e perché sono nate le difficoltà. E, tuttavia, la Rivoluzione Cubana sta cambiando ciò che è stato ieri un Paese senza speranze, un Paese di miseria, un Paese in parte illetterato, lo sta trasformando in ciò che sarà presto uno dei popoli più avanzato e sviluppato di questo continente.

Il Governo Rivoluzionario, in solo ben 20 mesi, ha creato 10.000 nuove scuole, cioè, in questo breve periodo di tempo ha raddoppiato il numero di scuole rurali creatasi in ben 50 anni. E Cuba è oggi il primo Paese dell’America che ha soddisfatto i propri bisogni scolastici, che ha un maestro perfino nei posti più inaccessibili delle montagne.

Il Governo Rivoluzionario ha costruito, in questo breve periodo di tempo, 25.000 abitazioni in zone rurali ed urbane; 50 nuovi villaggi si costruiscono in questo momento nel nostro Paese; le caserme militari più importanti ospitano oggi decine di migliaia di studenti, e, l’anno venturo, il nostro popolo si propone d’ingaggiare la sua grande battaglia contro l’analfabetismo, con l’ambiziosa meta d’insegnare a leggere e a scrivere fino all’ultimo illetterato l’anno prossimo, ed, a questo fine, organizzazioni di insegnanti, studenti, lavoratori, cioè, l’intero popolo, si preparano per un’intensa battaglia e Cuba sarà il primo Paese nell’America che in pochi mesi potrà dire che non ha neanche un illetterato.

Il nostro popolo usufruisce oggi del servizio di centinaia di medici inviati in campagna per combattere le malattie tali parassitismo, nonché migliorare le condizioni sanitarie della nazione.

In quel che riguarda la preservazione delle risorse naturali, possiamo anche affermare che nell’arco di solo un anno, seguendo il più ambizioso programma di preservazione delle risorse naturali in atto nel continente, incluso gli Stati Uniti ed il Canada, abbiamo piantato circa 50 milioni di alberi da legname.

I giovani disoccupati, senza scuole, sotto la direzione del Governo Rivoluzionario realizzano oggi lavori di utilità al Paese e nel frattempo si preparano per il lavoro produttivo.

Nel nostro Paese la produzione agricola ha riportato un fatto quasi unico, cioè, l’aumento della produzione dal primo istante. Dagli inizi si è riuscito ad aumentare la produzione agricola. Perché? Perché il Governo Rivoluzionario, innanzitutto, ha dato la terra in proprietà ad oltre 100.000 piccoli agricoltori che pagavano redditi, ed al tempo stesso ha preservato la produzione a grande scalo, mediante cooperative agricole di produzione, cioè, la produzione su vasta scala tramite le cooperative, e grazie a questo abbiamo potuto applicare le procedure tecniche più moderne sulla nostra produzione agricola, dunque dal primo momento abbiamo avuto un aumento della produzione.

E tutta questa opera di miglioramento sociale, di insegnanti, di alloggi e di ospedali, è stata attuata senza sacrificare le risorse destinate allo sviluppo, perché il Governo Rivoluzionario, in questo momento, sta concretizzando un programma d’industrializzazione del Paese, le cui prime fabbriche sono ormai in fase di montaggio a Cuba.

Abbiamo utilizzato nella giusta misura le risorse del nostro Paese. In precedenza, ad esempio, a Cuba si spendevano nelle importazioni 35 milioni di dollari in autovetture, 5 milioni di dollari in trattori. Un Paese agricolo, importava sette volte in più autovetture di trattori. Noi abbiamo modificato i termini ed importiamo sette volte in più trattori di autovetture.

All’incirca 500 milioni di dollari che avevano arricchito i politici durante la tirannia, sono stati recuperati. All’incirca 500 milioni di dollari, in beni ed in contanti, è il valore complessivo ricuperato dai politici corrotti che per ben sette anni avevano saccheggiato il nostro Paese. L’investimento giusto di tali prodotti, di tali ricchezze e di tali risorse ha consentito al Governo Rivoluzionario di sviluppare un programma d’industrializzazione e di aumento dell’agricoltura, e contemporaneamente costruire alloggi, scuole, inviare maestri ai posti più nascosti del Paese ed offrire il servizio medico, cioè, portare avanti un programma di sviluppo sociale.

E proprio ora, come ben sapete, nell’incontro tenutosi a Bogotà, il governo degli Stati Uniti propone ancora una volta il proprio programma. Però è questo un programma per lo sviluppo economico? No. Egli propose un programma per lo sviluppo sociale. Cosa significa? Anche questo è un programma per la costruzione di alloggi, un programma per la costruzione di scuole, un programma per la costruzione di strade. Tuttavia è questa la soluzione al problema? Come mai si può dare soluzione ai problemi sociali senza un programma di sviluppo economico? Intendono per caso prendere in giro i popoli dell’America Latina? Come faranno a vivere le famiglie che abiteranno le suddette case, qualora ne verranno costruite? Con quali scarpe, con quali abiti e con quali alimenti potranno sopravvivere i bambini che frequenteranno tali scuole? Non sanno per caso che quando le famiglie non hanno né abiti né scarpe per i bambini non gli mandano a scuola? Con che risorse pagheranno gli insegnanti? Con che risorse pagheranno i medici? Con che risorse pagheranno i farmaci? Volete un ottimo rimedio per risparmiare farmaci? Aumentate la nutrizione del popolo, perché ciò che si spende nel migliorare la nutrizione del popolo, si risparmia in ospedali.

Dunque, di fronte alla terribile realtà del sottosviluppo, il governo degli Stati Uniti si presenta con un programma di sviluppo sociale. Ovviamente, è già qualcosa che si preoccupi per i problema dell’America Latina. Finora non si era mai preoccupato di nulla. E guarda caso che adesso si preoccupano per tali problemi! E qualsiasi similitudine con il fatto che tale preoccupazione insorga dopo la Rivoluzione Cubana, diranno forse che si tratta di mera coincidenza.

Sinora i monopoli si preoccupavano solo di sfruttare i Paesi sottosviluppati. Però nasce la Rivoluzione Cubana, e nascono le preoccupazioni dei monopoli, ed al tempo che noi subiamo delle aggressioni economiche cercando di calpestarci, con l’altra mano offrono l’elemosina ai popoli dell’America Latina. Non offrono le risorse per lo sviluppo economico che è ciò che vuole l’America Latina, ma le risorse per lo sviluppo sociale; per alloggi dove andranno a vivere gli uomini che non hanno lavoro, per scuole dove non andranno a studiare i bambini e per ospedali che non sarebbero necessari se ci fosse un po’ più di nutrimento nell’America Latina.

Dopotutto, anche se alcuni colleghi dell’America Latina pensano che il suo dovere è quello di essere discreti, benvenuta una rivoluzione come la Rivoluzione Cubana, che almeno ha fatto sì che i monopoli restituiscano perlomeno una parte di quanto sottratto delle risorse naturali e del sudore del popolo dell’America Latina! (APPLAUSI.)

Noi non siamo inclusi nel suddetto aiuto, ma non ne siamo preoccupati. Non ci arrabbiamo per cose del genere; noi stiamo dando soluzione da tempo ai problemi delle scuole, dell’abitazione e simili. Tuttavia qualcuno può pensare che facciamo la propaganda visto che il signor Presidente degli Stati Uniti ha detto che alcuni prendevano questa tribuna per fare la propaganda. Ed, ovviamente, invitiamo ai colleghi delle Nazioni Unite a visitare Cuba. Noi né chiudiamo le porte né confiniamo nessuno; qualunque dei presenti a quest’Assemblea può visitare Cuba e verificare con i propri occhi… Conoscete il capitolo della Bibbia che parla di San Tommaso, che doveva vedere per credere. Mi sembra che sia stato San Tommaso.

E, dopotutto, possiamo invitare sia i giornalisti sia i membri della delegazione, a visitare Cuba e così costatare ciò che un popolo può fare con le proprie risorse se le investisse onestamente e razionalmente.

Però noi risolviamo non solo i nostri problema di abitazione e di scuola, ma anche i problemi di sviluppo, perché senza risolvere il problema dello sviluppo, non ci sarà mai soluzione ai problemi sociali.

Ma cosa succede? Perché il governo degli Stati Uniti non vuole parlare di sviluppo? Molto semplice, perché il governo degli Stati Uniti non vuole andare incontro ai monopoli, ed i monopoli esigono risorse naturali e mercati per investire i loro capitali. Ecco la grande contraddizione, perciò non trovano la vera soluzione al problema, perciò non c’è un programma d’investimento pubblico per lo sviluppo dei Paesi sottosviluppati.

Ed è utile dirlo apertamente in questa sede, perché alla fin fine, noi, i Paesi sottosviluppati, ci siamo in maggioranza, che nessuno lo dubiti, e dopotutto, siamo noi i testimoni di quello che succede nei Paesi sottosviluppati.

Tuttavia, non si cerca la vera soluzione al problema, e si parla sempre della partecipazione del capitale privato. Ovviamente, ciò vuol dire mercato per investire il capitale eccedente. Investimenti come quelli ammortati nell’arco di cinque anni.

Il governo degli Stati Uniti non può proporre un programma d’investimento pubblico perché questo sarebbe contrario alla ragione di essere del governo degli Stati Uniti, cioè, i monopoli americani.

È questo, sicuramente, il motivo per cui non si fa la promozione di un vero programma di sviluppo economico per preservare le nostre terre dell’America Latina, Africa ed Asia, per investire il capitale eccedente.

Finora abbiamo parlato dei nostri problemi. Perché tali problema non sono stati risolti? Forse perché non vogliamo farlo? No. Il governo di Cuba è ben disposto a discuter i suoi problema con il governo degli Stati Uniti, tuttavia, il governo degli Stati Uniti non ha voluto discutere i suoi problemi con Cuba, e sicuramente ci saranno dei motivi per non volere discutere i problemi con Cuba.

Ecco la nota inviata dal Governo Rivoluzionario di Cuba al governo degli Stati Uniti il 27 gennaio 1960. Dice:

Le differenze d’opinione che potrebbero esistere fra ambedue i governi e che dipendono dai negoziati diplomatici, possono risolversi, effettivamente, tramite tali negoziati. Il governo di Cuba è pronto per discutere senza riserve ed apertamente tutte le differenze e dichiara esplicitamente che non c’è alcun ostacolo che blocchi la realizzazione tramite qualsiasi dei mezzi e strumenti tradizionalmente adatti a tale scopo. Sulla base del rispetto e del vantaggio reciproco con il governo ed il popolo degli Stati Uniti, il governo di Cuba vuole mantenere ed incrementare i rapporti diplomatici ed economici e capisce che su tale base sarebbe indistruttibile l’amicizia tradizionale tra i popoli cubano ed americano“.

Il 22 febbraio dello stesso anno:

Il Governo Rivoluzionario di Cuba, di conformità al suo proposito di riprende par le vie diplomatiche i negoziati già iniziati sulle questioni irrisolte tra Cuba et gli Stati Uniti d’America del Nord, ha deciso di nominare una commissione con poteri all’uopo, per avviare gli incontri a Washington alla data decisa da ambedue le parti“.

Tuttavia, il Governo Rivoluzionario di Cuba vuole precisare che sia la ripresa che lo svolgimento ulteriore di tali negoziati, devono essere obbligatoriamente subordinati al fatto che né il governo né il Congresso del vostro Paese adotteranno misure unilaterali che potrebbero giudicare prematuramente i risultati dei negoziati o che potrebbero arrecare danni all’economia o al popolo cubano. Ovviamente l’adesione del governo della vostra signoria a questo punto di vista contribuirebbe non solo al miglioramento dei rapporti tra i nostri Paesi ma al tempo stesso, raffermerebbe lo spirito fraterno di amicizia che ha unito ed une i nostri popoli. Inoltre, questo permetterebbe ad ambedue i governi di esaminare in un ambiente calmo e con lunga visione, le questioni che hanno leso i tradizionali rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti dell’America del Nord“.

Qual è stata la risposta del governo degli Stati Uniti?

Il governo degli Stati Uniti non può accettare le condizioni di negoziato indicate sulla nota di Sua Eccellenza attinenti al fatto che non si sarebbero adottate misure unilaterali da parte del governo degli Stati Uniti che potrebbero danneggiare l’economia cubana ed il suo popolo, sia per le vie legislative o esecutive. Tale e come ha detto il presidente Eisenhower nel gennaio 26, il governo degli Stati Uniti deve essere libero nell’esercizio della propria sovranità per fare il necessario – consapevole dei suoi obblighi internazionali- per la difesa dei legittimi diritti o interessi del suo Paese“.

Questo vuol dire che il governo degli Stati Uniti non vuole degnarsi a discutere con il piccolo Paese, che è Cuba, le differenze nei rapporti.

Che speranza ha il popolo di Cuba per dare soluzione a tali problemi? Dunque, i fatti accennati in questa sede cospirano contro la soluzione di tali problemi ed è utile che le Nazioni Uniti ne prendano nota, perché il governo di Cuba ed il popolo di Cuba sono preoccupati a buon diritto della piega aggressiva che sta prendendo la politica del governo degli Stati Uniti verso Cuba, quindi dobbiamo essere informati bene.

Innanzitutto, il governo degli Stati Uniti si arroga il diritto di promuovere la sovversione nel nostro Paese; il governo degli Stati Uniti favorisce l’organizzazione di movimenti sovversivi contro il Governo Rivoluzionario di Cuba e noi lo denunciamo davanti a questa Assemblea Nazionale e voliamo denunciare concretamente che, ad esempio, in un’isola dei Caraibi il cui territorio appartiene all’Honduras e che si conosce con il nome di Isla de los Cisnes, il governo degli Stati Uniti si ha impadronito “manu militari” di tale isola; c’è la fanteria di marina americana, anche se il territorio appartiene all’Honduras e lì, in violazione delle leggi internazionali, privando un popolo fratello di un pezzo del suo territorio, in violazione degli accordi internazionali di radio, ha stabilito una potente stazione radiofonica che ha messo nelle mani dei criminali di guerra e dei gruppi sovversivi che mantiene nel suddetto Paese, e in questo posto si realizzano anche degli allenamenti per promuovere la sovversione e gli sbarchi armati nella nostra isola.

Sarebbe utile che il delegato dell’Honduras presente in quest’Assemblea Generale rivendicasse il diritto dell’Honduras a questo pezzo del suo territorio, ma questo spetta a lui. A noi compete dire che un pezzo del territorio di un Paese fratello, strappato in modo filibustiere dal governo degli stati Uniti, è utilizzato come base di sovversione e di attacchi contro il nostro Paese, e chiedo che si prenda nota di questa denuncia che facciamo in nome del governo e del popolo di Cuba.

Il governo degli Stati Uniti pensa di avere il diritto di promuovere la sovversione nel nostro Paese, in violazione di tutti gli accordi internazionali, in violazione dello spazio radiale aereo? Questo vuol dire che il Governo Rivoluzionario di Cuba ha anche lo stesso diritto di promuovere la sovversione negli Stati Uniti? Il governo degli Stati Uniti pensa di avere il diritto di violare lo spazio radiofonico aereo, a scapito delle nostre stazioni radiofoniche? Allora, questo vuol dire che il governo di Cuba ha anche il diritto di violare lo spazio radiofonico?

Che diritti può avere su di noi o sulla nostra isola il governo degli Stati Uniti che gli permetta di esigere un simile rispetto agli altri popoli? Che venga restituita all’Honduras la Isla de los Cisnes, perché sulla suddetta isola non ha mai avuto giurisdizione (APPLAUSI).

Tuttavia, ci sono altre circostanze più allarmanti per il nostro popolo. Sappiamo che in virtù dell’Ammendamento Platt, imposto con la forza al nostro popolo, il governo degli Stati Uniti si arrogò il diritto di stabilire basi navali nel nostro territorio. Diritto imposto e mantenuto con la forza.

Una base navale sul territorio di un qualsiasi Paese è motivo di giusta preoccupazione. Innanzitutto, se se Paese la cui politica internazionale è aggressiva e bellicosa, sia in possesso di una base sistemata nel cuore della nostra isola, il che rende vulnerabile la nostra isola in caso di confitto internazionale, conflitto atomico, senza avere niente a che vedere con il problema, perché noi non abbiamo niente a che fare né con i problemi del governo degli Stati Uniti né con le crisi che provoca il governo degli Stati Uniti. E, tuttavia, c’è una base sistemata nel cuore della nostra isola che rappresenta un pericolo per noi in caso di conflitto bellico.

Ma è questo l’unico pericolo? No!, ce n’è un altro che ci preoccupa di più perché ci colpisce più direttamente: Il Governo Rivoluzionario di Cuba ha dichiarato spesse volte la sua preoccupazione che il governo imperialista degli Stati Uniti prenda da pretesto la suddetta base, sistemata nel nostro territorio nazionale, per promuovere un’autoaggressione che avrebbe giustificato un attacco contro la nostra nazione ! Ripeto: Il Governo Rivoluzionario di Cuba è molto preoccupato, e lo dice in questa sede, che il governo imperialista degli Stati Uniti prenda da pretesto un’autoaggressione per cercare di giustificare un attacco contro il nostro Paese! E tale preoccupazione è sempre più grande perché è sempre più grande l’aggressività e sono sempre più allarmanti i sintomi.

Questa è una notizia dell’UPI, arrivata al nostro Paese e che dice così:

L’ammiraglio Harley Burke, capo delle operazioni navali degli Stati Uniti, disse: se Cuba tenta di occupare la Base Navale di Guantánamo, lotteremo. In un intervista alla rivista ‘U.S. News and World Report’ — chiedo scusa della pronuncia—, si chiese a Burke se l’Armata era preoccupata della situazione a Cuba sotto il regime di Castro. Sì, la nostra Armata è preoccupata non per la nostra base di Guantánamo, ma per tutta la situazione cubana, rispose Burke. L’Ammiraglio aggiunse che tutti i corpi militari americani erano preoccupati. ‘A causa della posizione strategica di Cuba nei Caraibi?, si chiese a Burke. No, si tratta di un Paese il cui popolo era, si solito, l’amico degli Stati Uniti, al quale piaceva il nostro popolo, e che ci piaceva anche a noi. Ciò nonostante, si è presentato un individuo con un piccolo gruppo di comunisti insensibili che sono decisi a cambiare tutto. Castro ha insegnato ad odiare gli Stati Uniti e ha fatto molto per rovinare il suo Paese.’ Burke disse che ci sarebbe una rapida reazione se Castro prendesse qualche decisione contro la base di Guantánamo. Se trattassero di prendere il posto avvalendosi della forza, lotteremo, disse. Quando gli si chiese se la minaccia di Chruščëv di appoggiare Cuba con i missili gli aveva fatto pensare due volte tale decisione, l’Ammiraglio disse: ‘No, perché lui non lancerà i suoi missili, lui sa molto bene che verrebbe distrutto’“.

Vuol dire che Russia verrà distrutta.

Innanzitutto voglio sottolineare che per questo signore il fatto di avere aumentato la produzione industriale nel nostro Paese del 35%, di avere dato lavoro ad oltre 200.000 nuovi cubani e di dare soluzione ai grossi problemi sociali del nostro Paese significa “rovinare il Paese”. Ed in virtù di tali “ragioni” si attribuiscono il diritto di preparare le condizioni per l’aggressione.

Guardate come fa un calcolo, un calcolo molto pericoloso, perché questo signore virtualmente calcola che se subiamo un attacco, saremmo soli. È semplicemente un calcolo del signor Burke, però immaginiamo che il signor Burke si sbaglia. Immaginiamo che il signor Burke, anche se è un ammiraglio, si sbaglia (Si sentono le voci della delegazione sovietica, dello stesso Chruščëv ed applausi).

Allora, l’ammiraglio Burke sta giocando irresponsabilmente con la sorte del mondo. L’ammiraglio Burke ed il suo gruppo militarista aggressivo giocano con la sorte del mondo, e non vale la pena preoccuparci della nostra sorte; tuttavia noi, rappresentanti dei vari popoli del mondo, siamo doverosi di preoccuparci della sorte del mondo, ed abbiamo il diritto di condannare tutti quelli che giocano irresponsabilmente con la sorte del mondo! Che non giocano soltanto con la sorte del nostro popolo, che stanno giocando con la sorte del loro popolo e che stanno giocando con la sorte di tutti i popoli del mondo! Pensa per caso l’ammiraglio Burke che siamo ancora all’epoca dell’archibugio, oppure non ha ancora capito l’ammiraglio Burke che siamo all’era atomica, la cui disastrosa forza distruttiva né Dante né Leonardo da Vinci immaginarono, malgrado la loro immaginazione, perché supera tutto ciò che l’uomo poté immaginare? Tuttavia, lui calcola, e, naturalmente, già la United Press aveva diffuso questo per il mondo, la rivista è quasi pronta, già si comincia a preparare la campagna, già si comincia a creare l’isteria, già si comincia a diffondere il pericolo immaginario di un’azione dalla nostra parte contro la base.

E non solo questo. Ieri sono state pubblicate dall’UPI le dichiarazioni di un senatore americano, credo che il nome si pronuncia Stail Bridge, membro, mi pare, della commissione militare del Senato degli Stati Uniti, chi disse: “Gli Stati Uniti devono preparare ad ogni costo la propria Base Navale di Guantánamo a Cuba“; disse: “Dobbiamo fare il necessario per difendere il gigantesco impianto degli Stati Uniti. Là, ci sono forze navali, fanteria marittima, ed in caso d’attacco, la difenderò, certamente, perché credo che è la base più importante della regione dei Caraibi“.

Questo membro del Comitato Senatoriale delle Forze Armate, Bridge, non scartò interamente l’uso delle arme atomiche in caso di un attacco contro la base.

Ma questo cosa significa? Questo significa che non solo si sta creando un’isteria, che non solo si sta preparando sistematicamente l’ambiente, ma che addirittura siamo minacciati con l’uso dell’arma atomica. E, infatti, tra le tante cose che ci vengono in mente, una di esse sarebbe quella di chiedere al signor Bridge se non prova vergogna di minacciare con arme atomiche un Paese piccolo come Cuba (APPLAUSI PROLUNGATI).

Dalla nostra parte, e con tutto il rispetto, dobbiamo dirle che i problemi del mondo non si risolvono né minacciano né seminando paura; e che il nostro umile e piccolo popolo, purtroppo!… È lì, malgrado lui, e che la Rivoluzione continuerà ad andare avanti, malgrado lui: e che inoltre, il nostro umile e piccolo popolo deve rassegnarsi della propria sorte, e che non prova alcuna paura di fronte alle minacce dell’uso della bomba atomica.

Cosa significa questo? Che ci sono molti Paesi che hanno basi americane, ma no contro i governi che hanno fatto tali concessioni, almeno che sappiamo. Nel nostro caso è più tragico; nel nostro caso si tratta di una base nel nostro territorio insulare, contro Cuba e contro il Governo Rivoluzionario. Cioè, nelle mani di coloro che si dichiarano nemici della nostra patria, nemici della nostra Rivoluzione e nemici del nostro popolo. Di tutta la storia delle basi sistemate oggi nel mondo, il caso più tragico è quello di Cuba: una base sistemata con la forza nel nostro territorio inconfondibile, che è a buona distanza delle coste degli Stati Uniti, contro Cuba, contro il popolo, imposta con la forza, e come una minaccia ed una preoccupazione per il nostro popolo.

Per tale motivo dobbiamo dichiarare, innanzitutto, che tali dicerie sugli attacchi sono mirate a creare l’isteria ed a preparare le condizioni di aggressioni contro il nostro Paese a causa di una cosa sulla quale non abbiamo mai parlato né abbiamo detto nemmeno una parola che implichi l’idea di un attacco contro la Base Navale di Guantánamo. Perché siamo interessati a non dare pretesti all’imperialismo per attaccarci, e noi lo dichiariamo in questa sede fermamente; inoltre dichiariamo che dal momento in cui la base è diventata una minaccia per la sicurezza e per la tranquillità del nostro Paese, ed una minaccia per il nostro popolo, il Governo Rivoluzionario sta considerando molto seriamente di chiedere, ai sensi del diritto internazionale, il ritiro delle forze navali e militari del governo degli Stati Uniti di quella porzione del territorio nazionale(APPLAUSI PROLUNGATI). Ed il governo imperialista degli Stati Uniti sarà costretto di ritirare quelle forze, perché, come potrebbe giustificare di fronte al mondo il suo diritto di sistemare una base atomica o una base che implichi un pericolo per il nostro popolo in un pezzo del nostro territorio nazionale, in un’isola inconfondibile, che è il territorio del mondo dove risiede il popolo cubano? Come potrebbe giustificare di fronte al mondo il diritto di mantenere la sovranità sul nostro territorio? Come potrebbe presentarsi di fronte al mondo per giustificare tale arbitrarietà? E perché non potrà giustificare tale diritto di fronte al mondo, quando il nostro governo l’avrà chiesto, ai sensi del diritto internazionale, il governo degli Stati Uniti dovrà osservare tale diritto.

Però bisogna che questa Assemblea abbia tutta l’informazione sui problema di Cuba perché noi dobbiamo essere all’erta contro l’inganno e contro la confusione. Noi dobbiamo spiegare chiaramente tutti questi problemi, perché da questo dipenderà la sicurezza ed il futuro del nostro Paese. E per tale motivo, chiediamo che si prenda nota di queste parole, soprattutto, se si tiene presente che non sembra migliorarsi né l’opinione né l’interpretazione erronea che hanno i politici di quel Paese sui problemi di Cuba.

Abbiamo, ad esempio, queste dichiarazioni del signor Kennedy che sorprenderebbero qualsiasi. A proposito di Cuba dice:

Dobbiamo usare tutta la forza dell’OSA, per impedire che Castro interferisca con altri governi latinoamericani, e restituire la libertà a Cuba“. Restituiranno la libertà a Cuba!

Dobbiamo precisare la nostra intenzione di non permettere che l’Unione Sovietica faccia di Cuba la sua base nei Caraibi“. Proprio a metà, o più della metà del XX secolo, questo signor candidato parlando della Dottrina Monroe!

Dobbiamo fare in modo che il Primo Ministro Castro capisca che intendiamo difendere il nostro diritto alla Base Navale di Guantánamo”. È il terzo, il terzo chi parla del problema! “E dobbiamo fare conoscere al popolo cubano che proviamo simpatia nei confronti delle sue aspirazioni economiche legittime...” e come mai non hanno provato simpatia in precedenza? “…che conosciamo il loro amore per la libertà, e che non saremmo contenti fintantoché non si restituirà la democrazia a Cuba…” Quale democrazia? La democrazia “made” per i monopoli imperialistici del governo degli Stati Uniti?

Le forze che lottano per la libertà nell’esilio — ascoltate bene, così potreste capire poi perché ci sono aerei in provenienza dal territorio americano che sorvolano Cuba; ascoltate bene ciò che dice questo signore — e nelle montagne di Cuba, devono essere sostenuti ed aiutati; e negli altri Paesi dell’America Latina deve rimanere confinato il comunismo per evitare la sua espansione“.

Se Kennedy non fosse un milionario analfabeta ed ignorante (APPLAUSI), dovrebbe capire che non è possibile fare una rivoluzione contro i contadini nelle montagne, appoggiati dai latifondisti, e che tutte le volte che l’imperialismo ha voluto fomentare gruppi controrivoluzionari, nell’arco di pochi giorni le milizie contadine gli hanno sconfitti. Però, sembra che lui ha letto, ha visto un romanzo di Hollywood, o un film, una storia sulle guerriglie, e pensa che è possibile, socialmente, fare oggi una guerra di guerriglie a Cuba.

Comunque, è scoraggiante, e nessuno deve pensare, tuttavia, che tali opinioni sulle dichiarazioni di Kennedy indichino che proviamo qualche simpatia per l’altro, il signor Nixon (RISATE), che ha fatto dichiarazioni simili. Per noi, a tutti e due manca il cervello politico.

Fin qui abbiamo enunciato il problema del nostro Paese, era un nostro dovere fondamentale quello di ricorrere alle Nazioni Unite, tuttavia siamo consci che sarebbe un po’ egoista dalla nostra parte se la nostra preoccupazione si limitasse solo al nostro caso concreto. È altresì certo che abbiamo utilizzato la maggior parte del nostro tempo ad informare quest’Assemblea sul caso di Cuba, e siccome non abbiamo molto tempo affronteremo le altre questioni succintamente.

Tuttavia, il caso di Cuba non è un caso isolato. Sarebbe sbagliato pensare al caso di Cuba. Il caso di Cuba è il caso di tutti i popoli sottosviluppati. Il caso di Cuba è come il caso del Congo, come il caso dell’Egitto, come il caso dell’Algeria, come il caso dell’Iran occidentale (APPLAUSI), ed, insomma, come il caso del Panama, che vuole il suo canale; come il caso del Porto Rico, al quale hanno distrutto lo spirito nazionale; come il caso dell’Honduras, che vede segregato un pezzo del suo territorio; e, finalmente, anche se la nostra attenzione non ci sia centrata particolarmente su altri Paesi, il caso di Cuba è il caso di tutti i Paesi sottosviluppati e colonizzati.

I problemi di Cuba sono assolutamente applicabili all’intera America Latina. Il controllo delle risorse economiche dell’America Latina dai monopoli, che quando non sono i padroni diretti delle miniere si occupano dell’estrazione, come è il caso del rame nel Cile, Perù e Messico, il caso dello zinco nel Perù e Messico, il caso del petrolio nel Venezuela, oppure sono i padroni dei servizi pubblici, delle compagnie di servizi pubblici, come capita in Argentina, Brasile, Cile, Perù, Ecuador, Colombia, oppure sono i padroni dei servizi telefonici come capita in Cile, Brasile, Perù, Venezuela, Paraguay, Bolivia, oppure commercializzano i nostri prodotti, come succede con il caffè nel Brasile, Colombia, El Salvador, Costa Rica, Guatemala, o con il banano, sfruttato e commercializzato, oltre ad essere trasportato dalla United Fruit Company, in Guatemala, Costa Rica, Honduras, o come succede con il cottone del Messico e del Brasile, oppure esercitano il monopolio delle industrie più importanti del Paese.

Economie interamente dipendenti dai monopoli. Guai il giorno che vorranno fare anche una riforma agraria! Chiederanno il pagamento immediato, efficiente e giusto. E se, malgrado tutto, fanno una riforma agraria, il delegato del Paese fratello che ricorrerà alle NU, verrà confinato a Manhattan, non verrà sistemato in albergo, gli pioveranno addosso le infamie, e forse subirà di fatto maltrattamenti dalla polizia.

Il problema di Cuba è soltanto un esempio di ciò che è l’America Latina. E fino a quando aspetterà l’America Latina per il suo sviluppo? Dovrà, dunque, rimandarlo – secondo il criterio dei monopoli – alle calende greche.

Chi pensa all’industrializzazione dell’America Latina? I monopoli? No. C’è un rapporto della segreteria economica delle Nazioni Unite che spiega che il capitale privato d’investimento non è diretto ai Paesi più bisognosi perché ci si stabiliscano le industrie di base per contribuire allo sviluppo ma ai Paesi più industrializzati, perché secondo loro sono più sicuri. Ed, ovviamente, anche la segreteria di economia delle Nazioni Unite ha riconosciuto che non è possibile lo sviluppo tramite il capitale privato d’investimento, cioè, tramite i monopoli.

Lo sviluppo dell’America Latina deve avvenire tramite investimenti pubblici, programmati e concepiti senza condizionamenti politici, perché, naturalmente, a noi tutti ci piace rappresentare un Paese libero ed a nessuno ci piace rappresentare un Paese che non si senta libero. A nessuno ci piace che l’indipendenza del nostro Paese sia subordinata agli interessi estranei al Paese. Quindi, l’aiuto deve essere senza condizionamenti politici.

Che non ci daranno l’aiuto? Non importa. Noi non l’abbiamo chiesto. Tuttavia siamo doverosi di solidarietà nei confronti dell’America Latina, quindi dobbiamo dire che l’aiuto deve essere senza alcun condizionamento politico. Investimenti pubblici per lo sviluppo economico, non per lo “sviluppo sociale”, che è l’ultima cosa inventata per nascondere il vero bisogno dello sviluppo economico.

I problemi dell’America Latina sono simili ai problemi del mondo, del resto del mondo, dell’Africa e dell’Asia. Il mondo è diviso in due monopoli. Gli stessi monopoli che troviamo nell’America Latina gli troviamo nel Medio Oriente, dove il petrolio si è tra le mani delle compagnie che controllano interessi finanziari degli Stati Uniti, Inghilterra, Olanda, Francia… Iran, Iraq, Arabia Saudita. Infatti, in qualsiasi angolo della Terra. È lo stesso che capita, ad esempio, nelle Filippine. È lo stesso che capita nell’Africa. Il mondo è ripartito tra gli interessi monopolistici. Chi oserebbe negare tale verità storica? E gli interessi monopolistici non sono interessati allo sviluppo dei popoli. Essi vogliono sfruttare le risorse naturali dei popoli e sfruttare i popoli. E più presto ricupereranno ed ammortiranno il capitale investito, meglio è.

I problemi del popolo di Cuba con il governo degli Stati Uniti, sono simili ai problema che avrebbe l’Arabia Saudita se nazionalizzasse il suo petrolio, o l’Iran, o l’Iraq. Gli stessi problemi che ha avuto l’Egitto quando nazionalizzò, giustamente, il canale di Suez, gli stessi problemi che ebbe l’Oceania quando volse di essere indipendente, cioè, l’Indonesia quando volse essere indipendente. La stessa invasione per sorpresa dell’Egitto, la stessa invasione per sorpresa del Congo.

Ha mancato per caso pretesto ai colonialisti o agli imperialisti per invadere? Mai! Hanno avuto sempre a mano qualche pretesto. E chi sono i Paesi colonialisti, chi sono i Paesi imperialisti? Quattro o cinque Paesi sono possessori. Non quattro o cinque Paesi ma quattro o cinque gruppi di monopoli sono i possessori della ricchezza del mondo.

Se a questa Assemblea arrivasse un personaggio interplanetario che non avesse mai letto né il Manifesto Comunista di Karl Marx né le notizie dell’UPI o dell’AP né le altre pubblicazioni monopolistiche, e chiedesse come è ripartito il mondo, com’è distribuito il mondo, e che vedesse su una carta che le ricchezze sono divise tra i monopoli di quattro o cinque Paesi, senza alcun’altra considerazione, direbbe: “Il mondo è mal ripartito, il mondo è sfruttato“.

È qui, dove la stragrande maggioranza dei Paesi sottosviluppati potrebbe dire: “La stragrande maggioranza dei popoli che rappresentate sono sfruttati, sono stati sfruttati da molto tempo. Hanno variato la forma di sfruttamento, ma non hanno lasciato di essere sfruttati”. Ecco il verdetto.

In un discorso del premier Chruščëv c’è un’affermazione che ha richiamato molto la nostra attenzione dal valore che rinchiude, cioè, quando disse: “l’Unione Sovietica non a colonia, non a investimenti in nessun Paese“.

Ah, che bello sarebbe il nostro mondo, il nostro mondo minacciato oggi dai cataclismi, se i delegati di tutte le nazioni potrebbero dire lo stesso: “Il nostro Paese non ha alcuna colonia, non ha alcun investimento in nessun Paese estraneo!“. (APPLAUSI)

A cosa serve continuare a girare attorno alla questione. Ecco il nocciolo del discorso, ecco anche l’osso della pace e della guerra, l’osso della corsa degli armamenti o del disarmo. Le guerre, dagli inizi dell’umanità, sono nate soprattutto per un motivo: il desiderio di alcuni di spogliare le ricchezze agli altri. Scomparsa la filosofia della spoliazione ci sarà la filosofia della guerra! (APPLAUSI) Scomparse le colonie, scomparso lo sfruttamento dei Paesi monopolistici, ci sarà dunque arrivata la vera fase di progresso dell’umanità!

Fintantoché non verrà fatto questo passo, fintantoché non si raggiungerà questa tappa, il mondo dovrà vivere continuamente sotto l’incubo di vedersi avvolto in una qualsiasi crisi, in una conflagrazione atomica. Perché? Perché ci sono alcuni interessati a mantenere la spoliazione, ci sono alcuni interessati a mantenere lo sfruttamento.

In questa sede abbiamo parlato del caso di Cuba. Il nostro caso ci ha insegnato – dai problemi che abbiamo avuto con l’imperialismo- che l’imperialismo è contro di noi… Però, in conclusione, tutti gli imperialismi sono uguali e sono tutti alleati tra loro. Un Paese che sfrutta i popoli dell’America Latina o di qualsiasi altra parte del mondo è l’alleato nello sfruttamento degli altri popoli del mondo.

Infatti c’è qualcosa nel discorso del signor presidente degli Stati Uniti che ci ha allertato molto, quando disse:

Nelle zone in sviluppo dobbiamo trattare di promuovere cambiamenti pacifici ed aiutargli ad attuare il loro progresso economico e sociale. Per fare questo, per conseguire tale cambiamento, la comunità internazionale deve avere la possibilità di fare conoscere la sua presenza nei casi di bisogno, mediante l’invio di osservatori o delle forze delle Nazioni Unite“.

Mi piacerebbe che gli Stati Uniti adottassero delle misure positive sui suggerimenti contenuti nel rapporto del Segretario Generale mirati alla creazione di un personale qualificato all’interno della Segreteria in grado di aiutare a fare fronte ai bisogni delle forze delle Nazioni Unite“.

Ovverosia, dopo avere considerato come “zone di sviluppo” l’America Latina, Africa, Asia ed Oceania, difende la promozione di “cambiamenti pacifici”, e propone l’uso di “osservatori” o “forze delle Nazioni Unite”. In altre parole, che gli Stati Uniti si presentano al mondo quale rivoluzione contro ciò che avevano colonizzato. Il diritto dei popoli ad affrancarsi in modo rivoluzionario dal colonialismo o da qualsiasi altra forma di oppressione, è stato riconosciuto già dalla Dichiarazione di Philadelphia del 5 luglio 1775 ed oggi il governo degli Stati Uniti sostiene l’uso delle forze delle Nazioni Unite per evitare dei cambiamenti rivoluzionari.

Adesso il Segretario Generale ha suggerito che gli Stati membri devono essere bendisposti a fare fronte a future richieste delle Nazioni Unite per contribuire alla tutela delle suddette forze. Tutti i Paesi rappresentati in questa sede devono rispondere a questo bisogno apportando contingenti nazionali che potrebbero fare parte di tali forze delle Nazioni Unite qualora fosse necessario. È arrivato il momento di farlo in questa stessa Assemblea. Posso assicurare ai Paesi che ora ricevono aiuto dagli Stati Uniti d’America che noi siamo favorevoli all’uso di tale aiuto per mantenere il contingente nel modo in cui è stato suggerito dal Segretario Generale. Cioè, che fa conoscere ai Paesi dove ci sono basi e che ricevono aiuto, che loro sono bendisposti a dare ancora più d’aiuto per la formazione di tale forza di emergenza. Per sostenere gli sforzi del Segretario Generale, gli Stati Uniti d’America è favorevole anche a dare appoggio aereo e marittimo per muovere i contingenti richiesti dalle Nazioni Unite in caso di una prossima emergenza. Ossia, che mettono a disposizione delle forze di emergenza persino le loro navi ed aerei ed a questo punto vogliamo precisare che la delegazione non è d’accordo con tale forza d’emergenza fintantoché i popoli del mondo non si sentiranno sicuri che le stesse non verranno messe né al servizio del colonialismo né al servizio dell’imperialismo (APPLAUSI), ed ancor meno quando qualsiasi dei nostri Paesi potrebbe essere vittima dell’uso di tale forza contro il diritto dei nostri popoli.

A questo punto ci sono diversi i problemi accennati dalle altre delegazioni. E proprio per motivo di tempo, vogliamo fare presente soltanto la nostra opinione in merito al problema del Congo. Si può ben capire che essendo il nostro atteggiamento anticolonialista e contrario allo sfruttamento dei Paesi sottosviluppati, condanniamo il modo in cui è stato fatto l’intervento delle forze delle Nazioni Unite nel Congo.

Innanzitutto, tali forze si recarono sul posto per contrastare le forze interventiste, era per questo che erano state chiamate. Si è dato tutto il tempo necessario perché ci fosse il primo dissenso. Quello non bastò, quindi si diede il tempo per favorire una seconda divisione, e finalmente, intanto si occupavano le stazioni radiofoniche e gli aerodromi si diede occasione per la nascita del terzo uomo, come vengono chiamati coloro che sorgono in tali circostanze. Ormai gli conosciamo assai bene, perché nel 1934 nella nostra patria sorge anche uno di tali salvatori di nome Fulgencio Batista. Nel Congo si chiama Mobutu. Nel caso di Cuba egli visitava tutti i giorni l’ambasciata americana e sembra che successe lo stesso nel caso del Congo. Perché lo diciamo noi? No. Perché lo dice niente di meno che una rivista che è il maggior difensore dei monopoli e quindi non può essere contro di loro. Non può essere favorevole a Lumumba, perché è contro Lumumba ed a favore di Mobutu. Tuttavia spiega anche come nasce, come si consacra al lavoro, finalmente dice la rivista “Times” nella sua ultima edizione: “Mobutu cominciò a visitare spesso l’ambasciata degli Stati Uniti ed incontrò largamente i suoi funzionari. Un pomeriggio della settimana scorsa Mobutu discusse con ufficiali dell’Accampamento Leopoldo ed ottenne il loro appoggio clamoroso. Quella sera si recò a Radio Congo, la stessa Radio Congo alla quale gli fu rifiutato l’accesso a Lumumba, ed annunciò di colpo che l’esercito prendeva il potere“.

Ovverosia, tutto quello, dopo le frequenti visite ed i lunghi incontri con i funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti —lo dice “Times“, difensore dei monopoli.

Ossia che la mano degli interessi colonialistici è palese ed evidente nel Congo, quindi pensiamo che non hanno agito nel modo giusto, anzi hanno favorito gli interessi colonialistici, inoltre tutti i fatti indicano che il popolo del Congo e la ragione del Congo sono della parte dell’unico leader che rimasse là in difesa degli interessi della sua patria, e quel leader è Lumumba. (APPLAUSI)

Se i Paesi afroasiatici, tenendo presente questa situazione, e questo terzo uomo misterioso che è comparso al Congo, chiamato a spostare gli interessi legittimi del popolo congolese ed i governi legittimi del Congo, riescono a riconciliare tali poteri legittimi nella difesa degli interessi del Congo, meglio ancora, però se non si riesce tale riconciliazione, la ragione ed il diritto devono essere della parte di colui che ha non solo l’appoggio del popolo e del Parlamento, ma che ha saputo fare fronte agli interessi dei monopoli e rimanere di fianco al suo popolo.

Nel caso dell’Algeria siamo cento per cento di fianco al diritto del popolo dell’Algeria e della sua indipendenza (APPLAUSI), e, inoltre, è ridicolo così come tante altre cose ridicole che hanno questa vita artificiale favorita dagli interessi creati. È ridicolo pretendere che l’Algeria sia parte della nazione francese. L’hanno anche preteso altri Paesi per mantenere le loro colonie in altri tempi. Quello che si chiama “integrismo”, storicamente fallisce. Esaminiamo la questione inversamente, diciamo che l’Algeria è la metropoli e che dichiara che un pezzo dell’Europa fa parte integrante del suo territorio. Questo è proprio un motivo che non c’entra e che non ha alcun senso. L’Algeria, signori, appartiene all’Africa, così come la Francia appartiene all’Europa.

Tuttavia, molti anni fa, quel popolo africano ingaggia una lotta eroica contro la metropoli. Forse nel momento in cui stiamo a discutere tranquillamente, sui villaggi algerini cadono bombe lanciate dal governo e dall’esercito francese. E muoiono gli uomini in una lotta dove non c’è alcun dubbio su chi ha il diritto e che può risolversi prendendo in considerazione anche gli interessi di una minoranza, che è quella che prende anche come pretesto per negare loro il diritto all’indipendenza alle nove decime parti della popolazione dell’Algeria. Tuttavia, non facciamo niente. Ci siamo recati subito al Congo ma siamo poco entusiasti di recarci in Algeria! (APPLAUSI) E se il governo algerino — che è anche un governo perché rappresenta milioni di algerini che lottano— chiede la presenza delle forze delle Nazioni Uniti, ci saremmo andati con lo stesso entusiasmo? Magari andassimo con lo stesso entusiasmo, però con propositi ben diversi, cioè, con il proposito di difendere gli interessi della colonia e non gli interessi dei colonizzatori!

Siamo, dunque, accanto al popolo algerino, cosi come siamo accanto ai popoli sottomessi al colonialismo dell’Africa ed accanto ai neri discriminati dell’Unione Sudafricana e siamo accanto ai popoli che vogliono essere liberi, non solo politicamente, perché è molto facile avere una bandiera, uno stemma, un inno ed un colore sulla cartina, ma liberi economicamente. Perché c’è una verità che noi tutti dobbiamo conoscere, vale a dire, non c’è indipendenza politica senza indipendenza economica, che l’indipendenza politica è una bugia se non c’è l’indipendenza economica. Quindi, l’aspirazione di essere affrancati politicamente ed economicamente la sosteniamo noi, non soltanto ad avere una bandiera ed uno stemma ed una rappresentanza alle NU. Noi vogliamo accennare un altro diritto, un diritto che è stato proclamato dal nostro popolo in una riunione massiva tenutasi di recente: il diritto dei Paesi sottosviluppati a nazionalizzare senza indennizzo le risorse naturali e gli investimenti dei monopoli nei loro rispettivi Paesi. Ossia, che noi difendiamo la nazionalizzazione delle risorse naturali e degli investimenti stranieri nei Paesi sottosviluppati.

E se coloro assai industrializzati lo vogliono anche fare, noi non ci opponiamo (APPLAUSI).

Perché i Paesi possano essere veramente liberi politicamente, devono essere veramente liberi economicamente, ed allora aiutategli. Ci chiederanno a proposito del valore degli investimenti e noi chiediamo a proposito del valore dei profitti tratti continuamente dai popoli sottomessi al colonialismo e sottosviluppati per decenni e perfino per secoli!

C’è anche la proposizione presentata dal presidente della delegazione del Ghana, che vogliamo appoggiare. Loro propongono l’eliminazione delle basi militari e delle arme nucleari dal territorio africano; ossia, la proposizione è quella di risparmiare l’Africa dei pericoli di una guerra atomica. Ormai è stata fatta qualcosa nel caso dell’Antartide. Perché al tempo che si va avanti nel disarmo non va anche avanti nella liberazione di certe zone della terra del pericolo della guerra nucleare? Se l’Africa rinascesse, quell’Africa che oggi impariamo a conoscere, non quell’Africa che ci presentavano sulle cartine, non l’Africa che ci presentavano sui film di Hollywood e sui romanzi, non quell’Africa dove c’era sempre una tribù seminuda, armata di lance, disposta a fuggire al primo incontro con l’eroe bianco, e l’eroe bianco, che era sempre più eroe nella misura in cui uccideva più africani. Quell’Africa che si alza con i leader tali Nekruma e Sekou Touré, o quell’Africa del mondo arabico di Nasser, quella vera Africa, il continente oppresso, il continente sfruttato, il continente dove nacquero centinaia di schiavi, con quell’Africa abbiamo un dovere: quello di preservarla dal pericolo della distruzione, compensate in qualcosa gli altri popoli, compensate in qualche cosa l’occidente di quanto si è fatto soffrire l’Africa, preservandola dal pericolo della guerra atomica, dichiarando l’Africa come zona libera di tale pericolo, che non ci si sistemino basi atomiche, e che almeno rimanga quel continente – fintantoché non potremmo fare altro – come santuario dove si preserverà la vita umana (APPLAUSI PROLUNGATI). Appoggiamo calorosamente tale proposizione.

Ed in quel che riguarda la questione del disarmo, sulla questione del disarmo appoggiamo interamente la proposizione sovietica —e non ci facciamo arrossire per appoggiare la proposizione sovietica. Riteniamo che è una proposizione giusta, precisa, definita e chiara.

Abbiamo letto accuratamente il discorso pronunciato in questa sede dal presidente Eisenhower; ed infatti non parlò né del disarmo né dello sviluppo dei Paesi sottosviluppati né del problema delle colonie. Infatti, vale la pena che i cittadini di questo Paese, tanto condizionati dalla propaganda falsa, si sedettero in un minuto obiettivamente a leggere i discorsi del Presidente degli Stati Uniti e del Primo Ministro sovietico, e costatare dove c’è una sincera preoccupazione per i problemi del mondo, per vedere dove si parla chiaramente e sinceramente; e anche per capire chi sono quelli che vogliono il disarmo e chi sono quelli che non voglio il disarmo ed il perché.

La proposizione sovietica non può essere più palese. Non si può chiedere di più alla sua motivazione Perché tanta riservatezza se non si è mai parlato in modo tanto chiaro su un problema così tremendo come questo?

La storia del mondo ci ha insegnato tragicamente che le corse agli armamenti hanno sempre portato alla guerra; tuttavia, mai come ora la guerra ha significato un’ecatombe tanto grande per l’umanità e, quindi, la responsabilità è grande. E la delegazione sovietica, di fronte a questo problema che tanto preoccupa l’umanità – perché virtualmente ne va della vita— fa una proposta di disarmo totale e completa, ampia. Si può chiedere di più? Chiedetelo qualora fosse possibile, chiedetelo!, tuttavia non può essere più palese e definita, e storicamente non si potrà rispondere con una negativa senza assumere la responsabilità che rappresenta il pericolo della guerra e la stessa guerra.

Perché si vuole sottrarre il problema all’Assemblea Generale? Perché la delegazione degli Stati Uniti non vuole discutere questo problema fra noi tutti? Per caso non abbiamo criterio? Per caso non dobbiamo venire a conoscenza del problema? Per caso deve riunirsi con una commissione? Perché non avvalersi della forma più democratica? Cioè che l’Assemblea Generale, tutti i delegati, discutano il problema del disarmo, e che tutti mettano le carte sul tavolo, perché si sappia chi vuole e chi non vuole il disarmo, chi vuole e chi non vuole giocare alla guerra, e chi tradisce l’aspirazione dell’umanità; perché l’umanità non deve essere più portata ad un’ecatombe a causa degli interessi egoisti e bastardi!, l’umanità, i nostri popoli – non noi – devono essere risparmiati da una tale ecatombe, perché tutto ciò che la conoscenza e l’intelligenza umana hanno creato non venga utilizzato per la distruzione dell’umanità.

La delegazione sovietica ha parlato chiaro, e lo dico realisticamente, ed invito a studiare tali proposizioni, ed a mettere le carte sul tavolo. Questa non è una questione che spetta solo le delegazioni, ma l’opinione pubblica! I bellicosi ed i fautori del militarismo devono essere scoperti e condannati dall’opinione pubblica mondiale! Questo è un problema che non riguarda le minoranze ma il mondo, ed occorre smascherare i bellicosi ed i fautori del militarismo, e questo è compito dell’opinione pubblica. Non solo deve essere discusso nel plenum. Deve essere anche discusso davanti all’intero mondo. Deve essere anche discusso davanti alla grande assemblea dell’intero mondo, perché in caso di guerra non verranno sterminati soltanto i responsabili. Verranno sterminati centinaia di milioni di innocenti che non hanno la minima colpa, e quindi noi, che ci raduniamo in questa sede da rappresentanti del mondo —o di una parte del mondo, perché il mondo non è ancora interamente rappresentato in questa sede, non ci sarà rappresentato l’intero mondo fintantoché non sarà presente la Repubblica Popolare Cinese! — dobbiamo adottare le misure (APPLAUSI). Una quarta parte del mondo, ovviamente, non è presente a quest’Assemblea; tuttavia la parte che ci è rappresentata è doverosa di parlare chiaramente senza scansare le fatiche, e noi tutti dobbiamo discutere in merito perché questo è un problema assai serio, questo è un problema molto importante, che aiuta economicamente più degli altri impegni, perché si tratta di preservare la vita dell’umanità. Tutti dobbiamo discutere e parlare sul suddetto problema e lottare perché ci sia pace e perché, almeno, vengano smascherati i fautori del militarismo ed i bellicosi. E, soprattutto, se noi, i Paesi sottosviluppati, vogliamo avere la speranza di progresso, vogliamo avere la speranza di vedere i nostri popoli usufruendo di uno standard di vita più alto, allora dobbiamo lottare per la pace, e dobbiamo lottare per il disarmo, perché con la quinta parte di ciò che si spende in arme si potrebbe promuovere lo sviluppo di tutti i Paesi sottosviluppati, con un tasso di crescita annuo del 10%. Con la quinta parte! E ovviamente potrebbe essere aumentato lo standard di vita dei Paesi che spendono delle risorse in armi.

Ora, quali sono le difficoltà del disarmo? Chi sono gli interessati ad essere armati? Gli interessati ad essere armati fino ai denti sono coloro che vogliono mantenere le colonie, coloro che vogliono mantenere i monopoli, coloro che vogliono conservare nelle loro mani il petrolio del Medio Oriente, le risorse naturali dell’America Latina, Asia ed Africa; e che per difendere quanto sopra, hanno bisogno della forza. E sapete bene che in virtù del diritto della forza sono stati occupati e colonizzati y suddetti territori. E sapete bene che in virtù del diritto della forza sono stati ridotti in schiavitù migliaia di uomini. Ed è la forza che mantiene lo sfruttamento nel mondo. Poi, i primi interessati ad evitare il disarmo sono gli interessati a mantenere la forza, per detenere il controllo delle risorse naturali e delle ricchezze dei popoli, e della manodopera buon mercato dei Paesi sottosviluppati. Abbiamo promesso di parlare chiaramente, e la verità non può essere chiamata diversamente.

Inoltre, i colonialisti sono i nemici del disarmo. Occorre lottare con l’opinione pubblica del mondo per imporre loro il disarmo, così come occorre imporre loro, lottando con l’opinione pubblica del mondo, il diritto dei popoli alla loro liberazione politica ed economica.

Sono i nemici del disarmo i monopoli perché oltre al fatto che con le armi difendono tali interessi, la corsa agli armamento è stata da sempre un grande affare per i monopoli. Ed ad esempio, tutti sanno che i grandi monopoli in questo Paese hanno raddoppiato i loro capitali dopo la Seconda Guerra. Così come i corvi, i monopoli si nutrono dai cadaveri che risultano dalle guerre.

E la guerra è un affare. Occorre smascherare coloro che fanno affare con la guerra, coloro che si arricchiscono con la guerra. Occorre aprire gli occhi al mondo, e mostrare loro chi sono coloro che fanno affare con il destino dell’umanità, coloro che fanno affare con il pericolo della guerra, soprattutto quando la guerra può essere tanto spaventosa che non ci sono speranze né di liberazione né di salvazione per il mondo.

E questo è un compito al quale noi, Paese piccolo e sottosviluppato, invitiamo di aderire agli altri popoli piccoli e sottosviluppati così come a tutta l’Assemblea, a lottare, ed a presentarlo in questa sede, perché poi non ci perdoneremo le conseguenze, se per trascuratezza dalla nostra parte o per mancanza di energia su questo problema, il mondo è sottoposto ancora una volta ai pericoli di una guerra.

Ce ancora un punto che, da quanto abbiamo letto sui giornali, sarebbe stato uno dei punti da affrontare dalla delegazione cubana, cioè, la questione attinente alla Repubblica Popolare Cinese.

Quanto sopra è stato già affrontato da altre delegazioni. Noi vogliamo esporre in questa sede che si tratta, infatti, di una negazione della ragion d’essere delle Nazioni Unite e della sostanza delle Nazioni Unite il fatto che nemmeno ci sia stata discussa la questione. Perché? Perché è la volontà del governo degli Stati Uniti. Perché l’Assemblea delle Nazioni Unite avrebbe rinunciato al suo diritto a discutere la suddetta questione?

Sono molti i Paesi che hanno aderito l’organizzazione di recente. Questo sarebbe negare la realtà della storia, e negare la realtà dei fatti e della stessa vita, cioè, il fatto di opporsi alla discussione dei diritti della Repubblica Popolare Cinese; ossia, del 99% degli abitanti di un Paese di oltre 600 milioni di abitanti ad esserci rappresentati. È semplicemente assurdo, ridicolo che nemmeno venga discussa la questione e, fino a quando continueremo con il triste ruolo di non discutere nemmeno la questione? quando ci sono i rappresentanti, ad esempio, di Franco, nella Spagna…

Volevamo fare una considerazione in merito alla nascita delle Nazioni Unite.

Esse nascono dopo la lotta contro il fascismo, dopo la morte di decine di milioni di uomini. E così, da quella lotta che costò tante vite, nacque quest’organizzazione come una speranza. Tuttavia, ci sono straordinarie paradossi: quando i soldati americani cadevano a Guam, o a Guadalcanal, o ad Okinawa, o in tante altre delle molte isole dell’Asia, cadevano anche nel territorio continentale cinese, lottando contro lo stesso nemico, gli stessi uomini ai quali gli viene negato il diritto a discutere la loro entrata alle Nazioni Unite. Ed al tempo che soldati della Divisione Blu lottavano nell’Unione Sovietica in difesa del fascismo, alla Repubblica Popolare Cinese gli viene negato il diritto a discutere il suo caso in questa sede, nelle Nazioni Unite.

Tuttavia, quel regime, che è stato la conseguenza del nazismo tedesco e del fascismo italiano, che si è impadronito del potere servendosi dei cannoni e degli aerei di Hitler, e dei “camicie nere” di Mussolini, ha ricevuto questa generosa entrata nelle Nazioni Unite.

Cina rappresenta la quarta parte del mondo. Che governo è la vera rappresentanza di quel popolo, di quel popolo che è il maggior del mondo? Semplicemente, il governo della Repubblica Popolare Cinese. E là si tiene un altro regime, in mezzo ad una guerra civile che ha interrotto l’intromissione della Settima Flotta degli Stati Uniti.

Comunque, giova chiedersi in virtù di quale diritto, la flotta di un Paese extra continentale — e vale la pena che lo ripetiamo—, quando si parla tanto di intromissioni extra continentali, che a noi ci venga data una spiegazione del perché la flotta di un Paese extra continentale si è intromessa in una questione interna della Cina per mantenere un gruppo il cui scopo era quello d’impedire la liberazione complessiva del territorio. Siccome è una circostanza assurda ed illegale da ogni punto di vista, è questo il perché il governo degli Stati uniti non vuole che si discuta la questione della Repubblica Popolare Cinese. E noi vogliamo rendere noto il nostro punto di vista ed il nostro appoggio al fatto che ne venga discusso e che l’Assemblea delle Nazioni Unite faccia sedere qui i legittimi rappresentanti del popolo cinese, che sono i rappresentanti del governo della Repubblica Popolare Cinese.

Capisco benissimo che è un po’ difficile per i rappresentanti delle nazioni di affrancarsi dai concetti stereotipati con i quali sono soliti giudicare. Devo dire che ci siamo venuti senza alcun pregiudizio ad esaminare obiettivamente il problema, senza paura di ciò che potrebbero credere e senza paura delle conseguenze.

Siamo stati onesti, siamo stati franchi — senza franchismo — (APPLAUSI), perché non vogliamo essere i complici dell’ingiustizia contro numerosi spagnoli che da oltre 20 anni sono ancora in prigionia in Spagna, e che hanno lottato accanto agli americani del battaglione “Lincoln”, colleghi di quei stessi americani che ci si sono recati per mettere in alto il nome di quel gran americano che fu Lincoln.

Infatti, ci fidiamo del ragionamento, ci fidiamo dell’onestà di tutti. Ci sono delle cose, su questi problemi del mondo con le quali vogliamo riassumere il nostro pensiero, su quello che non c’è alcun dubbio. Il nostro slogan è stato ormai enunciato. Fa parte dei problemi del mondo. Coloro che ci attaccano oggi sono gli stessi che aiuteranno ad attaccare gli altri nel mondo.

Il governo degli Stati Uniti non può essere accanto al popolo algerino perché è l’alleato della metropoli, cioè la Francia. Non può essere accanto al popolo congolese, perché è l’alleato del Belgio. Non può essere accanto al popolo spagnolo perché è l’alleato di Franco. No può essere accanto al popolo portoricano, la cui nazionalità ha distrutto per ben 50 anni. Non può essere accanto ai panamensi che chiedono il Canale. Non può essere accanto al apogeo del potere civile né in America Latina né in Germania né in Giappone. Non può essere accanto ai contadini che vogliono la terra perché è l’alleati dei latifondisti. Non può essere accanto agli operai che chiedono migliori condizioni di vita, in qualsiasi posto del mondo, perché è l’alleato dei monopoli. Non può essere accanto alle colonie che vogliono affrancarsi perché è l’alleato dei colonizzatori.

Questo vuol dire che è accanto a Franco, ai colonizzatori dell’Algeria, alla colonizzazione del Congo, è favorevole alla preservazione dei loro privilegi ed interessi nel Canale, del colonialismo nell’intero mondo. È favorevole al militarismo tedesco ed alla rinascita del militarismo tedesco. È favorevole al militarismo giapponese ed alla rinascita del militarismo giapponese.

Il governo degli Stati Uniti si dimentica dei milioni di ebrei assassinati nei campi di concentramento dell’Europa dai nazi, gli stessi che riprendono oggi la loro influenza nell’esercito tedesco. Si dimenticano dei francesi assassinati nella loro eroica lotta contro l’occupazione. Si dimenticano dei soldati americani morti nella linea di Sigfrido, nel Ruhr, o nel Reno, o nei fronti dell’Asia. Non può essere accanto all’integrità e alla sovranità dei popoli. Perché? Perché ha bisogno di mozzare la sovranità dei popoli per mantenere le basi militari, ed ogni base è una pugnalata alla sovranità dei popoli per mantenere le basi militari, ed ogni base è una pugnalata alla sovranità, ogni base è una sovranità mozzata.

Quindi, deve essere contro la sovranità dei popoli, perché ha bisogno di mozzare continuamente la sovranità per mantenere la sua politica delle basi attorno all’Unione Sovietica, ed intendiamo che al popolo americano non gli viene spiegato bene tale problema perché basta che il popolo americano immagini cosa succederebbe con la sua tranquillità se l’Unione Sovietica cominciasse a sistemare a Cuba, Messico o Canada un cordone di basi atomiche. La popolazione non sarebbe tanto sicura né tanto tranquilla.

Occorre mostrare all’opinione mondiale, che include, quindi, l’opinione americana, come capire il problema da un altro angolo, dall’angolo degli altri. Non presentare sempre noi, popoli sottosviluppati, come aggressori, non presentare sempre noi, i rivoluzionari, come aggressori, come i nemici del popolo americano. Noi non possiamo essere nemici del popolo americano perché abbiamo visto americani come Carleton Beals, o come Waldo Frank, illustri e distinti intellettuali come loro, versare lacrime pensando agli errori commessi, alla mancata ospitalità nei nostri confronti. In molti americani, i più umani dei loro scrittori, i più progressisti dei loro scrittori, i più pregiati dei loro scrittori, vedo la nobiltà dei primi dirigenti di quel Paese: dei Washington, dei Jefferson, dei Lincoln. Lo dico senza alcuna demagogia, con la sincera ammirazione che proviamo per coloro che un giorno furono capaci di liberare il loro popolo dalla colonia e lottare, non perché oggi il loro Paese fosse l’alleato di tutti i reazionari del mondo, l’alleato dei gangsters del mondo, l’alleato dei latifondisti, dei monopoli, degli sfruttatori, dei fautori del militarismo, dei fascisti. Cioè, l’alleato dei più retrogradi e dei più reazionari, ma perché il suo Paese fosse sempre difensore dei nobili e giusti ideali.

Sappiamo, senz’altro, ciò che diranno oggi e domani di noi al popolo americano per ingannarlo. Però non importa. Onoriamo il nostro dovere di esprimere tali sentimenti nella storica Assemblea. Proclamiamo il diritto dei popoli alla loro integrità, il diritto dei popoli alla loro nazionalità, e cospirano contro il nazionalismo coloro che sanno che il nazionalismo significa la brama di ricuperare ciò che gli appartiene, le loro ricchezze, le loro risorse naturali.

Siamo, infatti, a favore di tutte le nobile aspirazioni di tutti i popoli. Ecco il nostro atteggiamento. Siamo e saremo sempre a favore di tutto ciò che è giusto: contro il colonialismo, contro lo sfruttamento, contro i monopoli, contro il militarismo, contro la corsa agli armi, contro il gioco alla guerra. Saremo sempre contro tutto quello. Ecco il nostro atteggiamento.

E per concludere, in ottemperanza del nostro dovere, voglio riprendere in questa Assemblea la parte essenziale della Dichiarazione dell’Avana. Sapete che la Dichiarazione dell’Avana è stata la risposta del popolo di Cuba alla Carta del Costa Rica. Non si sono riuniti né 10 né 100 né 100.000, si sono riuniti più di un milione di cubani. Coloro che lo dubiteranno possono contargli al prossimo raduno o assemblea generale che terremo a Cuba, nella certezza che verranno uno spettacolo di popolo fervido e di popolo consapevole, che difficilmente avranno avuto occasione di vedere in precedenza, e che solo si vede quando i popoli difendono con fervore i loro interessi più sacri.

In quell’assemblea di risposta alla Carta del Costa Rica, sentito il popolo e di seguito all’acclamazione del popolo, si proclamarono questi principi come i principi della Rivoluzione Cubana:

L’Assemblea Generale Nazionale del Popolo di Cuba, condanna il latifondo, fonte di miseria per il contadino e sistema di produzione agricolo retrogrado ed inumano; condanna i salari di fame e lo sfruttamento iniquo del lavoro umano da bastardi e privilegiati interessi; condanna l’analfabetismo, la mancanza di insegnanti, di scuole, di medici e di ospedali; la mancanza di protezione agli anziani che regna nei Paesi dell’America; condanna la discriminazione del nero e dell’indiano; condanna la disuguaglianza e lo sfruttamento della donna; condanna le oligarchie militari e politiche che mantengono questi popoli nella miseria, impediscono il loro sviluppo democratico ed il pieno esercizio della loro sovranità; condanna le concessioni delle risorse naturali dei nostri Paesi ai monopoli stranieri come politica acquiescente e traditrice degli interessi dei popoli; condanna i governi che disattendono il sentimento dei loro popoli per obbedire i mandati stranieri; condanna l’inganno sistematico ai popoli dagli organi di diffusione che rispondono all’interesse delle oligarchie ed alle politiche dell’imperialismo oppressore; condanna il monopolio delle notizie da gestori monopolistici e dei suddetti interessi; condanna le leggi repressive che impediscono agli operai, contadini, studenti ed intellettuali, alle grande maggioranze di ogni Paese, di organizzarsi e lottare per le loro rivendicazioni sociali e patriottiche; condanna i monopoli e le imprese imperialiste che saccheggiano continuamente le nostre ricchezze, sfruttano i nostri operai e contadini, dissanguano e mantengono in ritardo le nostre economie e subordinano la politica dell’America Latina ai loro designi e interessi”.

L’Assemblea Generale Nazionale del Popolo di Cuba condanna, insomma, lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, e lo sfruttamento dei Paesi sottosviluppati dal capitale finanziario imperialistico“.

Quindi, l’Assemblea Generale Nazionale del Popolo di Cuba, proclama di fronte all’America” — e lo proclama qui davanti al mondo:

Il diritto dei contadini alla terra; il diritto dell’operaio al frutto del suo lavoro; il diritto dei bambini all’istruzione; il diritto dei malati al servizio medico ed ospedaliero; il diritto dei giovani al lavoro; il diritto degli studenti all’insegnamento libero, sperimentale e scientifico; il diritto dei neri e degli indiani alla ‘dignità piena dell’uomo’; il diritto della donna all’uguaglianza civile e politica; il diritto dell’anziano ad una vecchiaia sicura; il diritto degli intellettuali, artisti e scienziati a lottare, con le loro opere, per un mondo migliore; il diritto degli Stati alla nazionalizzazione dei monopoli imperialistici, ricuperando così le ricchezze e le risorse nazionali; il diritto dei Paesi al commercio libero con tutti i popoli del mondo; il diritto delle nazioni alla loro piena sovranità, il diritto dei popoli a trasformare le loro caserme militari in scuole e armare i suoi operai” —perché a questo punto dobbiamo essere agli armi, cioè armare il nostro popolo per difenderci dagli attacchi imperialistici—, “contadini, studenti, al nero ed al indiano, alla donna, al giovane, all’anziano, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, perché difendano, da soli, i loro diritti e destini”.

Alcuni volevano conoscere la linea del Governo Rivoluzionario di Cuba. Ebbene, ecco la nostra linea!

(OVAZIONE)

Versioni Stenografiche – Consiglio di Stato

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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