Vladimir Putin promuove i colloqui di pace tra Armenia e Azerbaigian

Grazie ai buoni rapporti che intercorrono con Erevan e Baku, il presidente russo Vladimir Putin ha assunto il ruolo di mediatore per promuovere il cessate il fuoco tra Armenia ed Azerbaigian, in seguito al riemergere del conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh.

Nella giornata di oggi, venerdì 9 ottobre, avranno luogo a Mosca i colloqui sul conflitto del Nagorno-Karabakh tra i ministri degli esteri di Armenia (Zohrab Mnatsakanyan) ed Azerbaigian (Jeyhun Bairamov), invitati direttamente dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, come indicato dal servizio stampa del Cremlino.

Dopo una serie di conversazioni telefoniche con il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente della Federazione Russa ha lanciato un appello per porre fine alle attuali ostilità nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh per motivi umanitari, con l’obiettivo di realizzare uno scambio di salme e prigionieri“, si legge nel comunicato ufficiale del governo russo. “Al fine di tenere consultazioni su questi temi, mediati dal ministro degli esteri russo, i ministri degli esteri di Azerbaigian e Armenia sono invitati a Mosca il 9 ottobre“.

Inoltre, i copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) si sono riuniti a Ginevra giovedì sera per discutere le modalità per risolvere l’attuale conflitto. Il rappresentante russo presso il Gruppo di Minsk, Igor Popov, si è recato nella città svizzera per incontrare i suoi omologhi provenienti da Stati Uniti e Francia, come confermato anche dal ministro degli esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian. Questa iniziativa fa seguito alla dichiarazione congiunta rilasciata il 1° ottobre, dai presidenti Vladimir Putin, Donald Trump ed Emmanuel Macron della Francia, che, in qualità di leader delle nazioni copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, hanno condannato risolutamente l’attuale escalation nel Nagorno-Karabakh e hanno chiesto l’immediata cessazione delle ostilità.

Anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz è intervenuto sull’attuale conflitto tra Erevan e Baku, suggerendo di tenere il prossimo round di colloqui sul Nagorno-Karabakh in Austria, nel corso di una conversazione telefonica avuta con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan. “Ho espresso la mia speranza per una soluzione pacifica in una chiamata con il premier armeno Nikol Pashinyan oggi e ho ribadito la nostra offerta di ospitare un altro ciclo di colloqui tra le due parti. L’Austria è sempre stata un luogo di dialogo e continueremo a promuovere la de-escalation e colloqui diretti tra le parti“, ha dichiarato il capo del governo federale austriaco. Con queste parole, il cancelliere ha fatto riferimento ai colloqui svoltisi lo scorso anno a Vienna tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. “Non esiste una soluzione militare a questo conflitto. L’Austria chiede la fine delle ostilità e sostiene i negoziati sotto gli auspici dei copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE“, ha concluso Kurz.

Il presidente armeno Armen Sarkissian ha detto che Erevan è pronta ad accogliere “con favore qualsiasi idea che determini un cessate il fuoco, inclusa una visita a Stepanakert da parte dei membri del parlamento dei Paesi che copresiedono il gruppo di Minsk. Ma l’iniziativa deve essere proposta dai copresidenti”. Il capo di stato ha affermato che i Paesi copresidenti hanno avuto una grande influenza sul processo di negoziazione, con e la Russia in prima fila, in quanto ha mantenuto buoni rapporti con entrambe le parti in conflitto.

Mosca ha infatti un buon rapporto con entrambe le ex repubbliche sovietiche, tuttavia è legata particolarmente all’Armenia, che aderisce alla Comunità Economica Eurasiatica (CEE) promossa dalla Russia ed è legata a questa da un Trattato di sicurezza collettiva (CSTO), che obbliga la Russia a difendere l’Armenia in caso di un attacco subito da quest’ultima (al trattato aderiscono anche Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan). Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha però sottolineato che l’accordo non riguarda la regione del Nagorno-Karabakh, che formalmente non fa parte del territorio armeno: “Gli obblighi in materia di sicurezza sono i seguenti: se una nazione membro della CSTO è soggetta ad aggressione, un attacco dall’esterno, allora le nazioni firmatarie del Trattato devono proteggere questa nazione”, ha detto Peskov, ma “gli obblighi della CSTO non coprono il Karabakh”. La Russia, dunque, interverrebbe militarmente solamente nel caso in cui gli eventi bellici dovessero spostarsi direttamente in territorio armeno.

Meno conciliante, rispetto a quella armena, è la posizione del governo dell’Azerbaigian. Polad Bulbuloglu, ambasciatore di Baku in Russia, ha affermato che “impegnarsi in qualsiasi tipo di negoziato è inutile in condizioni in cui le forze armate dell’Armenia diffondono ostilità in nuove aree, attaccano provocatoriamente città e regioni dell’Azerbaigian non direttamente confinanti con il Nagorno-Karabakh e commettono palesi violazioni del diritto internazionale e crimini di guerra”. Bulbuloglu ha anche definito l’attuale conflitto come “una guerra patriottica per la liberazione della nostra terra ancestrale, riconosciuta come territorio dell’Azerbaigian dall’intera comunità globale”. “Siamo già riusciti a liberare alcuni territori occupati, i nostri successi militari continuano. Siamo fermamente determinati a ripristinare la nostra integrità territoriale”, ha aggiunto il rappresentante diplomatico azerbaigiano.

Nel frattempo, siamo giunti al tredicesimo giorno di scontri tra Armenia ed Azerbaigian per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, abitata prevalentemente da armeni ed autoproclamatasi indipendente da Baku con il nome di Repubblica dell’Artsakh. Secondo l’agenzia russa TASS, le forze armate azerbaigiane hanno intensificato gli attacchi dei droni sulla città di Stepanakert giovedì mattina e pomeriggio, mentre la situazione è migliorata nella notte anche grazie alla decisione delle autorità locali di mantenere la capitale del Nagorno-Karabakh completamente al buio, proprio per rendere difficili i bombardamenti notturni.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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